ATRIARCH – Vita, morte, rinascita

Pubblicato il 07/01/2015 da

Atriarch, uno dei nuovi incontri  più piacevoli che abbiamo fatto negli ultimi anni nell’underground estremo più pesto e oscuro. Una band che – sebbene sia giunta di recente alla prestigiosa firma per Relapse – sta su in pianeta tutto suo, e la cui scorza sonora esteriore, un allucinato e corrosivo mix di death rock, doom, black metal, punk e scorie gotiche che già di per sè è un’autentica mosca bianca nel panorama estremo, è null’altro che la punta di un iceberg. Un iceberg immondo, che sotto la superficie nasconde abissi concettuali innominabili e una visione del mondo distorta, allucinata e calata in un esoterismo morboso e impenetrabile. Parlare col cantante Lenny Smith è stato un po’ come parlare con uno sciamano, o con un santone calato in un un perenne cerimoniale mistico, in preda ad un permanente trip di sostanze allucinogene. Ti parla del mondo con parole semplici e pacate, ma ti rendi conto ben presto che quello che descrive non è affatto ciò che stai vedendo anche tu, e ti chiedi esterrefatto cosa mai stiano vedendo i suoi occhi. Ti rendi conto che lui e la sua band sono in perenne viaggio, messi su un loro cammino, e che seguono uno stile di vita e una visione della realtà che li porta a rovistare negli angoli più bui, mistici e tenebrosi della natura umana…

atriarch - band - 2014

CIAO LENNY, CI DICI COME SONO NATI GLI ATRIARCH, LA GENESI DELLA BAND E GLI OBIETTTIVI PREFISSATI QUANDO AVETE INIZIATO A SUONARE INSIEME?
“Ciao, ‘genesi’ è una bella parola in questo contesto. Abbiamo iniziato a salire la china verso la luce da un insulso brodo primordiale in cui siamo nati, e da lì abbiamo iniziato lentamente a strisciare verso un abisso, verso un oblio che ci ha risucchiati. Non vi è inizio nè fine negli Atriarch. Siamo nati e morti, infinite volte. Per cui, abbiamo realmente iniziato questo progetto, o semplicemente, è sempre esistito? Stiamo solo seguendo il nostro cammino verso un destino pre-deciso, che è li da sempre,e noi siamo in cammino da sempre, eternamente”.

CHE SCOPO HA LA BAND PER VOI NELLE VOSTRE VITE?
“Stiamo riempiendo un vuoto e aprendo un portale allo stesso tempo. Stiamo praticando un foro nel velo. Mentre il mondo si sgretola, noi creiamo in concomitanza con tale desintegrazione e portiamo il nostro equilibrio alla rovina di tutto. Mentre parteciapiamo alla distruzione del mondo, creaiamo e spargiamo semi in giro…”.

DEATH ROCK, DOOM, BLACK METAL… COME SIETE ARRIVATI A SINTETIZZARE UNA SIMILE FORMULA?
“Abbiamo semplicemente fatto ciò che ci viene spontaneo e naturale fare. Nessuno di noi ascolta un solo tipo di musica. Che palle, altrimenti! L’ultima cosa che vogliamo è finire in una categoria così che l’umanità ci possa catalogare come appartenenti a qualche ‘cosa’ fatta da altri. Fanculo!”.

“AN UNENDING PATHWAY” RISPETTO AI LAVORI PASSATI APPARE PIU’ HEAVY, PIU’ ‘METAL’ E IN GENERALE LA COMPONENTE DEATH ROCK APPARE MOLTO MENO PREDOMINANTE E PIU’ ORIENTATA AD ESPANDERE IL SOUND PIU’ CHE A DETTARNE LO STILE COMPLESSIVO, CHE NE PENSI?
“Non saprei, non penso in questi termini. Più o meno di una cosa o di un’altra. Viene come viene, è la nostra arte, non ha regole. Una volta che noi completiamo la nosta arte, verrà vista dal mondo, recepita da neuroni che non sono nostri, e interpretata in un modo che noi non possiamo controllare. Ok, va bene, ma non è detto che la nosta intenzione iniziale sia stata quella percepita in ultima istanza da altri…”.

QUALI SONO LE VOSTRE MAGGIORI INFLUENZE?
“La vita, la morte, il chaos, la rinascita, la bellezza e la nostra relazione con l’oscurità e la luce. La nostra relazione verso un mondo freddo, moribondo e morente”.

COME AVVIENE IL PROCESSO DI SCRITTURA?
“Non credo che ‘scriviamo’ canzoni, ma le ‘evochiamo’, le chiamiamo a noi da dentro, evocandole ad uscir fuori dalle nostre viscere”.

OCCHI, PIRAMIDI, SENTIERI, VIAGGI…. TEMATICHE E SIMBOLOGIE RICORRENTI NELLA VOSTRA ESTETICA. PUOI DIRCI DI PIU’ IN PROPOSITO?
“L’occhio è un passaggio per raggiungere lo spirito. Il sentiero rappresenta questo viaggio appunto dal fuori al dentro fino a raggiungere l’anima. La nostra arte rappresenta questa visione che si irraggia come un fascio di luce dall’occhio, appunto. E’ tutto parte dell”incantesimo’ che stiamo spargendo e di cui siamo noi stessi vittime, intrappolati dentro di esso per l’eternità”.

QUALI CREDI SIANO LE DIFFERENZE CHIAVE TRA “AN UNENDING PATHWAY” E I DISCHI PRECEDENTI?
“Beh, la produzione prima di tutto. Poi ora siamo stati una band da cinque anni ormai. Siamo più coesi, affiatati e in sintonia, e credo che questa cosa su disco si noti”.

QUALI TEMATICHE ESPLORA “AN UNENDING PATHWAY”?
“La vita, la morte, il chaos, la rinascita, e questa versione della realtà cui ci assoggettiamo tutti i giorni. Tutto ciò che è successo, succede e continuerà ad accadere, e tutte e tre le cose allo stesso tempo. E’ solo la nostra percezione che fa sembrare le nostre vite lineari, ma in realtà le cose sono ben diverse”.

COME DICEVI, LA PRODUZIONE DEL DISCO STAVOLTA RISPETTO AL PASSATO E’ OTTIMALE, SPIEGACI COME MAI CI AVETE MESSO UN PO’ AD OTTENERE UN SOUND ALL’ALTEZZA?
“La Relapse stavolta ci ha permesso di ottenere i servizi di Billy Anderson, e lui, si sa, è uno che con i suoni sa il fatto suo”.

COME E’ STATO LAVORARE CON BILLY E COME E’ CADUTA LA SCELTA SU DI LUI PER REGISTRARE?
“Ha canalizzato il nostro sound alla perfezione e allo stesso tempo vi ha aggiunto il suo tocco personale. Lavorare con lui è stato come assumere un quinto membro della band. Incontrarlo e lavorare con lui è successo spontaneamente. Vive a Portland come noi, è venuto ad un nostro concerto, ci siamo conosciuti e siamo diventati amici”.

E INVECE IL CONTRATTO CON RELAPSE COME E’ AVVENUTO?
“Sono una casa perfetta con noi. Sin ora non siamo stati null’altro che felici di lavorare con loro. Li abbiamo conosciuti tramite altri musicisti di Portland che sono nostri amici e li conoscono. Il tutto è avvenuto in maniera molto spontanea”.

SEI CONTENTO DI COME E’ VENUTO IL DISCO O CI SONO COSE CHE CAMBIERESTI?
“Certo che certe cose possono sempre essere migliorate, ma non si può neanche stare lì all’infinito a traccheggiare eternamente senza essere mai felici. Dato il budget e tutto, le nostre capacità e la nostra preparazione, il risultato finale è perfettamente in linea con aspirazioni e aspettative!”.

CREDI CHE GLI ATRIARCH EVOLVERANNO MOLTO IN FUTURO O CHE RESTERANNO ANCORATI AD UNA FORMULA CHE VI AGGRATA?
“Noi stiamo già cambiando e sempre cambieremo. Continueremo a spingerci in territori nuovi. Restare sempre uguali è una cazzo di noia mortale, noi faremo sempre ciò che l’istinto ci dice in un certo momento, e sin ora ci ha sempre guidati a non ripeterci, e dubito che questa cosa cambierà”.

CHE PIANI CI SONO PER L’IMMEDIATO FUTURO?
“Tour della West Coast entro pochi giorni, poi in sala prove a scrivere il prossimo disco appena torniamo a casa.”

CHE BAND TI SONO PIACIUTE ULTIMAMENTE?
“Rome, The Moon Lay Hidden Beneath a Cloud, primi Swans, Corrections House, Statiqbloom, Fio Gras, Wardruna e Godflesh”.

atriarch - lenny smith - 2015

2 commenti
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