Negli ultimi anni la carriera di Zakk Wylde è stata tutt’altro che tranquilla: tra il lavoro sull’ultimo disco di Ozzy Osbourne, i concerti con gli Zakk Sabbath e soprattutto il lungo tour celebrativo dedicato ai Pantera insieme a Phil Anselmo e Rex Brown, il chitarrista americano ha avuto ben pochi momenti di pausa.
Ora però Wylde è tornato a concentrarsi sui suoi Black Label Society, pronti a pubblicare un nuovo album che arriva a diversi anni di distanza da “Doom Crew Inc.”. Abbiamo raggiunto il musicista per parlare di questo nuovo capitolo discografico, del periodo intenso appena trascorso e dei ricordi legati ad alcune delle figure più importanti della sua carriera.

Artista: Black label Society | Fotografo: Matteo Musazzi | Data: 19 giugno 2022 |Venue: Alcatraz | Citta’: Milano
CIAO ZAKK. SIAMO ARRIVATI NEL 2026, MA LA TUA VITA NEGLI ULTIMI ANNI E’ STATA UNA VERA CORSA, QUINDI ABBIAMO UN SACCO DI ARGOMENTI DI CUI PARLARE.
FACCIAMO UN PUNTO DEGLI ULTIMI TUOI CINQUE ANNI: HAI LAVORATO ALL’ULTIMO ALBUM IN STUDIO DI OZZY, HAI PORTATO AVANTI IL PROGETTO ZAKK SABBATH E HAI FATTO IL TOUR CELEBRATIVO DEI PANTERA CON PHIL ANSELMO. TUTTO QUESTO DAFFARE HA INFLUENZATO IL LAVORO SU QUESTO NUOVO ALBUM?
– Si, è stato decisamente diverso. Di solito quando lavoro a un disco è come una sorta di ordinamento di idee venute tutte insieme. Per esempio, per “Catacombs Of The Black Vatican” abbiamo registrato tutte le parti strumentali che ci sono venute in mente; poi gli altri sono tornati a casa ed è passato un po’ di tempo prima di rivedersi. Io mi sono seduto in consolle e ho ascoltato tutto quello che abbiamo registrato: ho tirato fuori qualche melodia, lavorato alle mie parti, i testi arrivano sempre per ultimi. Poi io e Dario (Lorina, seconda chitarra, ndr) abbiamo aggiunto gli assoli e il lavoro è finito.
Questa volta invece è andata diversamente. Avevamo un primo gruppo di canzoni, ma poi sono partito per il Pantera Celebration Tour e sono stato via un anno. Sono tornato, volevo lavorare a quelle idee, ma poi sono ripartito per un altro anno. Poi di nuovo a casa, ma nel frattempo mi erano venute altre idee e quindi abbiamo registrato altro materiale che si è accumulato… e poi sono ripartito ancora.
Beh, il Pantera Celebration Tour è durato quasi tre anni e mezzo, direi quattro se contiamo il primo concerto del 2022.
Così stavolta ho pensato che non avrebbe avuto senso pubblicare un disco dei Black Label Society mentre sto facendo tutto questo, non riceverebbe l’attenzione che merita. Non avrei potuto né promuoverlo né andarci in tour. Quindi ho semplicemente continuato ad accumulare canzoni finché non siamo arrivati ad adesso.
Ora – quattro anni dopo – eccoci qui io e te che ne parliamo. Va benissimo così, perché mi sono divertito un sacco là fuori con Philip, Rex e Charlie e tutta la famiglia dei Pantera.
Ora però siamo tornati in modalità Black Label Society ed è questo quello che conta. Poi come hai detto tu, ho fatto anche fatto qualche concerto con gli Zakk Sabbath, altra roba divertente. La vita va alla grande, amico, lasciatelo dire.
CI CREDO ZAKK! HO TROVATO IN EFFETIT L’ALBUM MOLTO DIVERSIFICATO, FORSE ANCHE PIU’ DEL SOLITO. LE CANZONI DURE SONO DAVVERO PIENE DI RIFF, MENTRE LE BALLAD SONO DAVVERO MELODICHE E STRAPPALACRIME. SEI D’ACCORDO? TUTTO CIO’ E’ SUCCESSO PER VIA DEL LUGO TEMPO IN CUI SI SONO ACCUMULATE LE IDEE?
– Bah, non penso sia così. Come per ogni altro album dei Black Label Society, la canzone dipende da quale lato del letto ti svegli quella mattina in cui componi. Quello che esce fuori è la rappresentazione fedele di dove mi trovo astrattamente parlando in quel momento.
Ma mi piace, penso fosse stato così per tutti i miei artisti preferiti — che si tratti di Elton John, dei Sabbath, dei Led Zeppelin o di Jimi Hendrix… facevano tutti musica in questo modo. La composizione riflette semplicemente il momento in cui ti trovi mentre la scrivi. Da quel punto di vista non ho fatto niente di diverso rispetto a quello che faccio dall’inizio, tipo quando ho scritto “Miracle Man” con Ozzy per il mio primo album con lui (“No Rest For The Wicked”, ndr).
Continuo a suonare e scrivere finché non trovo qualcosa che mi rende felice; quindi questi brani rappresentano nella loro diversità cinque anni belli pieni di eventi. Ma non ho fatto niente per andare in questa direzione con una volontà precisa.
PERO’ E’ COME DICO IO, TUTTI QUESTI EVENTI HANNO CONTRIBUITO A CREARE UN DISCO IN CUI GLI ESTREMI SEMBRANO ESSERE STATI AMPLIATI…
– Se intendevi quello, allora sì, decisamente. Una canzone come “Above & Below” faceva parte del primo gruppo di brani, mentre “Gatherer Of Souls” appartiene alla fase più recente. Suonano diverse. Anche “Name In Blood” esisteva già da un po’, però si è trasformata in quello che è diventata solo alla fine. All’inizio era diversa, ma si è evoluta nel tempo.
Di solito non facciamo demo. Io non faccio mai demo. Entro direttamente in studio con l’inizio, la parte centrale e la fine del pezzo e lo registriamo. Se va bene, va bene, se poi non ci piace più, si rifà.
COMUNQUE IL TUO STILE E’ INALTERATO. UNA SCRITTURA CHE AFFONDA LE RADICI NEL ROCK, UN TOCCO DI SENSIBILITA’ BLUES E UNA POTENZA TUTTA METAL. MA QUALE DI QUESTI TRE ELEMENTI TROVI PIU’ IMPORTANTE PER LA TUA IDENTITA’ MUSICALE? PARLANDO DI CHI TI ASCOLTA, SECONDO TE ATTIRI PIU’ FAN ROCK, METALLARI O ALTRO?
– Una combinazione di tutti questi. C’è chi ama le cose più melodiche e chi invece preferisce i riff più pesanti. È decisamente un melting pot di tutti questi elementi che hai citato.
Sulla mia identità artistica penso valga lo stesso discorso. È un insieme di tutti questi elementi — rock, hard rock e naturalmente anche la parte più melodica, sviluppo anche nei dischi come “Book of Shadows”.
C’E’ UN PEZZO DEDICATO AD OZZY SULL’ALBUM. IL TITOLO DIREI CHE NON LASCIA DUBBI…
– Beh, certo che c’è una canzone dedicata a Ozzy. Ovviamente non avrei scritto quel testo particolare se Oz non fosse venuto a mancare. Avevo già la musica pronta ed ero molto soddisfatto di come era venuta. Da tempo pensavo che prima o poi ci avrei aggiunto una bella melodia e scritto qualche testo ispirato…
Dopo che abbiamo salutato Ozzy per l’ultima volta, sono tornato a casa dopo il Pantera Celebration Tour e ci ho ripensato. Ero seduto nella mia libreria a guardare un libro su di lui. E ho pensato: “cazzo, scriverò il testo di questa canzone su Ozzy”. Ho messo le cuffie e ho scritto il testo di getto.
COL TEMPO HAI PURTROPPO DOVUTO DEDICARE PARECCHIE CANZONI AD AMICI SCOMPARSI, COME DIMEBAG O VINNIE PAUL.., LE SENSAZIONI CHE PROVI SONO SEMPRE LE STESSE?
– Oh sì, senza dubbio. Cantare questa canzone su Ozzy, anche solo leggere quelle parole… la prima volta è stato davvero difficile. Ma i testi mi sono semplicemente venuti in mente mentre pensavo a lui. È quello che ho scritto in maniera naturale, quindi erano le parole che dovevano essere associate a quella musica.
STIAMO CONTINUANDO A CITARE IL TOUR CELEBRATIVO DEI PANTERA… ALLA FINE QUINDI TIRANDO LE SOMME, COME E’ STATA QUESTA ESPERIENZA?
– Fantastico. È bellissimo vedere i fan storici dei Pantera — quelli che li hanno visti quando suonavano nei club davanti a tipo cinque persone — insieme a tutti quelli conquistati grazie a quanto fatto dalla band negli anni di carriera.
E c’era anche il pubblico più giovane, che magari ha sentito parlare della leggenda dei Pantera dai loro padri o dai loro zii, ma non li hanno vissuti fino a quel momento. Vederli tutti insieme — chi ascolta queste canzoni dal vivo per la prima volta e chi invece rivive quei ricordi — è qualcosa di bellissimo ogni sera.
Ed è un onore per me essere sul palco con Philip, Rex e Charlie a celebrare questa incredibile comunità che hanno creato.
ANCHE L’ULTIMO SHOW CON OZZY, A POCHI GIORNI DALLA SUA SCOMPARSA, DEVE ESSERE STATO UN EVENTO INCREDIBILE… PUOI CONDIVIDERE QUALCOSA CON NOI SU QUELLA NOTTATA?
– Tutta la giornata è stata fantastica. Vedere tutte le persone che nella vita sono state toccate dai Black Sabbath o dai dischi solisti di Ozzy è stato qualcosa di… beh, di bellissimo.
Ho detto a Sharon: “non avreste potuto fargli un regalo più bello di quell’ultimo concerto”.
Pensaci, Freddie Mercury per dire non ha avuto una possibilità come questa. Hanno celebrato Freddie solo dopo la sua morte, lui non c’era già più, mentre Oz ha potuto rivedere tutti i suoi amici, ha potuto parlare con la gente e incontrare anche musicisti più giovani… Ho capito che gli mancava la fratellanza e il legame tra sodali, lo stare con i ragazzi della band, l’energia e la forza vitale che proviene dall’esibirsi dal vivo. E vederlo così felice in quella occasione ha reso felice anche me.
LA SCOMPARSA DI OZZY PERO’ DEVE FARCI PENSARE. SONO TANTI ORAMAI GLI ARTISTI CHE HANNO FONDATO L’HEAV METAL CHE SI STANNO AVVICINANDO A UNA CERTA ETA’, E ADDII COME QUESTO DIVENTANO INEVITABILI. TU PENSI CHE L’HEAVY METAL SIA CAMBIATO TANTO PER SOPRAVVIVERE E PROSPERARE COME STA FACENDO ADESSO; O SEI DI QUELLI CHE PENSANO CHE IL ROCK E IL METAL SIANO RIMASTI FERMI AGLI ANNI ’70 O ’80?
– No, penso che tutto sia sempre in evoluzione e cambiamento; è giusto che sia così. Da Sinatra ad Elvis, dai Beatles agli Stones, dai Cream ai Zeppelin per arrivare ai Sabbath… le band si succedono da sempre, e nessuna viene dimenticata. Poi ci sono stati i Guns N’ Roses, i Metallica, i Pantera… fino ad arrivare oggi a band come i Bring Me The Horizon. La musica è come la vita. Continua a evolversi e ad andare avanti.
Con i Black Label Society è la stessa cosa, te lo dicevo prima. Il nuovo album è speciale ora perché è quello nuovo — e quindi rappresenta dove siamo adesso. Non avrei potuto scrivere questo disco quindici anni fa, perché non ero ancora arrivato a questo punto.
FINORA ABBIAMO SEMPRE PARLATO DI QUANTO LA TUA VITA SIA INTENSA E AD ALTA VELOCITA’… MA COSA TI PIACE FARE QUANDO NON SEI IMPEGNATO CON LA MUSICA?
– Mi piace stare a casa con la mia famiglia e con i cani, semplicemente a rilassarmi. Ogni giorno è una benedizione per me.
Anche solo bere una tazza di caffè e leggere quel libro sui Led Zeppelin che volevi leggere da anni — anche quella è già una grande giornata, se ci pensi bene. Io vivo come un berserker… (una community di fan dei BLS tra l’altro è conosciuta con questo nome, ndr).
E’ un ‘all in’. ‘ Vivo al 100%. Faccio quello che amo, e sono grato.
ORA CHE STIAMO AVVICINANDOCI ALLA FINE DELL’INTERVISTA POSSO CONFESSARTI UNA COSA? ANCHE SE INTERVISTO I MIEI MITI MUSICALI PER VARIE RIVISTE DA MOLTI ANNI, PRIMA DI UNA TELEFONATA COME QUESTA MI SENTO SEMPRE NERVOSO… COME SE FOSSE LA PRIMA INTERVISTA CHE FECI, MI PARE, A TOLKKI QUINDICI ANNI FA! A TE NON SUCCEDE QUALCOSA DI SIMILE CON IL PALCO? SUONI DA UNA VITA… E’ DIVENTATA UNA ROUTINE O ANCORA ALLE VOLTE TI SENTI NERVOSO?
– Ogni volta che saliamo sul palco è come lanciarsi da un aereo con il paracadute. Amo quella scarica di adrenalina. Non se ne va mai. E mai lo farà.
DURANTE LA TUA CARRIERA HAI OTTENUTO TANTO… HAI SUONATO CON I TUOI MITI DELLA GIOVINEZZA, HAI LA TUA BAND STABILE, HAI SUONATO NEI PIU’ GROSSI PALCHI E PIU’ GROSSI FESTIVAL… HAI MAI PAURA DI FINIRE LE SFIDE? DA DOVE CONTINUI A TRARRE LA VOGLIA DI ANDARE AVANTI CON QUELLO CHE FAI?
– Finire le sfide?! No. La gioia di quello che faccio sta nell’avventura, non nell’obiettivo.
È come i Vichinghi quando partivano alla ricerca di nuove terre. Le scoprivano per sfidare i propri limiti, la terra per la loro gente già l’avevano. Quando crei un nuovo disco non sai questo dove ti porterà — ed è proprio questa la bellezza del viaggio. Quella che anelo io.
