CARVED – Una morte senza abbandono

Pubblicato il 03/06/2019 da

Non solo la Scandinavia porta alta la bandiera del death metal melodico, ma anche la nostra penisola, grazie ad una formazione del calibro dei Carved. La band ligure, che già ci aveva convinto con “Kyrie Eleison”, è tornata sul mercato con il coraggioso “Thanatos”, concept album a più voci, maestoso e sfaccettato, che racconta il tema della morte nelle sue molteplici chiavi di lettura. Un lavoro ambizioso, che non si accontenta di rileggere le coordinate sonore del genere, ma che si concede di spaziare tra orchestrazioni, passaggi malinconici, omaggi alla canzone d’autore d’alta scuola e tanto altro. In attesa di vederli all’opera sul palco della nuova edizione del Rock The Castle, lasciamo la parola a Cristian Guzzon e Damiano Terzoni, rispettivamente voce e chitarra dei Carved, per presentarci il loro nuovo lavoro.

CIAO RAGAZZI, BENTORNATI SU METALITALIA.COM. PRIMA DI PARLARE DEL VOSTRO NUOVO ALBUM, FACCIAMO UN PASSO INDIETRO: A DISTANZA DI QUALCHE ANNO QUAL È IL BILANCIO DEL VOSTRO PRECEDENTE LAVORO, “KYRIE ELEISON”? SIETE SODDISFATTI DELLE REAZIONI E DEI FEEDBACK RACCOLTI?
Cristian: – Grazie di cuore dell’invito e dell’opportunità, è sempre un piacere ritrovarvi! “Kyrie Eleison” ha ricevuto commenti e critiche meravigliose, e non possiamo negare che ogni bella parola e apprezzamento ricevuto ci abbia reso davvero orgogliosi ed emozionati di questa creatura. Purtroppo non siamo riusciti a portarlo in una dimensione live tanto quanto avremmo desiderato, e ci auguriamo che questo “Thanatos” possa trascinare con sé a traino in una promozione live il suo fratello maggiore.

ARRIVIAMO QUINDI A “THANATOS”: VI VA DI RACCONTARCI IL PERCORSO CHE VI HA PORTATO ALLA COMPOSIZIONE DEI NUOVI BRANI? COME VI SIETE MOSSI NELL’AFFRONTARE IL TEMA UNIVERSALE DELLA MORTE?
Damiano: – Noi Carved adoriamo tantissimo i concept album; se inizialmente volevamo fare qualcosa di concettualmente più leggero poi ci siamo avventurati nella tematica, a me cara, dell’elaborazione del lutto a livello sia storico che personale. Abbiamo scelto le varie tematiche da trattare: il lutto collettivo, quello personale, le vite spezzate, le vite vissute, visioni filosofiche alternative, tutti elementi che hanno stimolato l’umanità a riflettere fin dall’inizio dei tempi.

HO APPREZZATO PARTICOLARMENTE LA SCELTA DI CREARE UNA SORTA DI OPERA A PIÙ VOCI, COME I PERSONAGGI DI UNO SPETTACOLO TEATRALE. COME È NATA QUESTA IDEA E COME SIETE ARRIVATI A CREARE ‘IL CAST’?
Damiano: – Abbiamo voluto dare un approccio più corale e melodico all’opera, per renderlo più vario e completo per quanto riguarda arrangiamento e melodie. Il ‘cast’ è stato scelto con cura rispetto alle emozioni che volevamo trasmettere ed ai nostri legami personali con quelli che sono, a tutti gli effetti, amici.

VORREI APRIRE UNA PARENTESI SULLA SCELTA DE “LA BALLATA DEGLI IMPICCATI” DI FABRIZIO DE ANDRÉ. UNA SCELTA CORAGGIOSA: CONFRONTARSI CON DE ANDRÉ NON È SEMPLICE PER NESSUNO.
Cristian: – Personalmente sono ligure, e ho vissuto dieci anni a Genova, l’amore viscerale per l’arte di Faber e il peso della sua eredità artistica, che si vive e si respira in ogni angolo della Superba, ti resta addosso sulla pelle, ed ammetto che avevo molti timori quando abbiamo intrapreso questa idea; ma “La Ballata Degli Impiccati” era l’anello mancante di questo lavoro, il suo naturale compimento, dovevamo osare. Abbiamo cercato di farlo con il massimo rispetto trattando con i guanti questo capolavoro, e quello che ne è nato è stato non solo il capitolo che ci serviva per completare “Thanatos”, ma soprattutto il nostro piccolo umile tributo ad un pezzo di storia della musica italiana, un poeta, un artista che ha segnato e influenzato ogni componente dei Carved. Le sue parole sono una responsabilità enorme e so perfettamente quanto questo sia stato azzardato, ma sono parole che restano inevitabilmente sempre attuali, sempre vitali, e soprattutto ora è giusto celebrarle, ricordarle, e in questo caso sussurrarle e al contempo urlarle.

UN ALTRO PUNTO DI FORZA, A MIO PARERE, È LA VARIETÀ CON CUI AVETE AFFRONTATO IL TEMA: LA MORTE VIENE RACCONTATA ATTRAVERSO STILI E CULTURE DIVERSE, DA QUELLA GIAPPONESE A QUELLA OCCIDENTALE, CON PASSAGGI VIOLENTI COSÌ COME CON MELODIE PIÙ DELICATE. VOI DOVE VI PONETE IN QUESTA RICERCA? QUAL È LA ‘FILOSOFIA’ DEI CARVED SUL TEMA DELLA MORTE?
Damiano: – È una domanda complicata. Volevamo compiere una sintesi e ricreare più ambienti e sfaccettature possibili, quindi cercando e proponendo una serie di punti di vista, di visioni e di percezioni, anche contraddittori tra di loro. Quindi una ricerca emozionale per dare, ad ogni aspetto preso in esame, una sua interpretazione ed una sua messa in scena. Essendo i narratori non prendiamo veramente posizione, ogni singolo ha la sua visione e filosofia specifiche rispetto al lutto e all’idea che un giorno ci sarà una fine alla propria percezione della realtà. Ma la chiave di volta rimane nella consapevolezza di certi meccanismi, sia personali che collettivi, nell’affrontare certe sensazioni in coscienza senza subirle, una consapevolezza costruita su un’eterna ricerca di domande a cui trovare risposte che generano automaticamente nuove domande, ma solo in questo modo ognuno di noi può veramente trovare le proprie risposte a domande che perseguitano l’umanità da sempre.

NELL’ALBUM TROVANO SPAZIO ANCHE DUE OSPITI ‘CLASSICI’: FEDERICO MECOZZI (VIOLINO) E MARCO MANTOVANI (ORCHESTRAZIONI). VI VA DI PARLARCI DI QUESTA COLLABORAZIONE? COM’È NATA?
Cristian: – Federico e Marco collaborano con noi dalla lavorazione di “Kyrie Eleison”, e siamo orgogliosi e fortunati di avere due musicisti di questo calibro ma soprattutto due persone eccezionali al nostro fianco durante le sessioni di registrazioni; la loro semplicità, professionalità e il loro estro riescono sempre a dare un valore aggiunto ai lavori. Durante le registrazioni di “Kyrie Eleison” ci siamo fidati della direzione di Simone Mularoni, e ci ha permesso di completare e mettere in campo una squadra d’eccezione, e, si sa, squadra che vince non si cambia.

LA PRODUZIONE DI SIMONE MULARONI È OTTIMA, COME VI SIETE TROVATI CON LUI? SIETE SODDISFATTI AL CENTO PER CENTO?
Cristian: – Rispondere cento per cento non è abbastanza. Al momento non credo che possa esistere un nostro lavoro senza la direzione di Simone; il suo lavoro è magistrale, minuzioso, puntuale, attento e, come dico sempre, se tutti lavorassero come lui tutto il sistema funzionerebbe decisamente meglio; senza dimenticare tutta la guida, supporto e crescita artistica che offre al servizio delle sue produzioni, ogni disco ne esce arricchito e impreziosito; ripeto, ormai non riesco a vedere un lavoro Carved non targato Domination. E non esagero, è giusto rendere onore ad una professionalità del genere, e ringraziarla. Sposo la filosofia del ‘manifesto del lavoro ben fatto’, e lui ne è davvero un maestro!

ASCOLTANDO L’ALBUM HO AVUTO LA SENSAZIONE CHE NON SARÀ FACILE RIUSCIRE A TRADURRE UN’OPERA COSÌ RICCA IN UN CONTESTO LIVE, ALMENO NON SENZA UN BUDGET ADEGUATO. COME AFFRONTERETE LA QUESTIONE? DOVRETE FARE UN LAVORO IMPORTANTE DI RI-ARRANGIAMENTO? PENSO SOPRATTUTTO ALLE DIVERSE PARTI VOCALI.
Damiano: – Ci siamo adeguatamente attrezzati per rendere ottimale la resa di questi brani. Porteremo su palco un coro di quattro ragazze, con quattro voci molto diverse, per rendere giustizia alla diversità delle parti vocali e per rafforzare le parti più orchestrali dei brani. Non è stato un lavoro facile ma il risultato è ottimo, e presto sarà disponibile al giudizio di tutti, caratterizzante della direzione artistica che i Carved prenderanno in futuro.

UNA DOMANDA CHE FACCIO SPESSO A REALTÀ COME LA VOSTRA: LE PIATTAFORME DI STREAMING LEGALE (SPOTIFY, APPLE MUSIC, YOUTUBE, ECC.) SONO UN UTILE VEICOLO PER LA VOSTRA MUSICA O HANNO PIANTATO I CHIODI SULLA BARA DELLA DISCOGRAFIA?
Cristian: – Tutto scorre, tutto va avanti e non penso ci si possa concedere il lusso di dimenticarlo, e di poter evitare di conoscere i mezzi che cambiano e dettano le regole del proprio ecosistema, nel bene e nel male. Credo che i chiodi sulla bara della discografia li possano piantare ben altre cose, in primis l’ignoranza e disinformazione, il disinteresse e il menefreghismo; chi cerca di mettere il bavaglio alla cultura e all’arte, chi nega le infinite opportunità, in tutele e crescita lavorativa, che una sana cooperazione e sapersi aiutare, possono offrire migliorando tutta la filiera culturale e artistica.

COSA VI PIACE ASCOLTARE IN QUESTO PERIODO? VI CAPITA DI SPAZIARE TRA GENERI ANCHE MOLTO DIVERSI, O SIETE PIÙ RADICATI SU ASCOLTI ‘METALLICI’?
Cristian: – Ammetto che, soprattutto di recente, sto spaziando molto nel range di ascolto. Per motivi sia di personale curiosità ma anche lavorativi sto cercando di ascoltare le varie uscite discografiche, dei generi più disparati, e ultimamente ho ritrovato un bisogno profondo di ascoltare musica italiana tanto quanto ritrovare i grandi classici che hanno messo le basi e ogni singola radice. Infine al momento mi sto letteralmente cibando di musica di band della scena locale e underground, anche in questo caso non solo nella sfera metal. Poi, inevitabilmente, una volta al giorno ascoltare “Vulgar Display Of Power” fa sempre bene all’anima e non ti fa dimenticare chi sei, e con che sguardo affrontare la vita.

COSA SIGNIFICA PER VOI SUONARE UN GENERE COME QUELLO PROPOSTO DAI CARVED IN ITALIA? QUALI SONO LE DIFFICOLTÀ MAGGIORI CHE INCONTRATE E COSA INVECE VI DÀ MAGGIORI SODDISFAZIONI?
Cristian: – Le difficoltà sono anche al contempo le soddisfazioni: suonare dal vivo. La dimensione live è indubbiamente la dipendenza, tossica e adrenalinica, e non è facile, e spesso frustrante, portare su un palco un progetto musicale come questo, eppure, ogni volta, ogni concerto lascia sempre un segno, un bagaglio di nuovi stimoli ed energia, che sia per due, venti o duecento persone. Incidere un disco è un’esperienza incredibile ma il palco è sempre il vero scopo.

QUALI SONO QUINDI I PROSSIMI PASSI IN PROGRAMMA PER I CARVED? NOVITÀ ALL’ORIZZONTE?
Cristian: – Promuovere “Thanatos” con tutte le nostre energie, portarlo live e farlo scoprire e ascoltare il più possibile, e sfruttarlo per ritrovare nuovi stimoli artistici; un passo alla volta e, come diciamo sempre, scolpire quindi il nostro personale sentiero.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.