BLUT AUS NORD – Dialogo con le stelle

Pubblicato il 17/01/2026 da

Da una formazione come i Blut aus Nord, pionieri della scena black metal transalpina, giunti con “Ethereal Horizons” all’invidiabile traguardo del sedicesimo full-length, è sempre meglio aspettarsi di tutto, sia da un punto di vista contenutistico che qualitativo.
La creatura di Vindsval è ormai nota per sparigliare regolarmente le carte del suo discorso artistico, in un flusso che – all’occorrenza – può scegliere la via della dissonanza caliginosa e dell’asperità strutturale (basti pensare al dittico “Disharmonium”, o allo storico “The Work Which Transforms God”), così come quella della luce e della melodia, trattando ogni lavoro in studio come se fosse un capitolo a sé; un microcosmo di suoni e atmosfere – ora terrificanti, ora eteree – da esplorare nel tentativo di estraniarsi dalle noie e dalle banalità della vita di tutti i giorni.
In una delle sue rarissime interviste, il cantante/chitarrista francese ci guida attraverso questo modo di approcciare la musica e l’Arte, uscendo temporaneamente dal suo isolamento con la stampa per parlare di creatività, orrori lovecraftiani, rapporto con l’Io e altre tematiche care all’universo sonoro di questo pilastro del black metal più contaminato e immaginifico…

“ETHEREAL HORIZONS” SUONA MOLTO PIÙ UMANO ED EMOTIVO RISPETTO ALLE ATMOSFERE ALIENE E DISTACCATE CHE DI SOLITO CARATTERIZZANO IL SUONO DEI BLUT AUS NORD, CON UNA PRODUZIONE CHE SI MUOVE A SUA VOLTA IN UNA DIREZIONE PIÙ ORGANICA. ALCUNI POTREBBERO PERSINO LEGGERLO COME UNA CONTINUAZIONE SPIRITUALE, O UN SECONDO CAPITOLO, DI “HALLUCINOGEN”. QUESTO CAMBIAMENTO RIFLETTE UN’EVOLUZIONE INTERIORE NEL TUO PROCESSO CREATIVO O PSICOLOGICO?
– Fin dall’inizio del processo creativo volevo che “Ethereal Horizons” fosse un album molto aperto, altamente progressivo — un’opera nella quale l’ascoltatore potesse immergersi completamente. Un disco senza interruzioni o fratture, in cui tutto scorre in modo fluido e irradia luce.
Le atmosfere che creo sono sempre state il riflesso di stati interiori, di tensioni mentali, di visioni talvolta astratte e talvolta profondamente intime. In questo caso, il materiale sonoro si è semplicemente allineato in modo più naturale a ciò che stavo vivendo, da cui il suo carattere più organico e più tangibile.
“Ethereal Horizons” risponde a un bisogno di evasione ed è molto chiaramente un invito al viaggio — questo album è una porta d’uscita dal mondo.

I BLUT AUS NORD SI SONO SEMPRE DISTINTI PER UNA FORTE IDENTITÀ MUSICALE. TI ACCOSTI ALLA CREAZIONE CON UN DESIDERIO CONSAPEVOLE DI EVOLUZIONE E DIFFERENZIAZIONE, O IL TUO PROCESSO CONSISTE PIUTTOSTO NEL RESISTERE A TUTTO CIÒ CHE SI FRAPPONE TRA TE E UNA SCOPERTA ARTISTICA AUTENTICA?
– Non cerco mai l’originalità; non avrebbe alcun senso — creare qualcosa di ‘originale’ non può essere un fine in sé. D’altra parte, mi annoio molto rapidamente, sia di ciò che compongo sia di ciò che ascolto. Ho bisogno che le cose vadano avanti, che evolvano; ho bisogno di nuovi suoni, di nuovi approcci.
Sarei incapace, per esempio, di comporre oggi un seguito di “Ethereal Horizons”, anche se sarebbe la strada più facile. L’album ha ricevuto una risposta incredibile, e probabilmente la gente sarebbe felice se i BaN proponessero qualcosa di simile nei prossimi mesi. Ma sebbene abbia provato un enorme piacere nello scriverlo, oggi sento il bisogno di esplorare altri orizzonti, altre atmosfere.
Alla fine, non decido davvero nulla — tutto accade in modo molto naturale.

VISTA LA NATURA PROFONDAMENTE ‘VIAGGIANTE’ DELLA TUA MUSICA, CONSIDERI I BLUT AUS NORD UNA FORMA DI EVASIONE?
– Assolutamente sì — ed è, di fatto, il loro scopo principale. L’arte non ha altra vocazione se non quella di permettere a chi la incontra di distaccarsi dal mondo. I BaN non appartengono a questo mondo.

COME VIVI IL RAPPORTO TRA L’IO E IL PROCESSO CREATIVO? È QUALCOSA CHE CERCHI DI PLASMARE E CONTROLLARE CONSAPEVOLMENTE, O FLUISCE IN MODO NATURALE?
– Nel corso degli anni ho imparato a mettere a tacere l’ego quando si tratta di scrivere o comporre. L’ego è il nemico della creazione artistica; se cerchi di mantenere il controllo e di rivendicare la paternità di ciò che viene creato, ti perdi completamente.
Spesso paragono le sessioni di lavoro a delle meditazioni o a lunghe preghiere: la mente si placa e allora puoi diventare una sorta di canale, trasmettendo ciò che riceve. Oggi vedo la composizione come qualcosa di profondamente mistico, qualcosa che trascende completamente l’ego.

CHE RUOLO HANNO I TESTI NELLA VISIONE COMPLESSIVA DEI BLUT AUS NORD? LI CONSIDERI UN CONTROPARTE NARRATIVA DELLA MUSICA O PIUTTOSTO UN ELEMENTO SIMBOLICO E COMPLEMENTARE?
– Nei booklet degli album dei Blut aus Nord c’è sempre stato del testo, ma pochissimi veri e propri testi cantati. Uso la voce come uno strumento per generare atmosfera. Durante il processo di mixaggio viene svolto un lavoro enorme sulle voci; esse sono uno degli elementi che strutturano la nostra musica, allo stesso modo delle chitarre, per esempio.
I testi, quindi, non sono pensati per essere cantati o recitati. Sono lì per rafforzare l’atmosfera che vogliamo dare all’album, per aiutare l’ascoltatore a immergersi più profondamente nella nostra musica. Il trattamento di testi e voci nei Blut aus Nord è molto particolare — sotto questo aspetto, la nostra band non assomiglia davvero a nessun’altra.

LA TUA MUSICA SA ESSERE, A SECONDA DEI MOMENTI, TANTO ELEGIACA QUANTO DISSONANTE: BASTI PENSARE AL CONTRASTO TRA IL DITTICO “DISHARMONIUM” E OPERE COME “ETHEREAL HORIZONS” O “HALLUCINOGEN”. QUESTA DUALITÀ È UNA RIFLESSIONE CONSAPEVOLE DEL TUO MONDO INTERIORE, O EMERGE IN MODO ISTINTIVO ALL’INTERNO DEL PROCESSO CREATIVO?
– I Blut aus Nord hanno sempre operato su questo equilibrio, che dà piena forza al contrasto tra ombra e luce. Anche in un album estremo come “MoRT”, la luce appare per poche battute nel mezzo dell’opera, rendendola in definitiva ancora più oscura; quei pochi secondi nascosti nel cuore del “Capitolo V” sono essenziali per i quarantasette minuti dell’album. Lo stesso vale per “Ethereal Horizons”, che lavora sui contrasti per variare le emozioni. Senza questo equilibrio, non c’è vita.

L’ASPETTO VISIVO HA SEMPRE RIVESTITO UN RUOLO CENTRALE NELL’IDENTITÀ DEI BLUT AUS NORD, DAGLI ARTWORK SURREALI AL SIMBOLISMO CHE ACCOMPAGNA OGNI USCITA. QUANTO È STRETTA LA COLLABORAZIONE CON IL COMPARTO VISIVO DEI TUOI ALBUM, E IN CHE MISURA LO CONSIDERI UN’ESTENSIONE DIRETTA DELLA MUSICA PIUTTOSTO CHE UN LIVELLO ESTETICO SEPARATO?
– Tutti noi siamo stati segnati, durante l’infanzia o l’adolescenza, da copertine di album che sono poi diventate iconiche.
Oggi ci troviamo ad affrontare una concorrenza — peraltro del tutto sleale — da parte delle piattaforme di streaming, che offrono un’esperienza d’ascolto fortemente svalutata e, soprattutto, molto incompleta. Dobbiamo quindi fare uno sforzo supplementare per incoraggiare gli ascoltatori a tornare verso gli album completi nel loro formato fisico. Il formato fisico rappresenta la migliore offerta possibile e la versione definitiva di un’opera: non solo il suono, ovviamente, ma anche le immagini e l’oggetto nel suo insieme. È il culmine perfetto di tutto il nostro lavoro.
Per quanto riguarda il nostro approccio ai visual, lavoriamo a stretto contatto con illustratori e graphic designer, chiedendo loro di creare materiale su misura per noi. È stato così anche per “Ethereal Horizons”: l’intera identità visiva dell’album è il risultato di lunghe discussioni e di numerosi scambi con Maciej Kamuda, che ha ancora una volta realizzato un lavoro assolutamente eccezionale. Amo quando entrambe le parti si ispirano reciprocamente.

H.P. LOVECRAFT SEMBRA ESSERE UN COMPAGNO DI VIAGGIO RICORRENTE PER I BLUT AUS NORD, UNA PRESENZA CHE TORNA CICLICAMENTE AD AFFIANCARE IL PERCORSO DELLA BAND. QUANTO TI SEI CONFRONTATO CONSAPEVOLMENTE CON I SUOI TEMI DELL’IGNOTO E DELL’INDESCRIVIBILE, E IN CHE MODO HAI TRADOTTO IL SUO UNIVERSO LETTERARIO NEL TUO LINGUAGGIO SONORO E CONCETTUALE?
– Molte band si sono interessate agli scritti di Lovecraft e molte ne hanno tratto ispirazione — talvolta con un talento incredibile — ma non ho mai davvero ritrovato quell’atmosfera nella quale mi immergo quando leggo i suoi racconti. Non ritrovo quel lato quasi psichedelico e cosmico, quella follia abominevole che descrive così bene e così spesso, e ho voluto trasmetterla in musica con i due album “Disharmonium”. Ovviamente non pretendo che siano la rappresentazione sonora definitiva dell’opera di H.P. Lovecraft — sono semplicemente la mia visione personale e la mia esperienza.

DOVE HA AVUTO INIZIO IL TUO PERCORSO COME MUSICISTA? C’È STATO UN MOMENTO O UNA BAND IN PARTICOLARE CHE HA INNESCATO LA NECESSITÀ DI CREARE, O SI È TRATTATO DI UNA SCOPERTA PIÙ GRADUALE NEL TEMPO?
– Ho iniziato a comporre non appena ho avuto una chitarra tra le mani, molto prima ancora di sapere come suonarla. Sono rimasto rapidamente affascinato dagli Iron Maiden — “Seventh Son of a Seventh Son” e “Somewhere in Time” — così come da “…And Justice for All” e “Master of Puppets” dei Metallica. Tutti questi album monumentali sono profondamente radicati nel DNA dei BaN.
Tuttavia, la band che ha davvero cambiato tutto è stata Bathory. Ho scoperto “Blood Fire Death” in giovanissima età; è stato un vero shock e ha avuto un impatto enorme su di me. Il suo capolavoro successivo, “Hammerheart”, è senza dubbio il disco che ha dato vita ai Blut aus Nord.

RIPERCORRENDO IL CAMMINO CHE VA DA “ULTIMA THULÉE” A “ETHEREAL HORIZONS”, QUAL È STATO, A TUO AVVISO, IL MOMENTO DI CRESCITA O DI TRASFORMAZIONE PIÙ DECISIVO PER I BLUT AUS NORD?
– Molto probabilmente l’uscita di “The Work Which Transforms God”, che ha proiettato i BaN in primo piano sulla scena black metal globale e ha stabilito la band come punto di riferimento. L’album è diventato immediatamente un classico, influenzando un’intera nuova generazione di gruppi che hanno iniziato a incorporare pattern dissonanti e texture industriali nella loro musica.
Questo disco ha segnato molto chiaramente una svolta nel percorso dei Blut aus Nord. Altri album hanno avuto in seguito un grande impatto — “Dialogue With The Stars”, l’intera trilogia “777”, “Hallucinogen” o “Undreamable Abysses” — ma il primo a permettere davvero ai BaN di passare a un’altra dimensione è stato senza alcun dubbio “The Work Which Transforms God”.

A DIFFERENZA DI MOLTI ARTISTI DI LUNGO CORSO, SEMBRI CONTINUARE A SEGUIRE CON INTERESSE LE EVOLUZIONI PIÙ RECENTI DELLA SCENA, MOSTRANDO SPESSO APPREZZAMENTO PER LE NUOVE USCITE. QUALI BAND O DISCHI TI HANNO COLPITO MAGGIORMENTE NELL’ULTIMO PERIODO?
– In effetti, leggo spesso interviste a band più anziane che affermano di non ascoltare più nuove uscite, preferendo riascoltare all’infinito ciò che ascoltavano venti o trent’anni fa — cosa che trovo piuttosto triste. Come ti dicevo, ho bisogno di novità e ripongo totale fiducia nella giovane generazione, affinché mi porti cose capaci di stimolare la mia curiosità e il mio interesse.
Quest’anno (l’intervista si è svolta lo scorso novembre, ndr) sono rimasto particolarmente colpito dagli album di The Great Old Ones, Lychgate, Sea Mosquito e Obsidian Tongue. Mi piace anche mettere in evidenza dischi straordinari di band più giovani che hanno bisogno di un po’ più di visibilità; passare il testimone a queste persone talentuose e appassionate è importante.

NEL CORSO DEGLI ANNI I BLUT AUS NORD SI SONO DIMOSTRATI STRAORDINARIAMENTE PROLIFICI. LA CREATIVITÀ HA SEMPRE FLUITO IN MODO NATURALE PER TE, O LA TENSIONE VERSO IL PASSO ARTISTICO SUCCESSIVO È UNA COMPONENTE ESSENZIALE DEL PROCESSO?
– Trovarmi da solo di fronte a una pagina bianca è senza dubbio il momento che amo di più in tutto il processo: non esiste ancora nulla e tutto è possibile. Comporre musica è il mio mestiere da anni ormai; compongo ogni giorno, indipendentemente dall’ispirazione. Scrivo, e le idee finiscono sempre per arrivare — idee, riff, soluzioni ai problemi del giorno prima e così via.
Comporre non è affatto una lotta — è esattamente il contrario. Ho imparato a non insistere quando le cose diventano troppo complicate, quando il lavoro non scorre, quando le transizioni non sono logiche, per esempio. In quei momenti significa che sto andando nella direzione sbagliata; non c’è bisogno di forzare.
Non sono mai a corto di idee e raramente a corto di desiderio. Ho sempre tre o quattro album in attesa dietro le quinte; alcune di queste idee prenderanno forma, altre non esisteranno mai. In breve, la creatività non è affatto un problema.

 

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