BUIOINGOLA – Il dolce senso della tristezza

Pubblicato il 16/07/2017 da

Capita di rado di ascoltare un disco come “Il Nuovo Mare”. Così avaro di facili punti d’approdo, riferimenti confortanti, furbizie per tentare all’ascolto. Un disco coraggioso, personalissimo, che parte dall’estetica del punk-hardcore più drammatico per affogare in un indefinito universo di cupe inflessioni industrial, darkwave, doom, da cui è arduo estrapolare un singolo elemento che spicchi. È l’insieme a catturare, a interrogarci sul senso di un flusso sonoro dalle sfumature spesso indescrivibili. Rappresenta anche, “Il Nuovo Mare”, la testimonianza definitiva dei Buioingola, che già prima di realizzare l’album avevano deciso di porre fine alla loro storia, proseguita negli anni per la gioia di pochi ascoltatori, mentre il grosso del pubblico non ha mai nemmeno provato a comprendere la portata del gruppo. Guardando già in retrospettiva a quello che hanno prodotto, i tre musicisti che hanno concretizzato l’ultimo full-length si raccontano volentieri, con orgoglio e senza rimpianti per la fine di questa loro avventura artistica.

DA DOVE SIETE PARTITI PER DARE FORMA A “IL NUOVO MARE”? QUANTA DISTANZA FORMALE E CONCETTUALE VI È TRA IL NUOVO DISCO E “DOPO L’APNEA”?
Diego Chuhan: “Su un piano stilistico il nuovo materiale prende ‘Dopo l’Apnea’ come punto di partenza per proseguire il percorso di ricerca che è sempre stato motore e anima della nostra esperienza musicale. Avere un disco registrato e suonarlo dal vivo molte volte ci ha dato l’opportunità di rafforzare le nostre identità estetiche e concettuali, limando là dove in passato eravamo stati musicalmente più ingenui, ed espandendo la nostra ‘tavolozza di colori’”.
Thomas Gianardi: “Rispetto a ‘Dopo L’Apnea’ il nuovo album si distanzia dal black metal a favore di generi quali new-wave, industrial ed elettronica in generale. Diego ha avuto idee per nuovi sampling (nei lavori precedenti le parti elettroniche le curavo prevalentemente io) e Omar, che si è unito a noi pochi mesi prima delle registrazioni, ha portato una ventata nuova nei giri di basso. ‘Il Nuovo Mare’ a mio avviso è un lavoro più corale e nel contempo personale. Ognuno è intervenuto di più nel ‘correggere’ quello che suonava l’altro, cosa che in sala prove ha creato tensione ma che alla fine si è dimostrata una scelta giusta”.

QUALE SAREBBE ‘IL MARE’ CUI FATE RIFERIMENTO? E DA COSA SAREBBE RAPPRESENTATA LA SUA NOVITÀ?
Diego Chuhan: “Chi ha qualche familiarità con le tematiche di ‘Dopo l’Apnea’ forse ne ricorderà il concept; nonostante la cupezza generale, l’emergere rappresentava la salvezza dalla vita nell’apnea. ‘Il Nuovo Mare’ racconta di come, tirata fuori la testa dall’acqua, assaporati i respiri tanto attesi, all’aprire gli occhi si scopre che attorno c’è solo un’infinita distesa d’acqua. La superficie che doveva rappresentare una nuova vita non offre altro che questo”.

“IL NUOVO MARE” POTREBBE ESSERE CONSIDERATO COME UN UNICO FLUSSO SONORO, PIÙ CHE COME RACCOLTA DI PEZZI DIFFERENTI. CHE TIPO DI RACCONTO SI SVILUPPA NELLE SETTE TRACCE DEL FULL-LENGTH?
Omar Bovenzi: “’Il Nuovo Mare’ è la naturale prosecuzione di ‘Dopo l’Apnea’ e questo, per me che sono l’ultimo arrivato nella band, è stato chiaro sin da subito, sia a livello sonoro che a livello lirico. Nonostante le influenze stilistiche siano più varie, o quantomeno più esplicite rispetto al disco precedente, penso che siamo riusciti a creare un album estremamente compatto, che inizia cauto e finisce con lo stesso mood, sviluppando un racconto unitario con un climax ascendente prima e discendente poi. ‘Attesa’ in questo senso è lo spartiacque ideale all’interno di questo flusso”.

DUE SENTIMENTI DOMINANO A MIO AVVISO IL COACERVO DI SENSAZIONI EVOCATO DAL DISCO: IL PRIMO È QUELLO DELLA TRISTEZZA, IL SECONDO È QUELLO DI UN SENSO DI SCONFITTA CHE NON SI RIESCE A RIBALTARE NEMMENO ATTRAVERSO UNA LOTTA FURIBONDA, COME POTREBBE ACCADERE IN ALCUNI DEI MOMENTI PIÙ VIOLENTI, DURANTE “IRRICONOSCIBILE” E “SILENZIO” PER ESEMPIO. RIASCOLTATO ORA, COSA VI SUSCITA “IL NUOVO MARE”?
Thomas Gianardi: “È un disco registrato ad aprile del 2015 e quindi ha due anni, l’ultima volta che i Buioingola hanno suonato insieme. Condivido la tristezza che senti tu ma in senso positivo, come riscatto e punto di partenza verso la felicità. Sconfitta no, non ce la sento. È passato tanto tempo e quindi posso essere oggi forse più obiettivo rispetto a due anni fa. Sento ‘Il Nuovo Mare’ come un suono immobile, freddo, che resta indifferente alle cose positive e negative che gli ruotano attorno. E per come vedo la vita oggi, è un sentire – nel senso di udire ma anche di sensazioni – molto positivo”.
Omar Bovenzi: “È un disco che mi rende particolarmente orgoglioso. Sin da quando Diego mi fece ascoltare i brani già composti prima delle registrazioni, quando io non ero ancora parte della band, sono rimasto estremamente colpito dalla loro particolarità e dalla maturazione che il progetto era riuscito a sviluppare. Riascoltandolo oggi, nonostante siano passati ormai due anni dalle registrazioni, la sensazione principale è quella di una certa soddisfazione, anche solo per essere riusciti a pubblicare il disco nonostante certe naturali difficoltà. Certo rimane un filo di rammarico, soprattutto per non essere riusciti a suonare live con questa formazione e questi pezzi, ma bisogna accettarlo”.
Diego Chuhan: “Avendo curato la parte lirica, sia di questo album che del precedente, per me è impossibile scindere l’aspetto estetico da quello concettuale, soprattutto su un piano emotivo. In questo senso, oggi riascoltare questo disco significa rievocare eventi ed emozioni che hanno guidato i ‘racconti’ che compongono i testi. È storia vecchia, ma non per questo poco significativa”.

LA VOSTRA MUSICA NASCONDE MOLTO MISTERO, SEMBRA NON VOLERSI SVELARE DEL TUTTO E LASCIARE, SOPRATTUTTO NEL LAVORO DI CHITARRA, DIVERSI NODI IRRISOLTI, COME SE VI PIACESSE CREARE UN CERTO CAOS, NECESSARIO A CELARE UNA PARTE DI VOI STESSI E DELLA VOSTRA VISIONE ARTISTICA. AVETE UN APPROCCIO METODOLOGICO TUTTO VOSTRO NEL REGISTRARE E MIXARE GLI STRUMENTI? COSA ANDATE CERCANDO NEL LAVORO IN STUDIO CHE POSSA INTEGRARE E AMPLIARE LA FORZA EMOTIVA DI QUELLO CHE AVETE SCRITTO?
Thomas Gianardi: “È un caos controllato al millimetro. Suonando a metronomo per via dei campionamenti che usiamo, tutto deve essere preciso senza lasciare spazio all’improvvisazione. In studio abbiamo semplicemente riprodotto quello che suonavamo in sala prove, ovviamente con dei suoni migliori. Il tempo a disposizione è sempre poco (il disco lo abbiamo registrato in tre giorni) e, prima di registrare, ogni parte di ogni canzone deve essere perfetta, provata e riprovata per mesi. Tutto qui”.

CHE TIPO DI STRUMENTAZIONE E DI EFFETTISTICA UTILIZZATE PER AVERE QUESTO TAGLIO CLAUSTROFOBICO, BUIO E DESOLATO CHE CIRCONDA OGNI BRANO? ARRIVATE A SUONI ‘STRANI’ DA STRUMENTI TUTTO SOMMATO CONVENZIONALI, OPPURE C’È QUALCHE ESPEDIENTE PARTICOLARMENTE ESOTICO CHE VI HA AIUTATO NEL TRADURRE NELLA REALTÀ ALCUNE IDEE CHE AVEVATE IN MENTE?
Diego Chuhan: “Per quanto riguarda i suoni di chitarra, sostanzialmente il grosso della peculiarità è dato da riverberi molto lunghi e invasivi, senza eccedere in distorsioni ad alto guadagno e simili. Qua e là c’è altra effettistica, ma il grosso è fatto appunto dai riverberi, per creare quella nuvola di suono dove si perdono i singoli elementi”.
Thomas Gianardi: “Per la batteria, l’unica particolarità è che uso i ride al posto dei crash per ottenere un buon tappeto sonoro. Per le parti elettroniche invece uso un campionatore a pad della Roland che mi permette di suonare in diretta tutti i samples. In pratica io suono per i fatti miei, isolato dagli altri: in cuffia ho il metronomo e il pad, dal vivo non voglio nessuna cassa spia, voce, chitarra e basso devono venire dietro a me e a volte non li sento nemmeno!”.
Omar Bovenzi: “Per quanto mi riguarda, strumenti assolutamente convenzionali. Ho cercato di portare un po’ il suono che avevo negli altri miei progetti attivi al tempo dei Buioingola, che si discosta parecchio da quello di Alessio (il vecchio bassista della band). Ho ridotto all’osso l’effettistica, utilizzando di fatto solo un riverbero e un chorus. L’idea era di ottenere un suono di basso bello grasso, un po’ alla Godflesh o alla High On Fire, pur mantenendo quella matrice post-punk e new wave che tanto mi è cara. Non è stato troppo difficile, suonando ribassati e tirando testate valvolari per i capelli”.

PER L’UNIVERSO TESTUALE, ANCORA UNA VOLTA PIUTTOSTO CRIPTICO, A COSA AVETE ATTINTO? L’USO DI PARLATO E SUSSURRI SI ACCOMPAGNA PER FORZA DI COSE A LIRICHE MOLTO DIVERSE DA QUELLE CANTATE CON VOCE PIÙ SPORCA E AGGRESSIVA? CON QUALI CRITERI AVETE ALTERNATO CANTATI MOLTO DIVERSI ALL’INTERNO DE “IL NUOVO MARE”?
Diego Chuhan: “Come già detto, i testi de ‘Il Nuovo Mare’, così come quelli dell’album precedente, sono una sorta di diario delle storie che mi attraversavano nel periodo in cui sono stati scritti. La scelta di ampliare il repertorio espressivo a livello vocale è coerente con l’ottica generale con cui abbiamo portato avanti la band, una visione estetica che ha trovato declinazioni stilistiche diverse”.

IMMAGINO CHE DA UNA PROPOSTA COSÌ POCO USUALE COME LA VOSTRA, ANCHE LE OPINIONI CHE VI ARRIVANO IN MERITO SIANO LE PIÙ DISPARATE E FANTASIOSE. C’È QUALCOSA CHE VI HA COLPITO DELLE RECENSIONI E DEI COMMENTI RICEVUTI SINORA?
Omar Bovenzi: “Sicuramente fa molto piacere ricevere così tante critiche positive, anche se a dire la verità mi aspettavo che il disco sarebbe stato ben accolto dalle riviste e dalle webzine specializzate. La cosa bella è che ho fatto ascoltare ‘Il Nuovo Mare’ a persone che non hanno particolare confidenza con la musica ‘pesante’ e ne sono rimaste piacevolmente colpite. Finora però il commento più assurdo è arrivato da mia madre: pare che la nostra musica la rilassi molto. Non so se devo iniziare a preoccuparmi”.
Thomas Gianardi: “Non ascoltando alcuna derivazione del metal, la maggior parte delle band che vengono citate per descrivere il nostro suono io nemmeno le conosco. Quello che mi fa più piacere è che in quasi tutte le recensioni si evidenzia l’unicità dei Buioingola. È un miscuglio di vari generi, delle nostre tre diverse personalità. Non abbiamo inventato alcunché per carità, ma secondo me abbiamo un sound unico e riconoscibile”.
Diego Chuhan: “Pare che in generale ci sia consenso sul fatto che la nostra musica confonde, non offrendo troppi punti di riferimento, e allo stesso tempo sia capace di offrire una visione d’insieme coerente; questo è quello che un po’ emerge dalle diverse recensioni. Mi unisco ad Omar sul fatto che in qualche maniera sembra essere capace di comunicare qualcosa anche ai non addetti ai lavori”.

L’ARTWORK COSA RAPPRESENTA? CHE SIGNIFICATO GLI POSSIAMO DARE? NEI COLORI E NELL’ASTRATTEZZA DELLA FIGURA LO RITENGO AZZECCATO PER EVOCARE IL TORBIDO IMMAGINARIO DEL DISCO.
Thomas Gianardi: “Partendo sempre dalla presenza del mare, abbiamo dato alcuni input a Marco – voce ed electonics nei John, The Void nonché grafico con lo pseudonimo di L V N A (https://www.behance.net/_LVNA) – che ha interpretato al meglio la nostra/sua visione de ‘Il Nuovo Mare’. Ha unito quel torbido che dici tu al lato meccanico-industriale della nostra musica, creando un’immagine carica di tensione ma nel contempo anche rilassante. Cosa non facile direi. Riguardo al significato, io ci vedo una testa sott’acqua con al centro della fronte un terzo occhio meccanico”.

SIETE RIMASTI IN QUESTI ANNI UN NOME VERAMENTE PER POCHI. VI HA PESATO QUESTA SITUAZIONE? PENSATE SI SAREBBE POTUTO FARE QUALCOSA DI PIÙ IN TERMINI DI PROMOZIONE E PRESENZA SUI PALCHI PER FARE ARRIVARE LA VOSTRA MUSICA A PIÙ PERSONE DI QUANTE VI ABBIANO EFFETTIVAMENTE ASCOLTATO E CAPITO?
Diego Chuhan: “Penso che in qualche maniera, almeno per il ristrettissimo pubblico italiano, siamo stati un nome accessibile, che probabilmente per qualche ragione non ha generato particolare interesse. Si possono investire un sacco di soldi in promozione, ma ad un certo punto direi che non si può cavare il sangue dalle rape”.
Thomas Gianardi: “Abbiamo iniziato sapendo che suonare sarebbe stato un hobby e tale sarebbe rimasto. Per quanta passione ci puoi mettere, in Italia se fai il musicista o fai il morto di fame o hai le spalle coperte. Quando avevo quindici anni andavo a più concerti possibile – gruppi grossi o piccoli non faceva differenza – c’era la curiosità di scoprire nuovi suoni, nuove realtà. Ti informavi coi giornali, le fanzine. E il pubblico c’era ed era eterogeneo. Nei ragazzi di oggi quella curiosità non la vedo più. Ti ritrovi a fare km su km per suonare davanti a venti-trenta persone, la stragrande maggioranza musicisti loro stessi, dormire poco, andarci in pari coi soldi se va bene. Abbiamo suonato dove abbiamo potuto, facendo coincidere ciò con i nostri impegni di studio e di lavoro. La prima cosa era stare bene, divertirsi e comunicare quello che avevamo da dire. Stop. Personalmente sono contento così, abbiamo fatto un demo e due dischi, una trentina di live da Udine a Roma, conosciuto persone interessanti. Penso che di più non avremmo potuto-saputo fare”.

AVETE ANNUNCIATO CON UN CERTO ANTICIPO SULL’USCITA DELL’ALBUM CHE VI SARESTE SCIOLTI DOPO LA SUA PUBBLICAZIONE. DA COSA NASCE QUESTA DECISIONE? PERCHÉ PENSATE CHE IL PERCORSO DEI BUIOINGOLA SI SIA ESAURITO?
Diego Chuhan: “Da un lato eventi della vita ci hanno portati geograficamente lontani per un certo periodo, dall’altro Thomas ad un certo punto mi ha detto di voler smettere e ho preso atto. I Buioingola sono iniziati con lui ed io in una sala prove, la nostra identità musicale si è andata plasmando nell’interazione fra i nostri background, per me non avrebbe avuto molto senso continuare con qualcun altro. Infine, per quanto mi riguarda, sono in una fase della vita dove è difficile conciliare l’impegno di tempo, energie e risorse economiche che ha comportato suonare nei Buioingola, con le altre cose della vita, altrettanto significative”.
Thomas Gianardi: “Avevamo già deciso più o meno da fine 2014 che avremmo registrato l’album nuovo e fatto se possibile qualche data all’estero per poi darci come scadenza ottobre 2015. Diego aveva la possibilità di fare uno stage all’estero e io di andare in giro per il mondo a suonare sinceramente non avevo più voglia. Abbiamo avuto anche qualche attrito a livello personale dovuto presumo alla differenza di età (io ho quarantatré anni, Diego una quindicina di anni meno di me), quindi ci siamo impegnati unicamente nella riuscita del disco. Omar è subentrato ad Alessio, il vecchio bassista, ad inizio 2015, sapendo già che questi erano i ‘patti’ e con lui abbiamo terminato la composizione dei pezzi e poi registrato ‘Il Nuovo Mare’; senza di lui non ce l’avremmo fatta assolutamente. Sono felice del disco, a mio avviso ‘Attesa’ è il brano più bello che i Buioingola abbiano mai fatto e che più si avvicina al mio sentire e concepire la musica. Oltre questo non potremmo fare, sarebbe solo un ripetersi o un cercare uno sterile compromesso fra i gusti miei e di Diego che non avrebbe portato ad alcun miglioramento dei Buioingola”.

AVETE ALTRI PROGETTI E/O COLLABORAZIONI SU CUI STATE LAVORANDO?
Diego Chuhan: “Ogni tanto mi trovo con amici a suonare, sto lavorando su materiale mio, ma al momento le cose vanno a rilento, seguendo tempi e percorsi tutti loro”.
Omar Bovenzi: “Attualmente non ho progetti musicali attivi, anche se già da un po’ di tempo c’è la voglia di fare musica con la mia ragazza, che è violoncellista e suona anche il basso. Dovremmo aver trovato anche un batterista, mentre io principalmente tornerò a quello che è stato il mio primo strumento, la chitarra. Vedremo cosa ne uscirà. Spero di riuscire a concretizzare qualcosa al più presto: ho suonato in diversi gruppi per dieci anni e suonare è una cosa che mi manca molto”.
Thomas Gianardi: “Io nel 2016 sono andato a vivere in un paesino nelle colline attorno a La Spezia in una casa isolata, con i miei due cani e la mia compagna. Mi è tornata la voglia di suonare la batteria acustica (abbandonando quindi pad e tutta la roba elettronica) in quanto per la prima volta nella vita posso suonare in casa senza rompere le scatole a nessuno. Assieme a vari amici che conosco da trent’anni e con cui suonavo da ragazzino ho formato i Kitschens. Facciamo un rock abbastanza distorto e cantilenante, un genere ben lontano dai Buioingola”.

 

 

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