BODY COUNT – Guerra civile

Pubblicato il 09/04/2017 da

Quando si parla di Body Count si parla quasi sempre dell’Original Gangster, ovvero della superstar Ice-T. Ci si dimentica spesso del co-fondatore del gruppo, nel quale risiede la motivazione stessa dell’esistenza dei Body Count. ‘Ho formato la band per far suonare ad uno dei miei migliori amici, Ernie C., la sua chitarra. Abbiamo frequentato entrambi la Crenshaw High School di South Central, Los Angeles, e mi venne l’idea di fare una metal band, una rock band. Sono stato in Europa e so che i ragazzi farebbero mosh sull’hip hop…’. Ernie C. è anche colui che ha insegnato a suonare la chitarra a D-Roc, chitarrista del gruppo deceduto nel 2004. E’ stato anche il produttore delle demo che portarono al contratto Stone Temple Pilots e Rage Against the Machine, nonchè di “Forbidden” dei Black Sabbath. Classe 1959, Ernie C. merita probabilmente più credito di quello che ha ottenuto rimanendo alle spalle di Ice. Con l’uscita dell’eccellente “Bloodlust”, l’album più metal della discografia dei BC e sicuramente anche uno dei migliori, ci siamo goduti una chiaccherata con questo personaggio che merita qualche attenzione in più, per approfondire il discorso su una delle uscite più incendiarie del 2017…

 

STAVOLTA NON ABBIAMO DOVUTO ASPETTARE MOLTO PER UN NUOVO ALBUM DEI BODY COUNT. COM’E’ L’UMORE ALL’INTERNO DEL GRUPPO IN QUESTI GIORNI?
“L’umore è il migliore da decenni a questa parte, è davvero alto, per questo abbiamo fatto un nuovo album così velocemente. Prima di ‘Manslaughter’ siamo stati fermi otto anni, durante i quali alcuni membri del gruppo sono morti, ma abbiamo passato due estati in tour, la band sta girando bene!”.

E’ COME IL PERIODO DAL ’92 AL ’97, QUANDO PUBBLICASTE TRE ALBUM IN CINQUE ANNI?
“Quella era la band originale. Dopo la morte di Beatmaster V non siamo riusciti, per molti anni, a trovare la giusta combinazione di persone. Oggi, con l’entrata di Juan Of The Dead nel 2013, artista e amico da 20 anni, abbiamo completato di nuovo il puzzle e ci sentiamo di nuovo una vera band”.

“BLOODLUST” MI SEMBRA ANCORA PIU’ OSCURO E INCAZZATO DI “MANSLAUGHTER”, SEI D’ACCORDO?
“Certo che lo è, è figlio del caos e del tumulto che c’è oggi nel mondo, ne è stato influenzato e lo rispecchia. E’ un disco incazzato certo, ma possiede anche una componente di finzione, come un buon film horror. E’ oscuro ma pieno di verità. Come accadeva negli anni ’60 e ’70 la nostra musica dice qualcosa, è impregnata dei sentimenti che la gente sta provando in questo periodo storico”.

NON MI SONO DISPIACIUTI I TONI PIU’ LEGGERI DI CANZONI COME ‘BITCH IN THE PIT’ O ‘INSTITUTIONALIZED’, MA IN ‘BLOODLUST’ NON C’E’ SPAZIO…
“C’è tanta realtà in questo disco, penso sia il disco giusto da scrivere oggi, come lo era ‘Manslaughter’ qualche tempo fa. Nel 2014 eravamo da poco tornati ad essere un gruppo, c’era molta sperimentazione e molta eccitazione che è stata ovviamente riportata nel disco”.

SIETE STATI INFLUENZATI ANCHE DAL CLIMA DELLE PRESIDENZIALI?
“Il periodo in cui abbiamo scritto era esattamente quello. Le canzoni non dicono nulla riguardo al presidente, però ci sono riferimenti a come la gente si stia dividendo all’interno di questo paese e nel resto del mondo, la frattura sempre più grande tra i leader e la gente comune”.

QUANTO TEMPO AVETE DEDICATO AL SCRITTURA DELLE CANZONI?
“Ci siamo riservati sei settimane per scrivere la musica. Eravamo in Arizona e abbiamo affittato una casa, ogni giorno dalle dieci del mattino alle nove di sera era dedicato a suonare. Poi la sera uscivamo comunque assieme, per questo suona così compatto, la band è stata unita per tutto il tempo. Poi Ice è tornato a casa e ha iniziato a scrivere i testi, e una volta a Los Angeles abbiamo continuato a provare settimanalmente. Suoniamo uniti perché siamo uniti, godiamo della compagnia degli altri membri del gruppo, è una cosa che è mancata per parecchi anni”.

SCRIVETE PRIMA LA MUSICA QUINDI?
“Generalmente scriviamo la musica, alcuni loop e cose del genere. A volte invece costruiamo attorno a un hook o a una melodia. Con questo disco siamo partiti anche dal titolo molte volte, col mood che gli gira intorno. Ice si è superato scrivendo i testi per questo disco, la sua intensità è incredibile”.

MAX CAVALERA, DAVE MUSTAINE, RANDY BLYTHE SONO TUTTI GRANDI NOMI. COME SIETE ARRIVATI AD AVERLI SUL DISCO?
“L’ospitata di Dave è stata la prima. Io e Ice lo conosciamo dagli anni ’80, prima ancora che esistessero i Body Count. Avremmo dovuto collaborare su un pezzo dei Megadeth, ma non avvenne. Recentemente lui ed Ice si sono sentiti via Twitter, Ice ha proposto una collaborazione e Dave ha accettato immediatamente: ‘manda le tracce’. Ha scritto la parte iniziale e l’assolo, ed è semplicemente perfetto. Riguardo a Max negli anni ’90 siamo stati in tour coi Sepultura. Come ti dicevo il disco è stato registrato in Arizona. Durante le registrazioni tenemmo uno show per tenerci caldi e Max non solo si presentò, ma salì sul palco per ‘Cop Killer’. ‘Perché non vieni a trovarci in studio?’ fu il naturale seguito. Ha scritto il pezzo e ci è piaciuto, funziona bene. La storia con Randy è stata diversa. Ho smesso con l’alcool qualche anno fa, e Randy ha preso la stessa decisione. Parlando con lui ci siamo trovati sulla stessa lunghezza d’onda per molte cose, ci siamo connessi. Quando gli abbiamo chiesto di partecipare ha accettato, anche lui in maniera rapida. Sono tre grandi star del metal ma è accaduto tutto in maniera semplice: nessun piano, nessun avvocato, nessuna etichetta che si è messa in mezzo. E’ stato un desiderio comune che si è realizzato senza impedimenti, davvero una bella cosa”.

HO SAPUTO ANCHE CHE ALTRI ARTISTI DI RILIEVO COME BILLY DEI BIOHAZARD O DOC COYLE DEI GOD FORBID HANNO MESSO MANO SU UN PAIO DI TRACCE…
“Doc ci ha inviato un pezzo che ci è piaciuto. L’abbiamo modificato qua e là, adattandolo al nostro stile. In questo disco abbiamo fatto una cosa mai sperimentata prima, abbiamo preso alcune tracce sottomesse da altri artisti e le abbiamo trascritte nello stile Body Count. Si sentono molte influenze. Spesso abbiamo tenuto solo delle parti, ma vogliamo dar credito anche a Billy e Doc, e anche agli altri artisti che ci hanno aiutato o ispirato, il riconoscimento che meritano”.

COSA SIGNIFICANO GLI SLAYER PER TE?
“Adoro gli Slayer! Mi piacciono come band e mi piacciono come persone. Abbiamo collaborato in ‘Disorder’, sulla colonna sonora di ‘Judgement Night’. Ovviamente ‘Raining Blood’ è un pezzo immortale, quel riff è nella storia. E’ accaduto che durante la scrittura abbiamo trasmesso in diretta internet, via Periscope, un video dove la suonavamo in studio. Quel video è diventato subito virale, con 40000 interazioni su Twitter e successivamente postato ovunque. Ci siamo detti ‘registriamola’! Ti dirò: non è un pezzo facile, gli Slayer sanno suonare! Non volevamo farla a pezzi, così l’abbiamo fatta più vicina possibile all’originale”.

C’E’ QUALCHE ARTISTA CON CUI DESIDERI LAVORARE MA NON SEI ANCORA RIUSCITO?
“Guarda, la soddisfazione di avere una collaborazione con Dave è davvero grande. E’ stato con noi dal day one, voleva addirittura produrre il primo disco. Ci sono anche i ragazzi dei Guns N’ Roses, si sono sempre comportati bene con noi, solo che in questo periodo sono in tour e sarebbe difficile rintracciarli. Duff è nostro amico, viene spesso ai nostri show. Ci sono anche i ragazzi dei Metallica… Magari sul prossimo album”.

AVETE CONFERMATO WILL PUTNEY DIETRO ALLA CONSOLE. COME TI TROVI CON LUI IN QUANTO MUSICISTA CHE HA AVUTO ESPERIENZE COME PRODUTTORE?
“Ormai è il sesto membro del gruppo. E’ un buon chitarrista, è giovane, ha un sacco di energie… Lo adoriamo! Visto il lavoro su ‘Manslaughter’ lo abbiamo chiamato come prima scelta perché sappiamo come lavora e sappiamo quello che riesce a tirarci fuori. ‘Bloodlust’ suona ancora meglio di ‘Manslaughter’, è anche più heavy”.

TI DILETTI ANCORA A FARE IL PRODUTTORE?
“No, preferisco suonare e basta. Fare il produttore un disco porta un livello di stress troppo elevato per i miei gusti, non lo voglio proprio. E’ più facile sedersi e concentrarsi solo sulla chitarra, è quello che voglio fare ora ed è quello che mi piace fare”.

SEI AMICO DI ICE-T SIN DA RAGAZZINO, BEN PRIMA CHE ESISTESSERO I BODY COUNT. SEI SEMPRE STATO D’ACCORDO CON LE SUE IDEE SOCIO-POLITICHE?
“Quasi sempre. Io e Ice veniamo dallo stesso quartiere, abbiamo avuto esperienze di vita simili, nulla di quello che è uscito dalla sua bocca mi ha mai offeso. Ha 40 anni di più ma è la stessa persona di quando frequentavamo il liceo. Mi ritrovo nelle sue opinioni e le sue lotte sono sempre state giuste a mio parere, quasi sempre sono anche le mie”.

SAPETE GIA’ QUANDO TORNERETE IN EUROPA?
“Quest’anno sarà dedicato agli Stati Uniti, l’anno prossimo torneremo in Europa. Il mercato degli Stati Uniti va lavorato immediatamente. Adoriamo l’Europa, da voi la gente impara le canzoni e ci dimostra un affetto incredibile, penso potremo suonare in posti molto più grandi rispetto all’ultima volta”.

SONO CONSAPEVOLE CHE L’ULTIMA DATA IN ITALIA E’ STATA SFORTUNATA, MA SPERO PASSERETE DI NUOVO DALLE NOSTRE PARTI…
“C’è stato un cambio di venue all’ultimo, ricordo bene. Amiamo l’Italia e vogliamo tornare, magari in un festival”.

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