BLACK STAR RIDERS – Il fuoco brucia ancora

Pubblicato il 12/02/2017 da

Chi scrive è ben felice di scambiare quattro chiacchiere con Ricky Warwick, carismatico frontman dei mai dimenticati The Almighty, nonché infleunte co-leader dei Black Star Riders,  realtà in grado di portare avanti, in maniera credibile, il discorso lasciato in sospeso dai Thin Lizzy. Con un nome nuovo di zecca e tre studio album nel carniere, ci interfacciamo con viva curiosità nei confronti di un artista reale che, sin dalle prime battute, si lascia andare in una chiacchierata molto intensa ed appassionante. La consueta intervista, volta a promuovere il nuovo disco, muta rapidamente in una piacevole conversazione che tocca alcuni punti nevralgici in grado di svelare alcuni aspetti determinanti di un artista troppo spesso sottovalutato dalle nostre parti. 

SIETE IN PROCINTO DI PUBBLICARE IL VOSTRO TERZO ALBUM, INTITOLATO “HEAVY FIRE”. QUESTO LAVORO E’ CARATTERIZZATO DA UNA VESTE SONORA MODERNA E D’IMPATTO, CON UNO STILE CHE RIMANDA AL CLASSIC ROCK DEGLI ANNI SETTANTA. RACCONTACI COME SI SONO SVOLTI I FATTI IN QUESTA OCCASIONE, RICKY.
“Non c’è molto da dire (ride, ndR). Seriamente, noi componiamo sempre, ogni qualvolta ci sentiamo ispirati. In questa occasione ho trascorso molto tempo insieme al chitarrista Damon Johnson, periodo nel quale abbiamo composto circa venti canzoni. Abbiamo poi raggiunto gli altri ragazzi della band, nel medesimo studio di registrazione dove abbiamo inciso ‘The Killer Instinct’, e abbiamo proposto loro le nostre idee. Sono stati selezionati ben undici brani e ti assicuro che non c’è alcun aneddoto particolare, che ha caratterizzato le sessioni di registrazioni. E’ filato tutto liscio come l’olio e non posso che esserne estremamente soddisfatto”.

IN CHE MODO SIETE RIUSCITI A PROGREDIRE IN MANIERA COSI’ RAPIDA, COME MUSICISTI E COME COMPOSITORI, DAL VOSTRO DEBUTTO “ALL HELL BREAKS LOOSE”, PASSANDO ATTRAVERSO “THE KILLER INSTINCT”, PER POI ARRIVARE AL NUOVISSIMO “HEAVY FIRE”?
“In questi quattro anni di attività abbiamo raggiunto una chimica pazzesca tra di noi. Questa meravigliosa virtù è cresciuta progressivamente nel tempo, attraverso del duro lavoro in studio, amplificato dai numerosi tour in giro per il mondo in cui ci siamo imbarcati. Siamo come del buon vino insomma: più invecchiamo, più acquisiamo valore (ride, ndR)”.

NEL COMPLESSO TRASPARE UN SOUND CALDO E PODEROSO, BEN LONTANO DALLE IPER PRODUZIONI CHE VANNO DI MODA AL GIORNO D’OGGI. CON QUALE MODUS OPERANDI AVETE RAGGIUNTO QUESTO RISULTATO?
“Abbiamo raggiunto un’intesa invidiabile con il produttore Nick Raskulinecz il quale, sin dal primo istante, ha capito come delineare il nostro stile. Nei Black Star Riders non c’è spazio per i trucchi, noi suoniamo solo ed esclusivamente del buon classic rock. Basso, batteria, chitarre… intendi cosa voglio dire? A tal proposito, abbiamo lavorato tantissimo per donare il giusto sound alle chitarre. Nel mondo del rock, il ruolo di un produttore serio e preparato è indispensabile per confezionare un prodotto competitivo. Non comprendo il motivo per il quale molti gruppi scelgano di autoprodursi, senza avere la benché minima idea di come svolgere un lavoro così delicato. A ognuno il suo, insomma”.

C’E’ UNA TEMATICA DEFINITA CHE HA ISPIRATO LA STESURA DELLE LIRICHE?
“Cazzo, sì! Hai presente come gira il mondo, Gennaro? (ride, ndR). Viviamo in un periodo storico estremamente incerto, carico di tensione e di avvenimenti che non lasciano presagire a nulla di buono, quantomeno nel prossimo futuro. Al tempo stesso ho lasciato emergere, come mai prima d’ora, alcuni dei ricordi più belli che hanno segnato la mia vita privata. Questo è il motivo per cui sono convinto che ‘Heavy Fire’ sia un disco tremendamente attuale, nonché in grado di superare la prova del tempo”.

QUAL E’ IL PRIMO BRANO CHE AVETE COMPOSTO PER QUESTO DISCO?
“Uhm, questa è proprio una bella domanda, sul serio (ride, ndR). Se non ricordo male, direi proprio che ‘Cold War Love’ è la prima canzone nata dalle nuove sessions con i Black Star Riders. Probabilmente è anche uno dei miei brani preferiti in assoluto, ne sono molto orgoglioso”.

LE VOSTRE IMMAGINI DI COPERTINA SONO DA SEMPRE MOLTO PARTICOLARI, PUNTUALMENTE DELINEATE DA UNO STILE ‘VINTAGE’ CHE CI FA COMPIERE UN BEL SALTO INDIETRO NEL TEMPO. IN QUESTA OCCASIONE, CHI SI E’ OCCUPATO DEL DISEGNO E COME SI CONNETTE CON LE TEMATICHE ESPRESSE ALL’INTERNO DELL’OPERA?
“Ci siamo avvalsi della collaborazione dello medesimo staff, che ha realizzato le nostre precedenti copertine. L’idea di base è nata proprio dal sottoscritto e può essere intesa come una sorta di tributo nei confronti del misterioso universo del circo. Non quello in cui si recano le famiglie a vedere i clown che si lanciano le torte in faccia, ma quello oscuro e inquietante degli antichi ‘freak show'”.

RICKY, ORA VOGLIO FARTI QUALCHE DOMANDA VOLTA A RIPERCORRERE, IN ESTREMA SINTESI, LA TUA LUNGA CARRIERA…
“Certo, fai pure. Sono pronto a tutto! (ride, ndR)”.

QUANDO HAI INIZIATO AD ESPLORARE IL MAGICO MONDO DELLA MUSICA?
“Avevo otto o nove anni circa, quando sono rimasto letteralmente folgorato da un universo così vasto e denso di emozioni. Spaziavo attraverso tantissimi generi ed interpreti, non mi sono mai limitato alle etichette. Ho invece inaugurato la mia carriera da professionista, all’età di quattordici anni. Pur essendo all’epoca estremamente acerbo e casinista, avevo le idee ben chiare di come esprimere le mie idee attraverso la musica rock”.

SE TI MENZIONO ‘BLOOD, FIRE AND LOVE’, QUAL E’ LA PRIMA SENSAZIONE CHE TI VIENE IN MENTE?
“Un sorriso, un grosso sorriso, Gennaro. Sono tuttora estremamente orgoglioso di quel lavoro, in quanto ha definito un incredibile punto di partenza per la mia carriera artistica. All’epoca dei fatti i The Almighty erano molto giovani, ingenui, ma estremamente determinati sugli obiettivi da perseguire e da raggiungere. Abbiamo strappato un contratto discografico con la Polydor, che ci ha permesso di lavorare nei prestigiosi Abbey Road studio a Londra. Puoi immaginare cosa può rappresentare tutto questo per un ragazzo così ambizioso? Mi sento davvero fortunato e benedetto da chissà chi, per aver iniziato il mio cammino in un contesto così professionale e stimolante”.

DI SEGUITO AVETE REALIZZATO TRE GIOIELLI DEL CALIBRO DI ‘SOUL DESTRUCTION’, ‘POWERTRIPPIN’ E ‘CRANK’…
“Oh, ti ringrazio. In quel periodo siamo cresciuti molto rapidamente e, disco dopo disco, abbiamo appesantito sempre di più il nostro sound. Le soddisfazioni non mancavano affatto, in quanto abbiamo iniziato a vendere sempre più dischi e ad esibirci in posti più grandi. Poco dopo aver inciso ‘Soul Destruction’ sono però emersi i primi problemi tra di noi, acuiti ulteriormente dopo aver realizzato ‘Crank’, forse il disco al quale mi sento più legato. Avevamo trascorso tantissimo tempo insieme in quel periodo della nostra vita, eravamo degli autentici scalmanati ed abbiamo compiuto delle scelte poco sagge. E’ naturale dunque che le cose siano degenerate tra di noi, determinando nel tempo alcuni inevitabili cambi di line-up. Siamo andati comunque avanti realizzando altri due o tre album, ma era evidente che la chimica di un tempo era andata a farsi benedire. Ci tengo a precisare, però, che da tempo abbiamo appianato le nostre divergenze e siamo tornati in ottimi rapporti, cosa che non posso di certo dire per molti dei nostri coetanei, che si sentono soltanto attraverso i loro avvocati (ride, ndR)”.

LO SCORSO ANNO HAI REALIZZATO UN DOPPIO ALBUM DA SOLISTA, INTITOLATO ‘WHEN PATSY CLINE WAS CRAZY (AND GUY MITCHELL SANG THE BLUES)’. SEI SODDISFATTO AL CENTO PER CENTO DI UN’OPERA COSI’ CANGIANTE ED ETEROGENEA?
“Sono estremamente orgoglioso di tutte le canzoni incluse in quell’opera e mi fa un enorme piacere che tu mi abbia posto una domanda come questa. Sono tuttora molto legato a una città come Belfast e, insieme al mio concittadino e musicista Sam Robinson, abbiamo scattato una fotografia nitida, in grado di catturare tutte le emozioni vissute in fase compositiva. Inizialmente era stato concepito come un album singolo ma, in men che non si dica, ci siamo ritrovati con una ventina di canzoni, peraltro tutte di ottima fattura. Perché dunque non includerle in un doppio CD che riflette tutta la mia essenza di scrittore, musicista ed interprete?”.

IL TUO STILE DESCRITTIVO SI DISTINGUE, SPESSO E VOLENTIERI, PER LA DISARMANTE CAPACITA’ DI REALIZZARE LIRICHE ONESTE ED ISPIRATE, COME NEL CASO SPECIFICO DI ‘TANK MCCOLLOUGH SATURDAYS’…
“Oh, grazie mille, dico sul serio. Adoro quella canzone, in quanto mi riporta indietro ai tempi della mia infanzia, periodo nel quale, i miei genitori mi portavano allo stadio a vedere le partite del Glentoran, la squadra di calcio per cui tifo sin da bambino. All’epoca ci giocava il grande Billy McCollough, un calciatore dotato di un’incredibile capacità tecnica, all’epoca ignorato dal calcio internazionale che contava. Attraverso le note di quel brano, però, i miei ricordi mi riportano indietro attraverso gli odori e gli umori che si respiravano in una città come Belfast. Molti aspetti di quella città sono andati perduti con la globalizzazione, per questo ho cercato di farli riemergere attraverso ‘Tank McCollough Saturdays'”.

QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE CHE EMERGONO TRA IL COMPORRE MUSICA PER REALTA’ COME THE ALMIGHTY E BLACK STAR RIDERS E REALIZZARE CANZONI PER SE STESSI?
“Un’altra buona domanda, ma non vorrei abituarmi troppo bene (ride, ndR). Da solista compongo molto velocemente e, solitamente, prediligo un’attitudine più intima e cantautorale. Con i Black Star Riders, invece, faccio parte di una macchina molto più complessa ed articolata, dato che devo spesso trovare un compromesso tra le mie idee, quelle di Damon Johnson e Scott Gorham (ride, ndR)”.

QUAL E’ LA TUA OPINIONE IN MERITO ALLA RECENTE RINASCITA DEL VINILE? SI TRATTA DI UNA MODA TRANSITORIA O DELLA SECONDA GIOVINEZZA DI UN SUPPORTO MAI DIMENTICATO DAGLI APPASSIONATI, SEPPUR OSCURATO DALL’AVVENTO DEL DIGITALE ALLA FINE DEGLI ANNI OTTANTA?
“Sono estremamente felice di questo revival e, indipendentemente dal fatto che si tratti di un trend per nostalgici o di una consacrazione definitiva del vecchio vinile, poco importa per me. Il fattore che reputo determinante risiede invece nell’acquistare legalmente la musica che un artista propone. Si tratta di lavoro a conti fatti, pure noi dobbiamo pagare le bollette, che diamine! Non sono contro il supporto digitale o la musica in streaming, anzi, ma ritengo sia importante che ogni appassionato di musica, che si definisca tale, acquisti legalmente un disco e non trascorra il proprio tempo ad appropriarsi indebitamente del lavoro altrui. Se un ragazzo ha pochi soldi può avvalersi degli abbonamenti a basso costo o ascoltare le radio in streaming. Insomma, di alternative ce ne sono a bizzeffe”.

SONO A CONOSCENZA CHE NELLA TUA VITA HAI VIAGGIATO MOLTO, RICKY, CHE COSA HAI IMPARATO DA TUTTE QUESTE ESPERIENZE, VISSUTE CON PERSONE DI ETNIE E CULTURE SPESSO PARECCHIO DIFFERENTI TRA LORO?
“Ho imparato ad essere tollerante nei confronti del prossimo e ad avere una mente il più aperta e ricettiva possibile. Adoro viaggiare, amo fare nuove conoscenze e, tutte le volte che ho avuto il piacere di venire in Italia, mi sono trovato molto bene. Siete delle persone fantastiche, che amano il buon cibo e le belle donne e, cosa ancora più importante, avete un enorme patrimonio culturale da valorizzare ed esportare in tutto il mondo! Anche per questo sono tremendamente convinto che questo pianeta sia popolato da tante belle persone, ma i recenti fatti di cronaca stanno oscurando il lato più bello e creativo dell’umanità. In questo caso, ritengo che i social network abbiano delle enormi responsabilità morali, nei confronti di chi passa tutto il suo tempo a predicare odio e intolleranza”.

DIMMI LA VERITA’ RICKY, COME TI SENTI QUANDO I TUOI FAN TI AVVICINANO PER UNA FOTO, UN AUTOGRAFO E DUE CHIACCHIERE? TI FA PIACERE O FAI BUON VISO A CATTIVO GIOCO, PERCHE’ ORMAI FA PARTE DEL BUSINESS?
“Vuoi la verità, sul serio? Ok, sarai accontentato. Adoro intrattenermi con i miei fan, perché in ogni occasione hanno sempre qualcosa da insegnarmi, l’importante è che siano educati e ben disposti ad ascoltare. Quando ero giovane, invece, non sopportavo l’idea di essere circondato da persone che bramavano un mio autografo, soprattutto ai tempi dei The Almighty. Ero molto immaturo, nonché una testa calda da cui stare alla larga, credimi (ride, ndR)”.

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