CLOVEN HOOF – I paladini della NWOBHM

Pubblicato il 22/06/2017 da

L’anno era il 1979. Dalle Midlands occidentali prendeva vita una gruppo che, pur non avendo raggiunto le vette toccate da alcuni colleghi, ricopre tutt’oggi un ruolo importante nel processo di nascita e della successiva diffusione di un movimento a dir poco fondamentale per la maturazione di questo genere di musica; la New Wave Of British Heavy Metal, conosciuta ai più come NWOBHM. Stiamo parlando dei Cloven Hoof i quali, insieme a band dai nomi più altisonanti come Iron Maiden, Saxon, Venom e Def Leppard (tanto per citarne alcuni) diedero una scossa definitiva all’heavy metal classico, portandolo ad una dimensione  più pura e diretta rispetto alle prime forme degli anni settanta, in cui l’influenza del blues e dell’hard rock si facevano ancora sentire. Dopo numerosi cambi di line-up e  alcune pause di riflessione, i Cloven Hoof sono tornati a farsi sentire con un album “Who Mourns For The Morning Star” che ha tutti gli ingredienti per farci tornare indietro nel tempo, pur non risultando obsoleto. Di questa ultima fatica e di altro ancora ne abbiamo parlato con il leader assoluto della band inglese, Mr Lee ‘Air’ Payne.

 

 

PARTIAMO CON IL NUOVO ALBUM. “WHO MOURNS FOR THE MORNING STAR” HA RICEVUTO PARECCHI CONSENSI, SIA DALLA STAMPA CARTACEA, SIA DA QUELLA ON LINE. SEI SODDISFATTO DI QUANTO AVETE REALIZZATO?
“Fino a questo momento i commenti positivi sono stati parecchi, e di questo non possiamo che esserne felici. Ricevuto il primo mixaggio da parte della High Roller, eravamo ottimisti sul futuro dell’album, ma finché un prodotto non viene rilasciato non potrai mai capire se veramente funziona o meno. E così abbiamo inviato alcune copie in anteprima alle riviste e ai siti del settore che, nell’immediato, hanno bollato il nostro lavoro con un buon punteggio. E lo stesso discorso vale per i nostri fan! Alla fine, credo che ‘Who Mourns For The Morning Star’  sia il nostro album migliore e quindi… sì, direi che siamo molto soddisfatti”.

TUTTE LE CANZONI SONO DI BUONA FATTURA. TUTTAVIA, BISOGNA AMMETTERE CHE PEZZI COME “STAR RIDER”, “SONG OF ORPHEUS” E “MORNING STAR” HANNO UNA MARCIA IN PIU’. QUALI SONO LE TUE PREFERITE?
“Grazie per le belle parole! In effetti scegliere la canzone migliore è difficile in quanto ognuna, pur avendo uno stile diverso, si posiziona perfettamente all’interno dell’album andando così a creare un qualcosa di uniforme e ben amalgamato. Ecco perché ‘Star Rider’ è una perfetta opener, in cui risaltano immediate le capacità vocali di George, oltre ai virtuosismi chitarristici di Luke. Da parte sua ‘Talk To The Dead’ si fa notare per riff più pesanti, oltre ad una ritmica più solida e granitica, frutto del buon lavoro di Chris e Danny. E a proposito di Danny: la sua canzone preferita è ‘Bannockburn’ che, tra le altre cose, è un brano che mi tocca nel profondo del cuore. Ma anche ‘Morning Star’ merita una citazione particolare anzi, penso sia la miglior canzone che abbia mai scritto”.

PARLIAMO DELLA COPERTINA DELL’ALBUM? CHI E’ IL DEMONE (O ANGELO) AL CENTRO DI ESSA?
“E’ Lucifero in persona, dopo che il Dio vendicativo l’aveva cacciato dal paradiso, trasformandosi così da angelo a demone. Tiene in pugno le chiavi dell’inferno e nella titletrack dell’album, viene narrata la sua triste caduta vista dagli occhi degli altri demoni: ‘Se Dio è così buono e misericordioso perché si è dimenticato del suo angelo più bello? Perché non può avere una redenzione?’. Lucifero è una sorta di figura eroica, condannato dalla sua stessa vanità, il peccato peggiore agli occhi di Dio”.

“BANNOCKBURN” E’ FORSE LA CANZONE PIU’ BELLA DELL’INTERO ALBUM: INCARNA PERFETTAMENTE I FONDAMENTI DEL BRITISH HEAVY METAL. POTRESTI DESCRIVERCELA? COME E’ AVVENUTO IL SONGWRITING PER QUESTO SONTUOSO BRANO?
“’Bannockburn’ chiude l’album in maniera epica. Questa canzone l’ho voluta dedicare ai nostri fan della Scozia, paese in cui vivono anche alcuni miei familiari. Tempo fa, infatti, alcuni ‘diehard’, riferendosi ad un nostro vecchio brano, ‘Road Of Eagles’ (canzone il cui tema è la guerra), mi chiesero perché non scrivessi qualcosa in merito a Robert The Bruce, il famoso eroe scozzese che, nel corso della guerra d’indipendenza contro il regno d’Inghilterra sconfisse Re Edoardo II. Da qui ‘Bannockburn’, un inno per la Scozia e per la libertà”.

UN ALTRO PUNTO A FAVORE DELL’ALBUM E’ SICURAMENTE L’ECCELLENTE PRESTAZIONE VOCALE DI GEORGE CALL.
“Quella di George è esattamente la voce che ho sempre voluto sin da quando cominciai l’avventura dei Cloven Hoof. Abbiamo avuto validi cantanti in passato ma, con lui, ho finalmente trovato il pezzo mancante per completare il puzzle: ottima presenza sul palco, ottima interazione con il pubblico e soprattutto, una voce eccezionale”.

UN ALTRO ALBUM, UN’ALTRA LINE-UP: PENSI CHE SIA QUELLA DEFINITIVA? PERCHE’ UNA BAND IMPORTANTE PER IL GENERE NWOBHM COME LA VOSTRA, UNA SORTA DI CULT-BAND, NON E’ MAI RIUSCITA A MANTENERE UNA CERTA STABILITA’ INTERNA?
“Questa è una domanda da un milione di dollari. Purtroppo nel corso degli anni è stato difficile trovare quelle persone che fossero in grado di mantenere il giusto affiatamento e così, il continuo cambiamento, non ha giovato alla band. Fattore che, ovviamente, ha generato molte critiche intorno al gruppo. Ora, Chris fa parte dei Cloven Hoof dal 2011 e, a livello di stabilità, mi sembra un buon segno. Speriamo di proseguire su questa strada anche con George e Danny, anche perché per il sottoscritto questa è la miglior formazione di sempre; per cui mi auguro di proseguire l’attività con questi ragazzi per parecchio tempo”.

NEL 1979 I CLOVEN HOOF SI PRESENTAVANO SUI PALCHI VESTITI DAI QUATTRO ELEMENTI NATURALI: FUOCO, ARIA, ACQUA E TERRA. DI QUEGLI ELEMENTI OGGI NE E’ RIMASTO SOLO UNO (LO STESSO ‘AIR’ PAYNE, NDR). COSA E’ CAMBIATO DA ALLORA? VI VEDREMO ANCORA ON STAGE CON QUELL’ABBIGLIAMENTO?
“Sin dall’inizio volevo una band che incarnasse i quattro elementi della natura e che riprendesse in un certo modo lo stile dei Kiss. Volevamo essere la band che tutti avrebbero voluto ascoltare e anche vedere! Diciamo che in un certo senso abbiamo anticipato un po’ i tempi, in quanto la nostra visione di combinare l’immagine alla musica era già perfetta per un mercato futuro, come è avvenuto poi per band come gli Slipknot. In realtà con il passare degli anni, questo slancio teatrale venne meno proprio perché il concetto stesso stava ricevendo troppa attenzione, stava diventando un po’ troppo commerciale ed allora abbiamo preferito concentrarci principalmente sulla musica. Ultimamente con la pubblicazione dell’album ‘Resist Or Serve’, era rinata l’idea di riportare in vita il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra, ma rimase solo un pensiero fugace. I quattro elementi naturali rimarranno pertanto solo un  passo, seppur importante, della nostra carriera”.

QUANDO ESEGUO DELLE RICERCHE SULLE ORIGINI DELL’HEAVY METAL, TROVO IL VOSTRO NOME ACCANTO A QUELLO DI MOSTRI SACRI COME IRON MAIDEN E SAXON PER ESEMPIO. TORNANDO INDIETRO NEL TEMPO, AVRESTI PENSATO CHE QUESTE BAND AVREBBERO OTTENUTO COSì TANTO SUCCESSO? QUALI ERANO INVECE LE VOSTRE ASPETTATIVE E PERCHE’, DI CONTRO, I CLOVEN HOOF NON HANNO RAGGIUNTO LA STESSA FAMA?
“Wow, grazie per averci accostato a band come Maiden e Saxon; è un onore. Ti confermo comunque che già ad inizio carriera questi due gruppi avevano tutte le carte in regola per sfondare; gli mancava un pizzico di fortuna…che poi è arrivata. Come detto in precedenza, per ottenere questi traguardi, uno degli aspetti fondamentali è che tra i musicisti si crei la giusta alchimia, così da trasformare la band in una sorta di seconda famiglia. Ed il risultato di questo affiatamento lo vivi poi sul palco: ogni show diventa un’esperienza unica, quasi magica. Purtroppo per i Cloven Hoof le cose sono andate un po’ diversamente: i continui cambi di line-up abbinati a difficili rapporti con manager e agenti, dai quali abbiamo ricevuto diverse fregature, hanno di conseguenza ostacolato il nostro percorso tanto che, ad un certo punto, inizi a dubitare addirittura della musica che stai suonando. E allora ecco che viene in aiuto la passione per questo genere: l’unica forza che ti permette di proseguire e di superare qualsiasi ostacolo. Ed è anche il motivo per cui i Cloven Hoof, nonostante tutto, sono ancora qui”.

A PROPOSITO: IL TEMPO VOLA MA BAND COME LA VOSTRA, SEPPUR DATATE, SONO COMUNQUE SEMPRE IN FERMENTO, PRONTE A RILASCIARE NUOVI ALBUM. CHE FUTURO PREVEDI PER QUESTA MUSICA E CHI, TRA LE NUOVE LEVE, POTREBBE TENERE ALTA LA BANDIERA DELL’HEAVY METAL NEGLI ANNI A VENIRE?
“Da parte nostra abbiamo sempre cercato di stare al passo con i tempi, creando musica che fosse diversa da un album all’altro, anche perché non vogliamo produrre le stesse canzoni in eterno. Rinnovarsi ogni volta è il segreto per poter andar avanti. E lo stesso discorso vale per la NWOBHM: sembra, infatti, che ultimamente il genere stia tornando alla ribalta, non solo con nuovi lavori provenienti da ‘vecchi’ gruppi come il nostro ma anche realtà più giovani. Devo ammettere tuttavia che nell’ultimo periodo, più che nuove band, sto ascoltando nuove canzoni prodotte dai nostri colleghi come i Mythra ad esempio”.

AVETE GIA’ PIANIFICATO DATE LIVE PER IL 2017?
“Sì, al momento abbiamo confermato tre concerti: a fine Agosto saremo prima in Belgio, insieme ai Riot V, quindi in Germania al ‘Trueheim Festival’; ad Ottobre invece suoneremo in Francia in occasione del ‘British Steel Saturday Night Festival’. Confidiamo comunque di poter comunicare nuove date nelle prossime settimane”.

SE DICO ‘NEW WAVE OF BRITISH HEAVY METAL’ QUALE’E’ LA PRIMA COSA CHE TI VIENE IN MENTE?
“I migliori fan nel mondo”.

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