CARVED – Per aspera ad astra

Pubblicato il 30/08/2013 da

Quello dei Carved è, sicuramente, uno dei lavori italiani più interessanti dell’anno. I deathster spezzini sono fautori di un death metal melodico ed estremamente originale, capaci allo stesso tempo di creare panorami sonori evocativi e di colpire duro come un macigno. Abbiamo fatto qualche domanda a Cristian Guzzon, vocalist della band, che ci racconta di un sound nato da “cadute e riprese”, una storia racchiusa in un disco e che, ci auguriamo,  sia solo il primo capitolo targato Carved.

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INIZIAMO PARLANDO DI VOI. NATI NEL 2007 E GIUNTI AL PRIMO FULL NEL 2013. COME NASCONO I CARVED E COME ARRIVANO ALLA COMPOSIZIONE DI “DIES IRAE” ED AL CONTRATTO CON LA BAKERTEAM ?
“Nascono da una passione e da una forte amicizia, nascono dentro una sala prove, superano molte difficoltà e molti cambi di formazione, arrivati a ciel sereno che ci hanno letteralmente tolto il fiato! Siamo andati sempre avanti, ‘scolpendo’ tutte le difficoltà, nella nostra musica! E in ‘Dies Irae’ c’è realmente tutto questo percorso: un disco che parla di cadute e riprese, di sconfitte,e voglia di rialzarsi e continuare a lottare… è il perfetto debutto discografico! E non potevamo essere più fortunati che avere questo debutto discografico sotto Bakerteam Records! Non dimenticherò mai quando Bakerteam ci contattò per dirci che il materiale proposto era davvero interessante, né tanto meno dimenticherò la frase ‘Benvenuti a bordo!’”

LA MUSICA CHE PROPONETE MUOVE I PASSI DA UN GENERE CHE POTREBBE ESSERE INFLAZIONATO DALLE NUMEROSE BAND SVEDESI E FINLANDESI, EPPURE RISULTA MOLTO PERSONALE ED ORIGINALE. COME SIETE ARRIVATI A QUESTO RISULTATO ?
“Non saprei davvero cosa rispondere, non so come ci siamo riusciti, ma di sicuro ogni volta che sentiamo parlare di originalità ne siamo davvero orgogliosi! In quest’album abbiamo messo noi stessi, abbiamo cercato di amalgamare ogni nostra influenza, ogni dettaglio del nostro gusto musicale. Abbiamo scelto di mettere in musica una storia, di raccontare un viaggio, un percorso mirato alla rivalsa; ma, cosa ben più importante, abbiamo cercato di mantenere una linea guida fatta di connessioni tra ogni parola e ogni nota, e infine anche ogni immagine, racchiuse nell’artwork, magistralmente realizzato dai PGX Studio!”.

TUTTO IL LAVORO COMPIUTO SU “DIES IRAE” SI PALESA CON UN SOUND MOLTO PROFESSIONALE ED UNA CAPACITÀ ARRANGIATIVA NOTEVOLE (HO TROVATO STREPITOSI GLI ARRANGIAMENTI VOCALI). QUANTO È NATO IN FASE COMPOSITIVA E QUANTO IN STUDIO ?
“Prima di tutto, grazie per il bel complimento! Ho lavorato molto sugli arrangiamenti vocali; di solito arrivo in studio già preparato con tutte le linee già pronte per essere riprese… eppure, ogni volta, in studio mi ritrovo a cambiare qualcosa, ad improvvisare, a lasciare spazio all’istinto. Adoro il lavoro dentro uno studio di registrazione! Molto di quello che c’è dentro questo disco è nato dai frutti degli arrangiamenti trovati proprio durante le registrazioni… e sicuramente questi dettagli non preventivati rappresentano la vena più genuina e vera di ogni composizione”.

ALCUNI PASSAGGI TASTIERISTICI MI HANNO RICORDATO CERTE BAND SYMPHONIC BLACK. QUESTO GENERE FA PARTE DELLE VOSTRE INFLUENZE E, PIÙ, IN GENERALE A QUALI BAND VI SENTITE PIÙ AFFINI ?
“Uno dei tanti generi che fa parte del nostro bagaglio di ascolti… indubbiamente! Tutta la parte orchestrale è opera del nostro pianista Mattia Nuti, direttamente catapultato dal mondo classico in questo progetto metal… e il suo apporto di stampo classico ha senza dubbio caratterizzato il nostro sound. Più in generale sono troppe le influenze da poter essere citate, ma ogni volta che ci sentiamo dire che il progetto trapela la sua freschezza ed originalità… be’, questo è proprio quello a cui aspiravamo”.

UN’ALTRA PECULIARITÀ DEL DISCO È CHE RIESCE A PASSARE DA PEZZI PIÙ GOTICHEGGIANTI (IN SENSO DI MOOD, NON DI GENERE MUSICALE) COME “ECHO OF MY CINDERELLA” AD ALTRI MOLTI PIÙ AGGRESSIVI COME “SCRIPTA MANENT”, MANTENENDO SEMPRE UN FILO CONDUTTORE. COME CONCILIATE QUESTI DUE ASPETTI ?
“Semplicemente raccontando una storia; ‘Dies Irae’ è proprio questo: una storia, un viaggio, un percorso. Dalla musica traspare ciò che è racchiuso in un pezzo, ogni canzone è un tassello che descrive un preciso stato emozionale… essere riusciti a fare emergere questo aspetto a livello musicale, e non solo lirico, è sicuramente stato un importante risultato”.

OGGI È MOLTO DIFFICILE PRODURRE MUSICA; UN CONTRATTO ERA, UN TEMPO, UN PUNTO DI ARRIVO PER LE BAND, OGGI È SOLO UN INIZIO ED UN MODO PER DIFFONDERE LA PROPRIA MUSICA. LA FRUIBILITÀ DELLA MUSICA TRAMITE INTERNET HA, DA UN LATO, COLPITO DURAMENTE LE LABEL, DALL’ALTRO HA PERMESSO A MOLTE BAND DI AMPLIARE IL PROPRIO PUBBLICO. QUALI SONO LA VOSTRA ESPERIENZA E LA VOSTRA OPINIONE AL RIGUARDO?
“Per noi ora la priorità assoluta è espandere il nostro pubblico, ricevere più visibilità possibile, ed ogni canale web ci offre inevitabilmente questo. A questo vi è da aggiungere, senza alcun dubbio, il lavoro perfetto svolto dalla nostra label! Onestamente la cosa più importante ora è lavorare intensamente nella dimensione live, suonare dal vivo il più possibile, e portare questo ‘Dies Irae’ a più orecchie possibili, e, perché no, riuscire a farlo amare”.

UGUALMENTE SONO DIVENTATI MOLTO PIÙ ECONOMICI ED AVVICINABILI PRODOTTI PER REGISTRARE (PER ESEMPIO SYNTH E BANCHI DI SUONI), COSA CHE AIUTA MOLTO CHI FA USO DI TASTIERE, COME VOI, AD OTTENERE SUONI PROFESSIONALI E DI ALTO LIVELLO. QUANTO LA VOSTRA MUSICA SI AVVALE DI QUESTI STRUMENTI?
“Al giorno d’oggi è di vitale importanza avere una strumentazione adeguata, sia in sede di riprese, tanto più in sede live! Il nostro pianista, come già detto, venendo dalla musica classica ha sempre mantenuto un approccio molto genuino e per l’appunto classico, ma dopo l’uscita dell’album e il grosso lavoro di orchestrazioni svolto all’interno di esso abbiamo dovuto giungere all’utilizzo di basi in sede live, per non snaturare i brani di ‘Dies Irae'”.

UN TOUR EUROPEO DI SUPPORTO AI NECRODEATH. VI ASPETTAVATE QUALCOSA DI SIMILE AL VOSTRO PRIMO DISCO ?
“Il tour europeo di spalla ai Necrodeath resterà sempre un’esperienza indimenticabile! Lo affrontammo con un solo EP sulle spalle, forse era azzardato, ma se tornassi indietro lo rifarei E’ stato il primo tour, il primo banco di prova…. e poter studiare con tali compagni di banco, con professionisti simili, con musicisti di quel livello e con quell’esperienza, è realmente stato illuminante! Ora finalmente il disco è uscito, e come prima importante tappa abbiamo scelto un mini-tour di quattro date in Repubblica Ceca: un’esperienza intensa, a tratti faticosa.. ma l’entusiasmo che abbiamo ricevuto dalle persone durante e dopo ogni spettacolo ci ha ripagato di ogni fatica, e di ogni difficoltà affrontata! Come già detto, questo è solo il primo passo… abbiamo grossi progetti per l’autunno, e queste saranno solo le prime date estere di una lunga serie”.

E, SOPRATTUTTO, COSA AVETE IN MENTE PER IL FUTURO, DOPO UN INIZIO COSÌ DIROMPENTE?
“Continuare così, in questa direzione… suonare dal vivo senza sosta, e portare questo album in ogni club. L’Europa è grande, abbiamo ancora tanti chilometri da percorrere”.

GRAZIE! PER CONCLUDERE: C’È QUALCOSA CHE VOLETE DIRE AI LETTORI DI METALITALIA.COM?
“Grazie davvero per la disponibilità e il supporto alla scena nazionale che offrite! Restate sintonizzati sul nostro calendario date, e venite a trovarci sotto il prossimo palco dove saremo a suonare! La dimensione migliore che potrete scoprire della nostra band! Stay Carved!”.

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