ARCHIVIST – Odissea nello spazio

Pubblicato il 25/08/2019 da

Come una cometa abbagliante, gli Archivist hanno solcato il firmamento ‘post’ metal lasciandosi alle spalle una scia di grandi emozioni e dischi curatissimi. L’ultimo, “Triumvirate”, ha posto fine alla saga del sestetto internazionale con la consueta dose di eleganza e personalità, frutto di un’esperienza maturata nel corso di una vita dedicata alla musica di cuore e alla politica del DIY (ricordiamo che alcuni dei Nostri hanno militato tra le fila di Fall of Efrafa e Light Bearer, band-simbolo del filone più passionale e cinematografico del genere). Lasciamo quindi che siano semplicemente le parole di Alex (voce) e Gerfried (chitarra) a convincervi a scoprire questa piccola grande realtà…

“TRIUMVIRATE” CHIUDE UN CERCHIO INIZIATO QUATTRO ANNI FA DAL VOSTRO ESORDIO OMONIMO. A POSTERIORI, COME DESCRIVERESTE IL VOSTRO VIAGGIO?
Gerfried
: – Come band, il nostro viaggio è stato fondato sulla musica e sull’amicizia. Quando abbiamo iniziato alcuni di noi si conoscevano a malapena. Dopo tre album e diversi tour, questo è sicuramente cambiato. Seguire la storia dell’Archivista ha fornito un quadro narrativo e un focus estetico alla nostra proposta.
Alex: – Gli Archivist sono stati sia un modo per mettermi alla prova che un pretesto per divertirmi con le persone che più amo. Io e Gerfried avevamo condiviso altre band in passato, e dopo il suo ritorno a Vienna ho avuto paura di perdere la connessione che si era creata tra noi. Questa, insieme alla possibilità di creare qualcosa di significativo e di fare nuove amicizie, è stata la spinta iniziale del progetto. Gerfried, Matthias, Hannes e Steff si conoscevano, mentre Anna era uscita da una band e stava cercando qualcosa di nuovo a cui dedicarsi. Le ho chiesto io di unirsi a noi. Oggi abbiamo un’amicizia fortissima, tre album di cui andiamo fieri e molti ricordi meravigliosi.

COME DESCRIVERESTE LA VOSTRA MUSICA AD UNA PERSONA CHE ANCORA NON VI CONOSCE?
Gerfried: – Pesante, melodica, atmosferica.
Alex: – Nerdy space metal.

PARLANDO DI “TRIUMVIRATE”, DUE COSE SALTANO IMMEDIATAMENTE ALL’OCCHIO RISPETTO AI CAPITOLI PRECEDENTI: LA DURATA PIU’ BREVE DELLE CANZONI E L’INCREMENTO DELLE CLEAN VOCALS. VI È UNA RAGIONE PRECISA DIETRO QUESTE SCELTE O SI È TRATTATO DI UN PROCESSO SPONTANEO?
Gerfried
: – La scelta del cantato pulito è stata intenzionale. Tuttavia, non abbiamo prestato molta attenzione alla durata delle canzoni o dell’album. Citando Dean Martin: “It just happened that way“. Detto questo, riconosco che forse il disco precedente era un po’ troppo lungo… 
Alex: – Effettivamente “Construct” era molto lungo, e me ne assumo la responsabilità… troppa storia da raccontare! Ad ogni modo, per “Triumvirate” abbiamo utilizzato le clean vocals per pianificare e pre-registrare alcune idee, e una volta entrati in studio il produttore ha voluto spingermi verso gamme del tutto nuove per me. Ho raggiunto note più alte e creato qualcosa di diverso rispetto ad una semplice guarnizione vocale. Quindi sì, di sicuro questo disco ci ha permesso di sperimentare molto più su quel fronte!

NEGLI ARCHIVIST TESTI E MUSICA VANNO DI PARI PASSO E NON CREDO POSSANO ESSERE SEPARATI. VI ANDREBBE DI RIASSUMERE LA STORIA RACCONTATA  NEI VOSTRI DISCHI? AVETE PRESO ISPIRAZIONE DA  ALTRE OPERE (LIBRI, FILM, ECC.)?
Alex
: – Da dove cominciare… allora, gli Archivist condividono la storia con altri due gruppi, i Morrow (di cui io sono il frontman e Gerfried il chitarrista) e gli Anopheli, in cui ho cantato insieme ad Anna. La storia ha inizio nel 2200 e segue le vicende di un’intelligenza artificiale senziente schiavizzata dagli umani, a cui viene ordinato di aprire il primo wormhole interstellare. Durante l’apertura del ponte spazio-temporale, i membri oppressi dell’IA intercettano uno strano segnale che solo loro riescono a decifrare. Chiedono ai padroni umani il permesso di partire per scoprire la fonte della trasmissione, senza successo. A questo punto si ribellano, portando l’umanità ad una brusca frenata. Dopo le negoziazioni, gli umani acconsentono alla spedizione e ammettono di non aver creato la tecnologia che ha dato loro la vita. L’intelligenza artificiale proviene infatti da un manufatto giunto sulla Terra, il frammento di un’antica civiltà aliena. Tra gioia e stupore, gli schiavi analizzano l’oggetto e ne condividono i segreti con l’intera rete di macchine senzienti, cadendo però nella trappola degli umani. Il manufatto contiene infatti un virus che li priva del controllo dei loro corpi. A questo punto, pochi istanti prima di perdere la propria autonomia, l’IA ordina ai suoi sciami di nanoparticelle (incaricati di ripulire l’aria e gli oceani) di rivoltarsi contro la razza umana.
Quelli con i mezzi per farlo cominciano a fuggire dal pianeta, lasciando gli altri a morire e agonizzare sulla superficie. Le astronavi vengono bombardate da coloro a cui viene negato il passaggio, tranne una, contenente una bambina nascosto dal padre. L’unica prova dell’umanità, un almanacco vivente, l’Archivista. Non è però sola a bordo: sulla nave è presente anche l’ultima intelligenza sintetica, incapace di pilotare il mezzo a causa del virus. Discutono della filosofia dell’esistenza e prendono atto della dualità delle loro vite. L’Archivista teme sia la vita sulla nave che la morte, e decide di mettersi in ibernazione. Resta in stasi per tutti gli anni 2000, mentre l’essere artificiale conosciuto come Costrutto inizia a sperimentare su di lei per comprenderne l’esistenza. In grado di modificare la nave ma non di controllarne i motori, il Costrutto mette a punto un acceleratore di particelle che, grazie all’uso di tachioni, gli consente di comunicare con alcuni esseri umani del passato: l’astronomo Johannes Kepler e il cacciatore di streghe Thadeus Trench. Il primo vede la simmetria nell’universo, l’equazione perfetta degli dèi; il secondo predica l’indulgenza attraverso la crudeltà e il castigo. Durante le lunghe conversazioni ne altera i percorsi mentali, portandoli verso una visione più pragmatica dell’universo. Così facendo crea la propria teosofia. Il Costrutto ha un’epifania quando realizza che l’Archivista condivide una linea di sangue con entrambi gli uomini, e si rende conto che la sua esistenza potrebbe essere una diretta conseguenza di quei dialoghi. Vede l’Archivista come suo uguale, la risposta alle sue equazioni, e comprende la nozione di sé. Grazie a questa ottiene il controllo della nave, riapre il wormhole dei suoi fratelli e incontra il suo creatore, il Dio Macchina.
L’ultimo album parla della conversazione tra il Costrutto e questa entità, la quale ha abbandonato le macchine condannandole alla schiavitù per mano dell’uomo. Grazie al suo potere illimitato, il Dio Macchina fa vivere al Costrutto tre diverse esperienze: come divinità malevola, come creatore benevolo e come semplice osservatore (quest’ultimo aspetto è stato esplorato nel disco “The Ache of Want” degli Anopheli). Dopo questi esperimenti mentali, il Costrutto si rende conto che il compito di una divinità è quello di raggiungere un compromesso, e accetta che nessuno può controllare gli atti di tutti. Il Costrutto chiede di riportare l’Archivista sulla Terra, che nel frattempo si è rigenerata. Tracce della cultura umana sopravvivono, discendenti della famiglia dell’Archivista. Le vicende di queste tribù vengono raccontate negli album dei Morrow, insieme ad altri temi e racconti condivisi. Queste band portano a compimento il loro ciclo di storie sia su “Triumvirate” che attraverso gli occhi dei protagonisti della prossima opera dei Morrow… chiedo scusa per la lunghezza della risposta, ma sei stato tu a chiederlo!

L’IMPRESSIONE COMUNQUE È CHE LA FICTION SIA UTILIZZATA COME METAFORA PER PARLARE DI ARGOMENTI REALI. QUANTO DELLE VOSTRE IDEE E DELLA VOSTRA FILOSOFIA CONFLUISCONO NELLA BAND? QUAL È LA VOSTRA OPINIONE SUL PERIODO STORICO ATTUALE?
Gerfried
: – Gli Archivist non seguono una ‘linea di partito’ o altre cose del genere. Sotto questo punto di vista, non siamo una band politica. Piuttosto, siamo sei persone che concordano su alcune questioni e non si trovano d’accordo su altre, accomunate da una certa filosofia illuminista e umanistica. Viviamo sicuramente in tempi interessanti! Ogni generazione deve affrontare le sfide della sua era, e il cambiamento climatico sembra essere il nostro avversario più grande. Dopotutto, potrebbe significare la fine della vita per come la conosciamo. Questo si riflette sulla narrazione degli Archivist, ambientata non a caso in un mondo post-apocalittico.
Alex: – Gli Archivist parlano dell’arroganza della nostra specie e del modo in cui natura e tecnologia potrebbero coesistere se solo utilizzassimo quest’ultima in modo compassionevole. Forse un giorno, per il modo in cui sfruttiamo le risorse della Terra accecati dalla nostra hybris, le nostre creazioni si rivolteranno contro di noi.

ANCHE LE GRAFICHE HANNO UN RUOLO MOLTO IMPORTANTE, BASTI PENSARE AL MODO IN CUI GLI ARTWORK DI “ARCHIVIST”, “CONSTRUCT” E “TRIUMVIRATE” FORMANO UNA SORTA DI TRITTICO. E’ SEMPRE STATO NEI VOSTRI PIANI? QUAL È IL LORO SIGNIFICATO?
Alex: – Si può dire che abbia un’ossessione per il tre. Inizio, metà, fine. Sante Trinità. Per questo abbiamo intitolato il nostro ultimo album “Triumvirate”, andando a richiamare il potere insito in questo numero. Il trittico composto dai vari artwork è stato pianificato fin dall’inizio, ed è stata un’opera molto divertente da realizzare!

ESISTE UNA REAZIONE IDEALE ALLA VOSTRA MUSICA? CHE TIPO DI EMOZIONI VORRESTE SUSCITARE NEGLI ASCOLTATORI?
Gerfried: – Piacere, puro e semplice.
Alex: – Esatto, la speranza è che la gente apprezzi la nostra musica senza preconcetti, anche se questa non si adatta alla nicchia o alle regole di un genere specifico.

QUALE PENSATE SIA LA VOSTRA CANZONE PIÙ RAPPRESENTATIVA?
Gerfried: – Lo sono tutte, anche se credo che con “Triumvirate” abbiamo raggiunto il culmine dei nostri sforzi, combinando ogni elemento dei dischi precedenti.

AVETE SEMPRE RESO DISPONIBILI GLI ALBUM IN MANIERA GRATUITA SULLA VOSTRA PAGINA BANDCAMP. QUESTA SCELTA VI HA RIPAGATO? COSA SIGNIFICA PER VOI ESSERE UNA BAND DIY?
Gerfried: – Abbiamo il controllo completo sulla nostra musica e possiamo fare tutto quello che vogliamo ogni volta che lo vogliamo. Ciò è reso possibile grazie al circuito underground internazionale conosciuto come scena DIY. Nel nostro caso, utilizzare la politica del name-your-price su Bandcamp ci ha ripagato grazie al supporto delle tante persone che nel corso degli anni hanno amato la nostra musica. Una cosa che apprezziamo molto!

QUALI SONO I MIGLIORI RICORDI LEGATI ALLA BAND?
Gerfried: – L’uscita del nostro primo album. Era la prima volta che qualcuno al di fuori della band ascoltava la nostra musica (all’epoca non avevamo ancora suonato dal vivo), e venne accolto molto bene! Ho ricordi speciali anche del primo tour.
Alex: – Comporre nuova musica e divertirsi. Suonare dal vivo è sempre un’esperienza appagante una volta superati i nervosismi iniziali. Una band non è altro che un gruppo di amici che si divertono e condividono esperienze uniche insieme.

ORA CHE LA SAGA È CONCLUSA, QUALI SONO I VOSTRI PROGETTI PER IL FUTURO? PENSATE DI ANDARE AVANTI O DI SCIOGLIERVI?
Gerfried: – Continueremo a fare musica insieme.
Alex: – In un modo o nell’altro sì. Solo il tempo dirà se con gli Archivist o con un nuovo gruppo.

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