BORNHOLM – Avanti per la propria strada

Pubblicato il 15/12/2021 da

Dopo cinque album di un certo spessore è tempo di scoprire qualcosa in più su questo gruppo magiaro, in grado di vantare già due decenni di attività in quella scena underground black metal che non smette di appassionarsi a determinate tematiche: paganesimo, guerra, ma anche filosofia e storia. I Bornholm ritornano con la nuova release “Apotheosis” dopo cinque anni di silenzio ed una pandemia mondiale nel mezzo, che dimostra come questo evento abbia in qualche modo influito sulla loro musica e sul loro modo di vedere le cose. L’album contiene l’eco dei fasti del periodo di “March For Glory And Revenge”, mantenendo sempre lo stile che la band nel corso degli anni ha costruito con orgoglio e personalità. I membri dei Bornholm sembrano consapevoli delle proprie qualità e del valore della loro arte; non si guardano troppo intorno, ma vanno avanti dritti per la propria strada. Vedremo dove li porterà in futuro, nel frattempo andiamo dunque a conoscere questo combo ungherese.

BENVENUTI SU METALITALIA.COM, BORNHOLM! VENITE DALL’UNGHERIA E SIETE ATTIVI DA PIÙ DI VENT’ANNI. CI PARLATE DELL’ORIGINE DELLA BAND E DI COME AVETE INIZIATO NELLA VOSTRA SCENA LOCALE?
– Eravamo molto giovani quando abbiamo fondato la band, quindi non penso che questi vent’anni siano così importanti da menzionare, ora: mi piace parlare del presente, non del passato, per me non è così importante ora. Abbiamo fondato il gruppo in un piccolo paese nel nord dell’Ungheria, ma dopo mi sono trasferito a Budapest, la capitale. Non siamo mai stati troppo in contatto con gli altri gruppi, siamo un po’ degli outsider. Non ci siamo mai preoccupati della scena stessa, suonare musica è per me un’espressione d’arte. Tutti dovrebbero farsi gli affari propri invece di preoccuparsi troppo degli altri ed è quello che abbiamo sempre fatto noi, non penso che siamo parte di qualcos’altro, qualcosa di più grande come una scena o simili. Per noi, siamo i più importanti e la nostra musica è la cosa fondamentale.

COSA POTETE DIRCI DELLA SCENA METAL ESTREMA IN UNGHERIA? SE NON SBAGLIO NON CI SONO COSÌ TANTE BAND O ALMENO NON COSÌ TANTE COME IN ALTRI PAESI DELL’EUROPA ORIENTALE.
– Certo, ci sono, ma lavoriamo separatamente. Fin dal primo momento, abbiamo pubblicato i nostri album in tutta Europa. C’è una forte scena metal qui in Ungheria ed è in crescita, ma la maggior parte dei lavori dei gruppi vengono prodotti entro i confini del paese, non così tanti pubblicano album all’estero. Spero che possiamo aprire una porta anche agli altri, ma penso che dipenda da loro e dai loro obiettivi.

VORRESTE RACCONTARE AI NOSTRI LETTORI L’EVOLUZIONE DEL VOSTRO SOUND IN TUTTI QUESTI ANNI? ELEMENTI EPICI E SINFONICI ERANO GIÀ PRESENTI NEL VOSTRO ALBUM DI DEBUTTO: QUALI PROGRESSI AVETE FATTO NEGLI ANNI SUCCESSIVI?
– Quando scrivo musica lo faccio sempre dal profondo di me stesso, è un qualcosa di molto personale per me. Sento sempre la musica quasi nella sua forma completa e quando ho un’idea, una sensazione, cerco di seguirla. Man mano che miglioravamo come band, sia a livello tecnico che di opportunità, ho sempre cercato di dare il massimo, qualcosa che fosse sempre più vicino alle mie visioni. Lavoro sempre partendo dal cuore, questa è per me in qualche modo un’esperienza spirituale. Non ho mai scritto le canzoni in sala prove; la musica viene dalla mia anima, non dal mio cervello, questo è l’importante. Man mano che la personalità cambia nel corso degli anni, man mano che arrivano più esperienze, essa prende via via una forma diversa, inizia ad essere più essenziale, più matura col passare del tempo. È una cosa importante per la nostra musica, è come un’impronta digitale; le influenze musicali passano attraverso di me come attraverso un filtro e diventano sempre diverse le une dalle altre.

QUALI SONO LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE MUSICALI? PRESTATE ANCORA ATTENZIONE ALLE USCITE DISCOGRAFICHE ATTUALI?
– Nella vita di un musicista le più importanti sono le prime influenze, credo, quelle che arrivano nel periodo in cui uno scopre un determinato tipo di musica: quando ho iniziato ad ascoltare metal ho attraversato quasi tutte le sue epoche. È un mondo enorme e ha molto più di quanto un estraneo possa immaginare. Quando ho incontrato il black metal è stato lì che è cambiato tutto: era pieno di misticismo, individualismo selvaggio e, cosa più importante, non ha alcun contatto con il cosiddetto mondo moderno. Non mi sono mai piaciute le band che cantano di politica, di cose reali, ho sempre cercato di investigare l’eterno, ciò che non cambia mai e l’origine delle cose. Questa è una ricerca spirituale attraverso la musica. La musica stessa è una cosa davvero potente, una vera magia. Può cambiare il mondo esterno dall’interno. Mi piacciono le classiche band heavy metal, quelle davvero grandi come Iron Maiden o Judas Priest e molte altre, il thrash metal e, naturalmente, i grandi monoliti black metal come Satyricon, Emperor, Mayhem e così via. Il black metal ha sempre riguardato l’individuo. Voglio dire, non ci sono così tante band simili tra quelle più famose, e ciascuna di esse guida l’ascoltatore nel profondo dell’anima umana, in un luogo che è fuori dal tempo e dallo spazio. Tocca qualcosa che è vecchio quanto l’umanità stessa, o forse anche di più. Riporta qualcosa dei tempi antichi che non è mai scomparso, quella fame di qualcosa che è al di sopra delle cose materiali, di qualcosa di mistico e potente. Risveglia gli dei che aspettano nell’oscurità: un potere che le religioni organizzate o le ideologie moderne cercano di far sparire, ma è impossibile. Per me questo è paganesimo. Per quanto riguarda le band attuali, a volte ascolto band più recenti come Ghost o un nuovo album di alcune delle mie vecchie band preferite, ma sono più un musicista che un collezionista.

NEI VOSTRI TESTI TROVIAMO MOLTI TEMI INTERESSANTI COME IL PAGANESIMO, LA STORIA, LE GUERRE, LA NATURA ED ALTRI ANCORA. POTETE DIRCI DI PIÙ SULL’APPROCCIO CHE AVETE SU QUESTE TEMATICHE? C’È UN CONCEPT DIETRO AI VOSTRI ALBUM?
– Il concept di base è il mio viaggio spirituale: esprimo ciò che sperimento – quindi i miei pensieri, il mio attuale stato mentale, il mio mondo interiore. La vita per me è una ricerca di conoscenza, un viaggio. Una ricerca di qualcosa di reale, una cosa esistente al di sopra della materia, una forza che deve essere convocata. I testi non parlano solo degli scritti o delle ideologie di qualcun altro, degli eventi del passato: questa è la mia visione del mondo, in questo momento, nel presente. Il paganesimo è un modo di pensare che punta ad un ritorno alle origini, al distruggere tutto ciò che è artificiale, tutto ciò che è stato insegnato. Non troverai mai elementi folk nella nostra musica, perchè non è ciò che intendo per ‘ritorno al passato’, anche se a volte prendo qualcosa da lì. Ciò che suono è metal, ed i testi sono oscuri, hanno tanti livelli, tante correlazioni, dall’occultismo all’alchimia, dalla religione al misticismo. In queste cose ci devi proprio vivere dentro, non ne parli soltanto. Ci sono molti riferimenti al futuro e anche al presente, ho giocato con la chiaroveggenza e l’intuizione, aprendo una porta su tutto ciò che l’uomo moderno ha dimenticato, verso una nuova era in cui il razionalismo si fonde con l’irrazionale, la religione si unisce con la scienza. Verso una nuova era in cui la conoscenza lessicale passa alla Gnosi, un livello superiore di comprensione, portando tutto ad un livello diverso. Quello che una volta era, ora ritorna di nuovo, ed è importante essere aperti a questo. L’ascesa o la caduta, nel futuro, credo dipendano da questa decisione.

“APOTHEOSIS” È PIÙ OSCURO DEL PRECEDENTE ALBUM “PRIMAEVAL PANTHEONS”. C’È UNA SORTA DI ALONE APOCALITTICO CHE LO AVVOLGE, SIETE D’ACCORDO? QUAL È STATA L’IDEA ALLA BASE DELL’ALBUM QUANDO AVETE INIZIATO A COMPORRE?
– Anche il mondo intorno a noi è più oscuro. L’album precedente è nato in un mondo totalmente diverso da quello in cui viviamo oggi. Molte cose iniziano a manifestarsi davanti ai nostri occhi, quella che era solo una teoria ora è reale e ancora più estrema di quanto un uomo possa immaginare. ‘Apocalisse’ significa ‘rivelazione’, scoprire qualcosa. Mostrare la verità nascosta, alzare il velo e vedere ciò che prima non si vedeva. Il titolo dell’album è nato in un momento indefinito quando è stato pubblicato l’album precedente. L’apoteosi è diventare dio, divinazione, elevazione a un livello divino; arrivare ad un livello successivo, la metafora dalla ricerca alchemica della trasformazione in oro rappresenta come un mortale può trasformarsi in immortale. E la ‘Grande Opera’ dell’umanità è proprio questa, ora siamo nell’ultima scena del grande cambiamento: qualcosa deve finire, questa è la ragione per cui  il mondo odierno è così apocalittico. Il pensiero delle persone è già focalizzato verso la fine, tutti sanno che nel profondo non c’è modo di tornare indietro. Tutto è diverso, non come sembra: la verità è una bugia, la teoria è realtà; le persone non possono fidarsi di nulla, ma questa è una conseguenza del cambiamento. È un po’ come nei computer, quando un vecchio software non funziona più e quello nuovo deve ancora essere istallato. Siamo tra due mondi: il mondo moderno crolla e quello nuovo, che è una sintesi del mondo antico e quello moderno, sta per arrivare. Questa è l’era più significativa in cui vivere; per coloro che vedono, conoscono e capiscono oltre la contingenza umana, tutto questo è terribile e magnifico insieme. Questo cambiamento è ciò che tutti dovremo attraversare e c’è solo un modo per sopravvivere, elevarsi in una qualità diversa, accettare che siamo più di quanto pensiamo.
Come potete vedere ora la scienza cerca di comportarsi come una religione dispotica, cerca di riempire quello spazio nell’anima lasciato vuoto dalla mancanza di spiritualità, ma questo causerà la sua stessa distruzione. Qualcosa deve succedere: la nascita di una nuova era è davanti ai tuoi occhi. E siccome la nascita è dolorosa, fa male a entrambe le parti. Alcuni saliranno, altri cadranno, e questo album rappresenta sotto molti aspetti questo cambiamento. Ci sono anche nuovi significati, per me è un album vivente, con una personalità propria ed è possibile vederne lati differenti mentre sta cambiando. Io ti ho dato la scacchiera, ma sei tu che devi giocare. Questo album è così.

GUARDANDO LA TRACKLIST DEL NUOVO ALBUM, “I AM WAR GOD” È UNA GRANDE CANZONE E NE AVETE FATTO ANCHE UN VIDEO. COSA CI DITE A PROPOSITO DI QUESTA SCELTA?
– Questa è la canzone più diretta dell’album, quella musicalmente più black metal, con riff puri e parti veloci. Abbiamo deciso fin da subito di farne un video. È aggressiva e mi piace suonarla: la guerra è la parte finale della lotta, non l’inizio. Si può dire che sia l’ultimo capitolo, il manifesto delle intenzioni, l’atto della volontà, la lotta che decide sul futuro. Durante la storia umana ci sono sempre state diverse armi, diversi obiettivi, ma dietro a tutto c’è sempre stato lo stesso potere, chiamato il dio della guerra.
Abbiamo lavorato in Svezia su questo video assieme a Johan Baath, che è un grande regista; non è stato facile finire tutto in così poco tempo tra organizzazione e viaggi, ma ci siamo riusciti. Abbiamo avuto grande fortuna in tutto, sentivamo che qualcosa si stava prendendo cura di noi. Del video mi piace l’atmosfera, mi ricorda i vecchi Bathory o i video old-school. Volevamo riportare in auge qualcosa dei vecchi tempi, perché penso che oggi quel qualcosa si sia perso: siamo tornati alle origini per trovare quell’atmosfera, ciò che ci ha ispirato a suonare questo tipo di musica.

“APOTHEOSIS” HA UN’OTTIMA COPERTINA E FORSE LA MIGLIORE PRODUZIONE CHE ABBIATE MAI AVUTO. COSA È CAMBIATO QUESTA VOLTA RISPETTO AL PASSATO?
– Nella mia vita quotidiana  sono un artista grafico, ma questa è una carriera diversa. Ho disegnato la copertina di questo album e sai che quando lavori per te stesso la cosa diventa molto difficile. Il processo di revisione non finisce mai, cambi il soggetto e non sei mai soddisfatto del risultato finale. Ho cercato sempre di fare questo tipo di lavoro per qualcun altro. Questa è stata una delle volte più difficili, la prima in vita mia in cui mi sono cimentato in un’impresa simile. Penso di essere riuscito a mostrare l’essenza dell’album e a dare volto ad un disco attraverso un’immagine, usando molto simbolismo. L’immagine originale è molto monumentale, sulla copertina non la vedi per intero. L’intera immagine è esposta qui dove vivo, ho postato alcune sue foto su Facebook. È un dipinto digitale largo due metri e mi piace così tanto, ed è una cosa rara perché vedo tutti gli errori, ma è stato un piacere farlo. Sono così felice che ti piaccia, grazie!

AVETE OTTENUTO UN ACCORDO IMPORTANTE PRIMA CON LA MASSACRE E POI CON NAPALM RECORDS, SIETE SODDISFATTI ORA? QUESTA VOLTA AVETE UNA GRANDE POSSIBILITÀ CON IL NUOVO ALBUM.
– Certo, lo siamo. Ci sono così tanti bravi ragazzi che lavorano nella Napalm Records e con loro abbiamo un buon rapporto. Ci sono molte possibilità e per me questo è molto importante: ci sono molti modi per mostrare quello che sei e loro stanno sostenendo tutto questo. Speriamo che le cose si mettano bene, ma tutto dipende dalle persone, se riescono a sentire quello che voglio dire con la musica; questa è la vera cartina tornasole, e quelli della Napalm danno tutte le opportunità a una band di mostrare le proprie qualità. Si tratta di un’etichetta discografica con uno sviluppo molto dinamico, un ottimo posto di lavoro. Far parte del loro roster ci onora.

VI E’ MANCATA L’ESIBIZIONE DAL VIVO NEGLI ULTIMI DUE ANNI? COSA POSSIAMO ASPETTARCI IN FUTURO?
– Sì, moltissimo: durante il periodo di promozione dell’album precedente ci è mancato un agente, e dopo è arrivata la pandemia. Ora però abbiamo una grande agenzia di booking e anche una buona etichetta che sa come gestire le cose, quindi stiamo pianificando di suonare il più possibile l’anno prossimo. Dalla primavera del 2022 c’è la possibilità di fare nuovi tour, quindi spero che sarà possibile, in questi tempi incerti, incontrarci a qualche spettacolo.

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