BURIED INSIDE – L’ Inverno dell’ Anima

Pubblicato il 04/04/2009 da
 
Quattro full-length in oltre dodici anni di attività. Non si può certo dire che i Buried Inside siano un gruppo prolifico. Ma, come insegna il nuovo “Spoils Of Failure”, la qualità viene prima di tutto per il quintetto canadese… e pazienza se ai suoi fan ogni volta tocca aspettare anni e anni per ascoltare del nuovo materiale. Lontani dai riflettori e dalle scene “che contano”, i Buried Inside sono da sempre una band che va per la propria strada e che ha il solo fine di comporre musica in grado di resistere al trascorrere del tempo. Musica potente, ma cupa e disperata come poche altre in campo post hardcore/metal. Leggete le parole del chitarrista Andrew Tweedy per saperne di più…
 

 
CI SONO VOLUTI BEN CINQUE ANNI PER VEDERVI PUBBLICARE UN NUOVO ALBUM. PER QUALE MOTIVO? NON AVEVATE L’ISPIRAZIONE O AVETE AVUTO ALTRO DA FARE?
“Impieghiamo molto tempo per comporre nuova musica. Componiamo come una band, ci ritroviamo e partiamo da zero. Ogni settimana ci diamo appuntamento e suoniamo insieme. Nel mentre, registriamo tutto e, successivamente, scegliamo le parti che ci piacciono e iniziamo a lavorarci sopra, fino ad avere un disco completo. Abbiamo letteralmente centinaia di registrazioni con parti di canzoni mai utilizzate”.
 
DEVO DIRE CHE “SPOILS OF FAILURE” È PROPRIO UN GRAN DISCO. COME STA VENENDO ACCOLTO? VI INTERESSANO LE OPINIONI DI MEDIA E FAN?
“Fa certamente piacere vedere che ci sono persone che apprezzano quello che facciamo. Chi crea dell’arte spera sempre che questa riesca a smuovere in qualche modo la gente. Ma, alla fine, non credo che per noi importi troppo cosa effettivamente le persone pensano sul nostro conto. Noi in primis siamo convinti di produrre musica di qualità, poi sta al giornalista o al fan di turno collocarci dove meglio crede… questa è una cosa che non ci riguarda. Comunque, sino a ora i responsi sono stati molto positivi. A qualcuno l’album non è piaciuto, ma è la normalità… questa è la vita”.
 
IL CANADA SEMBRA DA SEMPRE IN GRADO DI PRODURRE MUSICA PERSONALE, ALDILÀ DEL GENERE. COME LO SPIEGHI? E VOI VI SENTITE UN GRUPPO ORIGINALE?
“Ovviamente ci teniamo che quello che facciamo risulti il più unico possibile… questo dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi band che si rispetti. Per quanto riguarda il Canada, non saprei… ci sono certamente gruppi molto particolari qui, ma ce ne sono anche altri che non dicono nulla di nuovo, pur essendo apprezzati all’estero. Comunque, noi siamo cresciuti con due band della nostra città, Shotmaker e Union Of Uranus, e queste rimangono due delle formazioni punk più originali che abbia mai sentito”.
 
ESISTE UNA SCENA DI BAND DEL VOSTRO TIPO IN CANADA? CI SONO ALTRI GRUPPI CHE SUONANO QUESTA SORTA DI “POST” HARDCORE/METAL?
“Non credo che siamo i leader di qualcosa, personalmente non ho un’idea precisa di che cosa stia andando bene oggi in Canada… non riesco a menzionare alcuna band sulla falsariga della nostra”.
 
ASCOLTATE ALTRA MUSICA, OLTRE ALLA VOSTRA? VI SENTITE INFLUENZATI DA QUALCOSA IN PARTICOLARE?
“Non abbiamo mai composto un brano basandoci su quanto fatto da un altro gruppo. Siamo soliti scrivere basandoci sul nostro ultimo album, riflettendo su come dovremmo evolverci da lì. Direi che veniamo ispirati esclusivamente dall’ambiente che ci circonda: qui gli inverni sono lunghi e freddi… l’anno scorso si è quasi toccato il record mondiale di accumulo di neve. Cose come questa influenzano certamente il nostro modo di comporre”.
 
INFATTI LE VOSTRE MELODIE SONO ASSOLUTAMENTE DISPERATE. MI CHIEDEVO SE FRA I VOSTRI VECCHI ASCOLTI VI FOSSERO BAND APPARTENENTI ALLA SCENA DEATH-DOOM EUROPEA…
“Questa è una cosa che ultimamente ci stanno facendo notare piuttosto spesso, ma personalmente credo che quelle atmosfere provengano più dalla natura che ci circonda piuttosto che dall’ascolto di qualche band. Inoltre, si tratta di suoni che riflettono essenzialmente ciò che siamo come persone”.
 
UNA COSA CHE HO APPREZZATO MOLTO DI “SPOILS OF FAILURE” È LA PRODUZIONE. TUTTO SUONA VERO, IL DISCO NON È IPER PRODOTTO E FREDDO…
“Questo per me è un grande complimento. È esattamente quello che volevamo ottenere… per quanto mi riguarda, tutti gli album dovrebbero suonare in questa maniera. La batteria suona come una vera batteria, le chitarre come vere chitarre… e via dicendo. Noi siamo stati fortunati a poter contare su delle persone di primo livello per la realizzazione dell’album: Kurt Ballou ha registrato le tracce, Matt Bayles le ha mixate e Alan Douches si è occupato del mastering. Un team senza eguali. Al giorno d’oggi va di moda, soprattutto tra certe band europee, utilizzare tonnellate di trigger e di effetti, che poi finiscono per far suonare l’album come tutto fuorchè qualcosa di riproducibile dal vivo. Intendiamoci, io sono dell’idea che il disco e il concerto debbano essere due esperienze differenti, tuttavia trovo che qui si stia oltrepassando il limite. Che cosa accadrà fra poco? Vedremo metal band esibirsi in playback?”.
 
“CHRONOCLAST”, A LIVELLO LIRICO, ERA UNA SORTA DI CONCEPT FILOSOFICO SUL TEMPO. COSA PUOI INVECE DIRMI RIGUARDO I TESTI DI “SPOILS OF FAILURE”? VI È UN TEMA DOMINANTE? E PER QUALE MOTIVO NON AVETE DATO UN VERO E PROPRIO TITOLO AI BRANI, OPTANDO INVECE PER DEI NUMERI ROMANI?
“Allora, per quanto riguarda i titoli dei brani, questa volta abbiamo trovato che era praticamente impossibile riassumere in poche parole i contenuti di ogni pezzo, quindi abbiamo lasciato perdere e abbiamo scelto i numeri romani… è una scelta del tutto sensata, a nostro avviso. Per quanto riguarda i testi, questi sono stati come sempre scritti da Nick. Al centro di ognuno di essi vi è una domanda: chi ha il potere e che cosa controlla con quest’ultimo? Si tratta di riflessioni su come il potere e la forza possano essere usati e abusati. ‘Chronoclast’ era appunto una specie di trattato di filosofia sul tempo, ‘Spoils Of Failure’ lo è invece sul potere. Non mi azzarderei a chiamarlo concept, ma è indubbio che tutti i testi ruotino attorno allo stesso tipo di riflessione”.
 
C’È QUALCOSA NELL’ALBUM CHE AVETE CERCATO DI FARE DI PROPOSITO? HO NOTATO CHE LE RITMICHE DEI NUOVI BRANI SONO GENERALMENTE PIÙ LENTE DI QUELLE DI “CHRONOCLAST”… È UN CASO?
“L’unica cosa che cerchiamo di fare di proposito è quella di non scrivere un album uguale al precedente. Per tutto il resto, ci lasciamo guidare soltanto dalle nostre emozioni e dal feeling del momento. ‘Chronoclast’ aveva delle parti veloci e alcune molto caotiche, mentre i nuovi brani sono più pieni e concisi. Ma nulla è stato programmato…”.
 
C’È UNA CANZONE CHE RITIENI LA PIÙ RAPPRESENTATIVA DI “SPOILS OF FAILURE”? OPPURE, QUAL’È LA TUA PREFERITA? PERSONALMENTE, STRAVEDO PER “IV”…
“Onestamente, non penso di essere in grado di estrapolare una canzone preferita. Ho un legame profondo con ognuno dei brani inclusi nel disco… a volte per un riff che abbiamo mai utilizzato in passato, come in ‘IV’, altre volte per una linea vocale che trovo particolarmente ispirata… vedi in ‘VI’. Ogni pezzo mi emoziona in maniera diversa”.
 
BAND COME ISIS, CULT OF LUNA O THE OCEAN SONO DIVENTATE UN PO’ PIÙ POPOLARI NEGLI ULTIMI ANNI. PENSI CHE IN QUALCHE MODO I BURIED INSIDE POSSANO TRARRE BENEFICIO DAL BUONO STATO DI SALUTE DI QUESTA “SCENA”?
“No, non credo proprio. Siamo in giro da parecchio tempo e abbiamo visto tantissime band andare e venire, emergere e sprofondare. L’improvvisa popolarità di un certo genere non ha mai influito su quello che facciamo o sulle persone che ascoltano la nostra band… e questa per me è una buona cosa. L’ultima cosa che vogliamo è vedere una massa di persone accorrere a un nostro show solo perchè si dice in giro che sia ‘cool’ farlo. Queste persone prima o poi scompaiono, senza mai aver tratto qualcosa di positivo dalla nostra musica. Preferiremmo suonare di fronte a dieci persone che realmente apprezzano ciò che proponiamo piuttosto che di fronte a 500 che sono là giusto per comprarsi la t-shirt e che poi se ne tornano a casa prima che il concerto sia finito”.
 
LE VOSTRE PRIME DUE PUBBLICAZIONI NON SONO MOLTO CONOSCIUTE. NON ESSENDO STATE PUBBLICATE DALLA RELAPSE, NON EBBERO A DISPOSIZIONE UNA DISTRIBUZIONE DEGNA DI QUESTO NOME. COSA PENSI OGGI DI “IN AND ON THE SELF” E DI “SUSPECT SYMMETRY”? SIETE ANCORA SODDISFATTI DI QUESTI LAVORI?
“Dipende da a chi chiedi nella band. Per quanto mi riguarda, quei dischi mi portano alla mente diversi bei ricordi… i nostri primi show, i nostri primi tour… Eravamo molto giovani quando abbiamo realizzato ‘In And Of The Self’, sembra quasi una vita fa. ‘Suspect Symmetry’ mi è davvero caro perchè è stato registrato da noi e anche l’artwork era stata opera nostra… ogni singolo aspetto di quell’album venne curato da qualcuno del gruppo. Ne vado molto orgoglioso”.
 
COSA PUOI DIRMI RIGUARDO I VOSTRI PROGRAMMI LIVE? RIUSCIREMO A VEDERVI NEL VECCHIO CONTINENTE, PRIMA O POI?
“Terremo qualche show in Ontario e Quebec a breve, ai quali seguiranno dei tour in Canada, USA ed Europa nei prossimi mesi. Dovremmo riuscire ad arrivare dalle vostre parti entro quest’anno”.
 
BENE, GRAZIE MILLE, ANDREW. A TE LA CONCLUSIONE DELL’INTERVISTA…
“Grazie a voi per il supporto e per averci dato l’opportunità di promuoverci in Italia, lo abbiamo apprezzato molto”.
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