BITTER END – Potenza e controllo

Pubblicato il 25/02/2016 da

Lo scorso anno, “Illusions Of Dominance” ha sancito il ritorno ufficiale dei Bitter End – lontani dalle scene con un nuovo album da ben cinque anni – e al tempo stesso ci ha regalato uno dei migliori lavori hardcore del 2015. Il gruppo statunitense ha fatto le cose con calma e le ha fatte bene, confezionando un disco che sa di familiarità ma che, al contempo, riesce nell’impresa – ardua, visto il genere di partenza – di offrire qualche spunto nuovo e una lunga serie di piacevoli variazioni sul tema, grazie in primis ad un frequente ricorso a formule più vicine ora al vecchio crossover, ora al thrash. Insomma, “Illusions” è il classico album che sa esprimere un’evoluzione senza affatto tradire le origini di un gruppo o di un movimento. Abbiamo parlato di questo e altro in una breve chiacchierata con il chitarrista Jacob Henderson…

bitter end - band

IL VOSTRO ULTIMO ALBUM È STATO DAVVERO ACCLAMATO, SIA DAL PUBBLICO CHE DALLA CRITICA. VI ASPETTAVATE UN RESPONSO SIMILE?
“Ogni volta che creiamo qualcosa non sappiamo cosa aspettarci, quindi non posso che ritenermi felice del responso che abbiamo ottenuto per questo nuovo disco. Tutte le recensioni e i commenti sono stati davvero positivi. Questo album rappresenta a pieno noi stessi e ricevere una tale accoglienza è stato incredibilmente gratificante. Per noi ora sta arrivando il momento di testare queste canzoni in concerto e di vedere come sarà la loro resa. Di recente abbiamo suonato a Richmond e Pittsburgh e i nuovi brani sembrano avere una buona presa, ma è ancora presto per esserne del tutto certi”.

SONO TRASCORSI BEN CINQUE ANNI TRA “ILLUSIONS OF DOMINANCE” E “GUILTY AS CHARGED”. UN LASSO DI TEMPO PIUTTOSTO LUNGO, SOPRATTUTTO PER UNA HARDCORE BAND. CHE COSA AVETE FATTO IN QUEL PERIODO?
“Sì, il periodo è stato lungo, ma devo dire che non abbiamo mai smesso di essere attivi come band. Abbiamo continuato a tenere concerti e ad andare in tour, ma senza avere nuovo materiale da proporre. Ci è voluto del tempo per comporre e rifinire queste canzoni. Sono successe tante cose nel mondo musicale in questi cinque anni e sono felice che il nostro pubblico ci sia rimasto fedele e abbia pazientemente atteso per un nuovo album”.

“ILLUSIONS OF DOMINANCE” È UN DISCO PIÙ CUPO RISPETTO AI PRECEDENTI. AVETE CAMBIATO MODO DI SCRIVERE O QUESTE NUOVE ATMOSFERE SONO NATE PER CASO?
“Volevo effettivamente che questo album fosse più cupo dei precedenti. Stavo passando un brutto periodo mentre lavoravo ai pezzi, quindi credo che il mio umore si sia fatto largo nella musica. Inoltre devo dire di essermi lasciato influenzare da tanta altra musica mentre scrivevo. Un’artista chiamata Jessica Lea Mayfield ha pubblicato un nuovo album quando stavo componendo: la sua musica è molto drammatica e mi ha subito irretito. Volevo che il nuovo capitolo dei Bitter End si avvicinasse a quell’atmosfera”.

DI COSA PARLANO I TESTI QUESTA VOLTA? IN MOLTI VEDONO I BITTER END COME UNA BAND POLITICIZZATA…
“La maggior parte dei nostri testi hanno un carattere filosofico. Alcune persone sono soliti interpretarli come testi politicizzati, ma in realtà non siamo una band strettamente politica. la politica tende a dividere le persone, mentre noi vogliamo unirle. Ognuno di noi del gruppo ha la sua opinione su vari argomenti. Per quanto mi riguarda, tendo ad essere una persona molto positiva, che fa il possibile per aiutare il prossimo. Lo posso fare nel quotidiano, con un caro amico, o facendo volontariato per qualche ente od organizzazione. Si respira tanta negatività là fuori e la gente tende sempre più spesso a farsi gli affari propri. Io preferisco utilizzare le mie risorse per fare qualcosa di positivo: ho ricevuto tanti aiuti nella mia vita e cerco di restituire il favore”.

TI RISULTA DIFFICILE COMPORRE NUOVI PEZZI IN UN AMBITO COME QUELLO HARDCORE, DOVE LA MUSICA SOLITAMENTE DEVE SEGUIRE DETERMINATI PARAMETRI?
“No, per me il processo è abbastanza facile, anche se sto diventando più esigente e non sempre resto subito soddisfatto di ciò che compongo. La maggior parte dell’hardcore è stato creato e codificato ormai tanto tempo fa, per questo motivo cerco di trarre ispirazione anche altrove e di mischiare le influenze. Su questo disco ho incluso soluzioni che sono state ispirate da ascolti a base di Cro-Mags e Sick of it All, ma anche da The Cranberries, The Police, Bolt Thrower, Tom Petty, Motorhead e tanti altri. Trovo divertente rubare uno spunto da un’artista fuori dal giro hardcore e inserirlo in un pezzo heavy e aggressivo come i nostri”.

VI SENTITE PIÙ DI UNA HARDCORE BAND OGGIGIORNO?
“No, non andrei così lontano. Ci sentiamo una hardcore band. Cerchiamo però di trovare un buon compromesso tra le radici del genere e il nostro desiderio di proporre qualcosa che sia prima di tutto interessante per noi stessi.

PENSI CHE L’ORIGINALITÀ SIA POCO VALORIZZATA NELL’HARDCORE?
“Forse sì. Apprezzo le band che cercano di proporre qualcosa di diverso e che provano a distanziarsi dalla massa, ma va anche detto che queste non sempre sono automaticamente in grado di proporre qualcosa di davvero interessante. In generale credo che siano sempre necessari gusto ed equilibrio”.

COME SI È SVILUPPATO IL TUO GUSTO MUSICALE? COME E DOVE HAI INIZIATO AD ASCOLTARE HARDCORE E METAL?
“Ho iniziato quando frequentavo la scuola elementare: mio cugino mi fece conoscere tantissimo punk, metal e hardcore. Ricordo ancora la prima volta che ascoltai Biohazard e Gorilla Biscuits. Dopo iniziai a familiarizzare con il metal più mainstream, ma grazie agli AFI rimasi comunque coinvolto anche nel punk. Abitavo in una piccola cittadina nel Texas, quindi dovevo farmi bastare la musica che riuscivo a procurarmi. Ricordo poi l’acquisto del libro ‘American Hardcore’, con il quale mi informai sulle origini e la storia di quella musica. Ero solito ascoltare Minor Threat, Dead Kennedys e Agnostic Front, ma per me era solo punk. Non sapevo cosa esattamente fosse l’hardcore. Nei primi anni 2000 divenni poi completamente coinvolto nella scena: potevo indossare una maglietta dei Minor Threat e scambiare CD dei Poison The Well con gli amici. Mi ritengo ancora oggi un grande amante di punk, metal e hardcore. Di recente ho visto in concerto The Damned e Bolt Thrower, ma due dischi che sto apprezzando parecchio non hanno nulla a che fare con quei generi: parlo di Veruca Salt e Twin River. Entrambe queste band hanno una voce femminile davvero interessante. Non vedo però l’ora di ascoltare il nuovo album dei Power Trip!”.

COMPONI E ASCOLTI MUSICA TUTTI I GIORNI?
“Certo, o almeno ci provo. Comporre musica mi fa sentire vivo e giovane. Amo inoltre ascoltare i lavori dei miei amici. Sono circondato da persone che apprezzano i miei pareri e faccio il possibile per ascoltare e fornire una mia opinione su quello a cui stanno lavorando. Tendo a deprimermi se non ho musica nella mia vita”.

QUALI SONO I PIANI DEI BITTER END PER IL 2016?
“Abbiamo di recente suonato in Texas con DRI, Foundation e Hardside, mentre in California abbiamo diviso il palco con Terror, Code Orange, Take Offense e Malfunction. Ora stiamo pensando di tornare in Europa. Il vostro continente mi manca ogni giorno”.

SOPRATTUTTO IN PASSATO SIETE STATI UNA TOURING BAND MOLTO ATTIVA. CHE COSA VI HA SEMPRE ATTRATTO DELLA VITA ON THE ROAD?
“Tempo fa stavo parlando con un ragazzo più giovane di me, che suona in una band. Mi stava dicendo che voleva andare in tour il più possibile nell’immediato futuro per togliersi subito lo sfizio e poi fare altro. Gli ho detto che una volta che si prova ad andare in tour, poi è difficile trovare qualcosa di altrettanto eccitante. Il senso di libertà, avventura ed eccitazione è incredibilmente contagioso. L’unica cosa che davvero può cambiare è la tua volontà di essere sempre pronto a tutto. Ricordo che da ragazzo utilizzavo la ruota di scorta del furgone come cuscino, o che mi bastava sdraiarmi su una panchina in una stazione di servizio per addormentarmi. Oggi voglio andare in tour, ma non credo di essere in grado di potere fare ancora quelle cose!”.

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