ASYMMETRIC UNIVERSE – Asimmetrie fraterne

Pubblicato il 09/12/2025 da

In un periodo dove realtà internazionali come Plini, Polyphia e gli Animals As Leaders stanno avendo sempre più seguito, anche da noi musicisti sempre più preparati e sempre più votati a produzioni interamente strumentali si stanno ritagliando una loro vetrina.
Tra questi, quest’anno abbiamo avuto l’occasione di recensire il debutto dei fratelli Vese, che sotto il nome di Asymmetric Universe e con l’uscita di “A Memory And What Came After” hanno unito la passione per il metal con la musica funk, l’utilizzo di fiati e degli archi e un approccio pieno di improvvisazioni jazz.
Per raccontarci come è nato il progetto e il loro primo album, abbiamo il piacere di unire gli interventi di entrambi i fratelli, sia di Nicolò che di Federico.

 

BENVENUTI SU METALITALIA.COM! ASYMMETRIC UNIVERSE, OVVEROSIA FEDERICO E NICOLÒ. QUAL È IL PERCORSO CHE VI HA PORTATO AL DEBUTTO?
Federico: – Grazie mille, è un piacere per noi! Tutto è nato come un mio progetto solista una decina di anni fa, ma poco dopo abbiamo deciso di unire le forze e lavorare insieme per cercare un nuovo linguaggio musicale. Grazie al nostro secondo EP abbiamo avuto l’opportunità di aprire per Ne Obliviscaris e Persefone nel nostro primo tour europeo nel 2023, e subito dopo abbiamo firmato con InsideOut Music.

QUALI SONO STATI I VOSTRI STUDI MUSICALI E QUANTO DI QUESTI SONO ENTRATI NELLE TRACCE CHE COMPONGONO “A MEMORY AND WHAT CAME AFTER”?
Federico: – Dato che entrambi abbiamo studiato diversi generi, ad esempio io ho iniziato con chitarra classica per poi passare al metal e infine arrivare alla fusion e al funk, la nostra idea è stata fin da subito di fondere più generi partendo dal metal e arricchendolo con influenze fusion, classica/orchestrale e di musica elettronica.

UN PO’ COME NELL’ASIMMETRISMO, UNA FORTE COMPONENTE CHE TROVIAMO NELL’ASCOLTO È LA DICOTOMIA TRA LA PARTE PIÙ GROOVE E RUVIDA E QUELLA PIÙ ARIOSA E SPENSIERATA. COME AVETE FATTO A TROVARE IL GIUSTO EQUILIBRIO NELLA STESURA?
Federico: – Mentre nei primi due EP partivamo da un’idea iniziale legata ad un genere in particolare per poi modificarla con caratteristiche appartenenti ad altri generi, per il nostro primo full lenght i brani sono nati da idee molto più precise fin da subito. Sentiamo di essere maturati molto durante gli anni e di aver cominciato a trovare un nostro linguaggio, dunque i brani sono nati da idee già contenenti stili differenti fusi tra loro come, ad esempio, la chitarra funk nelle strofe di “Coquelicot”.
Inoltre, abbiamo deciso di scrivere ‘canzoni’: in questo album i brani hanno tutti la struttura della canzone con temi ricorrenti e molto melodici alternati da riff che comunque risultano piuttosto ‘canticchiabili’.

CI SONO DUE BRANI, “REACTION-OVERTHROW” E “RECOVERY-THIRST FOR THE STARS”, DAL TITOLO COMPOSTO DA DUE PARTI. FA SEMPRE PARTE DEL COMPLESSO BILANCIAMENTO NELLA COSTRUZIONE DELLA MUSICA O NASCONO COME ENTITÀ SEPARATE CHE POI SI FONDONO?
Nicolò: – Erano in realtà nate come qualcosa di unico, ha iniziato Fede a comporre “Reaction” lasciandomi il bridge da arrangiare con piano e archi. Dall’arrangiamento sono nate delle idee che mi sarebbe poi piaciuto sviluppare in maniera autonoma (ad esempio la mano sinistra del piano è diventato il tema del violoncello in “Recovery”). Da lì abbiamo deciso di spezzare le due cose e di rendere “Recovery” la seconda parte come un corrispettivo onirico della prima. Se si fa attenzione ci sono tantissime cose in comune tra le due, anche se tonalità, timbriche e velocità sono completamente diverse!

UNA GRANDE CARATTERISTICA DELLA VOSTRA MUSICA È L’ECLETTISMO RISCONTRABILE NEI VARI PASSAGGI DAL FUNK AL FUSION, DAL JAZZ AL PROG. QUALI SONO I VOSTRI MOSTRI SACRI A CUI GUARDATE?
Federico: – Per me sicuramente Dream Theater, Meshuggah, Animals As Leaders, Pat Metheny, John Coltrane.
Nicolò: – Io direi Bill Evans per l’armonia, Igor Stravinsky per l’orchestrazione, Meshuggah, Victor Wooten, Animals As Leaders

FORTI PROPRIO DELLA CAPACITÀ DI IMPROVVISARE, TROVIAMO TANTE PARTI SUONATE DA FIATI E ARCHI. QUALI EMOZIONI AVETE QUANDO MESCOLATE GENERI E ARRIVATE A UN RISULTATO EQUILIBRATO?
Nicolò: – La stessa che si ha mentre si orchestra un brano, è quasi un incastro in cui ogni strumento getta le fondamenta per l’altro, appena si sbilancia qualcosa tutto crolla. Soprattutto, passaggi come quello degli archi e dei jazz winds, sono molto ingombranti a livello di frequenze e timbrico; quindi, riuscire a farli convivere con la sonorità metal moderna è stata una sfida complessa.
Sicuramente il secondo EP ha gettato le basi su cosa fosse migliore o peggiore come scelte di arrangiamento. In quest’album c’è più maturità nel dosaggio!

IN QUESTO DEBUTTO, PRESSO UN’ETICHETTA DI RIFERIMENTO PER GLI AMANTI DI GENERE, PARTECIPANO DUE MUSICISTI DI RILIEVO (IL CHITARRISTA E TASTIERISTA RICHARD HENSHALL, FONDATORE DEGLI HAKEN E JARED YEE, SASSOFONISTA DEI SUNGAZER- DUO FUTURE JAZZ – E DEGLI EVOLFO) E MOLTI ALTRI OTTIMI STRUMENTISTI. COME SONO NATE QUESTE COLLABORAZIONI?
Federico:– Per quanto riguarda Richard Henshall, abbiamo avuto l’opportunità di aprire per gli Haken l’anno scorso a Milano e lì ci siamo conosciuti di persona.
Lui e gli Haken in generale sono delle belle persone oltre che essere grandissimi artisti e visto che siamo loro fan da sempre e gli siamo piaciuti molto live, quando ho scritto il breakdown del brano “Coquelicot” abbiamo subito pensato a Richard per quella sezione! Si è dimostrato da subito molto contento di partecipare e il solo che ci ha mandato ci è piaciuto subito, siamo molto contenti del risultato finale!
Per quanto riguarda invece Jared Yee, volevamo un solo di sassofono che creasse un contrasto in qualche modo con il resto dell’arrangiamento ed essendo grandi fan dei Sungazer abbiamo subito pensato a lui. Anche lui si è dimostrato subito molto disponibile e dopo aver discusso insieme la nostra idea ci ha mandato il suo solo. E anche qui siamo molto contenti del risultato!

IN UN MOMENTO IN CUI STANNO NASCENDO O SI STANNO CONSOLIDANDO SVARIATE REALTÀ PURAMENTE STRUMENTALI, COME I POLYPHIA, GLI ANIMALS AS LEADERS MA ANCHE CHITARRISTI QUALI MATTEO MANCUSO, PER NON TRALASCIARE CAPOSTIPITI COME STEVA VAI, COME VI VEDETE INSERITI IN QUESTA SCENA?
Nicolò: – Sicuramente ci sentiamo parte di questa scena! La cosa importante per noi è comunque in ogni caso mettere al primo posto la canzone, la composizione! È vero che facciamo musica strumentale ma il nostro obiettivo è quello di riuscire a dare le stesse emozioni che si avrebbero ascoltando una canzone con testo, sia nella forma che nel tipo di melodia.

AVETE DALLA VOSTRA ALCUNE PARTECIPAZIONI A FESTIVAL IMPORTANTI E SIETE STATI APRIPISTA PER GLI HAKEN E PLINI. COME SONO ANDATE QUESTE ‘PRIME VOLTE’ E COSA PENSATE DI PROPORRE PER PORTARE DAL VIVO “A MEMORY AND WHAT CAME AFTER”?
Nicolò: – Già a maggio 2023 avevamo fatto un tour europeo e sicuramente quella è stata l’esperienza che più di tutte ci ha fatto fare il ‘salto’ nella qualità dei live. Il tour è un battesimo del fuoco! Comunque, già prima avevamo avuto esperienze live sebbene in contesti più piccoli e ristretti.
Con l’ArcTanGent del 2024 abbiamo fatto il nostro primo live davanti a tremila persone ed è stata un’esperienza unica, l’adrenalina è così alta che non c’è spazio per la tensione, è puro divertimento! Il pubblico apprezzò tantissimo l’esibizione e andò benissimo, così come il live in apertura ad Haken e Plini che ci permise di connetterci con questi artisti, specialmente con gli Haken!
Per quanto riguarda i futuri live il nostro obiettivo è quello di riuscire a portare più strumentisti live sul palco, il sogno sarebbe quello di avere un’intera sezione di fiati e un quartetto d’archi, un po’ alla Snarky Puppy ma metal!

COLLABORAZIONE, RIVALITÀ, CONDIVISIONE, COMPETIZIONE. COME FRATELLI E COME CREATORI DEGLI ASYMMETRIC UNIVERSE, QUALI RAPPORTI SI SONO CREATI DURANTE LA SCRITTURA DELLA MUSICA?
Nicolò: – Durante i primi EP componevamo quasi sempre insieme, poi crescendo è venuto naturale il bisogno di darsi spazi indipendenti in cui prendere un’idea e portarla avanti da soli, in modo da incontrarsi solo nel momento in cui un’idea fosse veramente sviluppata ed aiutarsi solo nella forma (quante volte si ripete ad esempio) e nell’arrangiamento. Devo dire che così è andata molto bene! Ci è voluto molto tempo, comunque, ad equilibrare il rapporto fraterno con quello di co-compositori!

RINGRAZIANDOVI PER IL TEMPO DEDICATOCI, VI LASCIAMO CHIEDENDO QUALI NUOVI PROGETTI AVETE IN MENTE.
Federico: – Per ora stiamo lavorando sulla promozione del disco e sulla possibilità di un tour europeo ma non nego che stiamo già cominciando a pensare a come impostare il prossimo disco. Grazie a voi, è stato un piacere!

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