BOKOR – La stirpe degli Stregoni

Pubblicato il 20/02/2007 da
 
Stanno riscuotendo già parecchi consensi gli svedesi Bokor, freschi autori del debutto “Anomia1”, pubblicato sotto l’egida della sempre più attenta Scarlet Records. La band è piuttosto difficile da inquadrare, anche se certi richiami a Tool, Mastodon e soprattutto al caro, vecchio grunge, sono decisamente evidenti. Capaci di ammaliare con mirabili sezioni acustiche e di esaltare con ritornelli potenti e riff groovy, i Bokor si propongono come una validissima alternativa ai nomi sopracitati. Il loquace Lars Carlberg, vocalist-clone di Chris Cornell, si è prestato a rispondere alle nostre domandine…

 
COMPLIMENTI, INNANZITUTTO, PER IL VOSTRO DEBUTTO, UNA VERA SORPRESA! DOMANDA D’OBBLIGO, PER INIZIARE L’INTERVISTA, E’ CHIEDERTI DI RACCONTARCI COME E’ NATA LA BAND. PRESENTA PURE I BOKOR…
“Grazie per i complimenti! Siamo tutti quanti un po’ stupiti e molto felici delle buone recensioni e dell’ottimo feedback che stiamo ricevendo proprio in questi giorni. Dunque, la band è nata circa due anni fa, su iniziativa di Thomas Eriksson, il nostro primo chitarrista. Siamo originari di Norrköping, Svezia, e abbiamo già suonato assieme, sebbene in diversi progetti. La maggior parte di noi si conosce da parecchi anni, in un modo o nell’altro, quindi è sembrato naturale un giorno unirci per formare un gruppo tutto nostro. Il Destino ha voluto, però, che lo facessimo solo dopo aver fatto le dovute esperienze. Nei progetti precedenti, abbiamo suonato praticamente tutto lo scibile musicale, dal puro death metal al complicato jazz acustico; il punto focale è che nei Bokor desideriamo suonare esattamente ciò che vogliamo e sentiamo. Non abbiamo bisogno di venire etichettati, la nostra musica parla da sola; ci chiedono spesso di far rientrare il nostro stile in un genere, ma davvero non ci riusciamo. Comunque, Thomas, Erik (Wennerholm, batterista, ndR) e ‘Lillis’ (soprannome di Fredrik Johansson, secondo chitarrista, ndR) sono i membri fondatori del gruppo. Poi arrivai io alle vocals e infine giunse Rickard (Larsson, ndR) in sostituzione del nostro primo bassista. Proprio in quel momento eravamo in fase di registrazione e le prime cose suonate da Rickard furono le linee di ‘Crawl’ e ‘The Island Of St. Menée’. Credo che anche Valentin Mellström vada citato, il ragazzo che si è occupato dell’artwork: fin dalla nascita dei Bokor, ci è sempre stato vicino con le sue idee grafiche e le sue foto, fra le quali vorrei segnalare il Gesù/falena che si vede in alto nella homepage del nostro sito. Per quanto riguarda le influenze, siamo tutti fan del rock dei Sessanta e dei Settanta, il collante che ci lega. In generale, le band che ci ispirano sono tutte quelle che hanno originalità e talento, in modo tale che noi le si possa sfidare!”.

SO CHE LA PAROLA BOKOR FA RIFERIMENTO AGLI STREGONI VOODOO CHE ANIMANO E SCHIAVIZZANO GLI ZOMBIE. COME MAI AVETE SCELTO QUESTO NOME? ED IN CHE MODO SI LEGA ALLA VOSTRA MUSICA?
“Il monicker Bokor nasce dal grande interesse di Thomas per i rituali voodoo, e tutti abbiamo pensato fosse un ottimo nome per un gruppo che si trova ad una sorta di incrocio di generi. Infatti, apprezziamo molto l’idea di come gli schiavi africani di un tempo riuscivano a fondere il loro originale animismo con il cristianesimo, in un miscuglio di sangue e credenze. Suppongo i Bokor possano essere definiti una sorta di ‘bastardo’ metallico: non proprio un damerino, ma certo fedele a se stesso”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LA SCARLET RECORDS (O VICEVERSA)?
“Be’, è stata la Scarlet a contattarci…presumo scoprendoci attraverso la nostra pagina Myspace. Ci ha sottoposto un contratto e a noi è parso ottimo. Al tempo stavamo giusto mandando in giro i primi promozionali alle etichette e la Scarlet è stata la più veloce nel proporci un accordo accettabile”.

SE DOVESSI PRESENTARE IL GRUPPO AD UN POTENZIALE FAN, QUALI PAROLE USERESTI PER ‘SEDURLO’?
“Credo direi semplicemente: ‘Ehi, dai un ascolto a ‘sta roba appena hai un minuto…’. Finora ha sempre funzionato (ride, ndR)”.

NELLA VOSTRA BIOGRAFIA, E’ RIPORTATO CHE SUONATE CIO’ CHE SENTITE. MA COME RIUSCITE A CONNETTERE CINQUE VOLONTA’ DIVERSE IN UNA? RIUSCITE SEMPRE A FARE CIO’?
“Uhm…penso che tutti noi siamo grandi abbastanza da non perder tempo a litigare fra di noi. Preferiamo sprecarlo nel farci scherzi di cattivissimo gusto! Diciamo che non stiamo molto a pensare a quello che facciamo, abbiamo molto rispetto di noi stessi come musicisti e sappiamo bene che ognuno di noi aggiunge qualcosa all’insieme. Finora tutto è andato liscio agendo in questo modo, per cui credo continueremo così”.

E QUINDI COME SIETE SOLITI COMPORRE UNA CANZONE?
“Il più delle volte tutto parte da un riff o da spezzoni di brano creati da Thomas, i quali sono perlopiù molto strani e particolari. Quindi lo mettiamo da parte e ci lavoriamo sopra, proponendolo con diversi accordi e tempi di batteria, magari in 6/8 o in blastbeat, cercando di abbinargli altri spezzoni intanto composti. Spesso capita che non ci capiamo più niente e allora arriva ‘Lillis’, che è l’unico che ha buona memoria fra noi, e ci ricorda da dove eravamo partiti…ma tanto poi ci ri-incasiniamo comunque! Ad un certo punto di questo caos, arrivo io, mi tiro giù la bozza della canzone e provo a delineare delle linee vocali e dei testi. E finalmente siamo pronti per registrare una prima versione demo del pezzo!”.

DIMMI QUALCOSA RIGUARDO LE RECORDING SESSION DI “ANOMIA1”… DOVE, QUANDO, CHI, COME, QUANTO TEMPO?
“Allora, abbiamo registrato i brani a coppie: non appena finivamo due canzoni, ci spostavamo in studio per metterle su cassetta (o meglio, su hard-drive). A tutti noi piace lavorare in studio e praticamente abbiamo prodotto da soli ‘Anomia1’, con solo un aiutino per il missaggio. Per il mastering, invece, ci siamo affidati all’esperienza di Peter In De Betou. Ora abbiamo il nostro studio privato, quindi in futuro saremo certo più comodi. Ci piacerebbe anche lavorare con un produttore esterno, però. Devo dire che tutto il processo è stato parecchio lungo, sebbene il tempo effettivo in studio non sia stato enorme. Due tracce sono state registrate agli studio Endarker da Magnus ‘Devo’ Andersson dei Marduk, mentre le altre ai Realtime Studios di Daniel Gese, con il quale avevamo già lavorato per i nostri passati progetti”.

BENE, IL PRIMO NOME CHE MI E’ SALTATO IN MENTE AL PRIMO ASCOLTO DEL DISCO E’ STATO QUELLO DEI SOUNDGARDEN, SOPRATTUTTO PER VIA DELLA TUA VOCE, SPESSO SIMILE A QUELLA DI CHRIS CORNELL. QUESTO E’ UN NOME CHE NON HO LETTO SPESSO NELLE RECENSIONI, ACCANTO A QUELLO DI TOOL E MASTODON… PUO’ ESSERE UNA REALE INFLUENZA PER LA VOSTRA MUSICA?
“Ehm…venir paragonato a Cornell è un grandissimo onore, ovviamente, ma ti posso assicurare che il mio range vocale è nettamente inferiore al suo. Io mi affido solo a quel poco che so fare. Cerco comunque sempre di tirar fuori qualche stranezza o qualche idea particolare, giusto per rendere più interessante la nostra musica. I Soundgarden sono un gruppo che qualcuno di noi ha ascoltato moltissimo e tuttora ascolta, quindi sì, possono essere certo un’influenza”.

RIMANENDO IN TEMA RECENSIONI, HO SPESSO VISTO ASSOCIATO IL NOME DEI SYSTEM OF A DOWN ALLA VOSTRA MUSICA. A MIO PARERE, NON C’ENTRANO PROPRIO NIENTE. CHE NE PENSI?
“E’ vero che qualche brano ha certi passaggi di ispirazione medio-orientale, quindi suppongo che questo possa collegarci in qualche modo ai SOAD. Inoltre, loro sono sicuramente una band originale, quindi la ascoltiamo con piacere. Certo, dipende un po’ dalla persona a cui chiedi se i Bokor possono avere influenze SOAD”.

I BRANI SONO SOLO SEI: TI ANDREBBE DI FARE UN TRACK-BY-TRACK?
“D’accordo, però mi soffermerò più sui testi, che reputo più interessanti, almeno dal mio punto di vista:
Crawl – The Sermons And Dreams Of John Duncan Thunstall
E dunque, chi diavolo è questo John Duncan Thunstall? Di preciso non lo so nemmeno io. L’ho immaginato come un ammiratore di John Milton, impegnato a trascrivere in poesia, al lume di candela, le sue visioni universali nel Diciassettesimo secolo. Il particolare seguente è totalmente inutile, ma devi sapere che il testo è scritto con la metrica che Shakespeare e Milton spesso usavano, chiamata blank verse, un decasillabo senza rima. Milton, se non lo sapeste, è il tipo che ha scritto il poema epico ‘Paradiso Perduto’. Credo che Thunstall immagini che egli sognò la venuta di un’enorme aberranza, facente parte di un movimento cristiano, un serpente più mostruoso di ogni diavolo, nascosto nel Paradiso e nel cuore degli uomini. Sognò di ghiaccio e cose meccaniche. E probabilmente voleva riferirsi al Vaticano. Ma in verità sembra che ci sia sotto qualcosa di più ancestrale…
Best Trip
Il testo è stato scritto da Thomas e parla dell’espansione della mente verso reami sconosciuti. Parla di viaggi, non fisici ma immaginari. Potrebbe riferirsi all’uso di droga, ma anche no. E’ comunque basato sulla realtà, in quanto prende spunto da una conversazione che Thomas ha avuto con un suo amico, a lungo in giro per il Sud America.
The Island Of St. Menée (Beach Of The Living Dead)
Il voodoo, come ho detto prima, si sposa bene con ciò che anima la filosofia dei Bokor. Ho pensato di inoltrarmi in un immaginario villaggio voodoo, vedendo cose che nessuno avrebbe mai dovuto vedere. Succede come ne ‘Il Pendolo Di Foucault’ di Umberto Eco, quando il protagonista visita il Brasile e si unisce ai rituali candomblé e alle sedute spiritiche. Ebbene, nella mia storia, il prezzo che si ha da pagare per andare nel profondo è ben più di un dollaro. E l’Isola stessa può essere un luogo immaginario, così come esistere davvero.
Convert Into
Anche questo testo è stato scritto da Thomas: tutte le religioni, ma anche molte altre istituzioni sociali e culturali, hanno il potere di far diventare la gente dei fanatici ignoranti che credo proprio sarebbero più felici di morire per qualche causa più nobile.
Migrating
Le fotografie della Prima Guerra Mondiale, con i soldati che sbucano fuori dalle trincee correndo nel fango, mi hanno sempre fatto venire in mente le migrazioni dei popoli africani. Il modo in cui attraverso il fango si gettano a terra sulle rive del fiume… Questa immagine è rimasta con me per lungo tempo e le vicende della Prima Guerra Mondiale sono sempre state di grande interesse per me. I primi anni del Ventesimo secolo erano davvero strani e ciò che accadde prima e durante quella guerra, ancora ci condiziona.
Avert Your Eyes
Ripensandoci, credo che questo testo potrebbe essere stato ispirato dal fumetto ’Sandman’ di Neil Gaiman (lo stesso che ha dato spunto ai Metallica per ’Enter Sandman’, ndR). Il pensiero di Antichi Dei che si riuniscono per vedere dove riposa un angelo decaduto, curiosi di vedere cosa si cela sotto la sua bianca veste. E lo stesso fa l’Umanità, cercando rifugio sotto le ali degli esseri morti, mentre il mondo cambia tutto intorno. Sembra qualcosa che Gaiman avrebbe potuto voler dire…”.

PROPRIO IL PEZZO ”MIGRATING” E’ UNA SORTA DI LUNGO VIAGGIO NEL VOSTRO MONDO. A MIO PARERE, NON E’ PERFETTO COME GLI ALTRI. E’ UN ESPERIMENTO O E’ SOLO UN DIVERSO ASPETTO DEI BOKOR?
”Cosa?? Non è perfetto? Sai che ora ti malediremo e spammeremo la tua mail all’infinito con del pessimo porno?!? No, a parte gli scherzi, in un certo senso è un esperimento e anche una sfida con la quale cimentarci. Volevamo provare a scrivere un pezzo lungo, ci siamo presi un rischio e sì, anche questo fa parte dei Bokor!”.

AVETE GIA’ QUALCHE TOUR O DEI CONCERTI IN PROGRAMMA? C’E’ QUALCHE BAND IN PARTICOLARE CON CUI VI PIACEREBBE SUONARE?
“Siamo davvero ansiosi di andare là fuori e suonare dal vivo, ma davvero non abbiamo avuto tempo materiale per decidere come muoverci sul fronte tour. Sarebbe meglio quindi rivolgerci di nuovo questa domanda fra qualche tempo… Per il resto, ci sono molte band con cui ci piacerebbe andare in tour. I Tool non sarebbero male. Oppure i Led Zeppelin, quando si riuniranno!”.

OK, GRAZIE LARS! A TE L’ONERE DELLA CONCLUSIONE…
”Bene, grazie a te per le belle parole e per il supporto del tuo portale. Spero che i vostri lettori ascoltino l’album e si divertano con le nostre canzoni!”.

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