Se il folk metal, in generale, sembra essersi posto su una china ormai ‘carnevalesca’, pensando a formazioni come Alestorm e Feuerschwanz, è sorprendente vedere come una band praticamente semisconosciuta come quella degli svedesi Apocalypse Orchestra – assolutamente seria – sia riuscita a farsi spazio nel panorama, arrivando al secondo album “A Plague Upon Thee” con un buon riconoscimento da parte di pubblico e critica.
La loro musica, ipnotica e cadenzata, che pesca le proprie melodie a piene mani da veri pezzi risalenti alla tradizione medievale, è riuscita a far breccia nei cuori di coloro a cui manca molto quella componente di ricerca e passione su un’epoca molto precedente la modernità. Pestilenza, santi, predicatori, bardi e poeti: un modo di raccontare i fatti e le leggende molto più vicino al doom metal epico che al viking metal, sono la ricetta con cui i Nostri hanno conquistato un pubblico molto attento a questi aspetti fondamentali della musica.
L’occasione è stata propizia per fare due chiacchiere con Andreas, batterista fra i fondatori degli Apocalypse Orchestra, che ci ha spiegato come nasce e come sta crescendo la loro idea di Medioevo. Buona lettura!
CIAO ANDREAS E BENVENUTO: PRIMA DI TUTTO, POTRESTI RACCONTARCI COME SI È FORMATA LA BAND?
– Grazie per averci invitati! Gli Apocalypse Orchestra si sono formati dalle ceneri della rock band Slingerburt, di cui facevamo parte io, Erik (Larrsson, polistrumentista della band, ndr) e Mikael (Lindström, ghirondista della band, ndr). La musica era fortemente basata sul folk svedese, ma quando le cose non hanno funzionato, Erik e Mikael hanno deciso di formare una nuova band con un sound più pesante e con un’enfasi su temi e melodie medievali.
“A PLAGUE UPON THEE” È IL VOSTRO SECONDO ALBUM DOPO OTTO ANNI: COSA AVETE FATTO NEL FRATTEMPO?
– Tante cose! Nessuno di noi fa questo a tempo pieno, quindi sia la scrittura che la registrazione hanno dovuto essere programmate insieme ai lavori a tempo pieno e ad altre attività nel tempo libero. Volevamo davvero prenderci il nostro tempo per assicurarci di avere delle canzoni davvero valide su questo album.
COME MUSICISTI, È CAMBIATO QUALCOSA RISPETTO A QUANDO AVETE SCRITTO I BRANI DI “THE END IS NIGH”?
– Non proprio. Lo facciamo da così tanto tempo che ognuno di noi ha il proprio stile di suonare e sa come utilizzarlo nel processo di scrittura. Si tratta di buttare dentro quante più idee possibile nel calderone e poi cercare di mettere insieme tutti i pezzi e trasformarli in canzoni.
CI PIACEREBBE SAPERNE DI PIÙ SU “SAINT YERSINIA”, IL BRANO DI CHIUSURA DELL’ALBUM. ABBIAMO FATTO UN PO’ DI RICERCHE E CI CHIEDEVAMO: IL NOME DI QUESTO PERSONAGGIO È PRESO DAL BATTERIO CHE CAUSA LA PESTE BUBBONICA?
– Sì, volevamo creare un personaggio che potesse essere visto come l’incarnazione della peste e immaginato come una santa, o un’anti-santa se preferite.
VI SENTITE PIÙ INFLUENZATI DAL DOOM METAL O DAL FOLK METAL?
– Direi che cambia molto da canzone a canzone e dipende da chi ha avuto l’idea su cui si basa il brano. Volevamo che la band avesse un sound lento ed epico mescolato con melodie folk, o in molti casi melodie realmente medievali – tutti nella band sono d’accordo su questo.
Ma abbiamo tutti background musicali diversi, e questo ovviamente influenza le nostre ispirazioni. Personalmente, credo che i miei contributi alla band siano più influenzati dal progressive che dal doom o dal folk.
PROPRIO COME IN “THE END IS NIGH”, LA PENULTIMA TRACCIA DI “A PLAGUE UPON THEE” È STRUMENTALE E BREVE: C’È UN COLLEGAMENTO FRA LE DUE COSE?
– Sì, assolutamente. Proprio come in “The End Is Nigh”, la traccia strumentale si ricollega e agisce come una sorta di introduzione al brano finale!
COSA RISPONDERESTI A CHI DICE CHE IL VOSTRO UNICO DIFETTO È L’USO COSTANTE DI TEMPI MOLTO LENTI E REGOLARI?
– Fa parte del nostro sound e di ciò che vogliamo fare, e non si può accontentare tutti. Ovviamente c’è un po’ di margine e potremmo fare qualcosa di leggermente più veloce o forse ancora più lento in futuro. Ma non sentirete mai un blast beat nella nostra musica!
ANCHE QUESTA VOLTA AVETE AFFIDATO IL MIXAGGIO A PER NILSSON: COM’È STATO LAVORARE DI NUOVO CON LUI DOPO TUTTO QUESTO TEMPO?
– È stato fantastico come sempre! Per è molto rispettoso delle nostre idee, ma porta anche tutta la sua vasta conoscenza ed esperienza nel processo e ci fa davvero suonare meglio di quanto potessimo immaginare!
PESTE, GUERRE, INFERNO E I BLACK SABBATH CHE SI RIUNISCONO PER L’ULTIMA VOLTA… C’È QUALCHE LEGAME TRA IL TEMA DELL’ALBUM E GLI EVENTI ATTUALI?
– Non deliberatamente, ma cerchiamo di scrivere i nostri testi in modo molto aperto all’interpretazione. Ma se si eliminano certi aspetti come il progresso tecnologico o l’esistenza dei Black Sabbath, per esempio, le pandemie, i conflitti armati e l’oppressione religiosa continuano a influenzare la nostra società ancora oggi, anche se sono passati settecento/ottocento anni. Quindi suppongo che molti dei nostri temi lirici siano abbastanza universali!
LE VOSTRE CANZONI TRASMETTONO ATMOSFERE EPICHE E RACCONTI LEGATI A SUPERSTIZIONI E CREDENZE POPOLARI. VI SENTITE PIÙ BARDI, POETI O SCALDI?
– Abbiamo un approccio molto contemporaneo alla scrittura e componiamo principalmente buttando blocchi di musica su uno schermo del computer. Quindi non ci vediamo davvero come portatori di un’antica tradizione compositiva!
CI POTETE RACCONTARE QUALCOSA DEL VIDEO DI “GLASS AND SUN”? COME SIETE RIUSCITI A OTTENERE IL PERMESSO DI GIRARE IN QUELLE CHIESE MEDIEVALI?
– L’organizzazione Church of Sweden gestisce tutte queste vecchie chiese, quindi sostanzialmente li abbiamo contattati e chiesto il permesso, e questo è tutto! Ovviamente abbiamo dovuto rispettare alcune regole su ciò che potevamo e non potevamo fare per evitare di danneggiare le strutture in alcun modo.
GUARDANDO I VOSTRI SOCIAL MEDIA, ABBIAMO VISTO CHE AVETE SUONATO AL WAVE GOTIK TREFFEN: COM’È STATO PORTARE LA VOSTRA MUSICA IN UN FESTIVAL CHE PRESENTA SOLO PARZIALMENTE SONORITÀ METAL?
– È stato molto divertente. Abbiamo suonato in una location chiamata ‘The Pagan Village’, che ospitava esclusivamente band che basano il loro sound su qualche forma di musica folk. Quindi ci siamo sentiti perfettamente a nostro agio lì. Ma abbiamo suonato anche in festival misti in passato e ci piace molto farlo!
VI VEDREMO IN TOUR NEL VECCHIO CONTINENTE NEL 2025? AVETE GIÀ DEI FESTIVAL PROGRAMMATI?
– Speriamo, ma al momento non abbiamo nulla di confermato. Quindi vedremo cosa succederà!

