COLDWORKER – Full Blasting Death Metal

Pubblicato il 16/06/2008 da
 
Con il nuovo “Rotten Paradise” i death metallers svedesi Coldworker hanno dimostrato di essere una formazione con delle qualità e con le carte in regola per ambire a uno dei ruoli di primo piano della scena estrema scandinava. Non siamo dunque più solo al cospetto della “nuova band dell’x batterista dei Nasum”. Come ci conferma in questa chiacchierata il frontman Joel Fornbrant, i Coldworker oggi agiscono come una vera squadra e sono pronti a puntare in alto. In pochi ci avrebbero scommesso ai tempi del debut “The Contaminated Void”, ma “Rotten Paradise” parla chiaro!
 

 
AVETE IMPIEGATO SOLO UN ANNO PER DARE A “THE CONTAMINATED VOID” UN SUCCESSORE. ERAVATE PARTICOLARMENTE ISPIRATI O AVEVATE GIA’ DEL MATERIALE PRONTO PER “ROTTEN PARADISE”?
“A dire il vero, abbiamo completamente cambiato il metodo di songwriting per questo nuovo disco. Il debut era stato scritto principalmente da André Alvinzi, ma poi quest’ultimo ha lasciato la band e così ci siamo ritrovati a dover comporre in una maniera diversa. Questa volta tutti i membri della lineup hanno contribuito con qualche idea o con delle vere e proprie canzoni. In generale, ci siamo divertiti molto di più durante la realizzazione di questo disco. Per ‘The Contaminated Void’ tutto era stato fatto molto di fretta. Anche la band era appena nata, quindi non avevamo un’idea precisa di come muoverci. Oggi siamo più affiatati… siamo un gruppo vero e credo che ‘Rotten Paradise’ lo dimostri in pieno”.
 
MI SEMBRA CHE VI SIATE SPOSTATI SU SONORITA’ MAGGIORMENTE DEATH METAL CON IL NUOVO ALBUM. CHE NE PENSI?
“Sì, sono d’accordo. Il disco ha un tocco più old school, ma è anche più melodico, sotto certi punti di vista. In alcuni brani continuiamo a mescolare death metal e grindcore, ma, complessivamente, la bilancia pende più sul primo stile. Forse il risveglio delle vecchie glorie Grave e Dismember ci ha in qualche modo ispirato… abbiamo sentito anche noi il desiderio di tornare un po’ alle origini e proporre musica più heavy”.
 
DEFINITE IL VOSTRO SOUND “FULL BLASTING DEATH METAL”. CHE SIGNIFICATO HA QUESTA DEFINIZIONE?
“Siamo influenzati dalla scena death metal svedese, ma anche da quella americana e dal grind. Abbiamo deciso di chiamare la nostra musica in quella maniera perchè non ci sentivamo di inserirci solo in una delle trre categorie. Comunque, lungi da me dire che suoniamo qualcosa di assolutamente originale… noi siamo qui per suonare musica estrema e divertirci. La creazione di un nuovo genere è una cosa che lasciamo ad altri”.
 
COME PENSATE CHE SI EVOLVERA’ IL VOSTRO SOUND IN FUTURO?
“E’ presto per saperlo. Ormai è difficilissimo realizzare qualcosa di totalmente nuovo. E, come ti dicevo, non è nemmeno il nostro obiettivo. Credo che continueremo a mischiare vari tipi di death metal e di grindcore. Poi cercheremo di confezionare dei brani il più avvincenti possibile”.
 
DAMMI ORA LA TUA VERSIONE DEL PERCHE’ IN SVEZIA ESISTONO COSI’ TANTI MUSICISTI E METAL BAND!
“Penso sia tutto dovuto al nostro inverno. Fa freddo, non si può uscire e così siamo in casa incazzati e suoniamo. Poi è anche vero che la nostra nazione ha sempre dato un grosso spazio alla musica nella sua cultura, tuttavia penso che il motivo principale dietro questo proliferare di band siano proprio le condizioni climatiche. Può sembrare stupido, ma è così!”.
 
TORNANDO AL DISCO, QUESTA VOLTA SIA MIXAGGIO CHE MASTERING SONO STATI CURATI DA DAN SWANO. TROVO CHE ABBIA FATTO UN OTTIMO LAVORO, SEI D’ACCORDO?
“Certo, Dan è un vero maestro in quel campo. Essendo ‘Rotten Paradise’ un lavoro diverso dal debut, abbiamo sentito l’esigenza di affidare a lui entrambi gli aspetti del lavoro post registrazioni. Volevamo un suono più nitido, ma anche qualcosa che fosse davvero potente. Dan ha trovato il giusto compromesso… come sempre!”.
 
COME NOTO, I COLDWORKER SONO NATI PER VOLERE DI ANDERS JAKOBSON, POCO DOPO LO SCIOGLIMENTO DEI NASUM. PENSI CHE IL FATTO DI AVERE LUI IN LINEUP VI ABBIA AGEVOLATO NELLA RICERCA DI UN CONTRATTO DISCOGRAFICO?
“Mentirei a me stesso se dicessi di no! Certo, la presenza di Anders è stata vitale per farci arrivare dove siamo ora. Etichette importanti come la Relapse oggi investono sempre meno in gruppi emergenti. Hanno puntato su di noi perchè sapevano in partenza con chi avevano a che fare. Il primo album è andato piuttosto bene, ‘Rotten Paradise’ pare destinato a far meglio… speriamo di poter ripagare del tutto la loro fiducia”.
 
CHE COSA AVETE IMPARATO A SUONARE CON UN MUSICISTA ESPERTO COME LUI?
“Tutti veniamo da anni di gavetta nell’underground, ma tra noi e Anders c’è un vero e proprio abisso in termini di esperienza in sede live. Lui con i Nasum ha tenuto centinaia di concerti in tutto il mondo, mentre noi quattro prima di entrare nei Coldworker non eravamo mai andati oltre qualche mini tour in Svezia. Da questo punto di vista stiamo imparando tantissimo da lui, è davvero un professionista”.
 
PENSI CHE SUONERETE MAI DEI BRANI DEI NASUM DAL VIVO?
“No, Anders non vuole e poi devi anche considerare che i Coldworker propongono musica piuttosto diversa da quella dei Nasum. La cosa avrebbe poco senso. Ora abbiamo due full-length nel repertorio, quindi direi che il materiale da suonare in concerto non ci manca”.
 
STATE GIA’ PROGRAMMANDO DEI TOUR PER PROMUOVERE “ROTTEN PARADISE”?
“Ci stiamo lavorando… l’obiettivo è di portare a termine almeno due tour europei in supporto a questo nuovo album. Il tour dell’anno scorso con Misery Index e Dew-Scented è andato molto bene nonostante, come dicevo, fossimo ancora un po’ inesperti, quindi ora non vediamo l’ora di partire per un altro tour. Sicuramente le cose andranno ancora meglio”.
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