CHALICE – Spiritualità e heavy metal

Pubblicato il 30/03/2026 da

La Finlandia non è solo terra di metal estremo e la dimostrazione sono i Chalice di Helsinki, band dedita a un heavy metal di stampo tradizionale, giunta nel 2026 al suo secondo full length in poco più di dieci anni di attività.
“Divine Spear” è prodotto che scommette forte sulla melodia e sulle tonalità tetre, attraverso la ricerca di intriganti atmosfere old-school con sfumature che guardano all’epicità e progressive rock.
È il cantante e chitarrista Verneri Benjamin Pouttu a svelarci cosa si cela dietro questo affascinante progetto, che si ispira anche alla tradizione finnica di nomi come Sentenced e Amorphis – il tutto mantenendo un approccio spirituale alla musica, che si sviluppa anche attraverso le contaminazioni folk e l’utilizzo di copertine prese in prestito da giganti del misticismo come William Blake e Gustave Doré.
Un heavy metal che sfugge ai modelli di consumo imperanti oggi, ma che riesce a richiamare alla mente più momenti diversi della storia del genere, evocando immagini, suggestioni e un messaggio artistico estremamente raffinati.

VERNERI, GRAZIE PER LA DISPONIBILITÀ E COMPLIMENTI PER “DIVINE SPEAR”. PARTIAMO DALLE ORIGINI DELLA BAND E RACCONTACI LA GENESI DEI CHALICE. COME NASCE QUESTO INTRIGANTE PROGETTO?
– Le origini risalgono al 2015, quando, un paio d’anni dopo lo scioglimento della mia precedente band, iniziai a raccogliere materiale che suonava differente da tutto ciò che avevo composto in precedenza. Questi pezzi erano contraddistinti da un approccio duro e da un’aura oscura e malinconica; qualcosa che faticavo a trovare nella scena heavy metal contemporanea.
Fin dalle prime battute avevo pensato di coinvolgere alcuni amici in questo progetto, per la precisione Mikael (Cristian Haavisto, chitarra, ndr) e Joni (Adrian Petander, basso, ndr), che volentieri sono saliti subito a bordo. Durante i primi anni abbiamo faticato a trovare un batterista stabile, il che ci ha portato a registrare il demo “Demonstration” e l’EP “Silver Cloack” con dei session. Poi abbiamo trovato Olli (Törrönen, ndr), che si è unito a noi e da allora abbiamo una formazione stabile.

COSA VI HA SPINTO A SCEGLIERE IL NOME CHALICE? ESISTE UN SIGNIFICATO CHE UNISCE QUESTO NOME ALLA VOSTRA MUSICA?
– La scelta che ci ha portato a optare per questo nome è molto personale e da sempre preferisco non rivelarla, ma ciò che posso dire è che c’è un significato legato all’utilizzo del calice come oggetto cerimoniale e ritualistico. La musica che proponiamo si prefigge l’obiettivo di trasmettere un messaggio di tipo spirituale, che dimora in un regno più profondo di ciò che è percepibile dagli occhi umani.

I MEMBRI DEI CHALICE SONO TUTTI COINVOLTI IN ALTRE FORMAZIONI METAL ATTIVE NELLA SCENA FINLANDESE. TRA QUESTI SPICCANO I RANGER; RACCONTACI QUALCOSA IN PIÙ SUI VOSTRI IMPEGNI PARALLELI.
– Certo, non è un segreto che tra i Chalice e i Ranger (band speed metal in cui ha suonato la chitarra Verneri, ndr) ci sia sempre stato un legame diretto. Infatti, anche sul nostro ultimo album partecipano come guest sia Dimitri Lamberg (bassista/cantante dei Ranger, ndr) sia Miko Sipilä (batterista, ndr).
Durante questi anni abbiamo mantenuto un ottimo rapporto di amicizia, ci frequentiamo e spesso andiamo insieme a vedere qualche concerto. Il loro ultimo lavoro è spettacolare e ho avuto modo di vederli anche ultimamente dal vivo a Helsinki: è stato come ritornare al 1985!

NEL 2026 CELEBRATE I DIECI ANNI DI ATTIVITÀ CON UNA DISCOGRAFIA COMPOSTA DA DUE ALBUM, UN DEMO E UN PAIO DI EP. COME SI È SVILUPPATO IL VOSTRO SUONO DAI PRIMI LAVORI A OGGI?
– A parte essere cresciuti a livello di tecnica musicale, credo che i Chalice si siano evoluti verso un sound più oscuro e malinconico rispetto ai primi lavori. Abbiamo sempre cercato di avere delle sonorità drammatiche, tristi e struggenti che si possono ascoltare nelle opere di gruppi come Sentenced, Amorphis e Babylon Whores, tutti nostri conterranei.

ENTRIAMO NEL DETTAGLIO DEL VOSTRO SONGWRITING, SEGUITE DELLE PROCEDURE STANDARD O VI FATE ANCHE GUIDARE DALL’IMPROVVISAZIONE?
– Da sempre i compositori principali siamo io e Mikael. Quando lavoro a un pezzo, di solito scrivo anche i testi, in modo da avere tutto il pacchetto già pronto per gli arrangiamenti del caso. Per quanto riguarda Mikael, lui porta la musica, mentre Joni aggiunge i testi, di solito in base ai temi che Mikael ha suggerito in precedenza. In questo album c’è una canzone di Mikael, “Age Ethereal”, per cui ho scritto io il testo: una novità per noi.

“DIVINE SPEAR” È UNA SORTA DI VIAGGIO NEL TEMPO, UN RITORNO ALLE ORIGINI DELL’HEAVY METAL NEL PERIODO A CAVALLO TRA GLI ANNI SETTANTA E GLI ANNI OTTANTA, QUANDO IL GENERE STAVA COMPLETANDO LA SUA TRANSIZIONE DALLE RADICI HARD, OCCULT E PROGRESSIVE ROCK. QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE PRINCIPALI?
– Come ho brevemente accennato in precedenza, siamo sicuramente stati influenzati dai nostri compatrioti Sentenced, Babylon Whores e Amorphis, da cui abbiamo cercato di prendere il classico suono melanconico tipico della Finlandia.
I Chalice, però, hanno sempre cercato di riportare in auge anche i passaggi rappresentativi dei giorni di gloria del progressive rock risalente agli anni Settanta. Inutile dire che siamo anche grandi fan del metal tradizionale: Iron Maiden, Judas Priest, Running Wild ecc.
Ciò che probabilmente non tutti sanno è che tra le nostre influenze abbiamo anche band come i russi Aria e gli ungheresi Pokolgép e Tormentor. Questi nomi ci hanno ispirato, soprattutto quando si tratta di rendere le melodie più interessanti e, in un certo senso, più profonde.

IL VOSTRO STILE POTREBBE ESSERE DEFINITO COME UNA SORTA DI HEAVY METAL TRADIZIONALE CON RIFERIMENTI EPIC. PER ESEMPIO, DEVO AMMETTERE DI AVER PERCEPITO SIA ALCUNI RICHIAMI AL MIX DI MELODIA E PESANTEZZA TIPICO DEI MANILLA ROAD, MA ANCHE MOLTE PARTI DI CHIARA ISPIRAZIONE NWOBHM SULLA FALSARIGA DI DEMON, SAXON E SARACEN. SEI D’ACCORDO CON QUESTA DEFINIZIONE?
– Onestamente, penso che spetti agli ascoltatori decidere, perché non abbiamo mai voluto definirci o inserirci in un certo sottogenere o scena. Personalmente, credo che la definizione di heavy metal da solo abbia già un ampio margine di manovra, quindi direi che per noi questa etichetta è più che sufficiente. Detto questo, ovviamente le band che hai menzionato sono sicuramente tra quelle che ci piacciono e che ascoltiamo fin dall’adolescenza, quindi è ovvio che abbiano lasciato il segno.

SENZA DIMENTICARE LE NUMEROSE INFLUENZE DEL PROG ANNI SETTANTA NELLA VOSTRA MUSICA…
– Certo, siamo cresciuti tutti con i classici gruppi hard rock, come Deep Purple, Rainbow e Whitesnake. Parlando di progressive, siamo grandi fan di Jethro Tull, Rush, Genesis, Pink Floyd e King Crimson. Ho un ricordo vivido di quando mio padre mi regalò “A Trick Of The Tail” dei Genesis, venni letteralmente sopraffatto dalla sensazione magica che l’album ha ancora oggi.

“EMPYREAN LITURGY” È UNA DELLE CANZONI CHE HO APPREZZATO MAGGIORMENTE, IN MODO PARTICOLARE PER L’ATMOSFERA OCCULTA E FOLK/HORROR CHE SPRIGIONA. UN PEZZO CHE RICORDA I BLACK WIDOW E I COVEN, MA CON L’AGGIUNTA DI UN FLAUTO MISTICO DI CHIARA ISPIRAZIONE JETHRO TULL E UN TOCCO PROG ALLA COMUS.
QUAL È IL MESSAGGIO DI QUESTO BRANO? AVETE MAI PENSATO DI REALIZZARE UN ALBUM INTERAMENTE ACUSTICO, MAGARI INCENTRATO SU TEMI DELLA MITOLOGIA FINNICA?
– Questa è sicuramente un’idea non così improbabile. Sono felice di sapere che molte persone hanno apprezzato questa canzone, perché già quando l’ho composta avevo una visione chiara per questo pezzo e penso che sia diventato uno dei momenti salienti dell’album.
Per me è anche una questione personale, perché mio padre suona il flauto ed è stato lui a farmi conoscere la musica heavy all’inizio. Volevo creare una canzone che avesse quell’atmosfera alla Jethro Tull, con anche un tocco folk e swing. Anche la doppia stratificazione di due ottave vocali è sicuramente tratta dall’album “Heavy Horses”, quindi hai perfettamente ragione: analisi azzeccata!

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LA DYING VICTIMS PRODUCTIONS DOPO L’ESPERIENZA CON LA HIGH ROLLER RECORDS?
– È una storia piuttosto lunga, ma cercherò di sintetizzarla. Dopo la fine della nostra collaborazione con HRR, ci siamo trovati in una situazione in cui avevamo appena pubblicato un album durante la pandemia, ma non potevamo andare in tour e senza etichetta discografica.
Ciononostante abbiamo deciso di andare avanti e continuare a comporre, arrangiare nuovi pezzi e infine registrare “Divine Spear”. In realtà abbiamo prima stretto un accordo con un’altra label, che alla fine è fallita e ciò ci ha forzato a tenere l’album fermo per un anno e mezzo, senza trovare alternative.
Fortunatamente alla fine abbiamo contattato DVP e abbiamo trovato un punto di incontro con loro e posso dire con tutto il cuore che il modo in cui DVP gestisce le cose è un ottimo esempio di efficienza e professionalità tedesche.

AVETE SEMPRE UTILIZZATO COPERTINE DI GRANDE FASCINO, COME I LAVORI DI BLAKE E DORÈ, CON LA RIPROPOSIZIONE DI “THE RAVEN” DI QUEST’ULTIMO CHE HA QUASI UN FASCINO BLACK METAL NEL TRASMETTERE UN SENSO DI DISPERAZIONE E DESOLAZIONE. COSA VOLETE COMUNICARE A LIVELLO DI IMMAGINE E CON I VOSTRI TESTI?
– Non sono mai stato incline a spiegare la mia arte e i miei testi, anche perché non vorrei sentire da uno scrittore di un libro né come sono esattamente i suoi personaggi né come dovrei interpretare certe cose. Ciò che posso dire in senso più ampio è che i miei testi trattano argomenti come la trascendenza dell’anima, l’aldilà e le zone d’ombra del mondo che gli occhi non possono vedere.

AL GIORNO D’OGGI IL REVIVAL DELLE SONORITÀ TIPICHE DEI PRIMORDI DELLA SCENA HEAVY METAL SONO MOLTO IN VOGA. SIETE IN CONTATTO CON ALTRE FORMAZIONI CHE APPARTENGONO A QUESTA NEW WAVE?
– Certo, siamo in contatto con altre band della scena e rispettiamo il lavoro che in molti stanno portando avanti. I nostri conterranei Lord Fist sono i primi che mi vengono in mente per il sound metal unico e originale che riescono a creare. Mi piacciono molto anche i tedeschi Lunar Shadow, che ritengo abbiano molto in comune con noi.

AVETE IN PROGRAMMA ALCUNE ESIBIZIONI IN GIRO PER L’EUROPA? AVETE GIÀ AVUTO MODO DI SUONARE FUORI DAI CONFINI NAZIONALI?
– Abbiamo suonato al festival Chaos Descends in Germania nel 2019, Quando uscì il nostro primo album “Trembling Crown” nel 2020 avevamo numerose richieste per suonare dal vivo in Francia, Germania, Italia e Grecia, ma nulla ha avuto seguito per le restrizioni legate al Covid. Speriamo di poter suonare in più posti possibili in futuro, quindi se qualche promoter è interessato, noi siamo a disposizione.

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