BARATRO – Vietato arrendersi

Pubblicato il 30/07/2026 da

Cos’abbia a che spartire un violoncello col noise, il doom, il metal estremo in senso generale, è un mistero risolto già in passato da altre band, che avevano capito quanto le possibilità espressive di questo strumento ben si potessero sposare a un tipo di musica violenta, pesante, minacciosa.
I Baratro, con l’inserimento appunto del violoncellista Matteo Bennici in line-up, sono riusciti a dare un ulteriore contributo a tale materia, proponendo con “No Comply” un disco davvero riuscito, in cui l’impianto musicale di base messo in mostra con il primo EP e il primo album riesce ad accogliere, senza discordanze o problemi di incastro, il nuovo arrivato. Anzi, l’aggiunta di un nuovo membro e le peculiarità del suo strumento sono riuscite a dare una forma nuova al noise/extreme metal della formazione, autrice con “No Comply” di un album dalle atmosfere rare, in bilico tra impatto e fughe verso ambientazioni sinuose, forza d’urto e una strana eleganza.
Una tracklist variegata e non priva di sorprese offre all’ascoltatore un’esperienza uditiva fuori dai canoni, sorprendentemente malleabile e capace di dare vibrazioni positive, per la sua natura, anche a chi non ami solitamente accostamenti di questo tipo.
Di questi aspetti e più in generale delle idee che guidano il gruppo abbiamo parlato con la line-up al completo, scoprendo musicisti entusiasti del progetto e dalle idee molto chiare su cosa vogliano fare e trasmettere con la loro musica.


IL PROGETTO BARATRO NASCE DA UNA COLLABORAZIONE A CAVALLO TRA STATI UNITI E ITALIA, METTENDO ASSIEME MUSICISTI DAL BACKGROUND MUSICALE SIMILARE, IN CERCA DI UNA NUOVA ESPERIENZA. COSA VI HA PORTATO A METTERE ASSIEME IL PRIMO NUCLEO DEI BARATRO E COSA VOLEVATE TRASMETTERE ATTRAVERSO LA BAND?
Dave Curran: – Quando mi sono trasferito in Italia nel 2016, ho sempre pensato di fondare una nuova band qui. Dopo un paio d’anni passati a lavorare come fonico dal vivo per diverse band, finalmente ho avuto il tempo di ambientarmi nella mia nuova casa. La band è nata in modo piuttosto naturale. Io e Federico (Hartridge, chitarre, ndr) ci eravamo conosciuti anni prima, quando ero in tour con i Pigs e lui si occupava del suono al Conchetta (Cox 18). Abbiamo iniziato a suonare insieme poco dopo averne parlato per un po’.
Luca (Antonozzi, batteria, ndr) si è unito a noi mentre stavamo ultimando i brani per il nostro primo disco, e non potevamo essere più entusiasti. Abbiamo rielaborato brevemente i brani e ci siamo ritrovati pronti a registrare e a suonare dal vivo.

PERCHÉ BARATRO? UN BARATRO FISICO, ESISTENZIALE? COSA VI TRASMETTE QUESTA PAROLA?
Luca: – La parola ‘baratro’ nasce da una visione ottimista e spensierata del futuro ovviamente. Scherzi a parte, non c’è un discorso chissà quanto profondo dietro questa scelta. Quando abbiamo avuto bisogno di un nome, volevamo che fosse in italiano e avesse un impatto immediato.
Dave: – Concordo. Infatti ho insistito che il nome fosse in italiano.

L’INSERIMENTO DEL VIOLONCELLO HA CAMBIATO IN MODO SIGNIFICATIVO IL VOSTRO SUONO, AVETE PROPRIO MESSO AL CENTRO DI TUTTO QUESTO STRUMENTO, COSÌ CHE IL VOSTRO INCROCIO DI NOISE, SLUDGE E DOOM PRENDESSE ANGOLATURE MOLTO PARTICOLARI, SENZA ESAGERARE IN SPERIMENTAZIONI O DIVENTANDO TROPPO FUMOSI. COME È CAMBIATO IL VOSTRO MODO DI INTENDERE E COMPORRE MUSICA CON QUESTA NUOVA LINE-UP?
Dave: – L’aggiunta del nostro amico Matteo Bennici nella band, a mio parere, ha elevato il livello delle la composizione in generale. Ha suonato il violoncello come ospite nell’ultimo brano di “The Sweet Smell Of Unrest”, il nostro primo album completo, trasformando un pezzo già scritto in qualcosa di speciale.
Siamo diventati subito amici e gli abbiamo chiesto di unirsi alla band in modo permanente; ha accettato con grande piacere. Abbiamo quindi scritto il nostro ultimo album “No Comply” dalla A alla Z con lui. È stato un processo davvero divertente poter lasciare che le canzoni respirassero un po’ di più, lasciando spazio al violoncello per definire parti e atmosfere.
Matteo: – Come dice Dave, è stato il fattore umano a cambiare le cose. L’inserimento del violoncello non ha nulla di calcolato, è semplicemente lo strumento che suono. Ma ammetto che l’incontro con i Baratro rappresenta per me la realizzazione di un desiderio specifico che avevo da tempo: affiancare il suono del violoncello ad un power trio così poderoso, immergendomi nel suo sound senza pormi come un solista.

QUALE È STATO IL PUNTO DI PARTENZA PER LA CREAZIONE DI “NO COMPLY”?
Dave: – Direi che l’arrivo di Matteo ci ha dato la spinta necessaria per incanalare i nostri sforzi verso qualcosa di più mirato e diretto. Abbiamo avuto la fortuna di scrivere canzoni insieme con molta facilità e senza le interferenze e le sciocchezze dell’ego di una band che tendono a rovinare il risultato finale.
Matteo: – Fin dalla prima prova in quattro c’è stata la curiosità e la ricerca di una composizione che lasciasse spazio al violoncello. Ma abbiamo subito capito che le potenzialità maggiori stavano nel procedere tutti insieme sia nei riff, che nelle atmosfere più rarefatte e persino nelle esplosioni. Credo che questa formula abbia portato ciascuno a percorrere nuove strade con il proprio strumento fino a trovare una sintesi comune.

“THE SWEET SMELL OF UNREST” E “NO COMPLY” PRESENTANO FORTI DIFFERENZE IN TERMINI DI SUONO, NONOSTANTE LA MATRICE NOISE/METAL DI PARTENZA. QUALI SONO AL CONTRARIO I PUNTI DI SOMIGLIANZA E DOVE SI RISCONTRARE CONTINUITÀ TRA I DUE LAVORI?
Luca: – Penso che il suono che abbiamo sviluppato in “Terms And conditions” (primo EP dei Baratro edito nel 2021, ndr) e “The Sweet Smell Of Unrest” come trio fosse sufficientemente granitico da poter accogliere l’innesto di Matteo senza snaturarsi.
Cerchiamo sempre di partire da una base ritmica solida ed ossessiva, con un certo groove possibilmente: a partire da quella Fede e Matteo possono tessere le loro linee melodiche.
A livello di frequenze, il violoncello si inserisce sorprendentemente bene tra quelle che in precedenza saturavamo con basso, chitarra e batteria. Credo che l’elemento di discontinuità principale sia essenzialmente una maggiore propensione alla melodia, come se Matteo riuscisse a tirare fuori una storia implicita nel suono del resto della band. Questo ovviamente ha aperto nuove possibilità in termini di scrittura e reso più epici ed emotivi alcuni climax.

NONOSTANTE LA SINGOLARITÀ DELL’ACCOSTAMENTO TRA IL VIOLONCELLO E UNA MATRICE NOISE E METAL, PENSO CHE “NO COMPLY” SIA UN DISCO ABBASTANZA DIRETTO, CHE NON HA BISOGNO DI UNA CONOSCENZA APPROFONDITA DEL GENERE, O DI UN PARTICOLARE SFORZO DI COMPRENSIONE, PER ESSERE ASSIMILATO E APPREZZATO. AVEVATE TIMORE DI SCRIVERE QUALCOSA DI ‘DIFFICILE’, OPPURE VI SIETE RESI CONTO FIN DALL’INIZIO CHE LE CANZONI AVEVANO UNA LORO SCORREVOLEZZA E SI MANTENEVANO TUTTO SOMMATO ABBASTANZA ACCESSIBILI?
Luca: – Non siamo il tipo di band che sceglie a tavolino un certo tipo di soluzione a discapito di altre. La maggior parte delle canzoni del disco è nata semplicemente suonando insieme in sala, registrando e riascoltando ogni sessione per selezionare le idee migliori e poi svilupparle in canzoni vere e proprie. Ci sono eccezioni a questa regola (la title-track è stata in buona parte scritta da Fede a casa e poi finalizzata ed arrangiata dal resto della band), ma in generale crediamo che le idee migliori nascano dal caos della jam in sala. Citando Brecht: “il caos ha già salvato milioni di vite”.
Matteo:- Scrivere musica ostica richiede lo stesso coraggio di scriverne di molto semplice, la differenza sta appunto nel timore che si ha della risposta propria ed altrui. La nostra musica nasce dal puro piacere di suonare insieme che, personalmente, ho ritrovato dopo diversi anni tra progetti solisti e anche lunghe pause dall’attività musicale. Quindi, per facile o difficile che risulti, credo che “No Comply “trasmetta forte questa energia, anche sul palco.

NEL NUOVO DISCO SONO PRESENTI DIVERSI OSPITI, CHE AGGIUNGONO A MIO AVVISO INTERESSANTI SFUMATURE ALLE SINGOLE TRACCE, CONTRIBUENDO A DARE ETEROGENEITÀ ALL’INSIEME. COME AVETE COINVOLTO I DIVERSI MUSICISTI PRESENTI IN “NO COMPLY”?
Luca: – Come primo criterio per la scelta degli ospiti c’è innanzitutto una relazione umana. Tutti i musicisti che compaiono su “No Comply” sono persone che ovviamente stimiamo e con cui abbiamo, in modi diversi, già avuto degli scambi significativi. La collaborazione su disco è semplicemente un’estensione di discorsi cominciati altrove. A livello musicale abbiamo cercato di lasciare spazio per un intervento che valorizzasse e rispettasse le caratteristiche di ciascuno.

L’ARTWORK DI COPERTINA È CONTIGUO A QUELLO DI “THE SWEET SMELL OF UNREST” E ALLE ROVINE URBANE IN ESSO RAPPRESENTATE, MA CI METTE UN ELEMENTO DIFFERENTE, UN RAGAZZO CHE SI DIVERTE CON IL SUO SKATEBOARD TRA LE MACERIE. COSA VUOLE RAPPRESENTARE QUESTA IMMAGINE?
Luca: – Il ragazzo in copertina è Rajab al Reefi, uno skater di Gaza che con il suo team organizza attività ricreative per i ragazzi della comunità ed ha continuato a farlo per tutta la durata del genocidio marchiato USA/Israele. L’incredibile coraggio che la popolazione palestinese dimostra da sempre dovrebbe se non altro insegnarci che nessuna resistenza è futile e che la speranza è qualcosa per cui lottare. Se loro non si arrendono nell’inferno che gli viene imposto, noi che scusa abbiamo?

SUL PIANO TESTUALE QUALI TEMI AFFRONTATE? AVETE CAMBIATO QUALCOSA NEL MODO DI SCRIVERE LE LIRICHE, RISPETTO ALL’ESORDIO?
Dave: – Ho sempre scritto testi in modo piuttosto vago, lasciando spazio all’interpretazione dell’ascoltatore. Per “No Comply” è stato un po’ diverso. Il mio malessere generale riguardo alla situazione attuale (e degli ultimi anni) a livello mondiale mi faceva perdere il sonno e mi faceva stare male fisicamente. Inevitabilmente, tutto ciò si è riversato nei testi che ho scritto in quel periodo.

LA BAND NASCE ANCHE PER MERITO DI UNA COMUNE FREQUENTAZIONE DI UNO DEI PIÙ NOTI CENTRI SOCIALI MILANESI, IL COX 18. NEGLI ULTIMI ANNI QUESTI SPAZI STANNO AVENDO SEMPRE PIÙ DIFFICOLTÀ AD ESISTERE, PER VARI MOTIVI. COME VEDETE IL LORO FUTURO E QUANTO PESO RITENETE CHE ABBIANO ANCORA PER CERTA CULTURA UNDERGROUND, MUSICALE E NON?
Luca: – Credo di parlare a nome di tutti gli italiani della band quando dico che senza la rete dei centri sociali probabilmente non saremmo mai entrati in contatto con un certo tipo di realtà, sia a livello musicale che politico.
Io ho vissuto a Bologna per tredici anni, in cui la frequentazione di luoghi come Atlantide ed XM mi ha letteralmente cambiato la vita. La possibilità di formarsi ed esprimersi in spazi liberati dalla dittatura della transazione economica è un qualcosa che abbiamo dato per scontato per troppo tempo, ed oggi è evidente come scontato non lo fosse affatto. È la classica crepa nel sistema da cui entra un raggio di luce, e non si è aperta da sola: è successo grazie alla visione collettiva e allo sforzo generazionale di persone che hanno cercato di attualizzare un’altra idea di mondo.
Il futuro è di chi avrà ancora la forza di sporcarsi le mani e acquisire la consapevolezza che nessuna libertà e nessun diritto esistono al di fuori della lotta.

AVETE GIÀ INIZIATO A SUONARE DAL VIVO CON LA FORMAZIONE A QUATTRO. COME STA ANDANDO? CHE RISPOSTE STATE RICEVENDO DAL PUBBLICO E COME VI STATE TROVANDO VOI IN QUESTA SITUAZIONE?
Luca: – Ad esprimersi sull’accoglienza che la propria musica riceve dal pubblico si rischia sempre un po’ l’autocelebrazione, ma penso di poter dire che generalmente la risposta ai concerti finora sia stata molto positiva, sia da parte di chi ci aveva conosciuto come trio, sia da parte di chi ci ha scoperto con “No Comply”.
Dal punto di vista interno della band, salire in furgone e andare a suonare è semplicemente un momento di gioia, ma questo lo sapevamo già.

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