BEFORE THE RAIN – Gocce Di Malinconia

Pubblicato il 07/10/2011 da

Il Portogallo non é esattamente l’Eldorado dell’heavy metal. Eppure, ogni tanto, spunta all’orizzonte dal nulla qualche nome che rende il Paese lusitano protagonista: non c’è bisogno di ricordarvi i Moonspell, né forse gli Heavenwood, rinati dopo anni di silenzio; e poi gli Ava Inferi, creatura guidata da un norvegese ma trapiantata in Portogallo. Da Setubal, incidenti per la nostra Avantgarde Music, da buon ultimi sono arrivati i Before The Rain, sebbene il combo non sia esattamente di primo pelo. L’essenza triste e malinconica del fado viene spesso associata ai gruppi provenienti dal Portogallo e certamente anche i Before The Rain non si risparmiano nel dipingere paesaggi nostalgici, sofferenti e devoti al dolore, quasi come se avessero da scontare in questa vita un pegno improbo o un karma positivo di dimensioni immani. Il chitarrista, tastierista e principale songwriter dei BTR, Valter Cunha, ci introduce ai segreti della sua band…

CIAO, VALTER, E BENVENUTO SU METALITALIA.COM! I BEFORE THE RAIN SONO TUTTO SOMMATO UNA NOVITA’ PER IL PUBBLICO ITALIANO, TI VA DI PRESENTARE LA BAND ATTRAVERSO QUALCHE NOTA BIOGRAFICA?
“Ciao! Prima di qualsiasi altra cosa lascia che vi ringrazi per lo spazio concessoci! I Before The Rain nacquero nel 1997, quando due amici – io e Carlos D’Agua (primo cantante della band, ndR) – iniziammo a mettere assieme qualche brano acustico; all’epoca ascoltavamo molto gruppi quali Arcana, Stoa, Chandeen, ma ben presto realizzammo che la sola chitarra acustica non era abbastanza per esprimere la nostra arte, così ci orientammo verso la ‘musica pesante’, diciamola così. Come tante altre formazioni, abbiamo avuto i nostri cambi di line-up, riuscendo a registrare un demo nel 2001; ma è stato fino al 2004 che non siamo riusciti ad avere elementi stabili; da lì in avanti le cose sono migliorate, fino alla pubblicazione del debutto ‘One Day Less’. Altri cambi di line-up sono arrivati, senza che però scalfissero la solidità della band: è stato comunque duro far integrare i nuovi ragazzi al nostro modus operandi. Molto materiale è stato scritto in questi ultimi anni e ciò ci ha permesso di arrivare finalmente a ciò che siamo ora”.

COME CI HAI DETTO, I BEFORE THE RAIN SONO NATI NEL 1997, UN ANNO IN CUI IL DOOM-GOTHIC METAL ANDAVA ALLA GRANDE: C’ERA LA CORRENTE BRITANNICA, LA CORRENTE OLANDESE, QUALCHE BAND POLACCA E POI, ARRIVANDO ALLA PENISOLA IBERICA, MOONSPELL E HEAVENWOOD. COME TI RAPPORTAVI A QUESTO TIPO DI METAL IN QUEI TEMPI? COSA PREFERIVI ASCOLTARE?
“Be’, nel 1997 ero costantemente (ma lo sono ancora adesso!) sotto l’influenza delle band della Cold Meat Industry. C’era tanta sperimentazione allora e un sacco di formazioni che amavano esplorare i propri confini, trovando nuovi modi per esprimersi. Uno dei miei gruppi preferiti di allora erano i The Cranes, che hanno fatto gran musica per vent’anni, e ironicamente sono pressoché sconosciuti e non hanno mai avuto i riconoscimenti che si meriterebbero. I Moonspell sono molto importanti per la scena metal portoghese, perché in effetti loro sono l’unica band che è riuscita a sfondare anche all’estero; ma da noi ci sono almeno altre due formazioni che sono da nominare, pur non avendo mai avuto nessuna copertura mediatica estera: i Mao Morta, che fanno avantgarde rock, e i Bizarra Locomotiva, industrial. Forse il fatto che entrambe cantino in portoghese ha chiuso loro molte porte, eppure quanti gruppi norvegesi sono stati accolti bene nonostante il cantato in lingua madre; per non parlare poi del fenomeno Rammstein…”.

BENE, VENIAMO DUNQUE AL VOSTRO NUOVO ALBUM, “FRAIL”, PUBBLICATO DOPO QUATTRO ANNI DI ‘SILENZIO’. CI RACCONTI QUALCOSA RIGUARDO LA SUA COMPOSIZIONE E IL VOSTRO APPROCCIO ALLA REGISTRAZIONE DOPO UN COSI’ AMPIO TEMPO?
“Solitamente io tendo ad identificare il primo album come il ‘disco della purga’: ovvero dove ci si depura di tutte le influenze che hanno guidato un gruppo durante i suoi primissimi anni di vita. Nel nostro caso, infatti, alcuni riff di ‘One Day Less’ erano stati scritti nei Nineties addirittura. Con il nuovo ‘Frail’ abbiamo avuto diversi obiettivi, idee differenti e i due anni e mezzo trascorsi senza scrivere ci hanno cambiato il modo di intendere il songwriting. Abbiamo così scritto i pezzi e li abbiamo pre-prodotti, iniziando successivamente le registrazioni vere e proprie. Queste, però, ci hanno portato via parecchio tempo, perché affinché il risultato ci compiacesse abbiamo ri-registrato tutte le parti di chitarra. Abbiamo usato più di una tecnica in studio, inoltre il fatto di poter mixare e masterizzare ‘Frail’ in uno studio professionale ha fatto sì che il risultato finale sia il più professionale da noi mai ottenuto”.

MI PIACE MOLTO IL COVER ARTWORK, SEBBENE MI RICORDI UN PO’ QUELLO DI “WISH I COULD DREAM IT AGAIN…” DEI NOSTRI NOVEMBRE (ENTRAMBI HANNO UNA BARCA A REMI IN ROVINA COME SOGGETTO PRINCIPALE). MI PUOI SPIEGARE IL SUO SIGNIFICATO E IL COLLEGAMENTO ALLE LYRICS?
“Fin dal primo giorno abbiamo deciso di volere una cover semplice per ‘Frail’, niente di troppo elaborato e con pochissimi elementi al suo interno. La prima canzone che abbiamo scritto per l’album si chiama ‘Breaking The Waves’ ed è incentrata sul mare. Aggiungendo che il Portogallo ha un importante passato storico navale (dovuto più che altro alla colonizzazione del 15° e 16° secolo), ci è sembrato appropriato avere un’immagine di copertina con riferimenti marini. Per quanto riguarda i testi, mi spiace ma non mi posso soffermare troppo, in quanto vengono scritti da Pedro Daniel (bassista, ndR); io mi occupo delle musiche e scelgo i titoli delle canzoni, dai quali di solito Pedro prende ispirazione per le sue particolari lyrics. Se vuoi  la mia personale interpretazione, allora ti dico che per me la cover rappresenta la fragilità dell’esistenza umana”.

L’EX CANTANTE DEI MORGION, GARY GRIFFITH, E’ IL VOSTRO NUOVO CANTANTE. LUI E’ AMERICANO, COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO E COME E’ ENTRATO NEI BEFORE THE RAIN? CREDO FRA L’ALTRO CHE SIA PERFETTO PER LA VOSTRA MUSICA…
“Ho conosciuto Gary nel 2003, quando lui era in tour in Europa con i Morgion; da allora ci siamo tenuti sempre in contatto. Quando è avvenuto lo split con Carlos, eravamo del tutto senza idee su chi potesse cantare sul disco e all’inizio pensammo di far cantare due o tre vocalist con un paio di tracce ciascuno. Quindi abbiamo chiesto anche a Gary se poteva registrare un demo di prova su qualche pezzo, così da vedere se la sua voce funzionava sui nostri brani. Quando ricevemmo indietro i demo, be’…fummo talmente entusiasti che non potemmo fare a meno di chiedergli se gli andava di cantare su tutto l’album! Gary accettò e, una volta che ‘Frail’ fu completato in ogni sua parte, ci siamo seduti a tavolino, abbiamo riflettuto e poi gli abbiamo proposto di diventare membro ufficiale dei Before The Rain, il tutto nella previsione futura di scrivere nuovo materiale con la sua voce ben chiara in testa. Si è dimostrato onorato della richiesta e ci ha risposto positivamente; e ti posso dire che siamo già al lavoro su dei nuovi brani. Oltretutto Gary compone, quindi per me sarà anche un confronto stimolante su dove andrà a parare l’assetto musicale del gruppo”.

PENSO CHE IL VOSTRO STILE SIA PIUTTOSTO ORIGINALE E PERSONALE – E CON LA VOCE DI GARY ANCORA DI PIU’ – MA IL GENERE IN CUI RIENTRATE E’ BEN DEFINITO DA CERTE COORDINATE, CHE SPESSO SONO PIU’ EMOZIONALI CHE REFERENTI A TECNICHE MUSICALI. QUALE TIPO DI SENTIMENTI, QUINDI, VOLETE ESPRIMERE CON LA MUSICA DEI BEFORE THE RAIN?
“Con una sola frase, ti potrei riassumere il concetto in ‘non mi va di scrivere canzoni allegre, lo lascio fare agli altri…”. Il mio songwriting è diventato un processo di catarsi nel quale il negativo, la frustrazione e la rabbia che albergano in me vengono riversati in composizioni di dieci, quindici o anche venti minuti. L’essere umano è però una creatura ambivalente, così, a differenza di quanto molti potrebbero pensare, noi non siamo solamente tristi. Scrivere questi brani è per me un purificarsi. In qualche modo la natura triste del mio essere si lega alle canzoni e si stacca da me, e spero che chi ascolta i Before The Rain capisca ciò e lo condivida”.

I BRANI CHE AVETE COMPOSTO PER “FRAIL” POSSONO ESSERE DIVISI IN ‘MOLTO LUNGHI’ E ‘UN PO’ MENO LUNGHI’. SO CHE L’UNICO PEZZO CHE AVETE COMPOSTO SOTTO I CINQUE MINUTI E’ “PARAGRAPH”, CONTENUTO IN “ONE DAY LESS”. COME DECIDETE QUANDO E DOVE INTERROMPERE LA CREAZIONE DI UN PEZZO?
“Non c’è nessuna regola, in realtà. Seguiamo solo quello che sentiamo nello stomaco. Però immagino che questa nostra caratteristica, sebbene non sia per nulla volontaria, possa essere vista come il nostro trade-mark o una sorta di ‘firma’ alle composizioni. Prendendo ad esempio la title-track, ti posso dire che era praticamente completata; poi però sono arrivato in studio con il riff portante che sorregge la seconda parte e da lì mi sembrava giusto proseguire e vedere dove andava a finire il pezzo. Penso che portare nuovi e freschi elementi ai brani sia sempre positivo, nuove idee, nuove soluzioni. Non mi piace vedere la nostra musica come qualcosa di strettamente definito, con linee-guida ferree. La vedo più come fosse un libro aperto; ed infatti, come ti dicevo prima, stiamo già lavorando a quello che sarà il terzo capitolo…e ti posso anticipare che sarà almeno un paio di passi avanti in quanto a progressione sonora”.

LA AVANTGARDE MUSIC E’ LA VOSTRA NUOVA ETICHETTA, UNA DELLE MIGLIORI LABEL EUROPEE IN AMBITO UNDERGROUND OSCURO ED ESTREMO. COSA CI PUOI DIRE RIGUARDO ALL’ACCORDO? E CI PRESENTI UN PO’ IL NUOVO SPLIT CHE AVETE PREPARATO CON GLI SHAPE OF DESPAIR?
“La Avantgarde Music ha mostrato subito un grande interesse verso i Before The Rain, fin dal primo ascolto del disco. Ci siamo così impegnati per raggiungere un accordo che soddisfacesse entrambe le parti, e finora la label sta facendo un buon lavoro. E’ un onore poter chiamare ‘casa’ un’etichetta che ha e ha avuto nel suo roster tantissimi gruppi influenti e seminali della scena. Gli Shape Of Despair sono miei vecchi amici e per tanto tempo abbiamo discusso riguardo alla possibilità di pubblicare qualcosa assieme; finalmente il momento è quello giusto ed ecco uno split-CD. Loro hanno registrato una cover dei Lycia (‘Estrella’, ndR), mentre anche noi inizialmente volevamo fare una cover, precisamente dei The Cranes, di cui ti parlavo sopra. Però poi, durante un paio di prove, abbiamo tirato fuori l’inedito ‘Somewhere Not There’ e ci è sembrato troppo buono come pezzo per conservarlo per il futuro. Vorrà dire che lavoreremo sulla musica dei The Cranes, chissà…”.

UNA CLASSICA DOMANDA PER CONCLUDERE: COS’AVETE IN PROGRAMMA PER PROMUOVERE DAL VIVO “FRAIL”?
“Suoneremo al Dutch Doom Day di Rotterdam il 12 novembre prossimo, assieme a band come 11th Hour e Black Oath. Inoltre stiamo schedulando alcune date nell’Europa Centrale, speriamo di poterle ufficializzare a breve”.

OK, E’ TUTTO, VALTER. TI RINGRAZIO MOLTO E TI LASCIO IL COMPITO DI CHIUDERE LA CHIACCHIERATA…
“Grazie di nuovo per l’opportunità! L’Italia è stata un mercato che ci ha sorpreso molto ed in positivo durante l’ultimo anno, quindi ci piacerebbe davvero venire a suonare da voi il prima possibile. Supportate i gruppi e le etichette, andate ai concerti, comprate gli album e il merchandise! Senza tutto questo non ci saranno così tante nuove band in futuro, quindi pensateci due volte prima di aderire alla politica del download selvaggio. Peace!”.

 

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