CORONER – Maestri Nuovamente In Cattedra

Pubblicato il 04/09/2011 da

La possibilità di scambiare quattro chiacchiere con i Coroner è una fortuna che non capita tutti i giorni. Aver avuto al telefono Marquis Marky, batterista e fondatore del gruppo proveniente da Zurigo è stato davvero emozionante. Nel corso degli anni Ottanta, quando in America centinaia di band si allineavano compositivamente agli stilemi del thrash Bay Area, in Europa si sviluppava un movimento complementare dove la spiccata aggressività delle giovani leve ben poco si sposava alla raffinatezza degli arrangiamenti, e dove non era di casa approcciare a produzioni potenti e brillanti così come avveniva sul suolo statunitense. La matrice punk-hardcore britannica, che da anni alimentava l’aggressività dell’underground (sebbene fosse già diventata una moda), stava condizionando i giovani europei ancor prima che questi prendessero in mano gli strumenti. Risultato? Vennero partoriti dischi thrash metal grezzi, impattanti, ferali e le cui tematiche liriche s’orientavano al ‘brillo malefico destino’ piuttosto che ai problemi di carattere politico e sociale, temi invece sentiti dai giovani americani. Però, eccezion volle che qualcuno volesse andare oltre, proponendo qualcosa di importante, di strutturato, di unico e progressivo. Ecco allora che nacquero i Coroner. Una band autrice di capolavori che poi in molti (a ragione!) avrebbero etichettato come technical thrash metal e che quasi nessuno riuscì mai ad eguagliare a livello compositivo. Certo, il loro modus componendi era fuori dai tempi e, per questo, non vennero capiti ma, per fortuna, la storia sta (ri)dando loro ragione.

CIAO MARKY. È UN VERO PIACERE PARLARE CON IL FONDATORE DI UNA DELLE PIÙ IMPORTANTI THRASH METAL BAND DELLA STORIA EUROPEA. PUOI RACCONTARCI QUALCOSA DI QUANDO ERAVATE RAGAZZI E VI INCONTRAVATE IN SALA PROVE?
“Abbiamo iniziato a suonare da giovanissimi, credo avessimo quindici anni. Era tutta un’altra formazione. Quella ‘storica’ è nata dopo il mio ritorno dal servizio militare, più o meno quando avevo diciannove anni. Il gruppo non esisteva più e mi mancava. Avevo voglia di rimettermi alle pelli; decisi quindi di trovare uno che ci sapesse fare con la chitarra. Ho trovato quasi subito Tommy e così abbiamo iniziato a suonare nuovamente, dopo quasi due anni di stand-by. Al tempo ci piaceva far cover, ma in poco tempo già ci dilettavamo in pezzi nostri. Credimi se ti dico che, all’esordio facevamo di tutto, meno quello che poi abbiamo proposto dopo aver maturato il nostro stile”.

CI FAI QUALCHE ESEMPIO?
“Be’, tanto per darvi un’idea, suonavamo rock melodico o in generale hard rock, quello bello pesante e senza la minima pretesa di arrangiare i brani come poi abbiamo fatto successivamente. Diciamo che suonavamo uno stile che poteva assomigliare ai primissimi Mötley Crüe. E pure i primi due, tre concerti, ci hanno visto sul palco a fare i rocker. Era quello che ci piaceva fare!”.

“RIP” E “PUNISHMENT FOR DECADENCE” SONO DUE ALBUM FONDAMENTALI PER L’INNOVAZIONE DEL MOVIMENTO THRASH METAL EUROPEO. SIETE STATI FRA I PRIMI A SUONARLO PUNTELLATO D’INNOVATIVI SPUNTI E INEDITE IDEE. COME SI SVOLGEVA IL SONGWRITING?
“Abbiamo avuto parecchi spunti esterni, sopratutto per “RIP”. Una grossa mano ce l’ha data Tom G. Warrior dei Celtic Frost. Veniva a trovarci e ci consigliava su come avrebbe potuto suonare un pezzo con degli accorgimenti particolari. Quell’uomo ha un bagaglio culturale e tecnico notevolissimo, ma sopratutto, al tempo, aveva tantissime idee e sapeva come metterle assieme”.

A PROPOSITO DI TOM G. WARRIOR, NEL 1986 HA PURE SUONATO SUL VOSTRO PRIMO DEMO “DEATH CULT”. DEVE ESSERE STATA UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE. CI RACCONTI COME SONO ANDATE LE COSE?
“Forse prima non ti ho detto tutto, ma io e Tom G. Warrior ci conoscevamo da tempo. Giravamo entrambi nel circuito dell’underground e quindi ai primi concerti ci vedevamo spesso… ovvero io vedevo spesso loro suonare. Poi scendi dal palco, ti bevi qualcosa e chiacchieri. Fortuna ha voluto che un giorno gli domandai di venire a trovarci. Noi vivevamo circa un’ora e mezza da dove abitava lui. Venne e ascoltò i pezzi del primo demo. Fu in quel momento che iniziò a darci delle dritte, sia a livello strumentale, sia sulle linee vocali da adottare. E se vuoi che te la dica tutta, c’ha dato una grande mano anche con la pronuncia dell’inglese. Infine è stato facile imparare a muoversi on-the-road dato che, nel 1986, gli abbiamo dato un aiuto durante le loro date di supporto al tour di “Tragic Serenades”, vendendo delle magliette, facendo i roadie e supportandoli nel lavoro pratico e manuale”.

SENTI, FACCIO UN PASSO INDIETRO. QUALI SONO STATI I GRUPPI CHE PIÙ HANNO INFLUENZATO IL VOSTRO MODO DI SUONARE? CHI VI HA ISPIRATO MAGGIORMENTE QUANDO ERAVATE GIOVANI?
“Parlo per me perché Tommy non c’è. Ci sono state tre band fondamentali che hanno contribuito a plasmare il mio stile e quindi il mio modo di vivere la musica: Led Zeppelin, The Ramones e Celtic Frost. Se penso ai brani dei Coroner ci trovo dentro tantissimo di queste tre straordinarie band. Ovvio che poi tutto ciò che usciva al tempo da band come Metallica, Slayer, Nasty Savage e sopratutto Mercyful Fate, mi aiutasse ad ampliare gli orizzonti delle mie idee e delle mie ispirazioni”.

QUANDO È STATO IL MOMENTO IN CUI AVETE CAPITO CHE LA MUSICA POTEVA ESSERE QUALCOSA IN PIÙ CHE UNA DIVERTENTE SUONATA FRA AMICI NEI WEEKEND?
“Quando abbiamo seguito i Celtic Frost nel nostro primo tour europeo, subito dopo l’uscita di “RIP”. Credo che ci sentissimo invincibili. Sentivamo molto entusiasmo per il nostro modo di intendere la musica; tutti, sopratutto la stampa, parlavano di noi come una band davvero valida! Questo ci dava forza, tantissima forza. Abbiamo quindi iniziato ad investire sul progetto. Provavamo quattro ore al giorno, tutte le settimane! Abbiamo lavorato tantissimo. Ci abbiamo creduto fin dall’inizio”.

E RICORDI CON PARTICOLARE ENTUASIASMO UN CONCERTO DI QUEL TOUR?
“Certo. Suonavano con noi anche una band d’apertura e i Kreator, oltre ai Celtic Frost come gruppo di punta. Eravamo nervosissimi. Arrivati alla location ci hanno detto: ‘Ragazzi, è tutto esaurito… là fuori ci sono oltre ventimila persone!’. Eravano terrorizzati, ma decisi a spaccare il mondo a metà. Di quel concerto abbiamo anche dei filmati… e se ben ricordo tenemmo anche la nostra prima intervista. Fu una giornata indimenticabile. Non è escluso che parte di questo materiale vada a costituire un nuovo DVD in futuro”.

COME VEDI LA SCENA MUSICALE CONTEMPORANEA? SECONDO TE, QUALI SONO LE PIÙ GRANDI DIFFERENZE CON QUELLA DEGLI ANNI OTTANTA?
“Credo che bisognerebbe limitare l’editing in studio. È necessario che i giovani producano grazie all’uso mani e non appoggiandosi in tutto e per tutto all’elettronica; dovrebbero raggiungere una tecnica sempre più raffinata che li aiuti ad esprimersi. Anche perché poi, in sede live, si vedono delle figuracce!”.

VENIAMO AL PRESENTE. VI SIETE RIFORMATI NEL 2010 E AVETE GIÀ TENUTO MOLTI CONCERTI, ANCHE IMPORTANTI FESTIVAL. VI HANNO ACCOLTI BENE I FAN? CHE SENSAZIONI AVETE PROVATO DOPO TANTI ANNI PASSATI IN SORDINA, LONTANI DAI PALCHI CHE CONTANO?
“Ti dico alcune parole e capirai: ‘sorpresa, incredulità, follia!’ Non avrei mai pensato di entrare in scena e vedere davanti a me tanta gente, di tutte le età. Uomini con la maglia dei Coroner, giovanissimi ragazzi nel mosh-pit che pogano e cantano i nostri brani. Mi sto divertendo tantissimo. Mi sto emozionando davvero!”

IL PROSSIMO 17 SETTEMBRE SUONERETE IN ITALIA AL ROCK HARD ITALIA FESTIVAL 2011. HO PARLATO CON ALCUNE PERSONE E AMICI: SONO TUTTI ENTUSIASTI DI VEDERE I CORONER ON-STAGE! AVETE GIÀ SUONATO IN ITALIA NEL PASSATO? COSA TI ASPETTI DAI FAN ITALIANI?
“Non vedo l’ora, credimi. In passato, quando eravamo attivi, avevamo già suonato in Italia e già quella volta non vedevo l’ora di tornarci. Siamo saliti sui palchi a Torino e a Milano, due date in tutto. Ricordo i ragazzi all’ingresso, l’entusiasmo che ci hanno dimostrato non ha prezzo ancora oggi. Ricordo poi quanto buono era il cibo e il vino! Penso che coglieremo l’occasione per ripetere il tutto. In verità mi viene fame solo al pensarci…”

STATE LAVORANDO A UN NUOVO DISCO?
“No! Sarò franco. Al momento non abbiamo intenzione di produrre alcun album. Non perché non ci piacerebbe, bensì perché non abbiamo tempo. Ognuno di noi ha un lavoro e una famiglia e, sebbene di recente abbiamo abbozzato qualche idea, non c’è idea all’orizzonte che si possa concretizzare in una nuova produzione. In futuro non si sa mai. Magari il prossimo anno riusciremo ad organizzarci e butteremo giù altri brani, perché al momento abbiamo solo due inediti. Vedremo, ma per ora non vogliamo illudere nessuno”.

QUINDI IL 2012 DEI CORONER SARÀ ANCORA UN ANNO DI CONCERTI OPPURE CHIUDERETE QUESTA BELLA ESPERIENZA DEFINITIVAMENTE?
“Il 2012 ci vedrà ancora in giro. Ci  piacerebbe molto organizzare un tour in Sud America, dato che non ci siamo mai stati quando eravamo dediti completamente alla musica. È una cosa a cui stiamo pensado seriamente, da tempo. Al momento invece stiamo pianificando le date in Europa, cerchiamo di buttare giù delle idee. Di sicuro ci vedrete.”

GRAZIE MARKY, È STATO UN PIACERE! LASCIO A TE I SALUTI AI LETTORI DI METALITALIA… CIAO E GRAZIE ANCORA!
“Ringrazio prima di tutti Metalitalia.com per le domande così ‘personali’ che ci avete fatto. Mi ha fatto piacere ripescare dal passato tante memorie. Per il resto ringraziamo ancora una volta tutti i ragazzi che ci ascoltano e ci seguono, vecchi e giovani. Non sapete che piacere e quante sensazioni positive ci state dando, così come non vediamo l’ora di farci vedere a chi non c’ha mai visto dal vivo. È un vero onore suonare per tutti voi. Ciao e supportateci; non vi deluderemo!”.

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