BLACK STAR RIDERS – L’istinto vincente

Pubblicato il 28/02/2015 da

In un breve lasso di tempo, i Black Star Riders sono stati capaci di imporsi come una delle band più interessanti nate dallo sconfinato panorama dell’hard rock. Fa specie che i Nostri non siano dei giovani alle prime armi con entusiasmo da vendere, ma un collettivo di professionisti affermati meritevole di aver ancora ottime idee da vendere. Conquistati dalla qualità di “The Killer Instinct”, non abbiamo esitato a rivolgere qualche domanda ad un simpaticissimo e loquace Damon Johnson, artista consapevole di far parte di una squadra affiatata e vincente che, ad oggi, vanta pochissimi rivali nel genere. I fan degli ex Thin Lizzy sono in ottime mani…

black star riders - band - 2014

CIAO DAMON, SONO PASSATI SOLTANTO DUE ANNI DAL VOSTRO ESORDIO E VI SIETE RIFATTI VIVI CON UN DISCO DAVVERO ECCELLENTE. COME SI SONO SVILUPPATE LE IDEE PER I NUOVI BRANI?
“Le nuove canzoni hanno iniziato a prendere vita all’inizio del 2014. Ricky Warwick è venuto a casa mia a Nashville, in Tennesee, dove vivo con la mia famiglia ed abbiamo iniziato a sviluppare alcuni concetti, poi perfezionati durante il nostro tour negli Stati Uniti ed in Inghilterra. E’ stato stimolante lavorare sotto pressione ovunque ci capitasse: nelle stanze degli hotel, nel tour bus e nei camerini. Sono sicuro che così le composizioni hanno acquisito maggior spessore e coesione”.

IN QUALE MANIERA “THE KILLER INSTINCT” RIFLETTE LA TUA CRESCITA PERSONALE COME COMPOSITORE E MUSICISTA?
“Il nuovo album dimostra a tutti chi sono esattamente i Black Star Riders. Tieni conto che il nostro esordio doveva essere pubblicato sotto il nome Thin Lizzy, nove episodi su undici erano già stati scritti prima che decidessimo di cambiare moniker. Adesso abbiamo maggior sicurezza, sappiamo chi siamo e cosa vogliamo veramente. Negli ultimi quattordici mesi siamo stati costantemente in tour, entrando in diretto contatto con i nostri fan e la ‘rock community’ in generale. Questo fattore è stato determinante nell’apportare la giusta dose di energia in studio”.

RACCONTACI QUALCHE ANEDDOTO IN MERITO ALLE SESSIONI DI REGISTRAZIONE. QUANTO TEMPO AVETE IMPIEGATO A COMPLETARE L’ALBUM?
“Abbiamo impiegato quattro giorni per rifinire i dettagli con il supporto del produttore Nick Raskulinecz, prima di chiuderci in studio per le tre settimane successive. Siamo stati piuttosto veloci a completare i lavori, grazie a Nick, era molto concentrato sul risultato finale ed ha dettato i tempi in maniera magistrale”.

C’E’ UN TEMA PRINCIPALE, UN MESSAGGIO O UN CONCEPT DIETRO “THE KILLER INSTINCT”?
“Penso che la title track rappresenti al meglio l’intero disco, grazie anche all’ottimo testo scritto da Ricky. E’ incentrato sul lavoro duro, sulle sfide quotidiane da affrontare e sul fatto che non bisogna mollare mai anche nelle circostanze più avverse. Immagino tu conosca la leggenda del pugilato americano Muhammad Ali”.

CERTAMENTE…
“Bene. Ricky ha visto il documentario a lui dedicato ed è rimasto impressionato dalle sue vicende. E’ nato povero, ma non ha mai rinunciato al sogno di avere successo nella sua disciplina, ha lavorato duramente ed ha ottenuto un risultato incredibile”.

TI VA DI SPENDERE DUE PAROLE SULLA COPERTINA?
“L’artwork prosegue il discorso iniziato con ‘All Hell Breaks Loose’, riflette la passione di Ricky nei confronti delle pin-up degli anni Trenta e Quaranta”.

QUAL E’ IL TUO BRANO PREFERITO DEL NUOVO ALBUM DA SUONARE?
“Ne ho due: ‘Soldierstown’ e ‘Through The Motions’. Durante la prossima estate dovremmo suonare in alcuni festival europei ed ho intenzione di aggiungere a tutti i costi alla scaletta ‘Blindsided’, un episodio davvero potente ed epico”.

COSA SI DEVONO ASPETTARE I FAN DA “THE KILLER INSTINCT”?
“Siamo orgogliosi del risultato finale e sono convinto che verrà apprezzato dal nostro pubblico, in costante aumento. Non vediamo l’ora di riprendere a suonare dal vivo e cercheremo di programmare più date possibili per proporre il nuovo materiale. Speriamo di vederci in Italia! (ride, ndR)”.

DOVE RITIENI POSSANO POSIZIONARSI I BLACK STAR RIDERS NELL’ATTUALE PANORAMA ROCK?
“Penso di poterci considerare come una boccata d’aria fresca. Nella nostra proposta ci sono un sacco di riff interessanti, chitarre potenti, non abbiamo paura di confrontarci con stili differenti e le nostre liriche raccontano sempre una storia. Alcuni potrebbero etichettarci semplicemente come una band ‘classic rock’, io spero che saremo considerati come qualcosa di più complesso”.

SEI ATTIVO NEL MUSIC BUSINESS DAL 1988. COSA MI PUOI RACCONTARE DELLA TUA ESPERIENZA CON I WITNESS?
“Wow, Gennaro! Grazie per questa domanda, non posso credere che qualcuno si ricordi ancora di quella band! (ride, ndR)”.

MI PIACE MOLTO IL DISCO OMONIMO…
“Hai ragione! E’ un ottimo esempio di mainstream pop/rock dell’epoca e reputo tuttora Debbie Davies una grandissima cantante. I Witness sono stati il primo gruppo con cui sono entrato in studio di registrazione e quell’esperienza mi ha insegnato davvero tanto. Ho appreso cosa significhi far parte di un collettivo professionale e, al tempo stesso, ho assimilato i primi rudimenti del music business. Sono stati importanti per me, veramente speciali”.

HAI MILITATO ANCHE NEI BROTHER CANE, COSA CI PUOI DIRE A RIGUARDO?
“E’ stato il passo successivo che mi ha permesso di crescere come compositore e come cantante. Ho avuto l’onore di andare in tour con mostri sacri del calibro di Robert Plant, Aerosmith e Van Halen. Negli Stati Uniti i Brother Cane hanno ottenuto un discreto successo ed eravamo molto popolari nelle principali emittenti rock. All’epoca non avrei mai pensato di aver l’opportunità di lavorare con Alice Cooper e di entrare a far parte dei Thin Lizzy, diventati poi Black Star Riders”.

TI RICORDI COME E’ NATA E SI E’ SVILUPPATA LA TUA PASSIONE PER LA MUSICA?
“Devo ringraziare i miei genitori, anche loro amano tuttora la musica e sono stati determinanti per la mia crescita personale. A casa mia si ascoltava sempre buona musica, dalla radio, dalla televisione e persino in macchina. Mia mamma è un’ottima cantante e mio papà è un bravo chitarrista. Ho iniziato a suonare il pianoforte, per poi passare alla chitarra e sin dall’inizio mi hanno sempre incoraggiato a coltivare il mio talento. Ero solo un ragazzino quando ho acquistato il primo album dei KISS ed è stata la scintilla che mi ha spinto su questa strada. Adoravo talmente tante band, come Bad Company, The Doobie Brothers, Lynyrd Skynyrd, Led Zeppelin, Black Sabbath, Rush e mille altri”.

QUALE STRUMENTAZIONE USI E QUAL E’ LA TUA CHITARRA PIU’ PREZIOSA?
“Senza dubbio la Gibson ‘Les Paul’, la chitarra che ho utilizzato di più nella mia carriera. Ancora oggi possiedo la mia prima ‘Les Paul’, Gennaro, che ho comprato a diciassette anni. Me la sono potuta permettere risparmiando sulle mance che ricevevo quando tagliavo l’erba ai vicini (ride, ndR). Ho ancora una chitarra acquistata all’inizio degli anni Novanta quando suonavo nei Brother Cane e possiede ancora un sound pazzesco”.

QUAL E’ L’APPROCCIO STILISTICO ALLO STRUMENTO CHE PREFERISCI?
“Sicuramente posso essere definito un chitarrista tradizionale. Quando ero più giovane amavo suonare veloce sulla scia di Randy Rhoads, Eddie Van Halen, Joe Satriani e Steve Vai. Ancora oggi apprezzo tantissimo questi musicisti e ne traggo ispirazione, ma ho scoperto in seguito di sentirmi più affine al blues rock. Reputo Jimmy Page e Joe Perry come i pesi massimi del genere”.

QUINDI TI ISPIRI ANCHE A CHITARRISTI COME JOHN MAYALL, JOHNNY WINTER E ALTRI PALADINI DEL BLUES ELETTRICO?
“Sono dei grandi, ma mi sento più a mio agio con qualcosa di più pesante come Gary Moore o Leslie West”.

SE NON FOSSI DIVENTATO UN MUSICISTA PROFESSIONISTA, COS’ALTRO AVRESTI FATTO NELLA TUA VITA?
“Sarei diventato uno psicologo. Mi ha sempre appassionato la natura umana nell’affrontare le sfide e a risolvere i problemi più complicati che la vita ci riserva. Tutto è incentrato sulla comunicazione e sono convinto che sarei un bravo professionista (risate, ndR)”.

SIAMO ARRIVATI ALLA FINE DI QUEST’INTERVISTA. GRAZIE PER IL TEMPO CHE CI HAI DEDICATO.
“Grazie a te Gennaro, apprezzo il vostro entusiasmo e sono felice di aver risposto a delle domande non scontate. Speriamo di vederci presto in Italia!”.

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