BODOM AFTER MIDNIGHT – Nel cielo dipinto di rosso

Pubblicato il 08/05/2021 da

Sono passati pochi mesi dalla prematura scomparsa di Alexi Laiho, che dopo essersi imposto come uno dei guitar-hero del XXI secolo alla guida dei Children of Bodom era pronto ad aprire un nuovo capitolo con i Bodom After Midnight. Purtroppo il lascito della nuova formazione si limita a tre sole tracce (due inediti e una cover dei Dissection) pubblicate postume nell’EP(itaffio) “Paint The Sky With Blood”: un esordio che suona  come un nuovo inizio e un ritorno alle origini (leggasi CoB di vent’anni fa) allo stesso tempo, aumentando il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e invece non sarà. A raccontarci qualche retroscena sulla genesi della band, nonché su quello che (non) succederà in futuro, è il bassista Mitja Toivonen, forse il nome meno appariscente del quartetto ma decisamente entusiasta di questa avventura.

IL NOME “BODOM AFTER MIDNIGHT” VOLEVA SIGNIFICARE L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA?
– Mmmh, mi spiace rovinare la tua interpretazione, ma era semplicemente il titolo dell’omonima canzone. Volevamo che il nome Bodom fosse facilmente riconoscibile e Bodom After Midnight ci è sembrata l’opzione migliore. Mi rendo conto che possa nascondere un doppio significato sul ‘voltare pagina’, ma non è questo il motivo per cui lo abbiamo scelto.

QUANDO HAI INCONTRATO ALEXI LA PRIMA VOLTA E COME SEI FINITO NELLA BAND?
– Credo fosse intorno al 2010, quando Alexi venne a vedere uno show della mia precedente band in un piccolo club. Non ricordo se è stata quell’occasione o ad una festa da amici in comune giocando ad “Alias” (la versione finlandese di “Taboo”), comunque parliamo di più di dieci anni fa. Per quanto riguarda il mio reclutamento nella band, ha seguito un processo abbastanza tradizionale rispetto agli standard odierni. Stavo suonando uno show a Helsinki con i Camu, in un piccolo locale chiamato Semifinal, e alla fine dello show ho visto Alexi e Daniel tra il pubblico, il che mi ha incuriosito. Dopo lo show quindi sono andato a salutarli, e ci siamo ‘appartati’ per parlare, il che significa eravamo circa a tre metri dal pubblico, che ovviamente fissava Alexi dicendo ‘”ma è lui..?”. In questo contesto mi hanno chiesto se volevo unirmi alla band, e ovviamente ho detto subito di sì.

LA BAND E’ NATA POCO PRIMA DEL COVID: COME AVETE PASSATO IL 2020 IN QUARANTENA?
– Il piano originale era quello di andare in tour per circa un anno prima di registrare, ma il Covid ovviamente ha cambiato tutti i piani. Grazie alla quarantena quindi abbiamo avuto modo di conoscerci meglio e abbiamo passato la primavera/estate preparandoci per degli show che poi sono stati cancellati, a parte tre. Quando abbiamo capito che non c’era possibilità di suonare live abbiamo virato sul piano B, ovvero entrare in studio.

LA TITLETRACK HA UN APPROCCIO MOLTO OLD-SCHOOL, COSI’ COME ANCHE L’ARTWORK ROSSO RIMANDA AI PRIMI DISCHI: ERA QUALCOSA DI VOLUTO?
– Credo che tutto il ‘ritorno alle origini’ sia figlio della situazione più che di una precisa volontà. In un certo senso è stato come se fossimo tornati indietro nel tempo, a quando eravamo dei quattordicenni che facevano le prove in garage. Abbiamo dovuto trovare un posto dove suonare insieme, decorarlo con dei poster dei Guns ’N Roses, eccetera. Ovviamente non è proprio la stessa cosa, ma lo spirito era lo stesso: ognuno di noi era eccitato per questo nuovo progetto e questo ha creato un entusiasmo contagioso. Evidentemente abbiamo anche dovuto fare un sacco di pratica insieme per trovare il giusto affiatamento, e anche Alexi ne era consapevole avendo lavorato un sacco per ottimizzare “Paint The Sky With Blood”, dato che la prima impressione è quella che poi resta impressa nel pubblico.

I CHILDREN OF BODOM ERANO FAMOSI ANCHE PER LA SCELTA DELLE COVER NON METAL, MENTRE VOI AVETE PUNTATO SUI DISSECTION: UNA SCELTA PRECISA?
– Sì, è stato assolutamente voluto il fatto di andare su una strada più ‘heavy’. Abbiamo infatti pensato che le cover non metal fossero un trademark dei Children of Bodom, per cui nel momento di scegliere la cover abbiamo preso un’altra strada. L’idea di prendere una canzone dei Dissection è nata da Waltteri, e dato che tutti noi siamo loro grandi fan è stata una scelta subito condivisa.

DAI DEATH AGLI STATIC-X, ORMAI SIAMO ABITUATI A VEDERE REGISTRAZIONI SPUNTARE DALLE SOFFITTE ANCHE A DISTANZA DI ANNI: SARA’ COSI’ ANCHE PER ALEXI?
– Onestamente non credo. Prima di tutto perchè Alexi non aveva mai delle demo, ma aveva tutte le idee nella sua testa: ogni tanto attaccava il suo iPad con alcune tracce di chitarra registrate, ma niente di più. Sull’EP c’è tutto quello che abbiamo registrato insieme: gli unici demo erano della registrazioni fatte col cellulare nella nostra sala prove, quindi non c’è altro per quanto ne sappia. Ovviamente non ho idea per quanto riguarda i Children Of Bodon, ma per quanto ne so io non c’è nulla.

QUANDO HAI SCOPERTO I CHILDREN OF BODOM? E QUAL E’ IL TUO DISCO PREFERITO?
– Lo ricordo come fosse ieri. Era ben prima di Youtube e Spotify, quindi andavo con mio padre in biblioteca e prendevamo in prestito una pila di CD ogni settimana, scoprendo così un sacco di band. Mio padre per la verità è l’opposto di un musicista, al punto che non riuscirebbe a cantare “Nella vecchia fattoria” nemmeno con una pistola puntata alla testa. Nonostante tutto però ha un buon gusto musicale, e ricordo quando prendendo il CD di “Hate Crew Deathroll” mi disse “Questa è la band più forte della Finlandia in questo momento”. Ricordo ancora la sensazione provata mettendo su il CD, era qualcosa che non avevo mai sentito finora: per questo resta il mio disco preferito, così come “Needled 24/7” è la mia canzone preferita.

LA FINLANDIA E’ DA SEMPRE UNA FUCINA DI BAND, SOPRATTUTTO IN AMBITO MELO-DEATH: DETTO CHE L’EREDITA’ DI ALEXI E’ PROBABLMENTE IRRAGGIUNGIBILE PER CHIUNQUE, CHI PENSI POSSA RACCOGLIERNE IL TESTIMONE?
– Vorrei davvero poterlo sapere. Personalmente ho un debole per i miei amici Lost Society: il loro album “No Absolution” è davvero una bomba. Per il resto non saprei, spero qualche band esca fuori con qualcosa di completamente diverso per portare un po’ di novità.

QUANDO RIPRENDERANNO I CONCERTI, AVETE IN PROGRAMMA UN ‘FAREWELL SHOW’, AD ESEMPIO CON I RESTANTI CHILDREN OF BODOM E DEI CANTANTI OSPITI?
– Non ne abbiamo ancora parlato, più che altro perchè il tema dei live show al momento è ancora troppo lontano per pensarci.

ORA CHE LA BAND SI E’ SCIOLTA, CHE PROGRAMMI AVETE PER IL FUTURO?
– Waltteri ovviamente continuerà con i Paradise Lost, per il resto posso parlare solo per me stesso. Sicuramente continuerò a fare il musicista, anche se al momento non so ancora cosa farò, essendo passati pochi mesi da quando tutti i miei piani per il futuro sono naufragati. Ad ogni modo ho imparato che non puoi mai sapere cosa ti aspetta, e la mia storia è un buon esempio: mai nella vita avrei potuto immaginare di suonare nella stessa band con Alexi, e sono veramente onorato di aver avuto questa possibilità.

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