CLOUDS – Un rifugio per le lacrime

Pubblicato il 21/04/2025 da

Daniel Neagoe è una figura di cui non si parla mai a sufficienza: personaggio fondamentale per lo sviluppo del funeral doom europeo, il cantante rumeno è stato il protagonista di un numero considerevole di progetti dediti a queste sonorità cupe e catatoniche. Tra le sue collaborazioni ricordiamo Aphonic Threnody, Aeonian Sorrow, Pantheist e Shape Of Despair, solo per citare le più note, ma la sua creatura, la formazione con la quale dà spazio a tutte le sue pulsioni creative, sono sicuramente i Clouds: attivi dal 2013 e autori di sette dischi, per anni sono stati un collettivo aperto ad artisti di diversa provenienza, una sorta di gruppo internazionale di cui hanno fatto parte nomi noti e meno noti della scena doom.
Per il nuovo “Desprins”, pubblicato lo scorso febbraio, Daniel, reduce da un ictus che l’ha colpito a fine 2023, si è circondato per la prima volta di musicisti della sua terra, ed il risultato è la solita ora di musica profonda ed emozionante, il miglior modo per scacciare i fantasmi di un periodo sfortunato.
In questa intervista, realizzata proprio dopo l’uscita dell’ultimo album, Neagoe ci racconta come questo è nato, dimostrandosi un interlocutore pacato e profondo.

CIAO DANIEL, BENVENUTO SUL NOSTRO SITO WEB E CONGRATULAZIONI PER L’ALBUM.
INNANZITUTTO, COME STAI ORA?
– Ciao e grazie per il gentile invito, sto bene e la mia situazione sta progredendo, cosa di cui sono estremamente grato. Il supporto e l’aiuto degli amici e dei fan è stati uno dei fattori principali tra quelli mi hanno condotto ad una rapida guarigione.

COME HAI SCRITTO “DESPRINS”? LA TUA SITUAZIONE HA INFLUITO SULLA COMPOSIZIONE DI QUESTE CANZONI?
– Certo che sì, “Desprins” è un’altra esperienza di vita, come per ciascuno dei nostri album. A volte, ti deve accadere qualcosa perché tu possa raccontare alcuni aspetti della tua esistenza.
Ovviamente non possiamo nemmeno immaginare certe situazioni finché non le viviamo in prima persona: personalmente ho sempre creduto che, per capire, si debba vivere.
Il disco è nato in modo naturale, come ogni brano che abbia mai scritto per questa band: un lungo processo di definizione dei contenuti, registrazione, prove ed errori e, naturalmente, molte, molte take eliminate. Tuttavia, come accade per qualsiasi band, tutto questo sforzo è anche catartico.
Alla fine del missaggio e del mastering si prova un grande senso di realizzazione, soprattutto perché, in questa nicchia musicale, riuscire a esprimere le emozioni si rivela spesso estenuante.

SAPPIAMO CHE IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA “DESPRINS” SIGNIFICA QUALCOSA COME ‘STACCARSI’. PERCHÉ L’HAI SCELTO COME TITOLO PER IL NUOVO ALBUM? C’È QUALCHE COLLEGAMENTO CON IL TITOLO DEL VOSTRO PRECEDENTE ALBUM, “DESPARTIRE”? SEMBRANO IN QUALCHE MODO SIMILI…
– In realtà la traduzione in inglese della parola ‘desprins’ è ‘distaccato’, e ha un significato sia letterale che metaforico.
Si può essere distaccati fisicamente, emotivamente o psicologicamente. Quando parliamo del nostro ultimo album, “Desprins” si riferisce a tutti e tre gli aspetti sopra menzionati.
Certo, la lingua rumena ha i suoi piccoli giochi di parole e una grammatica peculiare, quindi trovare delle parole intriganti per i titoli dei nostri album è un lavoro nuovo e per noi significativo.
“Despartire”, nel suo significato originario, vuol dire ‘staccarsi’ o ‘rompere un legame’; in effetti sono in un certo senso due termini simili, ma l’aspetto interessante è proprio questo, l’andare alla ricerca di un modo diverso di dare un titolo ai nostri album.

LA FORMAZIONE DEI CLOUDS SEMBRA ESSERSI FINALMENTE STABILIZZATA E TUTTI I MUSICISTI COINVOLTI AL MOMENTO SONO DI BASE IN ROMANIA. TROVI CHE QUESTO SIA STATO UN FATTORE NELLA COMPOSIZIONE DELL’ALBUM?
– Devo essere onesto, i Clouds hanno sempre avuto formazioni diverse, e in passato ho trovato questa cosa naturale come la luce del giorno. Fin dall’inizio, questa band è stata un collettivo di musicisti con idee simili, che hanno finito per fare musica insieme.
Da quando sono tornato a casa, è stato normale iniziare a lavorare con musicisti della scena locale, ovviamente per semplici questioni logistiche, ma ho anche avuto la possibilità di lavorare con vecchi amici o giovani musicisti che hanno mostrato interesse e amore per la musica in generale, che erano disposti a esplorare il genere e desiderosi di assaporarne l’oscurità.

SEMBRA CHE IN QUESTO ALBUM UTILIZZI IL GROWLING ANCORA PIÙ CHE IN PASSATO. C’È UN MOTIVO SPECIFICO?
LA TUA VOCE IN GROWLING E’ MOLTO PROFONDA ED E’ DECISAMENTE MIGLIORATA CON IL TEMPO. ESISTE UNA TECNICA PER IMPARARE A CANTARE IN QUESTO MODO?
– È un album aggressivo, almeno rispetto alla nostra media finora, e ovviamente sentiamo che questo modo di interpretare la musica ci appartiene. Quindi il growling è, a tutti gli effetti, una parte importante dell’aggressività che si vuole far percepire in tutto il disco. La musica è molto più pesante del solito, quindi ci è sembrato naturale sostenerla con melodie veementi e growling molto più profondi, a volte gutturali, come quelli che si trovano nel death metal e nei suoi sottogeneri.
Sì, c’è una tecnica. Per padroneggiarla ci vogliono anni, oppure la si possiede in modo naturale, e in questo caso devi ritenerti fortunato. Personalmente, provengo da un background death metal, il mio primo amore in questo genere è stato “Tomb Of The Mutilated” dei Cannibal Corpse, quindi quella è stata la mia prima influenza vocale, e qui si spiega la mia predisposizione per questo tipo di vocalità.

L’UTILIZZO DEL FLAUTO IN TUTTI I BRANI E’ UN ALTRO DETTAGLIO CHE FA LA DIFFERENZA. PERCHÉ AVETE DECISO DI METTERLO COSI’ IN PRIMO PIANO?
– Per molto tempo Andrei è stato un elemento importante nei Clouds. Fin dalla sua prima collaborazione per il nostro secondo album, abbiamo creduto tutti che fosse una splendida aggiunta al nostro suono.
Dopo aver pubblicato un paio di album, abbiamo avuto l’idea di esplorare la possibilità di utilizzarlo come strumento principale, lasciando le chitarre sullo sfondo come strato sonoro di supporto, usate per accentuare la sezione ritmica e non come protagoniste.
Per noi, come musicisti e come compositori, il risultato è stato ottimo e siamo estremamente soddisfatti della riuscita e del feedback dei nostri ascoltatori. Per noi – e speriamo anche per voi – questa è un’ottima variazione alle modalità con cui questo tipo di musica viene eseguita.

COME SEMPRE, NEI TUOI ALBUM, I TESTI GIOCANO UN RUOLO MOLTO IMPORTANTE. COME SONO STATI SCRITTI? COSA VIENE PRIMA, LA MUSICA O I TESTI? QUAL È IL PROCESSO DI COMPOSIZIONE CHE SOLITAMENTE UTILIZZI?
– Lavoro sempre alla musica e ai testi contemporaneamente, raramente scrivo prima uno o l’altro, soprattutto, quando si tratta dei Clouds, non scrivo mai in modo meccanico, anche se un po’ di organizzazione è necessaria.
È difficile da spiegare, in qualche modo sento già la canzone completa fin dalle fasi iniziali, quando ho la prima idea; ovviamente, questo è solo uno schizzo, ma col tempo, scrivere costantemente per un progetto particolare diventa qualcosa di abituale, qualcosa che fai da molto tempo e, in questo modo, le cose accadono con naturalezza.

DOVENDO SCEGLIERE UNA CANZONE PER RAPPRESENTARE “DESPRINS” IN MODO COMPLETO, “LIFE BECOMES LIFELESS” SEMBREREBBE QUELLA PIU’ ADATTA, OLTRE CHE LA PIÙ SENTITA E PROFONDA. DI COSA PARLA? COME È NATA?
– L’intero album è un’esperienza/racconto con un senso finito e, sebbene musicalmente le canzoni non siano collegate, i testi lo sono.
“Life Becomes Lifeless” si riferisce alla percezione della propria mortalità, esplora il tema della consapevolezza dopo che la vita ha abbandonato il corpo e l’orrore di scoprire che non c’è nulla al di là, lo shock, lo sconforto, mentre ombre si nascondono negli angoli bui, in attesa di attanagliarci, che si tratti della colpa, del rimorso o della disperazione che accompagnano questo pensiero.
Ogni canzone racconta una storia, una fase di sensibilità e riflessione, seguita da un’introspezione e, infine, la caduta, sapendo cosa ci aspetta.

IL DOOM E IL FUNERAL DOOM SONO GENERI ESTREMI IN TERMINI DI PESANTEZZA E TESTI. DA DOVE VIENE L’URGENZA DI ESPRIMERE TUTTO QUESTO DOLORE? È DAVVERO UN’ESPRESSIONE DI CHI LA SUONA E LA ASCOLTA?
– Credo che, come tutta l’arte, la nostra venga dal profondo, che sia la passione per il genere o per la musica in generale, o il fatto che sia semplicemente un modo di esprimersi. Alcuni di noi, tuttavia, sono effettivamente più attratti dal lato oscuro delle cose, risuoniamo con la malinconia, quindi immagino che questo rapporto con ciò che creiamo si possa spiegare in questo modo.
Immagino anche che sia anche una mera questione di gusti, ma quello che posso dire con certezza è che, per me, questa è una forma di espressione, un salasso e una guarigione allo stesso tempo.

LA TUA CARRIERA È ORMAI MOLTO LUNGA E HAI FATTO PARTE DI MOLTE GRUPPI. C’È QUALCUNO DEI TUOI PROGETTI CHE PENSI AVREBBE MERITATO UNA FORTUNA MIGLIORE O SEMPLICEMENTE PIU’ ATTENZIONE?
– Sì, ci sono momenti in cui noi musicisti crediamo che un certo materiale non abbia ricevuto abbastanza attenzione: tuttavia questo è dovuto a fattori, sia interni sia esterni, troppo numerosi per essere elencati.
Ci sono situazioni in cui semplicemente non è destino, e come gruppo questo è davvero deprimente, soprattutto quando, nella nostra piccola nicchia, lavoriamo con le autoproduzioni.
Personalmente accetto queste cose, anche se per me è molto importante che la nostra musica venga conosciuta e ascoltata dal maggior numero possibile di persone e non possiamo fare altro che impegnarci per raggiungere questo obiettivo.

CI SONO TRE DISCHI DEL TUO PAESE, LA ROMANIA, CHE TI HANNO INFLUENZATO COME PERSONA E COME MUSICISTA?
– Certo, la prima band rumena che ho ammirato e seguito a lungo sono stati i Negura Bunget, gruppo black metal ormai non più attivo, il cui primo album è stato “Zarnindu-sa”.
Amo e rispetto molto anche “Armaghedon” dei Celelate Cuvinte, un altro disco della mia giovinezza. La band è tuttora viva e suona un bellissimo progressive rock/metal.
Il terzo potrebbe essere “Sonets” degli Abigail, il primo gruppo doom metal rumeno, scioltosi qualche anno fa.

HAI GIÀ PROGETTI PER IL FUTURO?
– Suoneremo in alcuni concerti esclusivi, tra i quali ad Amman in Giordania al RockOn Fest (l’intervista è antecedente a questo festival tenutosi il 4 aprile, ndr), seguito da qualche altro spettacolo che non vediamo l’ora di annunciare e, soprattutto, stiamo lavorando per poterci esibire nel Regno Unito quest’anno, sperando che le stelle si allineino a nostro favore.

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