COMA – Ora facciamo sul serio

Pubblicato il 18/06/2013 da

I nostrani Coma, gruppo dedito al più classico del thrash metal versione americana, con una simpatia (eufemismo) non nascosta per gli Overkill, sono assurti agli onori della cronaca in occasione dell’apertura degli show dei Master nella nostra penisola. Quell’occasione ha dato una bella smossa alla carriera del gruppo, fino ad allora troppo pigro per pubblicare un album nonostante gli anni di attività fossero già superiori al lustro. Quell’esperienza deve aver donato ai Nostri una bella carica visto che, oltre ad eseguire degli show molto granitici dal vivo, hanno cambiato mentalità e ora si apprestano a fare sul serio, pubblicando subito il successore dell’ottimo “Mindless”.

coma - band - 2012


IN TRE RIGHE DESCRIVETE IL VOSTRO GRUPPO A CHI ANCORA, COLPEVOLMENTE, NON VI CONOSCE.

“Ciao a tutti! Io sono Antonio, cantante e chitarrista dei Coma da Cagliari. La band esiste da una decina d’anni, ma abbiamo subito parecchi cambi di formazione: al momento attuale alla batteria c’è mio fratello Michele, al basso è tornato Fabio Sinibaldi, co-fondatore del gruppo in quel lontano 2001, e all’altra chitarra abbiamo Daniele Manca, già negli Shardana e nei Rise After Defeat”.

AVETE REGISTRATO “MINDLESS” NELLA VOSTRA SALETTA. PERCHÉ QUESTA SCELTA?
“Fondamentalmente ci siamo trovati a dover registrare quasi da un giorno all’altro: quello che era un progetto è diventato una necessità dal momento che dovevamo partire in tour dopo appena sei mesi. Dato che tutti abbiamo un’ottima strumentazione di base e che come gruppo siamo anni che investiamo in microfoni, schede audio, mixer, eccetera, ci è sembrata la cosa più naturale da fare. Inoltre registrando nella tua sala non hai l’assillo che ogni ora spesa in uno studio professionale ti costi un tot di denaro, e dovendo far combaciare le registrazioni soprattutto con i miei tempi liberi dal lavoro ci è sembrata la soluzione ottimale”.

NON PENSI CHE IL RISULTATO A LIVELLO DI SUONO SAREBBE POTUTO ESSERE MIGLIORE CON UNA CLASSICA REGISTRAZIONE COMPLETA IN STUDIO?
“Sarei ipocrita se ti dicessi il contrario. In ogni caso eravamo strasicuri che avremmo avuto un buon prodotto anche registrando in sala, con quello che effettivamente usiamo anche dal vivo. Io trovo che suoni naturale e sarei ipocrita anche se ti dicessi che non era così che volevo che suonasse”.

IL FATTO DI AVER REGISTRATO QUINDI UN ALBUM LIVE, CHE RISPECCHIA QUANTO POI CI SI PUÒ TROVARE AD ASCOLTARE IN UNO DEI VOSTRI LIVE SHOW, VI RENDE PIÙ ORGOGLIOSI O NO?
“Be’, in realtà l’album non è un album live. Abbiamo registrato tutto in multitraccia: prima la batteria, poi tutte le chitarre, mentre il basso veniva registrato da Fabio a Pisa, visto che abita lì. Le voci sono state l’ultimo tassello, però quelle sono state riprese al V-Studio di Cagliari, perché necessitavamo di un ambiente con meno interferenze esterne. In ogni caso quello che senti sul disco, a livello di suoni, è esattamente quello che abbiamo dal vivo per il semplice motivo che non c’è stato nessun tipo di re-amping o simili! Mi ripeterò, ma il nostro sound è proprio quello che suona in ‘Mindless’, senza artifici aggiuntivi! Quello che mi rende orgoglioso è che il suono in generale è proprio buono, è quello che abbiamo ricercato in anni e anni. Tutta la nostra strumentazione è frutto di una ricerca accurata per arrivare al suono che volevamo. Dalle corde ai piatti, passando per le chitarre e le testate…”.

AVETE RISPARMIATO ANCHE DIVERSI SOLDI, IMMAGINIAMO…
“Se fai il calcolo di quanto avremmo speso in uno studio di registrazione professionale, sicuramente sì, anche perché le sessioni erano modellate ad hoc in base a quando eravamo liberi io e Michele: un’ora un giorno, sei un altro, magari due settimane nulla e poi tre giorni a fuoco. Poi ovviamente tutta la strumentazione che abbiamo acquisito durante gli anni mica l’abbiamo trovata in strada! Tutto è stato comprato sapendo che era un investimento che sarebbe per forza di cose tornato utile”.

ABBIAMO LETTO CHE AVETE COMPLETATO L’ALBUM PROPRIO PER ANDARE IN TOUR CON I MASTER. PERCHÉ VI HA STUZZICATO L’IDEA DI ANDARE IN TOUR CON QUESTA STORICA BAND?
“C’é stata una serie di coincidenze paurose a far sì che suonassimo con i Master. Il gruppo era in una sorta di periodo di pausa, ma quando ci è capitata l’occasione io e Michele non abbiamo esitato. E’ anche vero che in quel momento eravamo solo in due: si è deciso di registrare comunque, pensando a dei session per il tour. Per fortuna, invece, Fabio è rientrato subito nel gruppo, mentre Dani è stato ufficializzato a registrazioni concluse. La molla che ci ha fatto scattare è stata la consapevolezza che partire senza un disco sarebbe stato da veri fessi. Ci siamo messi sotto e ‘Mindless’ è il risultato, o meglio il riassunto, di dieci anni di lavoro. Alcune canzoni risalgono proprio agli albori della band, ad esempio ‘Mindless’, ‘Full Of Nothing’ e ‘Old Man’, mentre le ultime nate sono ‘MVI’, ‘Again’ e ‘Under Attack'”.

E COSA SAREBBE STATO DI QUESTO ALBUM, SE NON SI FOSSE CONCRETIZZATO IL TOUR?
“Probabilmente non ne staremmo parlando!”.

PARLIAMO DI QUESTO EVENTO. IL VOSTRO PRIMO VERO E PROPRIO TOUR CON UNA BAND MAGGIORE, SE NON SBAGLIAMO. QUANTA ESPERIENZA E QUANTO INSEGNAMENTO NE AVETE RICAVATO?
“Tantissimi, sia a livello professionale che umano! Il dover vivere per due settimane su un tourbus con altre diciannove persone, stare agli orari del tour manager, sopportare le scadenze e la vera e propria vita on-the-road, salire sul palco e suonare sempre al 100%, avendo però bene in testa che il giorno dopo hai un altro concerto. E poi comunicare dal palco con persone di altri paesi: sono tutte cose che se non fai un tour non puoi capire! Ma a mio avviso il momento più significativo era il dopo-concerto, quando il tourbus era di nuovo carico, quando si era pronti a mettersi in viaggio verso la destinazione successiva: sui divanetti della zona lounge, ascoltando musica e bevendo tutti assieme…era proprio in quei momenti che si creava la ‘magia’. Non è semplice da spiegare, me ne rendo conto… Anche sentire i racconti di una leggenda come Paul Speckmann è stata una componente fondamentale di quest’esperienza: ne sapeva una su tutti, gli chiedevi di un personaggio X e ti raccontava qualche gag, di dove o come l’aveva conosciuto, esperienze incredibili sulla sua vita o sulla vita in tour in generale! Abbiamo imparato molto da lui, grazie al fatto che è apertissimo al dialogo ed è sempre pronto a condividere tutto!”.

AD OGNI MODO, SIETE ATTIVI DA DIECI ANNI E IL VOSTRO ALBUM ARRIVA SOLO DOPO QUESTO LUNGO LASSO DI TEMPO. VUOI DARCI UNA SPIEGAZIONE CONVINCENTE PER QUESTO LASSISMO?
“Ce ne sarebbero molte di spiegazioni da dare: a partire dal fatto che per tre anni io non sono stato in Italia, che quando sono rientrato mi sono ritrovato catapultato in un’attività imprenditoriale che mi assorbiva e assorbe tuttora la maggior parte del tempo, i cambi di formazione, a volte la paura di non riuscire a fare qualcosa di buono. Credo che alla fine siano sempre mancate le vere motivazioni: la grande differenza è questa. Questa volta volevamo andare in tour e volevamo fare il disco, anche in due. Eravamo sicuri che tutto si sarebbe aggiustato!”.

NELLA NOSTRA RECENSIONE ABBIAMO SCRITTO CHE, PER GUSTO DELLA MELODIA, AMORE PER LE PARTI GROOVE E COINVOLGENTI, UNO DEI VOSTRI PUNTI DI RIFERIMENTO POTREBBERO ESSERE GLI OVERKILL. SEI D’ACCORDO?
“Togli pure il ‘potrebbero’ e mettici un ‘SONO’ grande come una casa! Già il nome è una sorta di tributo, essendo ‘Coma’ la opener di ‘Horrorscope’, uno dei miei album preferiti in assoluto. Tra le varie influenze mi permetto di citare altri mostri sacri come Slayer, Metallica, Death, Sepultura, Anthrax e Forbidden: infatti avere con noi sul disco Craig Locicero è fonte di grande orgoglio! Poi io sento molto chiare le influenze pezzo per pezzo, ovvero riesco a ricondurle a quello che stavo ascoltando maggiormente in quel determinato periodo di stesura del pezzo stesso”.

A COSA SI DEVE LA SCELTA DI USARE LO SCREAM IN MANIERA PREDOMINANTE NELLE VOSTRE CANZONI? NON TROVI CHE SIA UN TONO VOCALE CHE COZZA IL PIÙ DELLE VOLTE CON LA VERSIONE CLASSICA DEL THRASH METAL CHE POI INTERPRETATE MOLTO BENE?
“Ho notato che non sei d’accordo, infatti! Guarda, ti devo rivelare una cosa: io normalmente non riesco a cantare cosi; ho una voce molto meno raschiata e decisamente meno gutturale. Nel disco senti quel tipo di voce perché ho registrato da rauco! Non avevo un filo di voce, giuro! Senti tutto l’incazzo che avevo dentro, la rabbia, il nervoso. Il non avere voce mi ha fatto interpretare le canzoni in maniera diversa, più sanguigna. La cosa paradossale è che QUELLA è la voce che volevamo per il disco. Mi reputo molto fortunato ad aver registrato proprio in quei giorni e tutti nel gruppo sono d’accordo! Conta anche che, per quanto ovviamente la nostra influenza principale sia quella del thrash classico, la nostra idea non è necessariamente quella di rimanere entro i suoi schemi. Fondamentalmente scriviamo quello che ci viene, poi se ci si sposta lievemente da quello che normalmente è ‘thrash’, per noi non è un problema! Entro certi limiti, ovviamente!”.

COS’È CHE VI FA PROPENDERE PER PEZZI STRUMENTALI, SENZA CANTATO, COME NEL CASO DELLA RAPIDISSIMA “NO LOVE”?
“Anche per ‘No Love’ c’è un piccolo retroscena: infatti prima era unito a ‘Only Hate’, in un pezzo unico di oltre sei minuti. Abbiamo deciso di staccarli perché ci piaceva l’idea di utilizzare quel minuto e mezzo di strumentale come intro per il brano successivo, quasi a segnare uno stacco con ‘Again’, che ha tutto un altro ritmo. In definitiva, ‘No Love’ non è nata come strumentale, ma sicuramente nel prossimo album faremo in modo di inserire un pezzo strumentale ben studiato!”.

INDUBBIAMENTE AL GIORNO D’OGGI MOLTISSIME BAND SONO IN GRADO DI PRODURRE DISCHI DI QUALITÀ. QUELLO CHE FA LA DIFFERENZA È LA PROMOZIONE, L’EMERGERE. IN QUEST’OTTICA IL TOUR CON I MASTER VI HA DATO MOLTA NOTORIETÀ. PENSI SIA LA SCELTA GIUSTA PER UNA BAND CHE VOGLIA EMERGERE? CI SONO ALTRE POSSIBILITÀ, COME QUELLA AD ESEMPIO DI SUONARE NEI LOCALI DEI VARI POSTI ITALIANI DOVE SPESSO SI CI TROVA DI FRONTE A SALE MEZZE VUOTE VISTO LO SCARSO SUPPORTO ALL’UNDERGROUND DEL METALFAN MEDIO?
“Credo che partire in tour con una band di caratura internazionale come supporto sia solo uno dei passi che un gruppo deve compiere nel suo percorso di maturazione e crescita professionale. Come ho detto prima, è stata un’esperienza magnifica, da ripetere assolutamente. Andare in tour in ogni caso costa e bisogna essere consci che per poterlo fare bisogna mettere da parte una gran quantità di denaro: per questo ogni serata, ogni magliettina venduta, ogni disco, anche ogni piccola registrazione che noi facciamo ad altri gruppi nella nostra sala contribuisce a creare ‘cassa’ per poi poterci permettere di re-investire tutto su noi stessi. Sono anche convinto che un gruppo non per forza debba andare a fare da supporto ad altre band più blasonate per andare in tour: in teoria basterebbe un furgone e un gruppo che ti dia una mano con la backline in ogni città che tocchi, ma sicuramente le possibilità che il locale sia pieno sono decisamente meno. Sto parlando sempre di due tour con caratteristiche opposte, su due livelli diversi: andando con i Master abbiamo trovato professionalità e la certezza che il lavoro svolto dalle persone che erano dietro al tour (agenzia, tour-manager, autista) fosse perfetto. Il fatto che in questo momento storico i locali siano mezzi vuoti, be’, un po’ lo riconduco alla crisi, un po’ al fatto che il mondo è pieno di gente che si riempie la bocca di belle cose e poi invece si comporta in maniera opposta”.

ORA COSA VI ATTENDE IN FUTURO? UN NUOVO ALBUM?
“Ora siamo già in fase di stesura dei nuovi brani, per il momento ne abbiamo quattro/cinque pronti. Sicuramente l’obiettivo è quello di tirar fuori un nuovo album entro un annetto e magari promuoverlo con un altro tour di supporto. Più a breve termine abbiamo in programma qualche data qua intorno e la partecipazione a qualche festival europeo, di cui però non posso ancora dire nulla! E’ in fase di lavorazione anche un video, ma anche qui devo tapparmi la bocca perché è ancora troppo presto!”.

PERCHÉ IL MONICKER COMA? ERAVATE CONSAPEVOLI CHE AVRESTE SCELTO UN NOME PARECCHIO ABUSATO?
“Nel 2001 non avevamo la possibilità di stare a controllare quante e quali band si chiamassero Coma. E’ nato cosi, da quel pezzo degli Overkill, ed è sempre rimasto. E’ solo da poco che abbiamo saputo di un’altra band con questo nome, mi pare siano polacchi o giù di li, ma fanno tutto un altro genere e sono pure fermi al momento attuale. In ogni caso nel 2010, dopo i primi contatti con la Punishment 18, abbiamo pensato ad un cambio, o meglio, ad una integrazione del nome (stile Rhapsody Of Fire, per intenderci), ma l’idea non ci stuzzicava più di tanto. E poi ci tengo da morire a questo nome…”.

GRAZIE, CONCLUDETE PURE…
“Innanzitutto mi preme ringraziarti per la possibilità che hai dato a me e alla band di apparire sul vostro sito, che personalmente seguo da tempo immemore. Per noi è una gran cosa riuscire ad avere più canali di comunicazione con l’esterno, anche perché sono del parere che i social network facciano più danni che altro. Ti saluto e saluto anche tutti i lettori di Metalitalia.com. Rock on!”.

 

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