CARAVELLUS – Mondi s’incontrano

Pubblicato il 21/07/2022 da

I Caravellus hanno pubblicato appena il loro terzo album in vent’anni, ma ci hanno sorpresi con un capolavoro di progressive metal, nel quale sono riusciti a far incontrare stili e generi diversi, in particolare un classico prog metal con elementi tipici della musica tradizionale brasiliana: quasi come se diversi mondi s’incontrassero, parafrasando il titolo, che comunque fa riferimento invece alla storia del concept – un racconto pure intriso della cultura e delle tradizioni del loro paese, dove la vita di un ragazzo si ritrova a pendere come in una bilancia tra amore e odio, vendetta e perdono. Abbiamo sentito il leader e fondatore del gruppo brasiliano, Glauber Oliveira, con il quale abbiamo parlato della band e del nuovo album. Per chi fosse interessato, inoltre, in appendice riportiamo il racconto del concept traccia per traccia, in modo da poter apprezzare ancora meglio l’ascolto di “Inter Mundos”.

 

QUESTA E’ LA PRIMA INTERVISTA DI METALITALIA.COM CON I CARAVELLUS: INNANZITUTTO, TI CHIEDEREI DI PRESENTARE LA BAND E DI ACCENNARE ALLE TAPPE PIU’ SALIENTI DELLA VOSTRA STORIA.
– I Caravellus sono una band la cui missione principale è quella di diffondere la cultura brasiliana, mescolata con l’heavy metal. Le nostre canzoni portano con sè elementi di jazz, fusion, musica classica e latina. Uno dei momenti più importanti della nostra carriera è stato quando eravamo tra le band più passate nelle radio rock francesi nel 2010. Avevamo appena pubblicato il nostro secondo album con un’etichetta francese e questo ci ha aiutato molto a promuovere lì i Caravellus.

IL VOSTRO NUOVO ALBUM, “INTER MUNDOS”, E’ SOLO IL VOSTRO TERZO FULL-LENGTH IN VENT’ANNI MA SIETE TORNATI CON UN VERO CAPOLAVORO! COSA CI PUOI DIRE RIGUARDO LA SUA REALIZZAZIONE? SE NON SBAGLIO, AVETE COMINCIATO A LAVORARCI DAL 2018.
– Innanzitutto, grazie per le belle parole. Sì, è così, ho iniziato a comporre, arrangiare e produrre “Inter Mundos” nel 2018. Sapevo che l’album sarebbe stato un concept e che ogni traccia avrebbe raccontato una parte della storia. E’ stato un processo lungo. Abbiamo dovuto superare tutte le avversità, compresa una pandemia. Tutto però si è risolto.

HAI SCELTO DI UTILIZZARE TESTI SIA IN INGLESE CHE IN PORTOGHESE: COME MAI HAI FATTO QUESTA SCELTA? CI SONO, IN GENERALE, DELLE RAGIONI PER CUI SCEGLI DI UTILIZZARE UNA LINGUA O L’ALTRA PER ALCUNE PARTI DI UNA CANZONE?
– Questa è la tipica bella domanda a cui mi piace rispondere. C’è così tanto che il mondo deve scoprire del Brasile… E questo va ben oltre la samba e la bossa nova. Il portoghese parlato in Brasile è un po’ diverso da quello parlato in Portogallo. Infatti, il modo in cui noi parliamo è più simile al galiziano che non al portoghese stesso. Inoltre, la lingua parlata principalmente nel Nord-Est del Brasile (dove sono stati fondati i Caravellus) ha acquisito sue aggiunte e dialetti. Precisato questo, devo dire che sarebbe impossibile tradurre certi passaggi dei testi preservandone il vero senso poetico. Perciò, la mescolanza di due lingue, inglese e portoghese, è un invito al mondo. Un invito a scoprire un Brasile sconosciuto. Un luogo in grandissima salute culturale, sia nella musica che nella letteratura.

NELLA VOSTRA MUSICA C’E’ IN EFFETTI LA MESCOLANZA DI VARI STILI, SPECIALMENTE CON QUELLA BRASILIANA: QUAL E’ IL TUO BACKGROUND? DOVE TROVI L’ISPIRAZIONE E QUALI SONO LE INFLUENZE DELLA MUSICA DEL TUO PAESE?
– Sono stato fortunato a nascere nel Nord-Est del Brasile, il posto più ricco culturalmente nel paese, luogo di nascita di ritmi incredibili come Frevo, Maracatu, Caboclinho, Coco de Roda, Ciranda e altri. La mia ispirazione viene dalla terra dove sono nato. Nella fase in cui stavo scrivendo i testi, ho fatto un viaggio all’interno di queste zone. Ho viaggiato più di milleduecento chilometri e percorso più di venticinque chilometri di sentieri: era necessario per rendere più realistica l’ambientazione della storia. Questo momento di immersione ha fatto la differenza nel risultato poetico del lavoro. Musicalmente, ci sono alcuni artisti brasiliani che mi ispirano. Citerei: Alceu Valença, Geraldo Azevedo, Elba Ramalho, Amelinha, Zé Ramalho, Banda de Pau e Corda, Quinteto Violado, Edu Lobo, Hermeto Pascoal, Heraldo do Monte, Quinteto Armorial e tutti gli estetici del “Movimento Armorial”. Il “Movimento Armorial” è stato un tentativo idealizzato da Ariano Suassuna (scrittore, poeta, professore e altro ancora, nato nel 1927 e morto nel 2014, ndR) di creare un movimento artistico propriamente brasiliano. Quest’arte scaturisce dall’unione tra la cultura europea portata dai portoghesi con l’arte nativa del Brasile precoloniale.

IN CHE MODO QUESTE RADICI CULTURALI DEL NORD-EST DEL BRASILE TI HANNO INFLUENZATO, IN MODO PARTICOLARE NELLA MUSICA CHE CREI O NEI TUOI GUSTI MUSICALI?
– Questi ritmi sono stati nella mia vita sin dalla mia fase di educazione musicale come bambino. Perciò, la relazione che io inserisco tra questi ritmi e il progressive metal nei Caravellus è molto profonda. Questo perchè io sono nato in questa parte del Paese e ho familiarità con le variazioni che ognuno di questi ritmi ha. Questo rende i Caravellus così autentici e originali.

IL LAVORO STRUMENTALE E’ INCREDIBILE, MA MI SONO MOLTO PIACIUTE ANCHE LE LINEE VOCALI, SIA LE ARMONIE MELODICHE CHE GLI SPLENDIDI CORI: E’ TUTTA OPERA DEL CANTANTE LEANDRO CACOILO? COME SI E’ SVOLTO IL LAVORO PER LE PARTI VOCALI?
– Il lavoro vocale è stato fatto con grande attenzione e in linea con le dinamiche portate dalla parte strumentale dell’album. Un bel lavoro interpretativo da parte del mio partner Leandro Caçoilo. In generale, le melodie armoniche sono state registrate da Leandro, mentre nei cori abbiamo registrato sia io che Leandro.

LA MAGGIOR PARTE DELLE CANZONI SONO COMPLESSE, INTRICATE E PERSINO GENIALI: DA DOVE PARTI QUANDO COMINCI A SCRIVERE UNA CANZONE?
– Le mie composizioni cominciano quasi sempre con una melodia vocale o un riff. Questa è la base che mi serve per costruire tutto il resto della canzone, come uno schizzo su una tela.

COME PROMUOVERETE L’ALBUM? ANDRETE IN TOUR? PENSATE DI SUONARE QUALCHE CONCERTI IN EUROPA?
– La Rockshots Records sta facendo un lavoro brillante per promuovere l’album nel mondo. Speriamo di poter venire in Europa in tour molto presto, ci stiamo già lavorando.

I VOSTRI ALBUM PRECEDENTI, “LIGHTHOUSE AND SHED” E “KNOWLEDGE MACHINE” SONO ABBASTANZA DISTANTI DA “INTER MUNDOS”, SIA PER QUANTO RIGUARDA IL PERIODO DI PUBBLICAZIONE CHE LE DIFFERENTI LINE-UP, MA PENSI CHE POSSA RAVVISARSI COMUNQUE UNA CERTA CONTINUITA’ O ALCUNE SOMIGLIANZE TRA QUESTO E I VOSTRI ALBUM PRECEDENTI?
– Penso che gli album precedenti fossero una sorta di laboratorio per la band per raggiungere questo momento con maturità. Fondamentalmente, direi che in “Inter Mundos” i Caravellus hanno raggiunto una reale autenticità sia musicalmente che concettualmente. Originalità, un proprio sound. Questa è una ricchezza al giorno d’oggi, dove tutto suona uguale.

QUALI SONO I TUOI PROGETTI PER IL FUTURO? TI CONCENTRERAI SUI CARAVELLUS O HAI ALTRI PROGETTI?
– Il riscontro di “Inter Mundos” è stato incredibile. La band ha celebrato vent’anni pubblicando un capolavoro ed è carica per molto altro! I Caravellus sono la mia priorità musicale e intendo dare un seguito con nuovi album e tour. Comunque ho uno studio-project con mia moglie, Carol Oliveira (anche lei chitarrista). In questo progetto, suono la chitarra e canto, spero di poterne parlare anche qui in futuro.

Glauber Oliveira racconta la storia di “Inter Mundos” traccia per traccia, spiegandone i dettagli e le connessioni con i testi e la musica.
“Inter Mundos” racconta la storia d’amore tra Arteiro e Aurora, e prende il via in un villaggio non ben precisato ai piedi di un’arida collina, sulla cui cima, c’è una dimora arroccata: questo è lo scenario dove si svolge la nostra storia.
E’ il 1938. Un gruppo di persone arriva al villaggio. La processione, che proviene dalla costa, è stata organizzata da un sacerdote (Mordecai), un uomo di poche parole, ma molto influente; sono presenti una truppa di scherani guidata da Mourisco, il cui cognome deriva proprio dall’aspetto moresco e una famiglia di lignaggio nobile: Afonso, Helena e la loro giovane figlia, Aurora.
Afonso è il signore di quell’intera zona e, passati pochi mesi, gli abitanti del villaggio avevano finito per rispettarlo. Infatti, parte dell’entourage domestico della rocca era composto da residenti locali. Tra i servitori ci sono Maria e João, genitori del giovane Arteiro; João è il cocchiere di Afonso e della sua famiglia, mentre Maria di solito aiuta Helena, la moglie di Afonso, a crescere Aurora. Inevitabilmente, Aurora e Arteiro si avvicinarono. Mentre i suoi genitori lavorano, Arteiro è sempre con Aurora; sono inseparabili e, alla fine, finiscono per credere che lo sarebbero stati effettivamente. Nell’estate dell’anno seguente, Helena viene colpita da un’atroce malattia che la porta alla morte. Aurora perde sua madre e vede un velo nero di tristezza coprire la sua casa e ogni cosa attorno a lei. Le accuse di quello che era successo ricadono su Maria, sempre al fianco di Helena. Mordecai infatti, consigliere di Afonso, accusa la serva di aver avvelenato Helena con pratiche occulte e profane. Rattristato e sopraffatto dall’odio, Afonso si perde e sceglie di credergli.
Un mese dopo la morte di Helena, Afonso manda Aurora altrove e inizia il suo regno del terrore. I primi a soffrire della sua furia sono i genitori di Arteiro, prima João e poi Maria, entrambi scomparsi tra le buie e strette strade del villaggio. La stessa sorte tocca all’intero personale di servizio della dimora. Afonso abbandona il suo nome e assume il cognome ‘Alcaide’ (dall’arabo romanizzato: al-qādi ‘il giudice’, alcaide era il governatore di una città o di un villaggio fortificato nel Medioevo, nella penisola iberica). Tra le prime decisioni di Alcaide c’è la costruzione di un tempio nel mezzo del villaggio e anche la proibizione di ogni altra forma o manifestazione religiosa nella cittadella. Mordecai, l’Inquisitore, segue questo processo molto da vicino. Per molti, quest’idea era venuta dallo stesso sacerdote per poi essere stata messa in pratica dal suo sovrano. Il villaggio viene presidiato dagli uomini di Mourisco e una nebbia di austerità si instaura tra le strade e i vicoli di quel villaggio. Per Arteiro, ciò che rimaneva come ancora di salvezza è la dolcezza e la pietà di un’anziana donna chiamata Celeste, che lo cresce come un figlio.
Comunque, dopo dieci anni di fatiche, difficoltà e malevolenze, finalmente arriva il vento del cambiamento.

Atto I. Visagem
“The dream…
Sometimes we barely remember what it was about…
On other occasions, we barely remember that we had a dream…
However, sometimes dreams mean more than mere dreams… They are auspices
“.

Per Arteiro, i sogni avevano avuto un significato diverso negli ultimi dieci anni. Enigmatici, ma vividi – e, con il passare degli anni, il ragazzo di campagna comincia a comprenderli e ad interpretarli. I messaggi arrivano in modo sparso, frammentati in parecchi sogni, ‘visioni’, sempre nella voce e nella figura di un oracolo. Una maga con occhi bianchi e profondi, con uno sguardo fisso e sereno; la serenità di coloro che conoscono non solo il passato e il presente, ma soprattutto il futuro. Questa sacerdotessa di campagna si presentava sempre coperta da una tunica e da alcuni ornamenti al collo: una croce, piume e zanne. Una personificazione perfetta del mito e della campagna, dove il sacro e il profano s’incontrano. Arteiro si sveglia spaventato, perchè il sogno della notte precedente era ancora più vivido. Nel suo sogno, Arteiro si trova ad affrontare dei dilemmi che sono anche un po’ bivi: Bene e Male; Amore e Odio; Perdono e Vendetta. In quel momento, entra nella stanza la sua madre adottiva e gli porta delle notizie: “Figlio, il villaggio è in tumulto. Aurora è tornata”.

Atto II. Knight Of The Sun
Non è un segreto che il prevosto consideri Arteiro una minaccia imminente e lo osservi da vicino, attraverso i suoi ‘occhi’ nel villaggio: quel giovane orfano ora è un uomo, un leader nella sua comunità. Comunque, il ritorno inaspettato di Aurora nel villaggio lascia Arteiro disorientato e ferisce la propria ostinazione: da un lato, è l’amore della sua vita, ma dall’altro, Arteiro vuole vendetta e sa che non potrà avere entrambe. Come un paladino esitante, Arteiro va sulla sommità del Morro da Águia de Pedra, un posto sacro per gli abitanti del villaggio e una sorta di torre campanaria naturale, con vista sull’intera valle. Scolpita dal tempo, la sommità ha assunto la forma del dorso di un’aquila. La leggenda locale narra che l’Aquila sia il guardiano della valle. In cima alla collina, Arterio parla al Sole. Per il ragazzo di campagna, il Sole è il vero signore di quelle terre. Ogni cosa nel “Reino do Sertão” è sotto il volere del re astrale. Arteiro chiede al Sole di consacrarlo Cavaliere del Sole, guardiano del Sertão e delle persone che lo abitano. La richiesta di alleanza dovrà essere rinnovata e, sotto la sua egida, il Sole gli darà la forza di cui ha bisogno per compiere il suo destino, assumendo così il ruolo di un angelo vendicatore, pronto a rovesciare i suoi nemici.

Atto III. Panis Et Circenses
Cala la notte nel villaggio. Il coprifuoco è strettamente supervisionato dagli scagnozzi di Mourisco. L’atmosfera di ostilità sta crescendo con l’arrivo del Reisado, una festività popolare profano-religiosa, che avrà luogo la notte seguente. Nelle periferie del villaggio, torce e lampade si levano in mezzo alle nebbie della campagna. Le fiamme tremolanti, portate dagli abitanti del villaggio insoddisfatti dal dominio austero di Alcaide, confluiscono presto, una volta arrivate, al ‘grande Falò’. Davanti all’ampia fiamma, il leader della cospirazione, Arteiro. Quella notte, si mettono a punto parole d’ordine e si rivelano piani. Il grido di Arteiro echeggia attraverso la caatinga (foresta secca tipica del Sud America, ndR): “Basta con il pane e gli spettacoli! Siamo insieme in questo momento in cui l’innocenza è perduta! Il giorno della rivolta è vicino!”.

Atto IV. Triumvirate
Alla fine della riunione cospiratoria, gli abitanti del villaggio tornano alle loro case. Mentre guarda il fuoco estinguersi, Arteiro riflette sul nemico da affrontare. Come in alcune fasi dell’impero Romano, anche la cittadella ha il proprio ‘triumvirato’, definito dal giovane ‘le tre Mani’: la mano del dominio, l’Alcaide, la mano del tiranno. La seconda è la mano controllata dalla fede: Mordecai, un sacerdote dagli interessi ormai lontani dal suo proposito religioso. La terza è infine la mano che domina con la forza – Mourisco, l’esecutore, leader di un manipolo di mercenari e assassini. La perdita dei suoi genitori è ancora una ferita aperta nell’animo di Arteiro: João e Maria gli mancavano ancora. Secondo alcune voci, a João era stata tesa un’imboscata ai confini del villaggio e il suo corpo era stato gettato in una fossa. Riguardo Maria, le voci dicevano che era stata imprigionata in una cripta, nel seminterrato della chiesa di Mordecai e lasciata lì a morire. Nel proprio cuore, Arteiro sa che non vedrà mai più i suoi genitori. Il fuoco si è consumato in brace, mentre il sole sorge all’orizzonte. Il Giorno del Reisado è arrivato.

Atto V. While I’m Still Here
Quel giorno, il sole sembra avere più fretta. La notte arriva e con lei una luna piena tale come non si vedeva in quelle terre da parecchio tempo. Era come se il sole guardasse attraverso lo specchio lunare il regno del Sertão. Ciò che una volta era una distesa buia, ora era sovrastata dal chiarore; sebbene fosse notte, il sole sembrava essere anche più presente.
Riuniti nel castello, Alcaide e Mordecai, sembrano celebrare qualcosa che sta per accadere. All’esterno della fortezza, una figura incappucciata scende dalla collina, verso la cittadella. I festeggiamenti erano già cominciati, ma Arteiro preferisce rimanere nella periferia del villaggio. Sente la musica, ma i suoi occhi e la sua attenzione sono rivolti verso la rocca. In ogni caso la vista che prima gli suscitava odio, ora gli risulta piacevole: la persona che più desiderava era lì ed in quel momento appare lei, saltando fuori dall’oscurità e rivelandosi tra le ombre, rimuove il cappuccio e dice: “Sono io, Arteiro, Aurora!”.
Arteiro bisbiglia: “Aurora, ti ho aspettata per così tanto tempo. Non è rimasto niente del giovane uomo che conoscevi, sono cambiato e non posso tornare indietro”.
I secondi di silenzio sembrarono come un’eternità. La distanza tra loro sembra così abissale. Poi la bilancia comincia a pendere da un lato, il lato della Rinuncia. Arteiro decide di abbandonare la sua vendetta e di scappare con Aurora. Gli abbracci e i baci, messi da parte in tutti quegli anni, finalmente raggiungono la loro destinazione.
Il patto era stretto. “Aurora, aspettami nel villaggio” dice Arteiro “Recupererò alcuni effetti personali nel campo e tornerò nel villaggio in tempo per la festa di Abrição. Partiremo all’alba”. Arteiro e Aurora si salutano. Il ragazzo monta sul suo cavallo e parte verso la caatinga, mentre Aurora, sorridente, entra nella cittadella.

Atto VI. The Ambush
Arrivando al campo, Arteiro prende le cose essenziali e ritorna al galoppo verso il Villaggio. Il suo cuore è sollevato, credeva di aver perso tutte le persone che più amava, ma ora il suo amore era tornato. Tuttavia, si sente uno scoppio e Arteiro perde il respiro. Uno sparo. Quasi incosciente, Arteiro cade.
Mourisco mostra il suo volto. E’ stato lui a sparare il colpo e immediatamente inizia a cercare il corpo del ribelle nel mezzo della caatinga con l’aiuto di altri due scagnozzi, mentre dice, ridendo: “E’ finita, ragazzo! Tale padre, tale figlio!”.
Ventania, il cavallo del ragazzo, corre verso il villaggio. Arteiro capisce che non c’è scampo per lui tra le macambiras (varietà di pianta, ndR) nella caatinga. Trattiene i gemiti di dolore ma il killer si avvicina. Una caverna buia appare però all’uomo ferito. L’ingresso della caverna emana un odore malsano, odore di morte. Arteiro sente un sibilo del vento e una voce echeggia nella campagna, seguita da un forte ruggito: “Benvenuto, Arteiro!”. Non avendo altra scelta, Arteiro entra nella caverna.

Atto VII. Memento Mori

Appena Arteiro entra nell’oscurità, delle torce si accendono sui muri della caverna all’avanzare del visitatore. Quando guarda, Arteiro capisce che il pavimento della caverna buia è pieno di resti mortali. In fondo c’è una pila di teschi da cui un giaguaro alato, con tre falchi sul dorso, avanza, camminando sulle ossa, verso il ragazzo ferito. Ad ogni passo della bestia si sentono ossa scricchiolare, eppure man mano che avanza la bestia si trasforma in una bella Indiana Cariri (nome di una popolazione di indios tipica del Nord est, ndR).
“Benvenuto, Arteiro! Sono la Signora della caverna oscura, la creatura implacabile, la Morte”, dice la Bestia. Arteiro spensando fosse giunta la propria ora, afflitto, dice: “Aurora mi sta aspettando, le avevo giurato che non ci saremmo mai più separati!”.
La Bestia sorride con uno sguardo consapevole, come se si preparasse a fare una mossa decisiva in una partita di scacchi. Poi, con una bottiglia impolverata e un calice in mano, la Bestia dice: “Ascoltando la tua implorazione lamentosa, Arteiro, ti offro il vino incantato degli Eletti. Ancora una volta, vedrai Aurora. Bevi, sigillando il nostro patto. Un accordo che non potrà essere annullato. All’alba, sarai mio”.
Una volta che il calice è riempito con la profana bevanda, una specie di vino fatto con jurema e manacà, il visitatore morente lo prende tra le sue mani e lo beve.
“Deciso!”, dice la Morte.

Atto VIII. Incantation
Colui che era sull’orlo dell’oblio, gradualmente riguadagna i sensi. Il ragazzo, non più morente, si alza con un corpo rinvigorito: incantato. Un essere capace di vagare tra il mondo dei viventi e quello dei morti. La Signora della Caverna non è più presente, lasciando Arteiro libero di abbandonare il proprio rifugio. Sul punto di lasciare la tana della Morte, si rende conto che non sente più i passi o i segnali dei suoi esecutori. È in una sorta di soglia. Tra i piani. Tra i mondi.

Atto IX. Elegia
Nella cittadella, la musica e le risate sono interrotte dall’arrivo del cavallo di Arteiro, macchiato di sangue. Celeste, esperta degli antichi rituali Cariri, tocca Ventania. Carezzando l’animale afflitto, in  maniera mistica viene a conoscenza di quello che era accaduto. Interrompendo un silenzio mortale, la vecchia tutrice in lacrime rivela: “Hanno ucciso il mio Arteiro!”.
Inizia una rivolta e i suoi ‘attori’, nei loro abiti folkloristici, partono con le armi in mano verso la rocca. Nel frattempo, Celeste consola Aurora. In lacrime, la vecchia donna canta un’elegia, una poesia triste e malinconica, composta come musica funeraria o come un lamento di morte, per il suo figlio adottivo.

Atto X. Insurrection
Mourisco ritorna alla rocca e riferisce ad Alcaide. Mordecai entra nella stanza e chiede informazioni sull’effettiva riuscita della missione, ricevendo la seguente risposta da Mourisco: “Io non fallisco mai!”. Il Triumvirato, soddisfatto, celebra la riuscita del proprio misfatto con un brindisi. Sovrastando il tintinnio del bicchieri uno degli sgherri di Mourisco entra nella stanza e annuncia: “gli abitanti del villaggio stanno risalendo la collina, con torce, zappe e forconi!”. La rivolta era scoppiata. In quella notte rumorosa, gli abitanti del villaggio risalgono la collina, combattendo e, a costo delle vite di molti, conquistano la tanto attesa libertà. La rocca viene data alle fiamme e il Triumvirato viene consumato dal fuoco.

Atto XI. Inter Mundos
Nel mondo dei viventi, un impero è collassato. Nel mondo spirituale, un impero si è rivelato ad Arteiro. La nebbia rende ogni cosa più malsana. Nessuna creatura vivente è presente, ed anche il tempo è differente. Arteiro guarda stupito ogni cosa. Animali esausti camminano su quella specie di soglia. Una sorta di tornado spettrale appare ad intermittenza nel cielo, con animali eterei che galoppano e spariscono senza lasciare tracce. Anime tormentate chiamano il visitatore, ma Arteiro sa che la clessidra era stata capovolta e che il suo tempo si sta assottigliando. L’Incantato è perso e senza direzione; per quanto cammi, rimane sempre nello stesso posto.

Atto XII. Ouroboros
La speranza sta cominciando ad abbandonare Arteiro. Il suo ardore si sta dissolvendo e così anche il proprio proposito: il tempo concessogli si sta esaurendo e la sua luce interiore si va progressivamente dissolvendo, gli spiriti oscuri si avvicinano come belve affamate. Ad un certo punto, una melodia, legata a parole di cordoglio, sibila nel vento. È Celeste. La sua voce e il suo pianto strappano il velo che separa i piani e raggiungono Arteiro. Il ragazzo si risolve di fare ancora un tentativo; Arteiro corre quindi attraverso la mistica caatinga, seguendo la voce dell’anziana donna nella sua elegia. Finalmente, da dietro alcune rocce, giunge il suo vessillo: il Sole. La porta d’uscita dagli inter Mundos.

Atto XIII. So Near, So Far
Arteiro apre gli occhi e vede se stesso reale, vivo. Davanti ai suoi occhi, Aurora. Entrambi si abbracciano e guardano il sole che sorge all’orizzonte. Arteiro sa cosa sta per accadere, e tutto quello che vuole è di godere quegli ultimi momenti accanto al suo grande amore. Sempre così vicini, e ancora così lontani, senza che la distanza sia davvero in grado di separarli.

Atto XIV. Vynno D’Agua
“La scadenza è giunta.
Il sole è sorto e la Morte non è giunta, Arteiro”.
Ogni persona viene in questo mondo per uno scopo, che viene rivelato quando il velo dell’illusione viene sollevato. Per Arteiro, le ore di oscurità tra i mondi sono state solo un invito della vita a riscoprire la sua stessa luce. E la vita gli ha portato qualcosa di ancora più grande: Redenzione. Il cuore del ragazzo, per quanto pieno di risentimento, si è abbandonato al suo amore per Aurora. Quel sentimento ha cambiato ogni cosa intorno a lui, concludendo un ciclo.
“At times like this…
Sometimes…
Just a few times…
Extraordinary things happen!”, Oracle

Quella mattina, il Re astrale di quelle terre, il Sole, ha riversato tutta la sua luminosità sul territorio circostante e la Morte ha rimandato il debito di Arteiro.

 

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.