BURN DOWN ROME – Love ‘Em Or Hate ‘Em

Pubblicato il 01/12/2008 da


Decisamente gli inglesi Burn Down Rome non sono una band che possa piacere al metallaro medio. I nostri infatti, con il loro debut album “Devotion”, rilasciano sonorità eterodosse e maggiormente attinenti alla scena screamo core o a quella indie che non a quella heavy propriamente intesa. Nonostante ciò, i ragazzi dimostrano una certa inventiva ed una discreta verve compositiva, che li porta a non essere mai banali e ad azzeccare più di una melodia a livello di songwriting. Nell’intervista che segue abbiamo cercato di indagare maggiormente la genesi di questo sound, ma la band non si è certo profusa in spiegazioni particolareggiate, preferendo dire il minimo indispensabile. Resta il fatto che, come da loro stessa ammissione, i Burn Down Rome restano un progetto che amerete o odierete, senza nessun compromesso.


VORRESTI COMINCIARE FACENDO UNA BREVE STORIA DELLA BAND?

“I Burn Down Rome nascono a fine 2005 quando Max ed io abbiamo deciso che potevamo fare qualcosa di interessante. Andavamo ancora a scuola quando abbiamo pubblicato il nostro EP ‘Faith In Liars, Faith In Thieves’ e dal nulla la gente ha iniziato ad interessarsi a noi. Abbiamo suonato più che potevamo in Gran Bretagna ed i responsi sono stati eccellenti. La Visible Noise ci ha messo sotto contratto ed ha pubblicato ‘Devotion’ a settembre”.

CHE SIGNIFICATO HA IL NOME DELLA BAND?
“Burn Down Rome è stato una sorta di regalo di un mio amico e non sarebbe stato carino non utilizzarlo”.

COME AVETE PROCEDUTO CON LA COMPOSIZIONE DELLE TRACCE DI “DEVOTION”?
“Max ed io abbiamo scritto musica e testi separatamente ed abbiamo unito i nostri sforzi quando siamo stati sicuri che di meglio non si poteva fare. A volte succede che una traccia suoni meglio senza voci, come ad esempio nella title track”.

DI COSA TRATTANO I VOSTRI TESTI?
“Trattano di amore, di perdite e dei miei malumori e fallimenti. Li ho scritti in un momento in cui le uniche cose che riuscivo a fare erano leggere Bukowski ed ascoltare Morrissey”.

CHE DIFFERENZE CI SONO TRA “DEVOTION” ED IL VOSTRO PRECEDENTE EP?
“‘Devotion’ è stato scritto quando noi, intesi come band, stavamo diventando più intimi. Abbiamo passato parecchio tempo insieme in tour ed abbiamo avuto modo di sperimentare il nostro sound. ‘Devotion’ rispecchia anche le nostre vite e fa capire quanto sia diventata importante per noi la band”.

IL VOSTRO SOUND PASSA DALLO SCREAMO AL DARK: QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE PRINCIPALI?
“Siamo influenzati dal post punk e dai dischi della Factory degli anni ottanta, da band quali Joy Division, The Cure e The Smiths. Ci piace anche l’hardcore contemporaneo, band sperimentali ed indipendenti come Converge o Mogwai. Detto questo noi ascoltiamo e suoniamo canzoni oneste e che trasmettano una certa integrità, a prescindere dal genere”.

AVETE ORGANIZZATO DELLE DATE A SUPPORTO DEL NUOVO ALBUM?
“Suonare live è tutto, specialmente per noi. Non siamo famosi, non abbiamo fan sparsi per il globo… Lavoriamo per il nostro futuro e, per avere un futuro, dobbiamo suonare live. Speriamo di poter venire anche in Italia un giorno”.

QUALI SONO STATE LE PRIME REAZIONI DOPO L’USCITA DEL NUOVO ALBUM?
“Ci sono state reazioni differenti: la gente o lo adora o non lo capisce. Da un certo punto di vista è una buona cosa, dato che se tutti lo avrebbero apprezzato, voleva dire che non stavamo facendo nulla di nuovo e differente”.

QUALI SONO LE SENSAZIONI CHE SPERATE DI TRASMETTERE AGLI ASCOLTATORI CON LA VOSTRA MUSICA?
“Chi lo sa? Vogliamo solo che la gente prenda ciò che gli serve dalla musica che facciamo”.

QUAL E’ IL VOSTRO PIU’ GRANDE DESIDERIO COME BAND?
“Desideriamo solamente buttare fuori dischi che risultino interessanti e suonare in giro il più possibile”.

A TE LO SPAZIO FINALE…
“Grazie per aver impiegato il vostro tempo per leggere l’intervista. Spero che ‘Devotion’ vi possa piacere”.

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