BEHOLDER – Iniezione letale!

Pubblicato il 25/09/2004 da


Giungono alla loro terza fatica i milanesi Beholder, e noi di Metalitalia.com non ci siamo lasciati sfuggire la possibilità di intervistare uno dei cantanti della band, il simpatico Patrick, autore principale della musica del gruppo. “Lethal Injection” è senza dubbio il miglior disco della band, e ce lo conferma anche il suo autore, durante questa piacevole chiacchierata.

BENE PATRICK, TANTO PER COMINCIARE VORREMMO SAPERE DA TE QUALI SONO, A TUO AVVISO, LE DIFFERENZE PRINCIPALI E I PUNTI IN COMUNE DEI VOSTRI TRE DISCHI.
“Direi che le differenze principali riguardano in primis il sound e, in secondo luogo, ci sono grosse differenze a livello di immagine. ‘The Legend Begins’ era il classico disco di power sinfonico italiano, molto tirato e zeppo di cori epici, e questa fu la nostra prima immagine. Col secondo album (‘Wish For Destruction’ n.d.a.) il suono diventa più aggressivo, ma abbiamo cercato di prediligere ancora canzoni veloci e abbiamo mantenuto inalterato l’impatto delle stesse a livello lirico. Direi che in quell’occasione c’era stato il forte desiderio di creare un sound più cattivo irrubostendolo con qualche riffs thrash e, conseguentemente, anche il nostro look ne risentì. “Lethal Injection” si presenta invece come un prodotto più ‘eclettico’, con alcuni brani aggressivi ed istintivi, e mid-tempo più ragionati; abbiamo prestato anche molta più attenzione alle melodie e agli arrangiamenti. Il look è cambiato sia a livello di immagine della band, sia a livello di artwork, quindi grafico. Era nostra precisa intenzione distaccarci il più possibile dalla scena power nostrana, non perchè questa non ci piace, bensì per renderci più riconoscibili e personali possibile. Decisiva e rischiosa in questo senso, è stata la scelta della copertina, il cui soggeto non è il solito disegno fantasy della maggior parte di questo genere di dischi, ma la foto di una persona vera e propria. E’ una copertina che sicuramente colpisce, ma siamo ben consci che non a tutti potrebbe piacere, però credo che essa possa essere comunque apprezzata seguendo i testi delle canzoni”.

SAPPIAMO CHE I TESTI RUOTANO INTORNO AL CONCETTO DI FOLLIA UMANA, “LETHAL INJECTION” POTREBBE ESSERE DEFINITO COME UN CONCEPT?
“No, non si tratta di un concept, ma come dici tu, quasi tutti i testi seguono lo stesso filo conduttore che è quello della follia umana. Essi però sono tutti slegati tra loro: alcune sono storie inventate da me, altri prendono spunto da romanzi di alcuni scrittori come nel caso di ‘Mr. Grady’, che si ispira a ‘Shining’ di Stephen King anche se, onestamente ricalca maggiormente l’omonimo film di Kubrick. Ci sono anche canzoni come ‘Daydream’, i cui contenuti costituiscono un capitolo a parte. Questa infatti è una specie di inno alla libertà, libertà intesa come possibilità di inseguire i propri sogni, è un invito a cercare di realizzare i propri sogni. Poi c’è ‘Far Away’, una ballad molto triste che parla d’amore ed, infine, ‘Lay Down The Law’ che, per fare una battuta è un pò la ‘Rotta X Casa Di Dio’ dei Beholder! (risate n.d.a.). Per il resto i testi sono incentrati sull’argomento che abbiamo detto all’inizio, cercando di analizzare anche fenomeni come la depressione e lo sdoppiamento della personalità”.

THE OVERLOOK HOTEL” E’, A MIO AVVISO, UN’INTRO MOLTO ORIGINALE, FUORI DAI SOLITI SCHEMI DEL POWER, CHE RIESCE A RAPPRESENTARE E A FAR RESPIRARE L’ATMOSFERA DI UN FILM COME “SHINING A CHIUNQUE L’ABBIA VISTO. CREDI CHE IN FUTURO TENTERETE ANCORA SIMILI ESPERIMENTI?
“Sicuramente, ci piace da matti realizzare questo tipo di intro. Tra l’altro questa è stata registrata in uno studio diverso da quello in cui abbiamo realizzato il disco. Precisamente Mark (il tastierista n.d.a.) ha lavorato a Milano nello studio del nostro fonico. Si è occupato lui di tutto, io gli ho dato solo l’idea, ma lui conoscendo il film, ha fatto un lavoro eccezzionale e, a lavoro ultimato, non potevo che complimentarmi con lui in tutta sincerità”.

“LETHAL INJECTION” E’, A MIO AVVISO, IL VOSTRO MIGLIOR DISCO ED IL PIU’ ORIGINALE. AL MOMENTO DI COMPORRE E REGISTRARE VI SIETE IMPOSTI QUALCOSA, O QUELLO CHE SENTIAMO E’ NATO IN MANIERA DEL TUTTO NATURALE?
“Ma guarda, personalmente ti dico che è stato un processo del tutto naturale. Questa volta mi sono sentito più libero di sperimentare in fase di composizione; sai, gli altri due dischi erano dei concept e dovevano seguire delle coordinate prestabilite. per farti un esempio, in ‘Wish For Destruction’ mi sarebbe piaciuto inserire una ballad, ma trattandosi quella di una storia futuristica, capisci che non sarebbe c’entrata nulla col contesto in cui avrei dovuto metterla. Per cui decisi di rimandare tutto al prossimi disco, ed infatti in ‘Lethal Injection’ è presente la ballata di cui abbiamo appena parlato. In più, c’è da dire che la casa discografica non ci ha dato nessuna indicazione; abbiamo fatto tutto ciò che volevamo, riuscendo a realizzare un disco che spazia da un’atmosfera all’altra”.

COME E’ STATO COLLABORARE CON ROBERTO TIRANTI, E COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LUI?
“Come ho già detto l’idea della ballad è stata mia, avevo voglia di scrivere qualcosa basato sull’amore, in particolare sui rapporti a distanza, trattandosi questa di una mia esperienza personale. Avevo deciso di duettare con Roberto, sicuro che lui avrebbe accettato per l’ottimo rapporto che ci lega. Non è stato assolutamente un modo per farci una pubblicità del tipo ‘Roberto Tiranti dei Labyrinth insieme ai Beholder’, questo non mi interessava assolutamente, avevo solo voglia di soddisfare un mio desiderio artistico, ossia far cantare ad altri una cosa scritta da me. Sono rimasto veramante soddisfatto del risultato ottenuto”.

A LIVELLO DI SOUND CREDO CI SIANO DELLE IMPORTANTI NOVITA’. LE CHITARRE MACINANO RIFFS MOLTO CLASSICI CHE SI CONTRAPPONGONO, E NEL CONTEMPO SI AMALGAMANO A PERFEZIONE, CON UN USO ABBASTANZA MODERNO DELLE TASTIERE. CHE NE PENSI?
“Mi ritengo d’accordo con quello che dici. In fase di arrangiamento abbiamo dato alle chitarre un ruolo basilare per quel che riguarda le ritmiche, poi gli assoli danno decisamente un tocco in più. Myer è molto bravo in questo senso, fa assoli di gusto che mi piacciono molto; non mi piacciono quei chitarristi che fanno sedicimila note al secondo! per quel che concerne le tastiere, Mark fa una ricerca del sound senza lanciarsi in scale mostruose”.

SO CHE RECENTEMENTE AVETE ACCOMPAGNATO I VISION DIVINE PER UN TOUR ITALIANO. COME SONO ANDATE LE COSE?
“E’ stata una bellissima esperienza che all’inizio ci ha lasciato un pò spiazzati,in quanto non ci aspettavamo addirittura un invito direttamente da Olaf Thorsen. Abbiamo naturalmente accettato la sua proposta e abbiamo aperto tutte le date del loro tour italiano, è stata un’ottima possibilità per noi per poter suonare dal vivo. Sai, il nostro disco, uscendo d’estate, non ci avrebbe potuto offrire la possibilità di fare immediatamente un tour, quindi quella di suonare coi Vision Divine è stato un modo per iniziare a proporre il nuovo materiale anche dal vivo”.

MA QUEST’AUTUNNO CONTATE DI FARE ALTRE DATE DAL VIVO?
“Sì, sicuramente. Chiusa la parentesi estiva con la presentazione del nostro nuovo disco al Transylvania Live di Milano, contiamo di fare un tour italiano da headliner tra ottobre e novembre”.

PATRICK, SO CHE QUEST’ANNO HAI ESORDITO ANCHE COME SCRITTORE, SEI SODDISFATTO? DARAI UN SEGUITO A QUESTA TUA NUOVA CARRIERA?
“Questo è stato l’anno delle sorprese. Sono riuscito a realizzare questo mio sogno, anche se il libro è uscito per un editore torinese, molto piccolo. Sto già lavorando al secondo romanzo, anche se vorrei riuscirlo a pubblicare per una casa più grossa. Scrivere un romanzo intero, è per me fonte di grande soddisfazione”.

SIAMO ARRIVATI ALLA FINE, VUOI LASCIARE UN MESSAGGIO AI NOSTRI LETTORI?
“Ragazzi, spero di vedervi tutti ai nostri concerti. Rimanete sintonizzati perchè da otttobre, ricominceremo a devastare un pò di palchi!”.

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