BOB CATLEY – L’Impero che non brucia

Pubblicato il 30/06/2003 da

Una carriera quasi trentennale, un posto di rilievo fra le grandi voci dell’hard rock melodico, e la voglia di rimettersi in discussione. “When Empires Burn” sembra concepito come un’auterovole risposta per coloro che avevano avanzato perplessità sulla nuova line up. Ma è lo stesso Catley a svelarci che oltre Gary Hughes vi può essere vita…

PARTIAMO DALLA GROSSA NOVITÀ RAPPRESENTATA DALL’INTERRUZIONE DELLA PARTNERSHIP MUSICALE CON GARY HUGHES. SI È TRATTATA DI UNA TUA PRECISA SCELTA, DETTATA DALLA VOGLIA DI SPERIMENTARE SOLUZIONI NUOVE, OPPURE GARY NON ERA DISPONIBILE PER LA REALIZZAZIONE DEL TUO NUOVO ALBUM?
“Gary era, ed è tuttora, impegnato nella realizzazione di un suo progetto solista, una sorta di rock-opera che vedrà la partecipazione di molti artisti, me incluso, e alla quale ho contribuito come ospite in due lunghi brani. Quando due anni fa gli chiesi della sua disponibilità per il songwriting del mio nuovo album, mi disse subito di no: ciò ovviamente non significa che in futuro la nostra collaborazione non possa riprendere, chi può dirlo?”.

L’ALTRA GROSSA NOVITÀ È RAPPRESENTATA DALL’INDURIMENTO DEL SOUND. NON SI ERANO MAI SENTITE NEI TUOI LAVORI DA SOLISTA DELLE CHITARRE COSÌ SATURE. COSA TI HA SPINTO VERSO QUESTO TIPO DI SOLUZIONE SONORA?
“Alla base c’era un’intenzione ben precisa da parte mia e di Paul Hodson (tastierista e produttore di W.E.B.) di registrare un lavoro dalle coordinate heavy-hard, non heavy metal, ma un approccio in quel senso, e devo dire che siamo stati splendidamente coadiuvati da Vince ‘O Regan, chitarrista che in precedenza si era esibito con me solo nelle date live. Il tutto senza dimenticare l’importanza della melodia, con grande enfasi all’aspetto lirico. In ogni caso ritengo che Vince e Paul abbiano fatto un lavoro fantastico, senza dimenticare l’operato di Al Barrow (basso) e Jamie Little (batteria)”.

PARLIAMO DI TESTI: C’È UN FILO CONDUTTORE CHE UNISCE LE LIRICHE DI “WHEN EMPIRES BURN”, OPPURE SI TRATTA DI EPISODI DISTINTI FRA DI LORO? TI VA DI PARLARE DELLE LIRICHE CHE RITIENI MAGGIORMENTE RAPPRESENTATIVE DEL NUOVO ALBUM?
“Il tema centrale riguarda l’effetto dirompente della libertà sulla caduta degli imperi, termine da intendersi in senso metaforico e nella sua accezione più ampia. Dunque si tratta di citazioni riconducibili alle vicende dell’impero romano e di quello inglese, ma con frequenti incursioni nella realtà contemporanea. La titletrack ad esempio parla di quel piccolo impero costituito dai media e della sua influenza sugli individui, e mostra come si possa spezzare le catene di questo sistema. ‘Children Of The Circle’ parla dei Druidi nell’età tenebrosa della Britannia, all’epoca dell’invasione romana. L’ultimo brano ‘My America’ è una canzone con un forte feeling celtico, presa però dal repertorio tradizionale della musica irlandese, sulla falsa riga di ciò che i Thin Lizzy fecero in passato (la mitica ‘Black Rose’, nda) e dal punto di vista lirico parla dell’emigrazione in un momento storico (i primi del ‘900) nel quale andare in America era necessario per sopravvivere. L’America con il suo fascino irresistibile, con le promesse di un’esistenza migliore. E ‘Someday Utopia’ analizza nei contenuti la medesima situazione, è un brano che emotivamente mi coinvolge parecchio”.

 HAI MAI PRESO IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI REGISTRARE UN LAVORO ESCLUSIVAMENTE ACUSTICO? CREDO CHE CIÒ CONTRIBUIREBBE AD ENFATIZZARE MAGGIORMENTE LE TUE DOTI VOCALI.
“Non ne sono molto convinto. L’esperimento lo tentammo nel 1995 con i Magnum (l’album in questione è ‘Keeping The Nite Lite’, finora disponibile solo come import, nda), provammo arrangiamenti differenti in chiave ‘unplugged’ ed il risultato non fu malvagio. In passato, per alcuni showcase in Gran Bretagna e in Spagna, mi sono esibito, per un’audience ristretta, con il solo Vince ‘O Regan alla chitarra acustica. Ma nulla a mio avviso può essere comparato al feeling prodotto da una band elettrica”.

HAI MAI PENSATO DI DUETTARE CON UN ALTRO NOME STORICO DELL’HARD ROCK, SULLA SCIA AD ESEMPIO DI QUANTO FATTO RECENTEMENTE DA GLENN HUGHES E JOE LYNN TURNER? SE SÌ, CON CHI TI PIACEREBBE FARLO?
“Nessun dubbio: Ronnie James Dio. E’ il mio idolo assoluto. Anzi, ti dirò di più, sono io Ronnie James Dio! (risate generali, nda)”.

QUALI SONO, DELLA SCENA HARD ROCK E METAL ODIERNA, GLI ARTISTI CHE PIÙ STIMI?
“Bruce Dickinson, mio grande compagno di bevute, e David Coverdale (come vedete Bob è rigorosamente old school, nda)”.

A PROPOSITO DI DAVID COVERDALE, COSA NE PENSI DEL SUO RECENTE RITORNO SULLE SCENE CON I WHITESNAKE?
“Li ho visti recentemente dal vivo e li ho trovati molto affiatati, e David conserva tutt’oggi una grande voce”.

CAPITOLO ‘HARD RAIN’: SONO IN TANTI A CHIEDERSI SE UN NUOVO ALBUM VEDRÀ LA LUCE, COSA PUOI DIRCI AL RIGUARDO?
“La storia con gli Hard Rain è terminata 5 anni fa, quando salutai tutti ed intrapresi la mia carriera solista. All’epoca, che coincideva con la promozione del mio album ‘Legends’, ricordo che ci venne offerta la possibilità di esibirci con gli Uriah Heep per alcuni show in Germania ed in Inghilterra. Una situazione che avrebbe adombrato le mie ambizioni da solista. Decisi così di lasciarli, e il resto è storia recente, compreso il mio ritorno nei Magnum”.

 VERRAI IN ITALIA A PRESENTARE IL TUO NUOVO ALBUM?
“Il tour europeo partirà a settembre, e per adesso sono confermate soltanto alcune date in Germania. Dipenderà ovviamente dalle vendite dell’album, mi spiace non poter essere più preciso al momento”.

GRAZIE PER LA TUA DISPONIBILITÀ, E CONCLUDI COME PREFERISCI…
“Grazie a tutti per il supporto e per l’affetto dimostratomi negli anni. Spero apprezziate ‘When Empires Burn’ e mi auguro di incontrarvi presto in tour, a settembre”.

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