BIG PAUL FERGUSON – Un uomo rinascimentale

Pubblicato il 30/08/2021 da

C’è spesso la tendenza a identificare i Killing Joke con il solo Jaz Coleman, ma se da una parte questa è una leggerezza in termini di apporto musicale, lo è ancor più dal punto di vista del carisma e della profondità. Certo, Paul Ferguson ha sicuramente una personalità meno esplosiva del suo storico cantante, ma come lui è un uomo pieno di interessi e passioni, con cui è stato quasi difficile interrompere la telefonata dopo quasi un’ora di chiacchiere a 360° – durante la quale abbiamo parlato di società, architettura e politica, ma ovviamente anche di musica, visto che è da poco uscito il suo primo album solista; “Virtual Control” è un lavoro molto interessante e godibile, legato certo alle radici ‘ottantiane’ del batterista inglese, ma che rivela appieno le variegate passioni musicali di questo seminale musicista.

PARTIAMO CON UNA DOMANDA DA FAN. HO APPREZZATO MOLTO IL TUO ALBUM, HA UN SOUND MOLTO MODERNO,  MA ALLO STESSO TEMPO HA MOLTI TEMI CLASSICI, DAI SUONI TRIBALI A UN CERTO APPROCCIO INDUSTRIAL, PIÙ TIPICI PASSAGGI ANNI OTTANTA. È MOLTO “BIG PAUL”, INSOMMA. QUINDI LA DOMANDA È: PERCHÉ TI CI È VOLUTO COSÌ TANTO TEMPO PER ESPLORARE UNA CARRIERA DA SOLISTA E COME SONO NATE LE CANZONI?
– Mi ci è voluto così tanto tempo, suppongo, per una certa mancanza di fiducia. Ho perseguito molte altre cose nella mia vita: il restauro d’arte, l’attività come fabbro e così via, cosicché la mia espressione musicale personale è stata messa in secondo piano; anche perché non sono così abile nel suonare altri strumenti. Sono in grado di suonare il basso, le tastiere, ma in modo basilare, e questo è sempre stato un po’ un blocco, per me. Quindi ho dovuto per così dire aspettare di conoscere Mark Gemini Thwaite per trovare infine un collaboratore che capisse quello che cercavo, a cui poter mandare alcune idee di base a cui lui ha dato vita. Un legame di fiducia, per cui rispetto a cose che non sapevo fare molto bene ho trovato una persona con cui ho sintonia, e che ne ha altrettanta verso quello che mi passa per la testa. Sono molto grato a Marc per essere stato in grado di aiutarmi con la demo che mi girava tra le mani da anni, ma da cui non avevo ricavato nulla.
Sai, essendo spesso in tournée, o comunque coinvolto con i Killing Joke nell’ultima decade, ero concentrato sudi loro. Il mio precedente EP, “Remote Viewing”, a cui ho lavorato sempre con Mark, è nato in un periodo in cui stavo componendo materiale per i Killing Joke, ma quel tipo di brani non mi pareva adatto alla band; al tempo stesso mi sembrava valido e ho provato a sistemarlo e pubblicarlo. In seguito, a dirla tutta, non pensavo di mettermi a scrivere un album intero, l’idea era di ristampare l’EP con l’aggiunta di un paio di brani, che però si sono trasformati in cinque, poi sette, e infine con Mark abbiamo detto: “vabbè, facciamone dieci”.

ALLORA POSSIAMO ESSERE GRATI A MARK PER IL RUOLO AVUTO! UNA CURIOSITÀ: NELL’EP HAI USATO SOLO LE INZIALI B.P.F., FACENDO PASSARE L’IDEA DI UN PROGETTO ANCORA SOSPESO. ERA UNA QUESTIONE DI TIMIDEZZA, DI INSICUREZZA VERSO LA STRADA DA INTRAPRENDERE?
– Beh, in un certo senso io mi nascondo sempre dietro a qualcosa, non a caso sono un batterista (ride, ndr). Non sono così propenso a promuovermi, mi piace fare rumore, ma non mi piace particolarmente mettermi in mostra. Certo, poi esiste il music business, e sono chiaramente più riconoscibile come Big Paul che come B.P.F. Va anche detto che nel primo EP, di fondo, cercavo quasi solo di recitare dei miei componimenti su una base ritmica, mentre quest’album è stato uno sforzo più cosciente per cercare di sviluppare una mia ‘voce’ e usarla per esprimermi. E peraltro, cantando per davvero. Penso sia stato un netto cambio rispetto al mini-album, e anche se non mi aspettavo, mentre lo scrivevo, che interessasse ad altri che una manciata di fan dei Killing Joke, spero che altri possano essere invogliati a dargli un ascolto.

È CURIOSO SENTIRTI PARLARE CON QUESTA UMILTÀ DEL DISCO, COSÌ COME PRIMA DELLA TUA CAPACITÀ DI SUONARE STRUMENTI DIVERSI DALLA BATTERIA, DIETRO LA QUALE SEI CONSIDERATO UN MUSICISTA ENORME.
– Grazie! Guarda, ti sto parlando dal mio seminterrato, dove sono circondato da strumenti su cui continuo ad esercitarmi, come se avessi appena iniziato, cercando di imparare sempre di più. Ci sono così tanti musicisti fantastici là fuori ora, specialmente batteristi. È molto stimolante e, onestamente, mi fa sentire un principiante. Quindi, più imparo, meglio posso esprimermi.

OTTIMA ATTITUDINE. E INVECE COME HAI COINVOLTO GLI ALTRI MUSICISTI PRESENTI SUL DISCO?
– Ho inviato alcune tracce a un paio di persone che non conoscevo direttamente, ma che pensavo potessero dare un tocco interessante ai brani, con un gusto diverso dal mio. Di Tim Sköld (già nei KMFDM e Marilyn Manson, oltre che leader degli Shotgun Messiah, ndR) avevo in realtà ascoltato anche poco, ma mi è stato suggerito di contattarlo, e penso che abbia funzionato bene, aggiungendo personalità e avvicinando, magari, il suo pubblico all’ascolto. A Jurgen dei Die Krupps ho chiesto di produrre il disco dopo essere entrati in contatto per una traccia di batteria che l’etichetta mi aveva chiesto di registrare per lui. Si trattava di una cover di “To Hell With Poverty” dei Gang of Four, e io sono da sempre un grandissimo fan di Hugo Burnham. Quindi ho chiesto prima a Hugo se andasse bene, e così è stato. Più avanti Jurgen ha aggiunto anche la sua voce all’ultima traccia del disco, forse è venuta un po’ bassa nel mixing, ma mi piace molto quel mood pacato e l’accento tedesco, che aggiunge una certa gravità rispetto alla mia voce, più morbida.

“VIRTUAL CONTROL” MI PARE UN TITOLO ABBASTANZA ADEGUATO AL PERIODO. TI VA DI PARLARE DEL CONCEPT E DEI TESTI CONTENUTI NELL’ALBUM?
– È un argomento molto, molto ampio, qualcosa che, di fondo, abbiamo sempre esplorato anche coi Killing Joke, per i quali, come forse saprai, ho scritto molti testi. A volte con un approccio quasi paranoico, che certo non posso eliminare: come dice il proverbio, “questi sono tempi molto interessanti”. Ma qui ho cercato di scrivere testi più introspettivi, esprimendo il mio punto di vista su questo tipo di cambiamenti sociali che stiamo attraversando. La gente dice “non vedo l’ora di tornare alla normalità”, è la mia risposta è che la normalità era fottutamente folle. Per me ora è l’occasione per guardare diversamente al nostro modo di stare al mondo, alla nostra ossessione per i social media, i telefoni cellulari e i beni di consumo, che sta portando alla nostra rovina. E sta portando in generale alla distruzione della società e dei costumi sociali. Le cose stanno cambiando e stanno cambiando rapidamente, ma nessuno ha davvero un controllo su ciò il mondo in cui si sta trasformando, non credo che nessuno abbia mai avuto un controllo su questo, ma penso che potremmo sfruttare il vantaggio del senno di poi; guardando alla storia almeno per ricavare alcuni indizi incoraggianti sulle crisi che stiamo affrontando, altrimenti temo che l’ossessione per gli oggetti e ogni forma di intrattenimento molto probabilmente porteranno alla nostra distruzione molto presto.
Nemmeno io riesco a guadagnarmi da vivere alla grande, in questo momento. Ho perso diversi lavori, l’industria musicale si è fermata, ma essenzialmente la mia vita non è cambiata molto. Non seguo alcuno sport, non vado negli stadi, con i miei amici di solito ci sentiamo comunque per telefono. In aggiunta, io lavoro con la scultura, quindi indosso da sempre una maschera in faccia. Non è cambiato niente, per me. Quello di cui dobbiamo renderci conto è che tutti noi abbiamo bisogno delle nostre famiglie vicine, di sentirci vitali e vibranti nel mondo. Altrimenti le cose diventano davvero cupe. Credo ci sia un sacco di margine per tutti noi per rivalutare come stiamo vivendo. È il momento di fermarci e magari ripensare come individui a cosa abbiamo bisogno e come possiamo cavarcela con ciò che è veramente importante per noi. È un’opportunità. Detto questo, non ho molta fiducia nella natura umana, data la nostra naturale avidità.

COMPRENDO MOLTO BENE IL TUO PUNTO DI VISTA. GIÀ CHE HAI CITATO IL TUO CONTRIBUTO AD ALCUNI TESTI DEI KILLING JOKE, TI DEFINIRESTI UN MUSICISTA POLITICO, IN QUALCHE MODO, O SEMPLICEMENTE DESIDERI OFFRIRE LA TUA VISIONE DELLA SOCIETÀ AI TUOI ASCOLTATORI?
– Non posso parlare per Jaz, che ha opinioni molto forti sulle cose, mentre io sono molto più incerto rispetto ai pro e contro, a cosa sia giusto o sbagliato in maniera così netta. Sono politico nella misura in cui sono una persona consapevole di cosa sta succedendo, me ne preoccupo, ma personalmente non sento di avere risposte. Sono un musicista e un artista, in generale. Osservo, interpreto, ma non ho studiato politica e l’economia non è il mio mestiere, ci sono persone molto, molto più intelligenti di me per dare risposte che io non ho, ma mi pongo delle domande.
E penso che sia importante. Penso che la consapevolezza della politica e della storia – quella reale, non quella di cui veniamo imboccati da qualunque governo in carica – sia cruciale per i cittadini, in questo momento. Ma non punto a fare propaganda per un partito politico, non ho molta fiducia nella natura umana. Come detto, penso che la natura umana sia essenzialmente egoista e l’egoismo porta all’avidità. E penso che sia un problema che dobbiamo affrontare collettivamente, se vogliamo risolvere qualsiasi problema: il riscaldamento globale, o l’inquinamento, qualunque cosa, essenzialmente l’avidità deve essere ridotta in un modo o nell’altro. E purtroppo, la tendenza delle persone che entrano in politica è di lasciarsi influenzare dal denaro che le ha messe lì; E l’idealismo o l’altruismo escono dalla finestra e l’interesse personale e l’avidità prendono il loro posto. I politici si corrompono molto rapidamente, e non so quale sia la soluzione, onestamente, a parte l’integrità personale e aspettarsela anche da coloro per cui si vota. E collaborare con persone che la pensano allo stesso modo e acquisire forza in questo. Ma anche questo è complicato, tutti hanno le proprie difficoltà, i propri lutti, anche in famiglia si vivono divisioni e disaccordi, e con il passare del tempo cambiano persino le lenti attraverso le quali si guarda al mondo. Questa cosa chiamata vita è qualcosa che tutti noi attraversiamo e da cui tutti noi impariamo lezioni dure, in un modo o nell’altro, non c’è scampo.

ASSOLUTAMENTE. CAMBIANDO UN PO’ TEMA, VORREI PASSARE AL FATTO CHE VIVI NEGLI STATI UNITI DA UN PO’ E DI COME TI SEI ORIENTATO PRINCIPALMENTE, COME LAVORO, ALLA PASSIONE PER L’ARTE E L’ARCHITETTURA. CI VUOI PARLARE DI QUESTE SCELTE?
– La scelta di trasferirmi è stata molto improvvisa. Ero molto più giovane, ed è difficile tornare indietro. E per molti aspetti, vorrei non essermi trasferito qui, ma ho seguito i desideri del momento, e poi una cosa tira l’altra. Voglio dire, sono felice qui, ma mi manca l’Europa e mi manca tremendamente l’Inghilterra. Quindi torno più spesso che posso. Al tempo stesso, da quando sono qui, e ormai è un sacco di tempo, ho avuto l’opportunità di essere coinvolto in ogni genere di cose. Prima di iniziare con i Killing Joke, avevo iniziato a studiare arte, quindi era qualcosa che faceva da sempre parte della mia vita. Mentre vivevo a New York mi è stato presentato un restauratore d’arte molto importante e ho iniziato a lavorare per lui su molte sculture di rilievo. Sfortunatamente, qualche tempo fa il lavoro è venuto a mancare, ma nel frattempo mi ero interessato anche alla fusione del bronzo e al lavoro come fabbro, due mestieri di cui ero molto curioso. E così, dato che avevo un altro amico con uno studio di fabbro qui a Baltimora, dove vivo ora, ho colto l’opportunità di lavorare con lui e di fare alcuni progetti piuttosto grandi. Evidentemente la mia curiosità è orientata verso materiali pesanti e rumorosi, e fare il fabbro, anche se sono un principiante, mi diverte. Ho realizzato arredi scultorei che sono stati venduti in diversi negozi e che sono stati apprezzati. Poi ho la mia produzione di gioielli, che ora è la mia attività principale; di fondo sono una sorta di combinazione tra lo studio della fusione con il lavoro scultoreo più dettagliato che stavo già facendo. Sono molto soddisfatto, anche se vorrei essere più bravo con i social media e potermi promuovere di più. Comunque mi piace che sia un mestiere, una cosa che faccio con le mani. E poi c’è il processo di fusione e forgiatura, è una specie di alchimia. È come con la batteria, mi ritrovo, in una situazione molto fisica.

SI POTREBBE DIRE CHE SEI UN VERO UOMO RINASCIMENTALE. MOLTO CONTEMPLATIVO, MA CURIOSO, APERTO A ESPERIENZE E LAVORI DIVERSISSIMI TRA LORO.
– Io penso che ci sia stata data l’opportunità di esplorare tantissime cose, quindi bisogna seguire i propri interessi e vedere dove questo ti porta. Temo però che questo uomo del Rinascimento stia arrivando a un’impasse. Non sono completamente incapace o disinteressato a questo mondo virtuale che abbiamo creato, ovviamente, sono in grado di condividere file e creare musica online, ma mi infastidisce davvero come per alcuni il mondo informatico assorba molto del loro tempo creativo. Tempo che io vorrei usare per creare cose materiali, con le mie mani. Potrei sbagliarmi, ma penso che le persone stiano diventando sempre meno capaci di eseguire attività pratiche. È un peccato. E anche nelle relazioni personali la gente è sempre più abituata a comunicare con un messaggio, un’emoji o simile. Stiamo entrando in un mondo di persone praticamente inani. Dove finirà tutto ciò?

PER CURIOSITÀ, PRIMA HAI PARLATO DI COME IL TUO LAVORO TI SEMBRI UNA SORTA DI ATTIVITÀ ALCHEMICA, E SAPPIAMO COME LA MAGIA E L’ESOTERISMO SIANO SEMPRE STATI UN LATO RILEVANTE NEI KILLING JOKE. SONO TEMI A CUI TI DEDICHI ANCORA?
– Non sono più temi a cui, personalmente, mi dedico in termini di pratica e studio. Sono ancora molto curioso rispetto a cosa siamo, chi siamo, l’energia che permea l’universo, e come siamo personalmente in grado di influenzarlo. Ma non sono più coinvolto in cerimoniali o simile. Ho la convinzione che noi siamo fatti di stelle, che il nostro stesso essere fa parte di questo Tutto che ci circonda. Puoi chiamarlo la mente di Dio, o pensarla in ottica panteistica, ma penso che il materialismo dilagante ci stia letteralmente distraendo dai significati più profondi dell’esistenza, dalla bellezza della natura e di ciò di cui tutti facciamo parte. Siamo così intenti a creare diversivi, che stiamo effettivamente distruggendo la cosa stessa che ci sostiene. Quindi, quando parlo di alchimia, sto parlando solo di essere coinvolti in ciò che È, nel fatto elementare che siamo un ammasso di atomi interconnesso, che è una cosa straordinaria… ma che la maggior parte di noi sta mandando a puttane.

È INTERESSANTE NOTARE L’INTERCONNESSIONE TRA LE COSE DI CUI STIAMO PARLANDO, DI SOCIETÀ, DI INTERNET, DELLA POLITICA E DELLE RELAZIONI, FORSE ABBIAMO DAVVERO, SEMPLICEMENTE, BISOGNO DI FARE UN PASSO INDIETRO E RIFLETTERE SUL NOSTRO IO INTERIORE E QUESTA CONNESSIONE TRA TUTTI NOI.
– Proprio così. Purtroppo i mercati, o il capitalismo, richiedono domanda continua, vogliono che adesso torniamo sulla strada giusta dell’alta produzione e di alti consumi. È un lavaggio del cervello verso il consumismo. Torniamo a comprare roba, è quella la normalità di cui ha bisogno il capitalismo, ma in prospettiva la nostra conservazione sarà molto limitata. C’è un codice a barre su tutto ciò che possono pensare che la gente ha bisogno di vendere o di comprare. Si tratta di vendere per vendere, ed è una tale distrazione dalla vita e dalle relazioni. Sono impegnati a cercare di inventare un nuovo mondo, ma quando incasini quello in cui viviamo a tal punto, non so come puoi aspettarti di riuscire in un altro modo. Non credo che abbiamo la risposta definitiva, ma molte persone credono che il mercato non sia così folle. O se non lo credono, comunque non si fermano a pensare alle alternative, fanno un passo indietro e tornano su internet, dove tutto è a un solo clic di distanza.

ASSOLUTAMENTE. TORNANDO ALA MUSICA PER UN PAIO DI DOMANDE, ABBIAMO CITATO PIÙ VOLTE I KILLING JOKE, QUINDI PASSEREI A PARLARE DI LORO. SONO DIECI ANNI CHE TU E YOUTH SIETE RIENTRATI IN PIANTA STABILE NELLA BAND, QUALI SONO LE TUE SENSAZIONI VERSO I KILLING JOKE, OGGI?
– Killing Joke è un’entità complessa. Innanzitutto, viviamo sparsi per il mondo. Jaz si è spostato da poco in Messico, Youth vive da anni in Spagna e Geordie a Praga. Quindi gestire la band come collettivo è complesso, richiede anche soldi per radunarci, e non è un tema da poco. Per citarci, “Money Is Not Our God”, non siamo mai stati a caccia di denaro o di successo economico – a parte la parentesi negli anni Ottanta, ma c’erano pressioni esterne ed è andata a finire male, infatti. Insomma, tornando al nocciolo della questione, è dura per noi trovarci nella stessa stanza, abbiamo bisogno di prendere aerei e altre cose da organizzare, è difficile che torni tutto come agli inizi. Ma il mondo intero è cambiato e noi siamo persone diverse, quindi ci adeguiamo alla situazione attuale. Sono incredibilmente grato che siamo stati in grado di fare dei grandi dischi da quando siamo tornati insieme. Per carità, penso che i Killing Joke abbiano sempre fatto ottimi album, ma per diverso tempo io non c’ero. Per me questi dieci anni sono stati fantastici; innanzitutto perché stare sul palco insieme è sempre un piacere, poi perché è meraviglioso sentire l’apprezzamento dei nostri fan, la loro gratitudine, che noi ricambiamo quando viaggiamo e cerchiamo sempre di interagire con loro. Al momento stiamo cercando di comporre il nuovo album, ma è complesso. Jaz è completamente avverso a internet, quindi è dura comunicare con lui. Abbiamo intenzione di fare uscire qualcosa quest’anno, poi, ovviamente, ci è stato proposto un tour per il prossimo anno, ma dipende davvero dal fatto che siamo contenti di quanto stiamo componendo.
Di certo, non posso sottolineare abbastanza quanto abbia significato per me essere in grado di tornare nella band, e con una nuova prospettiva, questa volta. Prima che io me ne andassi i Killing Joke erano un gruppo di persone molto egocentriche, ma da quando Paul Raven è morto e siamo tornati insieme, penso che la sua morte abbia dato un significato più profondo a ciò che facciamo ora. Chiaro che mi rammarico tremendamente della sua scomparsa, ma al tempo stesso sono grato per il fatto che ci abbia permesso di apprezzare le opportunità che abbiamo ora.

HO LETTO MOLTE VOSTRE INTERVISTE NEL CORSO DEGLI ANNI, E SPESSO AVETE USATO L’IMMAGINE DI UNA FAMIGLIA DISFUNZIONALE, PER LA BAND. QUINDI, FORSE, COME DICEVAMO PRIMA SULLA PERDITA DEI GENITORI, A VOLTE SERVE UN EVENTO CATALIZZATORE PER UN APPROCCIO DIVERSO. E ORA SIETE FINALMENTE INSIEME IN QUANTO AMICI. PERCHÉ VOLETE FARE QUALCOSA INSIEME DAL PROFONDO E NON PER CONTRATTO. O ALMENO QUESTA È LA PERCEZIONE ASCOLTANDO I DISCHI CHE AVETE FATTO INSIEME DOPO IL 2012.
– È proprio cosi. È una sensazione fantastica. Ma siamo ancora una famiglia disfunzionale (ride, ndr). Ma almeno c’è un’energia di fondo, ci amiamo. È questa la cosa importante.

HO UN’ULTIMA DOMANDA PER TE. SEI SEMPRE STATO CONSIDERATO UN BATTERISTA MOLTO SEMINALE E INFLUENTE. QUALE DIRESTI CHE È LA TUA EREDITÀ COME BATTERISTA? CI SONO MUSICISTI CHE VEDI COME TUOI EPIGONI?
– Oh, questa è una domanda difficile, per me. Sono estremamente grato che qualcuno sia stato ispirato dal mio modo di suonare, anche perché onestamente penso che suonare la batteria sia vicino alla follia. Passi ore a cercare di far imparare ai tuoi arti come eseguire compiti diversi, a volte con anche tempi e chiavi diverse. Il tutto in maniera tale che lavorino individualmente, consapevole ma standone al di sopra, restando sconnesso da ciò che sta facendo il tuo corpo. È follia.
Quindi ho molto rispetto per i batteristi in generale. Quando ero un ragazzino ovviamente amavo gente come Ginger Baker, Keith Moon, erano fantastici. Il livello raggiunto dai batteristi di oggi ha un che di olimpionico, è quasi fuori scala, incredibilmente stimolante. Ti posso citare Tomas Haake dei Meshuggah, oppure Duplantier dei Gojira: un batterista pazzesco, così fantasioso. O ancora Chris Adler, che ha un gusto unico. Se mi metti in quel novero, insomma, davvero non me lo merito perché questi ragazzi sono dei maestri assoluti. Ti sono grato, ma io sto ancora imparando.

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