CONJURER – La creatività prima di tutto

Pubblicato il 08/04/2018 da

Un percorso interessante quello dei Conjurer: iniziato il progetto nel 2014, i ragazzi inglesi si sono messi di buona lena e hanno affrontato ogni tipo di palco e situazione, facendo così emergere abbastanza rapidamente il proprio nome all’interno dell’underground del Regno Unito e, ad oggi, quanto meno nell’ambiente d’Oltremanica, nei locali giusti un po’ tutti sanno chi sono i Conjurer. Ma sarebbe scorretto dare il merito alla sola copertura a tappeto del territori: il loro LP di debutto, “Mire“, è un lavoro complesso, elegante ed intenso e che è piaciuto un po’ ovunque, frutto di una certa perizia tecnica da parte della band e di decenni di ascolti che vanno a confondersi e mischiarsi tra le trame del disco. Abbiamo raggiunto il chitarrista Brady Deeprose per due parole a proposito del progetto. 


CIAO BRADY, CHE NE DICI DI PRESENTARE I CONJURER AI NOSTRI LETTORI?
– Ciao Giuseppe, intanto grazie per questa opportunità. Siamo una band formata da quattro sfigati delle Midlands, UK, che fanno musica davvero pesante e poco altro delle loro vite. Anzi, non è del tutto vero, scrivo anche dei tweet piuttosto divertenti.

AVETE FATTO MOLTISSIMI CONCERTI NEL REGNO UNITO, ANCHE PRIMA DI PUBBLICARE IL VOSTRO PRIMO EP – COME AVETE FATTO?
– Ci sono diversi fattori a riguardo: io stavo lavorando come promoter quando abbiamo fondato la band e, dunque, mi ero costruito un piccolo network di contatti che ci hanno permesso di fare date fuori dal nostro circuito locale abbastanza velocemente. Penso che, da qui in poi, siamo piaciuti a qualcuno e stati in grado di far venire sempre più gente ai concerti, si è iniziato a parlarne e qualche porta si è aperta, è stata una cosa piuttosto bella – prima d’ora nessuno di noi aveva fatto parte di una band con una tale crescita. E, inoltre, c’è da dire che abbiamo lavorato davvero duro. Abbiamo suonato qualsiasi show fosse possibile con qualsiasi band si potesse. Quando la gente vede quanto impegno ci metti dentro è portata a rispettarlo.

COME DESCRIVERESTI IL VOSTRO DEBUT, “MIRE”? CHE COSA RAPPRESENTA PER VOI?
– “Mire” è un vero e proprio testamento di quello che abbiamo vissuto negli ultimi tre anni. E’ la somma di tutto quello che questa band rappresenta e, almeno per me, è la realizzazione di quello che il progetto prometteva. La gentec conosce i Conjurer da un bel po’ ora, c’è stato un crescente interesse tutto intorno, e il disco è la nostra risposta. Sono davvero fiero di “Mire” e spero che la gente che ci segue dal primo giorno possa sentirsi di aver scommesso sul ‘cavallo’ giusto.

IN CHE MODO LO TROVI DIVERSO DAL VOSTRO EP DEL 2016, “I”?
– Penso che quello che è veramente cambiato siano gli elementi progressive che abbiamo scelto di aggiungere. Tracce più lunghe come “Of Flesh…” e “Hollow” semplicemente non avrebbero funzionato sull’EP, che doveva essere una brutale dichiarazione d’intenti. Brani come quelli menzionati avevano bisogno del contesto di un full-length per avere un senso. Poi, la produzione, la lavorazione ed il songwriting hanno compiuto un enorme passo avanti, e ci siamo spinti il più possibile per essere creativi più che mai. Questa è la maggiore ragion d’essere di questa band, e così sempre sarà: creatività sopra qualsiasi altra cosa.

COME DESCRIVERESTI LA VOSTRA MUSICA?
– Sebbene non abbiamo mai evitato a priori le etichette, la gente tende a descriverci con difficoltà, e la riteniamo davvero una buona cosa. Facciamo un progressive post-metal con una vastissima paletta di influenze, non facendoci remore a provare anche soluzioni più inusuali del solito. Post-sludge è la parola più vicina a definirci direi, ma sono aperto a suggerimenti.

CHE BAND INGLESI CONTEMPORANEE PUOI CITARMI COME VOSTRA FONTE D’ISPIRAZIONE?
– Siamo davvero fortunati di fare parte della Holy Roar Records sin dalla pubblicazione del nostro EP di debutto. La Holy Roar si è guadagnata un seguito quasi da cult label grazie alla costante pubblicazione di robe fantastiche, nomi come Employed To Serve, OHHMS, Svalbard e Rolo Tomassi, che hanno pubblicato il loro miglior materiale attraverso la label. Queste band sono così diverse fra loro e così egualmente qualitative che è impossibile non trovare ispirazione e influenza da tutte in generale. E’ davvero complesso spiegare chi e quali influenze recepiamo dai ‘colleghi’, ma se hai l’opportunità di dare un ascolto ai nomi che ti ho citato (e che ti sto per citare) ti farai un’idea e ne varrà davvero la pena: Wren, Pijn, Earth Moves, Rope, Torpor, Up River, Garganjua, Nervus e Calligram.

 COME VI SIETE APPROCCIATI NELLA SCRITTURA DI UN DISCO COME “MIRE”?
– Come dicevo, “Mire” è quasi letteralmente la somma di tre anni di lavoro. Ci sono tracce che abbiamo suonato al nostro primissimo show e canzoni scritte alcuni mesi prima di entrare in studio (metà 2017). Per noi si è trattato di fare qualcosa di coerente ai nostri valori, senza filler – e per filler non intendo le canzoni, ma proprio che non ci fossero passaggi a fungere da riempitivo all’interno dei singoli brani. Scriviamo e ri-scriviamo le canzoni continuamente per essere sicuri che il prodotto finale sia il migliore possibile. Credo che “Mire” sia il risultato naturale di tal processo. E’ un bell’album robusto che non racconta stronzate!

COSA RITIENI PIU’ IMPORTANTE PER VOI, SUONARE LIVE O LAVORARE IN STUDIO?
– Decisamente entrambi, anche se dipende molto dal momento in cui me lo chiedi. Quando ci troviamo a suonare molto in giro non vediamo l’ora di scrivere roba nuova, e appena ci prendiamo una pausa dalla scrittura ci ritroviamo in astinenza da concerti. La parte più dura delle registrazioni, per me, è concentrarmi unicamente sui brani e non poter suonare live finché il disco è pronto.

AVETE FATTO DI RECENTE ALCUNI RELEASE SHOW NEL REGNO UNITO, STATE PIANIFICANDO UN TOUR IN EUROPA? POSSIBILITA’ DI VEDERVI IN ITALIA?
– Si! Abbiamo un tour europeo in lavorazione al momento, che di sicuro passerà anche per l’Italia – purtroppo non posso darti nessuna specifica ma tenete d’occhio la nostra pagina Facebook. Sono anni che voglio fare un tour europeo, non potrei essere più impaziente.

COSA VI ISPIRA MAGGIORMENTE QUANDO COMPONETE?
– Per me sono gli anni passati in band che non avevano una vera e propria visione d’insieme. Ciò che amo dei Conjurer è che riusciamo ad essere sulla stessa onda sia quando scriviamo un brano che quando ‘cazzeggiamo’ tra di noi, perché alla fine quello che vogliamo è la stessa cosa: scrivere brani di qualità. C’è un fine comune. Non ci sono di mezzo l’ego o altre cazzate del genere, la musica viene prima di tutto, e questo è davvero bello. Su di un livello personale, invece, traggo ispirazione da artisti che sono al top nel loro campo, qualunque sia il genere – gente come Kendrick Lamar, The Decemberists, e i Gojira, che sono, o sono stati, la punta di diamante dei loro rispettivi generi, mi spingono a provare a fare lo stesso coi Conjurer. Non me ne frega nulla del successo commerciale, parlo di merito artistico.

DI COSA PARLANO I VOSTRI TESTI? C’E’ UN MESSAGGIO PARTICOLARE IN “MIRE”?
– Prosperiamo in miseria e terrore. Le nostre canzoni hanno sempre ben legato con questi temi e “Mire” sembra perseguire questa strada, ma con una certa attenzione sull’elemento umano – il nostro rapporto con l’esperienza del dolore, la sofferenza e altre emozioni negative, e come queste influiscono sul resto della nostra vita. Anche in brani come “Hadal” e “The Mire”, che hanno temi meno astratti, tutto si rifà alla personale esperienza di tali sensazioni. Ad esempio, “Hadal” parla dei dei più profondi fondali oceanici e di quanto terrificanti queste aree siano, non di per sé ma per noi come persone.

CHI SONO I CONJURER, COME INDIVIDUI, OGGI?
– Jon Krause è il nostro batterista, Conor Marshall suona il basso e voce più chitarre sono distribuite fra me e Dan Nightingale. Andando più nel profondo, beh, non c’è granché da dire. Molte band sono composte da gente che è cresciuta nella stessa area, che ha avuto le stesse esperienze nella scena locale e si è ritrovata ad adorare gli stessi gruppi, sviluppando gli stessi gusti. Secondo me, se è vero che tali esperienze creano rapporti speciali, gente che si capisce al volo, credo sia anche un po’ un limite creativo. Sebbene noi siamo cresciuti nella stessa area non c’è stata chissà quale contaminazione tra di noi prima di fondare la band. Questo significa che ciascuno di noi porta un proprio bagaglio di esperienze, idee e influenze musicali, diverse, cosa che influisce direttamente sul suono della band. Quello che senti in “Mire” è l’incontro di queste personalità.

A COSA PUNTATE, COME MUSICISTI?
– Credo che l’integrità sia la cosa principale. Nessuno di noi è qui per diventare famoso o questo tipo di cazzate – non staremmo di certo suonando questo genere se ci interessasse essere mainstream. Credo di poter dire onestamente che un fattore su cui tutti siamo d’accordo è di voler continuare a creare musica che crediamo essere stimolante, emozionante e buona, e allora siamo contenti.

QUANTO STA ACCADENDO NEL REGNO UNITO CON BREXIT E’, OVVIAMENTE, UN PUNTO DI DISCUSSIONE IN TUTTA EUROPA E NON SOLO. RITIENI CHE I MUSICISTI POSSANO (O MAGARI ADDIRITTURA DEBBANO) INCLUDERE TALI ARGOMENTI NELLA LORO MUSICA, O RITIENI SIA MEGLIO SEPARARE MUSICA E POLITICA?
– Credo che la politica in musica sia qualcosa che ci sarà sempre. Gruppi come i Rage Against The Machine hanno fatto fatto alcuni dei dischi più importanti di sempre grazie a una leva di rabbia contro l’establishment. Credo però che una musica politica possa essere gestita anche molto male. Se non possiedi un punto di vista originale, con le dovute ricerche sull’argomento e un certo back up ideologico nel quale sei disposto a metterci tutta la tua vita, non ti ci mettere proprio. Roba fatta all’acqua di rose è deludente sotto ogni punto di vista, e se intendi dichiarare di avere una causa, sarebbe meglio se fossi pronto a lottare per essa. Detto questo, la musica che suoniamo non credo sia adeguata per qualcosa di così radicato. Non penso funzionerebbe, e nessuno di noi è così spinto da un ardore politico. Siamo cresciuti in un mondo in cui le nostre scelte politiche sono fondamentalmente già messe giù per noi, nonostante chi si decida di votare; è la stessa storia di sempre, non c’è davvero niente che ci stimoli così tanto a riguardo.

QUANTA IMPORTANZA RIVESTE LA MUSICA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI?
– Personalmente è sempre lì. Mi sveglio e ascolto un disco mentre faccio la doccia, mentre mi preparo, mentre vado a lavoro, a lavoro quando possibile, tornando a casa e in generale mentre sto facendo qualsiasi cosa. C’è così tanta roba nuova là fuori e che voglio ascoltare che se non lo faccio continuamente non avrei mai il tempo di tornare a riascoltare qualcosa che ho amato sulla lunga distanza. Credo che in un mondo in cui le nostre vite sono così incasinate, avere una forma d’arte che possa essere consumata, riciclata e apprezzata una nuova volta ancora e ancora sia davvero essenziale.

QUANDO INIZIERETE A SCRIVERE ROBA NUOVA?
– Abbiamo iniziato a scrivere il prossimo disco la settimana dopo che siamo usciti dallo studio. Non siamo quel tipo di band che si prende una pausa creativa per concentrarsi su tour o roba del genere, ci sarano sempre idee che nascono anche quando siamo davvero impegnati. Ad esempio, al momento stiamo lavorando a un progetto davvero interessante con alcuni amici, che verrà annunciato più avanti e che è completamente diverso da qualsiasi cosa abbiamo mai fatto Il processo non si ferma mai, a meno che non si inizi a fare roba di merda, nel qual caso dovremmo forse fermarci e parlarne…

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