BLACKBRIAR – C’è bellezza anche nell’oscurità

Pubblicato il 11/09/2025 da

I Blackbriar sono una band olandese che sta riscuotendo sempre maggiori consensi e che ha pubblicato di recente il nuovo album “A Thousand Little Deaths”, il quale a nostro avviso rappresenta il disco della loro consacrazione definitiva.
La loro capacità di dare un’impronta ben precisa al proprio sound è partita dal loro primo successo, la canzone “Until Eternity”, dalla quale si è sviluppato uno stile che spazia tra symphonic, gothic e melodic metal, unito ad atmosfere dark e talvolta vagamente horror, dando il via ad una carriera in continua crescita.
Abbiamo ripercorso queste tappe con la cantante e fondatrice della band, Zora Cock, con la quale abbiamo parlato ovviamente anche del nuovo album e di tutto quanto concerne il mondo dei Blackbriar a trecentosessanta gradi.

QUAL E’ IL SIGNIFICATO CHE ATTRIBUISCI AL NOME BLACKBRIAR E COME QUESTO SI RIFLETTE NELLA VOSTRA MUSICA E NELLA VOSTRA IDENTITA’?
– Il nome ‘Blackbriar’ evoca qualcosa che è romantico ma non senza ombre, che c’è bellezza dentro l’oscurità e penso che questo si rifletta nella nostra musica perfettamente.

DURANTE LA REALIZZAZIONE DEL VOSTRO TERZO FULL-LENGTH, “A THOUSAND LITTLE DEATHS”, SIETE TORNATI PER ALCUNI GIORNI NELLA STESSA VILLA DOVE AVEVATE REGISTRATO IL VIDEO PER LA VOSTRA PRIMA HIT, “UNTIL ETERNITY”: PERCHE’ QUESTO LUOGO E’ COSI’ IMPORTANTE PER VOI? QUALI SONO STATE LE TUE SENSAZIONI DURANTE QUEST’ESPERIENZA?
– Sì, lo abbiamo fatto! Ho sempre voluto tornare al maniero di “Until Eternity” e questa sembrava essere l’occasione perfetta.
Renè (Boxem, batterista e co-fondatore della band, ndr) e io di solito scriviamo la musica dei Blackbriar, ma eravamo rimasti bloccati su una canzone in particolare, “The Hermit And The Lover”. Abbiamo pensato perciò di provare a collaborare con tutti i Blackbriar alla scrittura e questo si è rivelato molto divertente.
Tornare lì significava rivisitare le nostre origini, quasi come chiudere un cerchio nel posto dove tutto aveva cominciato a muoversi per noi: essere lì di nuovo, anni dopo, con un nuovo album in cantiere, ci ha fatto comprendere quanto siamo arrivati lontano ma ci ha anche ricordato chi siamo sempre stati. E’ stato nostalgico e ispirante allo stesso tempo.

QUALCHE CANZONE DEL NUOVO ALBUM E’ CONCETTUALMENTE CONNESSA CON “UNTIL ETERNITY”?
– Non direttamente, ma lo spirito di “Until Eternity” è molto presente in “A Thousand Little Deaths”. Quella canzone parlava di un amore eterno e dell’accettazione della mortalità e, in qualche modo, anche il nuovo album danza su quella linea sottile che c’è tra vita e morte, amore e perdita.

IL TITOLO DELL’ALBUM E’ UN PO’ ENIGMATICO: A COSA SI RIFERISCONO LE “MIGLIAIA DI PICCOLE MORTI (‘THOUSAND LITTLE DEATHS’, APPUNTO)” DEL TITOLO?
– “A Thousand Little Deaths” simboleggia tutti i momenti fragili, transitori, quando qualcosa dentro di te cambia per sempre.
Cattura tutti i piccoli momenti di perdite, dispiaceri e trasformazioni che modellano chi siamo: esperienze di vita e amore, ogni addio, si avvertono come se fossero delle piccole morti, ma allo stesso tempo plasmano quello che diventiamo.

COSA PUOI DIRCI RIGUARDO LE SESSIONI DI REGISTRAZIONE? CI SONO STATE DIFFERENZE RISPETTO AI VOSTRI ALBUM PRECEDENTI?
– Le sessioni di registrazione sono state abbastanza simili alle nostre esperienze con gli album precedenti. Scrivere è sempre il piano più creativo e piacevole, ma registrare è ben diverso, è frenetico, impegnativo e prosciuga ogni briciola di energia che possiedi.
Abbiamo lavorato di nuovo con il nostro produttore, Joost van den Broek ai Sandlane Recording Facilities. Ciò che mi ha sempre impressionato è la sua pazienza e il fatto che lui sappia esattamente come tirare fuori il meglio di noi.

IN GENERALE, QUAL E’ LA PARTE PIU’ DIFFICILE NEL REALIZZARE UN ALBUM DEI BLACKBRIAR?
– Per me, è sapere quando verrà pubblicato. Potrei essere ossessionata all’infinito sulle cose che ho aggiunto o quelle che avrei potuto fare o su cosa potrei cambiare o nel mettere in discussione ogni piccola cosa che faccio. Voglio che sia perfetto ma, allo stesso tempo, ad un certo punto devi pubblicarlo. Il momento tra la creazione e la pubblicazione è sempre il più difficile, perchè mi sento vulnerabile.

COME DESCRIVERESTI L’EVOLUZIONE DEL VOSTRO STILE DALLE ORIGINI AD OGGI?
– Renè e io abbiamo iniziato con i Blackbriar dopo aver visto un concerto degli Halestorm, che ci ha completamente fatti impazzire. Perciò, se ascolti le primissime canzoni che abbiamo scritto – la maggior parte di esse sono inedite – puoi sentire una forte influenza hard rock.
Ci siamo tuttavia resi conto ben presto che non ci rappresentava realmente, questo è stato all’inizio del nostro viaggio per trovare il nostro sound. E’ stato comunque utile perchè una cosa importante di cui mi sono resa conto è che non avevo bisogno di cambiare la mia voce per essere più dura o ruvida in modo da far sentire più pesante la nostra musica.
Abbiamo trovato la nostra strada con “Until Eternity” e da lì abbiamo iniziato a plasmare e ad estendere il reame dei Blackbriar. Una volta scoperto quel mondo, non l’abbiamo più lasciato, ci siamo limitati ad aggiungere più storie, più strati e più profondità.

MOLTE DELLE VOSTRE STORIE SONO OSCURE ED ESPLORANO UN IMMAGINARIO FIABESCO E GOTICO: CI SONO DEGLI AUTORI IN PARTICOLARE CHE INFLUENZANO LA TUA COMPOSIZIONE? DA DOVE TRAI ISPIRAZIONE IN MODO PARTICOLARE PER I TESTI?
– Per quest’album in particolare, ho preso molto ispirazione da Emily Dickinson, specialmente da sue lettere personali destinate ad una donna di nome Sue. Altri lavori che hanno influenzato le liriche sono “Il Grande Gatsby” di F.Scott Fitzgerald, le emozionanti fiabe di Barbablu, “La Bella Addormentata” e figure mitologiche come le arpie, Pandora e Psiche.
Ma più di ogni altra cosa, le mie esperienze personali sono state l’influenza più forte. Quest’album è diventato un miscuglio di letteratura, mitologia e della mia stessa vita, intessuti insieme.

AVETE GIRATO PER L’ALBUM DIVERSI NUOVI VIDEO: QUANTO E’ IMPORTANTE L’ASPETTO VISIVO NELLA VOSTRA MUSICA?
– L’aspetto visivo è molto importante per noi, è davvero la nostra seconda passione. All’inizio abbiamo iniziato a realizzare i nostri video da soli semplicemente per necessità, perchè non avevamo il budget e, a lungo andare, abbiamo imparato molto. E’ diventata qualcosa di grande per noi e, quando il tempo ce lo permette, realizziamo anche video per altri artisti.
Di solito, quando inizio a scrivere i testi, che è sempre il primo passo quando componiamo una canzone, vedo già il video musicale nella mia testa. Alcune volte cominciamo a pianificare il video prima ancora che la canzone sia finita! Se ho i testi e la perfetta idea visiva, non c’è niente che possa fermarmi (risate, ndr).

L’ANNO SCORSO AVETE FATTO UN TOUR IN NORD AMERICA: COM’E’ STATA QUEST’ESPERIENZA?
– E’ stato davvero un sogno che è diventato realtà per tutti noi. Vedere finalmente tanti fan di vecchia data, ma anche nuovi, è stato surreale e ha avuto un grande impatto su di me. Ogni volta che penso al tempo trascorso lì, ho solo bei ricordi, perciò non vedo l’ora di ritornarci e siamo ancora molto grati ai Battle Beast per averci dato l’opportunità di unirci a loro come special guest.

E’ DIFFICILE PER VOI RICREARE TUTTE LE ATMOSFERE E GLI ELEMENTI VISIVI CHE CARATTERIZZANO LA VOSTRA MUSICA QUANDO SUONATE DAL VIVO?
– Per il nostro primo tour da headliner, stiamo lavorando per portare sul palco molto delle atmosfere e dell’immaginario presente nei nostri video. Era un nostro sogno far sì che nei nostri concerti ci si sentisse come se si entrasse nello stesso mondo delle nostre canzoni e questo tour ci dà finalmente l’opportunità di esplorarlo in modo più completo. E’ qualcosa che era nelle nostre teste da molto tempo.

LA VOSTRA CARRIERA E LA VOSTRA VISIBILITA’ SONO IN CONTINUA CRESCITA: C’E’ STATO UN MOMENTO PARTICOLARE IN CUI AVETE CAPITO CHE QUESTE STAVANO DECOLLANDO?
– Il primo momento per me è stato quando il nostro singolo “Until Eternity” improvvisamente e inaspettatamente è andato così bene. Ricordo come mi sentivo e come mi ha dato così tanta energia e dedizione per lavorare su altra musica.
Da allora, ci sono stati molti altri momenti come quello, insieme però anche a difficoltà e dubbi: per esempio, suonare al Wacken mi ha fatto venire i brividi in tutto il corpo, oppure raggiungere il nostro obiettivo di crowfunding in meno di ventiquattro ore per il nostro album di debutto o leggere i commenti sentiti della gente ad ogni nostra uscita; ognuna di queste cose mi ricordava quanto davvero stessimo andando avanti.

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