BLACK STAR RIDERS – Stato di grazia

Pubblicato il 17/09/2019 da

I Black Star Riders sono tornati con un nuovo grande disco di inediti, “Another State Of Grace”, il quarto della loro carriera iniziata nel 2012 con la decisione di abbandonare il moniker Thin Lizzy. Tra i nuovi brani, alcuni portano avanti come sempre la tradizione della band dello scomparso Phil Lynott, ma non mancano capitoli in cui i nostri tengono a mettere in mostra la loro personalità. Ricky Warwick ai nostri microfoni ci parla della loro ultima fatica e soprattutto di alcuni tra i testi più profondi ed intimi di questo disco che toccano argomenti scottanti di attualità, soprattutto per lui che da tempo ormai vive in America.

RICKY, LO SCORSO ANNO IL CHITARRISTA DAMON JOHNSON HA LASCIATO LA BAND ED AL SUO POSTO E’ ENTRATO CHRISTIAN MARTUCCI. QUESTO AVVICENDAMENTO HA INFLUITO NEI LAVORI PER IL NUOVO “ANOTHER STATE OF GRACE”?
– Non direi, o almeno non in maniera determinante. Per quanto mi riguarda, non ho cambiato di una virgola il mio modo di lavorare. Da sempre scrivo la maggior parte del materiale, mi occupo di tutti i testi, tutte le melodie e della maggioranza delle parti di chitarra. L’unica differenza è che in passato se avevo qualche dubbio o in caso di bisogno di un confronto, prima mi rivolgevo a Damon, questa volta ho deciso di coinvolgere Christian nel processo di songwriting. Io e Christian abbiamo praticamente realizzato tutte le idee del nuovo disco, poi ovviamente anche Scott Gorham e Robbie Crane sono intervenuti per aggiungere ulteriori riff e le parti di basso. Sono molto contento che Christian sia entrato nella band, con lui abbiamo acquisito una nuova linfa vitale e siamo riusciti a produrre un disco che riserverà agli ascoltatori qualche sorpresa.

PUOI SPIEGARE PERCHE’ DAMON JOHNSON HA DECISO DI LASCIARE LA BAND? IN FONDO LUI ERA UNO DEI MEMBRI STORICI SIA DI BLACK STAR RIDERS E DAL 2011 ANCHE DEI THIN LIZZY.
– E’ stato un momento doloroso per noi, ma voglio assicurare che questa è stata una scelta di Damon. Sin da quando abbiamo formato i Black Star Riders, Damon da tempo ci aveva parlato la sua intenzione di dedicarsi anche ai suoi progetti solisti. Tutto qui, il resto della storia è molto semplice, Damon ci ha comunicato la sua decisione di lasciare la band in quanto sentiva il bisogno di dedicarsi totalmente alla sua musica. Noi tutti rispettiamo la sua scelta, lo ringraziamo per tutti gli anni trascorsi insieme e ovviamente siamo tutt’ora in buonissimi rapporti. Non posso che augurargli un grande in bocca al lupo per tutti i suoi progetti.

CHRISTIAN MARTUCCI HA UN CURRICULUM MOLTO CORPOSO E NEGLI ULTIMI ANNI HA SUONATO INSIEME AGLI STONE SOUR. COME SIETE ARRIVATI A LUI?
– E’ stato il nostro produttore Jay Ruston a suggerirci il nome di Christian come sostituto di Damon. Noi eravamo talmente immersi nei lavori sul nuovo disco da non avere molto tempo da dedicare alla ricerca di un nuovo chitarrista. Jay ha trovato il ragazzo perfetto! Ci ha mandato un video e noi abbiamo subito pensato che suonasse in modo fantastico. Ci siamo così trovati per suonare qualcosa insieme, con ottimi risultati, si è subito instaurata una bella alchimia fra di noi.

E’ VERO CHE SCOTT GORHAM HA SCRITTO “UNDERNEATH THE AFTERGLOW” CON SUA NIPOTE JESSIE SIEBENBERG?
– Confermo, io ho scritto tutti i testi di ‘Underneath The Afterglow’, mentre Scott ha scritto con sua nipote Jessie le parti musicali. Non so se tutti lo sanno, ma Jessie è anche la figlia del batterista dei Supertramp, quindi diciamo che in famiglia c’è del buon DNA musicale (ride, ndR). Questa è stata l’ultima canzone a cui abbiamo lavorato per il disco.

TU E SCOTT GORHAM SIETE LE COLONNE PORTANTI DEI BLACK STAR RIDERS. COME DEFINIRESTI IL RAPPORTO CHE VI LEGA?
– Vedi, io conosco Scott da circa trent’anni e ammetto candidamente di adorarlo come musicista. In tutto questo tempo è divenuto uno dei miei migliori amici e da lui ho imparato moltissimo sul suonare la chitarra. Scott è un chitarrista fenomenale e sin da quando ero un ragazzo, i Thin Lizzy sono sempre stati una delle mie band preferite di sempre. Poter suonare insieme a Scott è un sogno d’infanzia che si è realizzato.

SE NON SBAGLIO LA PRIMA PERSONA CHE HA ASCOLTATO “ANOTHER STATE OF GRACE” E’ STATA JOE ELLIOTT DEI DEF LEPPARD…
– E’ vero, la prima persona a cui ho inviato il disco finito è stata proprio Joe. Lui conosce benissimo la band e il rapporto che ci lega è di profonda amicizia personale. A livello artistico non ha certo bisogno di presentazioni, sta di fatto che mi piace avere un suo parere su ciò che facciamo, perché so che è sincero, disinteressato e ovviamente molto competente. Dopo aver sentito “Another State Of Grace”, Joe mi ha detto che secondo lui questo è il miglior disco dei Black Star Riders. Io gli credo e sono molto contento del suo giudizio positivo.

DALL’ASCOLTO DEL DISCO, MI SEMBRA CHE AI PRIMI TRE POSTI DELLA TRACKLIST ABBIATE VOLUTO METTERE LE CANZONI PIU’ CLASSICHE, QUELLE CHE RIPRENDONO PALESEMENTE IL SOUND DEI THIN LIZZY. SUCCESSIVAMENTE INVECE ARRIVANO I PEZZI PIU’ PERSONALI.
– Non posso che essere d’accordo con te. L’inizio del disco avviene nel modo più classico possibile, con canzoni melodiche e orecchiabili che contengono in toto il trademark dei Black Star Riders e dei Thin Lizzy. Poi diciamo che emergono tutte le novità della band, a partire dai nuovi membri Christian Martucci e Chad Szelica. Non dimentichiamo inoltre che abbiamo cambiato produttore, questa volta abbiamo lavorato insieme a Jay Ruston che ha ovviamente dato il suo contributo nella produzione dei pezzi. Ci piace fare piccoli cambiamenti nell’arco del tempo, non dico di snaturarci, ma non ci interessa continuare a scrivere lo stesso disco ogni volta.

HAI SCRITTO ALCUNI TESTI MOLTO PROFONDI, COME AD ESEMPIO “WHY DO YOU LOVE YOUR GUNS?” CHE TOCCA UN SERIO PROBLEMA DELL’AMERICA.
– Ho scritto le parole di questa canzone dopo il massacro del 2012 avvenuto nella scuola elementare Sandy Hook, nel Newtown in Connecticut. Ventisette persone hanno perso la vita e di queste venti erano bambini fra i sei e i sette anni. In quegli anni mia figlia aveva più o meno la stessa età di quei bambini e io rimasi davvero colpito, scioccato da quel gesto senza la minima logica, senza pietà. Con ‘Why Do You Love Your Guns?’ ho voluto scrivere i miei pensieri, le mie sensazioni, ne sentivo il bisogno. Non sono un prete e non ho la presunzione di cambiare o solamente influenzare il pensiero delle persone, alla fine si tratta di ciò che sento dentro di me e del desiderio di trasformare in musica i miei sentimenti personali.

RICKY, TU SEI UN IRLANDESE CHE VIVE NEGLI STATI UNITI D’AMERICA. QUALI SONO STATE LE TUE IMPRESSIONI SU QUESTO GRANDE PAESE PIENO DI PREGI E CONTRADDIZIONI?
– Riferendomi alla tua domanda precedente, ci sono degli aspetti davvero drammatici dell’America. Pensa che tu vai al supermercato e vicino alla frutta e verdura trovi il reparto armi, dove puoi tranquillamente comprare una pistola o un fucile. Penso che questa cosa sia terribile, allucinante! La cosa drammatica è vedere tutte queste morti da arma da fuoco causate da americani che sparano ad altri americani. Si massacrano da soli, capisci? Il governo ovviamente non fa proprio nulla per contrastare questa situazione! In Nuova Zelanda quest’anno c’è stato un grande massacro, quello di Christchurch. Dopo questo tragico avvenimento, il governo ha imposto diverse limitazioni alla possibilità di comprare armi; non so se sarà la soluzione definitiva, ma almeno qualcosa è stato fatto. Qui in America no, non si possono toccare le vendite di armi. Il governo non fa nulla e i bambini muoiono, questa cosa mi fa tremendamente incazzare! Soldi, corruzione, potere, politici corrotti sono molto più importanti di un pugno di eroi che muoiono senza motivo.

NON TEMI CHE PARTE DEI VOSTRI FAN AMERICANI POSSA ESSERE IN DISACCORDO CON I CONCETTI CHE ESPRIMI NELLE TUE CANZONI?
– Non posso certo pretendere che tutti siano d’accordo con me e con le mie opinioni, ma per come sono fatto non riuscirei a mentire in primis a me stesso. Forse rischierei meno se scrivessi testi generici, ma in questo modo commetterei una violenza contro di me. Io sono un musicista che scrive ciò che sento dentro di me, e interpreto le canzoni in modo ancor più efficace quando canto di argomenti che sento miei, provenienti dal mio cuore e dalla mia testa, capisci cosa voglio dire? Non voglio nascondere nulla di me stesso, se qualcuno si sentisse offeso a causa dei miei testi, beh, chiedo scusa, ma non posso farci niente.

ANCHE SU “SOLDIER IN THE GHETTO” NON CI SEI ANDATO TANTO LEGGERO.
– Questo brano tratta di un problema più generale, in un mondo dominato da internet, social media e fake news, pochi potenti cercano di tenere sotto controllo tutta la popolazione. Ci vogliono inerti, ci vogliono malati, ci vogliono privi di educazione e con la testa sempre bassa. E allora troviamo famiglie che lavorano come muli tutto il giorno per non avere la speranza di una vita migliore, a causa dello sfruttamento.

ANCORA UNA VOLTA E’ PRESENTE COME OSPITE SU UN BRANO PEARL ADAY, LA FIGLIA DI MEAT LOAF, CON CUI AVEVATE GIA’ COLLABORATO AI TEMPI DI “HEAVY FIRE”.
– Pearl è una persona speciale ed una grande artista. Tutti noi abbiamo apprezzato molto quanto ha fatto su “Heavy Fire” e per questo l’abbiamo chiamata a cantare su “What Will It Take”. Quando è nata questa canzone abbiamo pensato subito a lei ed alla sua voce e ancora una volta è stato fatto un lavoro straordinario.

LO SCORSO GIUGNO E’ VENUTA A MANCARE PHILOMENA LYNOTT, LA MADRE DI PHIL. HAI AVUTO MODO DI CONOSCERLA BENE?
– Ho avuto il grande piacere di incontrare Philomena un paio di volte e si è dimostrata una donna molto gentile, comunicativa e dotata di una grazia fuori dal comune. Lei ha fatto moltissimo per i Thin Lizzy e per mantenere viva la leggenda, la tradizione di Phil Lynott. Ha sempre accolto con un sorriso i fan che passavano a trovarla per parlare di suo figlio, non si è mai tirata indietro. Ricordo la grande emozione quando lei mi diede la sua benedizione nel portare avanti la storia della band di suo figlio! Sono davvero dispiaciuto per la sua morte, ma ha vissuto una vita fantastica, lei stessa era fantastica!

IN ALCUNI EVENTI SELEZIONATI VOI VI ESIBITE ANCORA CON IL NOME THIN LIZZY. CREDI CHE CI SARA’ SPAZIO ANCHE PER UN NUOVO DISCO IN STUDIO CON QUESTO MONIKER LEGGENDARIO?
– No, posso garantirti che non uscirà mai un altro album a nome Thin Lizzy. Questa è la ragione principale per la quale abbiamo formato i Black Star Riders, con la nostra band faremo ancora tanti dischi, ma per quanto riguarda i Thin Lizzy, ci limiteremo a fare qualche show ogni paio d’anni.

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