BE’LAKOR – Clean vocals? No way!

Pubblicato il 25/01/2010 da

Il 2009 è stato senza alcun dubbio un anno carico di uscite interessanti per la scena death metal: per il settore melodico “Stone’s Reach”, secondo album degli australiani Be’lakor, è stato senza alcun dubbio una delle sorprese più belle. L’essere australiani e suonare death metal non ha sicuramente giocato a favore della formazione che, conscia della difficoltà di diffondere la propria musica in un territorio così vasto, non si è persa d’animo e ha trovato in internet il miglior alleato per spargere il proprio verbo. Abbiamo contattato il tastierista della band, Steve Merry, che si è dimostrato disponibile e loquace nel rispondere a tutti i nostri quesiti sulle tappe che hanno segnato la vita della band e che in modo più o meno diretto li hanno visti avvicinarsi al nostro Bel Paese. Eccovi quindi il resoconto della nostra chiacchierata: dopo la lettura, se ancora non l’avete fatto, non dimenticate di buttare l’orecchio sulle tracce presenti sul loro MySpace… siamo certi che non ve ne pentirete!

CIAO STEVE, COSA SUCCEDE DI BELLO A MELBOURNE?
“Ciao, e grazie per l’intervista. In questo momento a Melbourne ci stiamo avvicinando a metà dell’estate. Il caldo è veramente opprimente! I ragazzi della band preferiscono le stagioni meno calde. La nostra sala prove va letteralmente a fuoco in questo periodo dell’anno!”.

SIETE UNA BAND RELATIVAMENTE NUOVA NELLA SCENA METAL, TI ANDREBBE DI INTRODURVI AI NOSTRI LETTORI?
“Nessun problema. Siamo i Be’lakor, siamo australiani e suoniamo metal melodico. Ci siamo formati a fine 2004, abbiamo dato alle stampe il nostro primo album ‘The Fail Tide’ nel 2007, e da poco siamo tornati con un secondo album ‘Stone’s Reach’ nel 2009. Essenzialmente siamo una band di death metal melodico anche se alcuni fan e recensori dicono che abbiamo elementi doom e progressivi nella nostra musica. Il gruppo consiste di cinque elementi: io (Steve Merry, tastiere/piano), George Kosmas (voce/chitarra), Shaun Sykes (chitarra), John Richardson (basso) and Jimmy Vanden Broeck (batteria)”.

PARTIAMO CON IL NOME DELLA BAND: È FORSE LEGATO A WARHAMMER (IL GDR, NDR)? CHI HA CONCEPITO IL LOGO DELLA BAND?
“Esatto, il nome arriva da Warhammer. Alcuni componenti del gruppo era soliti giocarci e abbiamo pensato che la parola Be’lakor fosse interessante e insolita per un nome di band. Ci piaceva molto il modo in cui suonava: la connessione con Warhammer non è quindi così forte come qualcuno potrebbe pensare. Il logo è stato realizzato da Marc Campbell della Svartwerk (agenzia di Art & Design, ndR) all’incirca nel 2006. Marc è il vocalist degli Ne Obliviscaris di Melbourne, dei nostri buoni amici. E’ veramente un talentuoso graphic designer!”.

ABBIAMO DESCRITTO LA VOSTRA MUSICA COME UN RIUSCITO MIX DI SONORITA’ DI GOTHENBURG, OSCURE E TRISTI MELODIE CONDITE CON UN TOCCO DI PROGRESSIVE. PENSI CHE LA DESCRIZIONE SIA AZZECCATA?
“Conveniamo con il fatto che il nostro obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra melodie memorabili, atmosfere oscure ed un songwriting creativo, senza dubbio. La connessione al suono svedese è comprensibile pensando alle origini di band come In Flames e Opeth, che nei loro primi lavori rappresentano senza alcun dubbio delle nostre influenze”.

COME VI DESCRIVERESTE A QUALCUNO CHE NON VI HA MAI ASCOLTATO?
“L’unica cosa sensata che possa dire è di ascoltare la nostra musica per poter trarre delle conclusioni! Penso che la cosa migliore sia scegliere una delle nostre tracce ed ascoltarla almeno due o tre volte per riuscire ad apprezzare al meglio la nostra proposta musicale. Gli estimatori del death melodico potranno senza alcun dubbio apprezzare la nostra musica”.

LA CRITICA SEMBRA AVER ACCOLTO CALDAMENTE IL VOSTRO ULTIMI LAVORO: QUAL È STATO IL MIGLIORE ED IL PEGGIORE COMMENTO DA PARTE DI UN RECENSORE?
“Sì, ci ha fatto molto piacere constatare che molti recensori e fan hanno apprezzato il nostro nuovo album: è una bella sensazione considerando che abbiamo lavorato duramente per oltre due anni su ‘Stone’s Reach’. I migliori e più gratificanti commenti sono arrivati ovviamente dai nostri fan: siamo contenti che sia piaciuto loro, perché l’ultima cosa che vorremmo è dare alle stampe un album che non li faccia contenti. Ci hanno fatto piacere anche le numerose recensioni dove i recensori hanno speso molto tempo ascoltando l’album, in particolare per apprezzare alcuni degli aspetti più creativi che abbiamo inserito nel processo creativo. Se invece ragioniamo in termini di recensioni negative, dobbiamo dire che ovviamente l’album non è piaciuto a tutti. Non ci arrabbiamo mai se i commenti sono motivati e ragionevoli. Gli unici casi in cui ci sentiamo infastiditi è quando ci accorgiamo che il recensore di turno ha ascoltato l’album solo una volta prima di fare comparazioni con altre band e liquidare il nostro lavoro con un ‘poco creativo’ o ‘noioso’. Ovviamente quando si ha a che fare con musica complessa è naturale che ci voglia del tempo per assimilarla e comprenderla appieno”.

UN PO’ OVUNQUE VI SI ACCOMUNA AD UNA COPIA DEGLI OPETH: ANCHE SE AVETE PUBBLICATO SOLO DUE ALBUM PENSIAMO CHE ABBIATE UN SUONO DISTINTIVO. QUALI SONO LE BAND CHE VI HANNO INFLUENZATO MAGGIORMENTE?
“Grazie! Sono d’accordo sul fatto che il nostro suono sia in qualche modo riconoscibile da chi conosce il nostro stile. All’interno della band abbiamo una grande varietà di influenze dato che differiscono molto da membro a membro. A George piacciono molto band come Pink Floyd, King Crimson e Queen, e penso che la cosa si possa sentire chiaramente nella musica che scrive. Ascolta anche cose più estreme come Cannibal Corpse, Emperor, Nile e Burzum… solo per nominarne alcuni. Personalmente mi piace molto il metal melodico come Agalloch, Enslaved, Opeth e molte cose folk, in particolare la musica celtica. E’ vero che comunque gli Opeth (specialmente il periodo ‘Morningrise’/’My arms, Your Hearse’) siano una nostra forte influenza soprattutto per quanto riguarda le strutture delle canzoni e il loro gusto per le composizioni più articolate”.

ABBIAMO APPREZZATO SOPRATTUTTO LA SCELTA DI VOLER CONTRAPPORRE IL GROWL CAVERNOSO CHE SI STAGLIA ALLA PERFEZIONE CON LE PARTI PIÙ MELODICHE. PENSI CHE IN FUTURO TROVERANNO POSTO IL CANTATO PULITO E DELLE VOCI FEMMINILI NELLA VOSTRA MUSICA?
“Non penso che utilizzeremo mai voci pulite nella nostra musica. Il motivo principale sta nel fatto che nessuno di noi è abbastanza bravo a cantare pulito. Per cantare pulito devi avere per forza un cantante capace: essere discreti o sufficienti non basta. Posso dire con sicurezza che non cadremo mai in tentazione di utilizzare voci pulite nei ritornelli e growl nei versi. La voci femminili potrebbero anche trovare un posticino nelle nostre composizioni, ma anche se dovessero trovarlo non è niente che abbiamo discusso a tavolino o di cui sentiamo un desiderio irrefrenabile”.

COSA VI INFLUENZA MAGGIORMENTE NEL PROCESSO CREATIVO? MUSICA, LIBRI, FILM?
“La parte musicale del nostro processo creativo è influenzata da qualsiasi cosa abbiamo ascoltato nelle nostre vite fino a quel punto: tutto prende parte a dare una forma alla nostra musica. Dal punto di vista lirico siamo influenzati dalla mitologia, natura, scienza, filosofia ed ogni idea che ci incanti. Solitamente prendiamo queste idee e creiamo dei brevi racconti da utilizzare come liriche: a volte i nostri testi sono semplicemente dei piccoli poemi o riflessioni”.

CHI COMPONE LA MUSICA DEI BE’LAKOR? LAVORATE IN TEAM O FATE CONFLUIRE LE IDEE DEI SINGOLI IN UNA CANZONE?
“Tutti i membri contribuiscono con riff e idee anche se qualcuno contribuisce in modo maggiore rispetto ad altri. Il nostro processo di scrittura è cauto e scrupoloso: partiamo da dei riff e come gruppo scegliamo quali vale la pena utilizzare per poi unirli, spesso cambiando tonalità, metrica e velocità ed aggiungendo delle armonie. Spesso smantelliamo completamente ciò che abbiamo fatto ripartendo nuovamente da zero se non siamo soddisfatti di come suona o se non scorre come dovrebbe. Partiamo sempre con la musica e aggiungiamo i testi a canzone conclusa. Spesso i testi sono scritti specificatamente con la canzone in testa mentre altre volte scriviamo il testo e poi scegliamo a quale canzone potrebbe abbinarsi meglio. Entrambe le modalità funzionano bene e producono risultati differenti. Dal mio punto di vista la fase creativa è uno degli aspetti più divertenti e godibili dell’essere parte di una band”.

L’AUSTRALIA NON È UNA TERRA FAMOSA PER IL DEATH METAL MELODICO: QUANTO È STATO DIFFICILE SENZA UN’ETICHETTA DIFFONDERE LA VOSTRA MUSICA?
“Ora le cose si sono fatte un poco più semplici con la firma con la Prime Cuts in Australia e la Kolony Records in Europa. Anche ora comunque ci impegniamo duramente a diffondere la nostra musica su internet e a spedire il CD a chiunque voglia recensirlo. Senza internet saremmo rimasti largamente sconosciuti. Ora come ora siamo conosciuti principalmente da una fascia di fan underground e poco più. In Australia diventa tutto ancora più difficile dato che il nostro paese è letteralmente enorme: andare in tour richiede investimenti di tempo e soldi ingenti. Comunque pian piano stiamo crescendo come popolarità all’interno della scena metal australiana”.

QUALI PENSI CHE SIANO I PROGRESSI PIÙ EVIDENTI CHE AVETE FATTO DA “THE FRAIL TIDE” A “STONE’S REACH”?
“‘The Frail Tide’ era il nostro primo album e per ovvie ragioni era rozzo sotto alcuni aspetti. Eravamo molto meno maturi musicalmente e ansiosi di dare velocemente alle stampe la nostra musica. Per queste ragioni ‘Stone’s Reach’ potrebbe risultare un po’ meno catchy rispetto a ‘The Frail Tide’: le melodie in generale sono meno semplici ed accessibili rispetto al nostro debut. ‘Stone’s Reach’ è sicuramente un lavoro più profondo e penso che risulti anche più longevo rispetto a ‘The Frail Tide’: ricompensa di più l’ascoltatore attento. Quali dei due lavori sia il migliore è totalmente soggettivo! Su ‘Stone’s Reach’ la produzione è sicuramente di un livello superiore principalmente perché è stato registrato in studio mentre ‘The Frail Tide’ l’abbiamo inciso in camera nostra ad esclusione del basso e della batteria che abbiamo registrato in studio. Quando è arrivata l’ora di andare in studio eravamo pronti perché sapevamo esattamente cosa aspettarci: per questo motivo è andato tutto liscio come l’olio”.

CI È PIACIUTO MOLTO L’ARTWORK CON PERSEO E LA TESTA DI MEDUSA: C’È QUALCHE CONNESSIONE CON I TESTI DELL’ALBUM?
“Volevamo una copertina che potesse colpire immediatamente, che potesse essere ricordata e che in qualche modo richiamasse la ‘pietra’ in qualche modo. Come vedi non c’è una connessione diretta con i testi dell’album ma si allaccia ad un tema più generico. Amiamo quell’immagine perché contiene un tipo di cruda bellezza: vi è uno sguardo di rammarico e di rassegnazione sul volto della statua, ma al tempo stesso di trionfo. Ci è sembrato semplicemente che calzasse a pennello per quello che ‘Stone’s Reach’ doveva rappresentare. Siamo molto grati al fotografo italiano Gianfrancesco A. che ci ha dato il permesso di utilizzare la sua fotografia”.

AVETE UTILIZZATO UNA SCULTURA ITALIANA COME COPERTINA E L’ITALIANA KOLONY RECORDS È LA VOSTRA ETICHETTA PER LA DISTRIBUZIONE EUROPEA: CHI HA FATTO IL PRIMO PASSO?
“(ride, ndR), sì, si tratta di una coincidenza. I ragazzi della Kolony ci hanno contattato parecchi mesi dopo che l’album è stato stampato e distribuito in Australia. Dopo svariate email è stato chiaro che entrambi eravamo interessati alla distribuzione del disco in Europa e così abbiamo mandato avanti il nostro accordo”.

SIETE BEN PRESENTI SU QUALSIASI SOCIAL NETWORK: MYSPACE, LAST.FM, FACEBOOK… CHI SI OCCUPA DI TUTTO? COME PENSI CHE IL SOCIAL NETWORKING STIA CAMBIANDO LE ABITUDINI MUSICALI?
“Tutti contribuiamo all’aggiornamento delle informazioni dei vari siti dato che c’è un sacco di lavoro da fare! George e io siamo quelli più attivi. Senza siti come Myspace, Youtube e Last.fm avremmo avuto ben poche possibilità di sensibilizzare il pubblico e diffondere la musica dei Be’lakor e metterci in contatto con i fan oltreoceano. Come puoi ben immaginare apprezziamo molto questi siti: penso che al giorno d’oggi sia molto più semplice condividere idee e fare da passaparola tra amici per quanto concerne musica nuova. E’ una cosa eccellente per qualsiasi band”.

SE SIETE MAI STATI IN EUROPA OD IN AMERICA, COME COMPARATE I FAN RISPETTO A QUELLI AUSTRALIANI?
“Purtroppo non siamo ancora riusciti a fare tour fuori dal nostro paese per cui è piuttosto difficile rispondere alla tua domanda. Per quello che ho sentito dire sembra che i fan europei in particolare siano ansiosi di scoprire nuove band poco conosciute e di supportarle con grande entusiasmo. Ovviamente saremo in grado di esprimere un giudizio vero solo quando inizieremo un tour più vasto e fuori dai nostri confini: speriamo di riuscirci!”.

C’È QUALCHE SPERANZA QUINDI DI VEDERVI OLTRE I CONFINI NAZIONALI?
“Sì, come ti dicevo prima non vediamo l’ora di iniziare un tour più esteso. Fino ad ora siamo rimasti impressionati positivamente dai commenti ottenuti quando abbiamo suonato in posti nuovi: purtroppo essendo una band medio-piccola non abbiamo le risorse economiche per fare di più. Non appena ce lo potremo permettere abbiamo sicuramente in previsione di fare tour più estesi, soprattutto in Europa. Sarebbe fantastico poter partecipare a qualche festival europeo con band come Kalmah, Insomnium, Noumena o In Mourning”.

VI INTERESSATE DELLE OPINIONI DEI FAN? VI PIACE STARE IN CONTATTO CON LORO?
“Ci piace tenere contatti e sentire le opinioni dei fan. Sapere di persone a cui piace la nostra musica ci spinge ad andare avanti: è molto importante dimostrare ai fan che realmente apprezzi il loro supporto. Detto questo, penso che sia anche importante dire che non cambieremo stile o musica a seconda dei responsi dei fan: il nostro scopo è comporre musica che ci soddisfi, dato che fino ad ora ci ha fatto raccogliere consensi”.

L’AUSTRALIA È DA SEMPRE ASSOCIATA ALLA SCENA R&R CON BAND COME AC/DC, ROSE TATTOO E AIRBOURNE: COSA CI PUOI DIRE DELLA SCENA ESTREMA? INTENDIAMO UNDERGROUND, LOCALI, ‘ZINES E RADIO.
“Ci sono tantissime band underground meritevoli in Australia: The Ocularis Infernum, Separatist, Ne Obliviscaris, Okera, Portal, Alarum, Arbynth… potrei letteralmente andare avanti all’infinito! Come ti accennavo prima queste band hanno una solida base di fan. Spesso è difficile, dato che la densità della popolazione è bassa considerato la grossa estensione del nostro paese: i fan sono letteralmente sparpagliati per tutta l’Australia. La scena è quindi molto attiva”.

L’INTERVISTA E’ CONCLUSA, GRAZIE PER LA TUA PAZIENZA E PER IL TUO TEMPO, PUOI CONCLUDERE COME MEGLIO CREDI.
“Voglio semplicemente ringraziare profondamente Metalitalia.com per il supporto e per averci intervistato. Spero vivamente che un giorno i Be’lakor possano arrivare in Italia e suonare qualche show per voi ragazzi!”.

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