In oltre venticinque anni di carriera, Andi Deris ha raggiunto parecchi ed importanti obiettivi che gli hanno permesso di diventare uno dei frontman più apprezzati dell’heavy metal contemporaneo. Inizialmente ha provato il sapore del successo con i Pink Cream 69, prima di dover affrontare la sfida (in ambito professionale) più ardua della sua vita: sostituire Michael Kiske negli Helloween dopo la disfatta commerciale di “Chameleon”. Inizialmente mal digerito dalla frangia più intransigente dei fan delle zucche di Amburgo, il Nostro ha saputo mettere a tacere ogni malelingua ingiustificata, offrendo performance di notevole caratura tecnico-artistica. Nel frattempo il cantante biondocrinito si è ritagliato una parentesi solista, giunta ad oggi al suo terzo capitolo con una nuova band: i The Bad Bankers. Metalitalia.com ha il piacere di scambiare due chiacchiere via mail con lui e, nonostante un certo ermetismo nelle risposte, appare palese che Andi non ha peli sulla lingua e dimostra di essere una persona determinata e sicura di sé…
CIAO ANDI, TI VA DI PRESENTARCI I MEMBRI DEI THE BAD BANKERS?
“La band è composta da tre ragazzi giovani, sconosciuti al grande pubblico, ma decisamente ricchi di talento: Nico alle chitarre, Nasim alla batteria e Jester al basso. Oltre che delle parti vocali in questa occasione mi occupo anche delle chitarre”.
QUAL E’ IL SIGNIFICATO DEL TITOLO “MILLION DOLLAR HAIRCUTS ON TEN CENT HEADS”?
“Punta il dito contro tutti i ricchi stronzi che vogliono avere sempre di più, senza realizzare che loro stanno distruggendo il mondo in cui vivono con il loro comportamento sconsiderato”.
TROVI QUALCHE DIFFERENZA NEL TUO APPROCCIO IN FASE DI SCRITTURA TRA QUESTO DISCO E I TUOI PRECEDENTI?
“Mmm… non saprei esattamente, anzi penso proprio di no! E’ il mio hobby sedermi con la chitarra ed improvvisare delle melodie fino a quando non salta fuori qualcosa che veramente mi convince pienamente”.
“MILLION DOLLAR HAIRCUTS ON TEN CENT HEADS” E’ UN CONCEPT ALBUM?
“No, ma l’album ha un preciso significato. La maggior parte delle canzoni in esso contenute sono relative alla mancanza di morale o etica, in un mondo dove in ogni azione è richiesta una responsabilità di base. Le altre riguardano me stesso, dal momento che ho realizzato il fatto di subire a volte lo stesso trattamento, ovviamente su scala più ridotta. Siamo tutti esseri umani, ma fortunatamente qualcuno lo è più degli altri”.
GRAN PARTE DEGLI EPISODI SONO BASATI SU MELODIE OSCURE E RIFF PESANTI. DA DOVE PROVIENE QUESTA TUA AGGRESSIVITA’?
“Lo stesso concetto rievoca il termine originario di aggressività. Sono veramente in collera nei confronti di tutti questi banchieri e manager privi di ogni benché minimo scrupolo e responsabilità. Mi limito a chiamarli per nome, ovviamente nella maniera più dura possibile”.
AVETE PIANIFICATO UN TOUR DI SUPPORTO?
“Sarebbe un sogno che diventa realtà, credimi! Stiamo cercando di ottenere alcune date per suonare in qualche festival estivo in Europa ed in Asia. Se tutto ciò dovesse accadere, potrebbe essere un ottimo punto di partenza per portare avanti questo progetto. Incrociamo le dita!”.
FACCIAMO UN SALTO AL TEMPO DEI TUOI ESORDI CON I PINK CREAM 69. QUAL E’ IL RICORDO PIU’ BELLO CHE CONSERVI?
“Sicuramente l’inaspettato successo che ha ottenuto il nostro disco di debutto. Improvvisamente i nostri sogni sono diventati realtà e di conseguenza ci siamo ritrovati a girare il mondo in tour”.
TI VA DI RACCONTARCI QUALCHE ANEDDOTO IN MERITO AI TRE STUDIO ALBUM TARGATI PINK CREAM 69?
“Credo che ‘One Size Fits All’ sia un gran lavoro e ci ha mostrato la giusta via da intraprendere nelle future release, ma purtroppo abbiamo compiuto la scelta sbagliata con ‘Games People Play’. Purtroppo quel disco ha rappresentato un punto di svolta decisamente meno colorato di quanto avevamo fatto nei precedenti lavori ed io non volevo affatto adeguarmi al trend imperante della musica grunge”.
COME DESCRIVERESTI IL RAPPORTO AD OGGI CON I TUOI EX COMPAGNI DI SQUADRA?
“Il batterista Kosta è il mio tour manager da dieci anni! Sono in ottimi rapporti con il bassista Dennis Ward, mentre non ho nessun problema a dichiarare di non essere mai stato amico del chitarrista Alfred Koffler. Nella mia modesta opinione credo che lui non sia mai stato capace di accettare di non essere perfetto”.
SEI ANCORA SODDISFATTO DEGLI ALBUM SOLISTI “COME IN FROM THE RAIN” E “DONE BY MIRRORS”?
“Credo che il primo ad oggi rimanga un gran disco, mentre il secondo non è un granché. Sono stato costretto a scriverlo per rispettare gli oneri contrattuali con la mia vecchia label, ma mi è servita come lezione! Da quel momento in avanti ho promesso a me stesso di non scrivere mai più in determinate condizioni”.
COSA PROVA NEL VEDERE ORDE DI TEENAGER PARTECIPARE AI COSIDDETTI “TALENT SHOW” TELEVISIVI?
“Sono solo dei poveri sognatori, ma credo che alcuni di loro siano ancora in tempo per decidere di intraprendere una carriera reale come musicisti professionisti. Penso che quando uno di loro vince una determinata edizione di un reality, non avrà mai la possibilità di inaugurare una carriera credibile, perché nel mondo reale nessuno lo prenderebbe mai più sul serio”.
ESISTE UNA DOMANDA CHE NON TI E’ MAI STATA RIVOLTA IN SEDE DI INTERVISTA E CHE VORRESTI TI FOSSE POSTA?
“Sicuramente, ma non so ancora quale sia (ride, ndR)!”.

