Sebbene siano ormai in giro da diversi anni ed abbiano pubblicato degli album più che buoni, i danesi Anubis Gate non si sono mai avvicinati al successo e sono sempre rimasto un nome poco conosciuto al di fuori dei patri confini. Ora però, con l’uscita del nuovo, ambizioso “The Detached” e con l’inserimento in formazione di un big come Jacob Hansen (notissimo produttore discografico già al lavoro con un’infinità di band) i nostri si preparano a farsi conoscere ed apprezzare da tutti i fan di un certo power prog dalle fatture piuttosto eleganti. Il nostro interlocutore per questa intervista é Kim Olsen, che si occupa di chitarre e tastiere: Kim non nega le marcate influenze di Crimson Glory e Queensryche presenti su “The Detached”, anzi le rivendica con forza. Dalle sue parole si può comprendere come la band creda fermamente nella nuova fatica, anche se rimane loro il cruccio di non riuscire a suonare live quanto sarebbe necessario per fare una promozione degna di questo nome. Ma questo lo lasciamo spiegare meglio a Kim nelle righe che seguono.

“Ad essere onesti non moltissimo. Ci siamo preparati ed abbiamo provato un po’ in previsione di qualche tour, ma non abbiamo ricevuto nessuna offerta, salvo quelle dove avremmo dovuto rimetterci un sacco di soldi. Ovviamente non potevamo sostenere la cosa, quindi abbiamo iniziato a scrivere i brani per ‘The Detached’ subito dopo l’uscita di ‘Andromeda Unchained'”.
A PROPOSITO DI SONGWRITING, COME NASCE UNA VOSTRA CANZONE?
“Scriviamo molto in maniera schizofrenica. Ciascuno registra le proprie idee, che possono essere piccolezze di venti secondi o roba molto più complicata. Tutto questo finisce nel mio computer, dove cerco di assemblare il tutto per arrivare a qualcosa di simile ad un brano strumentale. In questo processo di solito aggiungo personalmente tastiere e chitarre extra. Poi Jacob ed Henrik si occupano delle melodie vocali e successivamente cerchiamo di adattare la parte strumentale a quella vocale. Per esempio in ‘Yiri’ ho dovuto riscrivere tutto il chorus perché Henrik ha tirato fuori una melodia talmente straordinaria che quello che c’era sotto in precedenza non rendeva giustizia. Anche ‘Bloodoath’ è stata ritoccata a livello chitarristico per meglio adattarsi alle melodie. Quindi alla fine una canzone degli Anubis Gate passa attraverso trenta versioni prima di raggiungere la forma compiuta. Un’altra nostra particolarità è che non ci troviamo mai in sala prove, ma facciamo tutto tramite internet”.
E’ STATO DIFFICILE CONCEPIRE IL NUOVO ALBUM O IL TUTTO SI E’ SVOLTO IN MODO SEMPLICE?
“E’ stato piacevole lavorare in studio. Nessuno dei nostri album ci ha creato difficoltà. Credo sia per il fatto che ormai siamo tutti molto più che trentenni (alcuni direbbero che siamo dei vecchi noiosi), quindi siamo maturi e sappiamo affrontare e risolvere i problemi nel modo migliore. Creare musica per gli Anubis Gate è estremamente divertente, ma allo stesso tempo prendiamo il tutto molto seriamente. Non smettiamo di lavorare fino a che ogni minimo tassello non è al posto giusto. Divertente e serio allo stesso tempo”.
COSA CI PUOI DIRE DELLE REGISTRAZIONI? C’E’ STATO QUALCHE EPISODIO PARTICOLARE CHE CI VUOI RACCONTARE?
“Il nostro batterista Morten ha terminato di registrare le sue parti un giorno prima del previsto, E’ stato incredibile, ha fatto tutto in soli tre giorni. In questo modo abbiamo avuto la giornata libera e abbiamo deciso di registrare ‘Ordinary World’ dei Duran Duran e ‘Wouldn’t It Be Good’ di Nik Kershaw. E’ stato divertente in quanto tutti noi amiamo il pop ottantiano, con quelle melodie eccezionali. Credo che questa nostra passione traspaia anche nella nostra musica, se solo sai dove cercare”.
QUANDO INIZIATE A COMPORRE NUOVA MUSICA SAPETE GIA’ COSA CERCARE O VI AFFIDATE ALL’ISTINTO?
“Solitamente iniziamo a scrivere e vediamo dove ci porta il processo creativo, ma stavolta, trattandosi di un concept, ci siamo dati delle linee guida. Questo è anche dovuto al fatto che un recensore ai tempi di ‘Andromeda Unchained’ ci ha detto che avevamo tralasciato qualcosa che avrebbe potuto farlo diventare un grande concept album. Così ho pensato: ‘adesso te la faccio vedere io’! Quindi stavolta siamo stati più puntigliosi sulla musica, sui testi e sui vari passaggi del concept stesso: dovevamo essere certi che il tutto funzionasse. Il bello del concept è che puoi creare musica che supporti la storia, il brutto è che certi spunti anche interessanti li devi scartare perché stonerebbero nel contesto. Questo è senza dubbio il lavoro dove abbiamo messo più attenzione e concentrazione, ma è stata una vera soddisfazione vederlo nascere”.
A QUESTO PUNTO DESCRIVICI IL CONCEPT DIETRO “THE DETACHED”…
“‘The Detached’ (potrebbe essere ‘I Distaccati’ in italiano, ndR.) sono una razza umana speciale che ha il potere di muoversi nel passato. Più indietro si va nel tempo, più la cosa diventa dura e difficoltosa: è come spostare un oggetto, più è pesante e più si fatica. Bilao è il protagonista ed è in lotta con il concetto di eternità. Quindi il suo viaggio nelle epoche per trovare il posto adatto dove vivere segue un tragitto tortuoso. L’album tratta proprio di questo tragitto”.
LA STORIA DI BASE E’ DI MARTIN RAUFF: CHI HA AVUTO L’IDEA DI CONTATTARE LO SCRITTORE?
“Martin è un amico, lo conosco perché è un ottimo bassista ed abbiamo suonato insieme in diverse cover band. Si cimenta in board game e in giochi di ruolo ed ha un’immaginazione incredibile. E’ una persona intelligente, fa ricerche su cose che non conosce. Il concept per il lavoro precedente l’avevo scritto io, ma con il nuovo album volevo qualcosa di straordinario. Sapevo che Martin aveva le capacità per cimentarsi nella storia, così l’ho proposto al resto della band e tutti hanno pensato che fosse una buona idea. Ricordo ancora quando Martin mi ha chiamato e mi ha spiegato il concept: ero entusiasta, era così strano, fantastico. E la cosa incredibile è che l’universo del dodecaedro non è una cosa che si è inventato lui, ma segue una teoria realmente esistente, come la teoria delle superstringhe”.

“Credo che quando abbiamo iniziato a lavorare su ‘The Detached’ fossimo più uniti come band. Questo è un lavoro costruito su tutto quanto abbiamo imparato in passato, sapevamo cosa fare e cosa non fare”.
ADORO “LOST IN MYSELF”: IN QUESTO BRANO SI PUO’ SENTIRE TUTTO IL VOSTRO AMORE PER I QUEENSRYCHE, O SBAGLIO?
“Assolutamente sì. Amiamo i vecchi Queensryche, abbiamo sempre delle discussioni su quale album sia migliore tra ‘Operation: Mindcrime’ e ‘Rage For Order’. Tra i nostri favoriti però non dimentichiamo ‘Transcendence’ dei Crimson Glory”.
QUALI ALTRE BAND VI HANNO INFLUENZATO?
“Iron Maiden, Megadeth, Fates Warning, Genesis, King Crimson, Testament, Rammstein, Voivod, Pink Floyd, Queensryche, Crimson Glory… solitamente ci piacciono le cose melodiche e malinconiche. D’altro canto ci esaltiamo anche per il thrash old school. Le nostre fonti di ispirazione sono molteplici e non si fermano al metal. Poi è ovvio che se in un nostro brano avessimo delle parti blues non funzionerebbero. Però se delle partiture non metal funzionano bene in un contesto metal perché non utilizzarle? Ad esempio il lungo assolo alla fine di ‘This White Storm Through My Mind’ se ci fai caso, è puro jazz fusion. C’è molta roba nella nostra musica, noi cerchiamo solo di metallizzarla un po’ (ride, ndR)”.
COME SI E’ EVOLUTA LA VOSTRA MUSICA DAGLI INIZI AD OGGI?
“La cosa che ci ha fatto maggiormente evolvere è il fatto che ora siamo più compositori in seno alla band. All’inizio tutto era scritto da Jesper e Morten. Io davo solo una mano con le tastiere. Da allora ognuno di noi ha contribuito in maniera sempre maggiore al songwriting. Jacob ed Henrik si occupano delle voci, ad esempio. Tutti noi insomma siamo coinvolti nel processo creativo. Abbiamo composto quattro album in sei anni e, sebbene il primo lavoro mi piaccia ancora, mi sembrano passati secoli dal tanto che siamo evoluti”.
ORA CHE “THE DETACHED” E’ STATO PUBBLICATO COSA AVETE INTENZIONE DI FARE?
“Ora stiamo provando i live set. Le nostre performance live sono piuttosto rare e quindi abbiamo voglia di suonare. Inoltre il contratto con la Locomotive è in scadenza e non sappiamo ancora cosa può succedere. Nel frattempo abbiamo anche iniziato a comporre del nuovo materiale per un album che ci auguriamo di registrare la prossima estate”.
QUINDI PER ORA NON ANDRETE IN TOUR?
“Non credo possa succedere. E’ troppo caro per noi. Ci è stato offerto di aprire il tour di King Diamond, però dovevamo pagare per ogni show che avremmo suonato. Inoltre dobbiamo tirare fuori i soldi per i trasporti, hotel e cibo. In sostanza il support act finanzia l’artista principale. Tutti i tour che ci hanno proposto dettavano queste condizioni, quindi ci siamo sempre rifiutati. Oltretutto io dovrei cancellare tutte le date con la mia cover band, Jacob dovrebbe chiudere i suoi studi di registrazione e via dicendo. I costi sarebbero eccessivi: oltre a quelli del tour ci sarebbero i mancati introiti lavorativi e il dover prendere ferie per un lungo periodo. Non dimenticate che siamo dei vecchietti con famiglia a carico. Le cose non sono facili come quando eravamo ragazzini. Certo, le partecipazioni ai festival sono sempre gradite, dato che non dobbiamo pagare di tasca nostra. Se la situazione rimarrà questa dubito che vedrete mai gli Anubis Gate intraprendere un vero e proprio tour”.
MA SUONANDO COSI’ POCO COSA DOBBIAMO ASPETTARCI DA UNA VOSTRA ESIBIZIONE?
“Spensieratezza, innanzitutto. Amiamo suonare il nostro materiale. Gli Anubis Gate esistono perché abbiamo una passione comune per questo tipo di metal. Suoniamo solo per placare le nostre ambizioni artistiche, non per la fama. Non siamo interessati nemmeno all’immagine, non cerchiamo di essere malvagi on stage o cose del genere. Dal vivo dovrete aspettarvi molti sorrisi e molta rilassatezza. Certo, anche noi facciamo headbanging e ci muoviamo ma maneggiare possenti spade vichinghe non fa per noi”.
COSA PENSI DELLA SCENA METAL DANESE? HAI QUALCHE BAND DA RACCOMANDARE?
“Recentemente ho suonato su ‘In The Wake Of Collision’ dei The Arcane Order. Per coloro i quali apprezzano la musica estrema credo sia un album fantastico, una vera e propria opera d’arte”.
PERFETTO, GRAZIE PER L’INTERVISTA.
“Grazie a voi per l’interessamento”.
