COUNTING HOURS – La strada verso il nulla

Pubblicato il 15/01/2021 da

Tra le migliori sorprese in ambito musicale del 2020 ci sentiamo di annoverare i Counting Hours, sorta di ‘all star band’ finlandese che con il debut album “The Will” ha deciso di riportare in auge quelle cupe riflessioni dark/death-doom metal care ai Rapture e ai Katatonia di metà anni Novanta. Proprio i Rapture sono un nome ben noto ai musicisti coinvolti in questo progetto, visto che entrambi i chitarristi – Jarno Salomaa e Tomi Ullgrén (ora anche negli Impaled Nazarene) – vi hanno militato a un certo punto della loro carriera, tuttavia la gamma espressiva dei Counting Hours non si limita soltanto a certe soluzioni tipiche di alcuni vecchie glorie: come illustrato in sede di recensione e nell’intervista che segue, il gruppo ha composto molto liberamente, riuscendo a inglobare nel sound sia spunti più arcigni che derive acustiche molto suggestive. Parliamo di questo e delle genesi della band con il succitato chitarrista Jarno Salomaa (noto anche per la sua militanza negli Shape Of Despair), con il cantante Ilpo Paasela (The Chant) e con il batterista Sameli Köykkä (Cynabare Urne, ex Colosseum).

JARNO, RACCONTACI LA STORIA DIETRO LA NASCITA DEI COUNTING HOURS: CHE COSA TI HA PORTATO A CIMENTARTI NUOVAMENTE CON QUESTO TIPO DI SONORITÀ DOPO AVERE LASCIATO I RAPTURE MOLTI ANNI FA?
Jarno: – Per me comporre e suonare musica rappresenta da sempre una terapia, oltre che una passione. Ho sempre composto musica e cercato di tirare fuori qualcosa partendo da zero. Dopo avere lasciato i Rapture non mi sono più dedicato a questo tipo di sonorità, preferendo concentrarmi sugli Shape Of Despair o su altri progetti che ho avuto nel tempo. Tuttavia, delle canzoni che avevo preparato per i Rapture attendevano di essere completate e così, dopo un po’ di anni, si è ripresentato il momento giusto per suonare questa musica. La scintilla è scattata quando ho iniziato a parlare con Ilpo sulla possibilità di avere la sua voce su questi pezzi. Dopo avere inciso qualche demo ci siamo convinti di avere fra le mani qualcosa di buono, così è venuto spontaneo cercare di assemblare una vera band e lavorare al materiale del primo demo.

I RAPTURE HANNO PROSEGUITO DOPO LA VOSTRA SEPARAZIONE, MA SONO ORMAI PARECCHI ANNI CHE NON DANNO SEGNI DI VITA. SAI QUALCOSA A RIGUARDO?
Jarno: – Onestamente non saprei cosa risponderti. Sapevo che Tomi aveva in mente di riattivare il gruppo qualche tempo fa, ma evidentemente ciò è rimasto solo un’idea.

SIETE TUTTI VETERANI DELLA SCENA FINLANDESE, QUINDI DI CERTO L’ESPERIENZA NON VI MANCA. QUANTO HA INFLUITO CIÒ SULLA REALIZZAZIONE DEL DISCO? AVETE TROVATO L’ALCHIMIA CHE SPERAVATE?
Jarno: – Non ci piace definirci veterani, ma di certo tutti noi sono stati coinvolti in molte band nel corso degli anni e ognuna di esse ha sempre proposto musica motivata da genuina passione. Per quanto riguarda i Counting Hours, è stato importante circondarsi di musicisti che fossero prima di tutto buoni amici. Volevo che questo progetto fosse caratterizzato da un’atmosfera molto rilassata ed è perciò stato naturale rivolgersi a persone amiche che si conoscono da tanto tempo. Questo legame tra noi ha senz’altro influito sulla riuscita del lavoro.

PRIMA HAI ACCENNATO AL VOSTRO DEMO, RILASCIATO NEL 2016. COSA AVETE CERCATO DI CAMBIARE E DI PROPORRE CON “THE WILL”, IL VOSTRO VERO E PROPRIO ALBUM DI DEBUTTO?
Jarno: – Direi che abbiamo cercato di cambiare quasi tutto rispetto al demo. Quest’ultimo era stato inciso molto alla svelta e non avevamo avuto modo di concentrarci sui vari aspetti che lo compongono. Per il disco abbiamo agito diversamente, arrivando anche a ingaggiare un produttore esterno, una cosa del tutto nuova per me. Non mi era mai capitato di collaborare con un ‘esterno’ sugli arrangiamenti e sul suono di un album. Conoscevamo già Jussi Hämäläinen per il suo operato con Hanging Garden, The Chant e tanti altri, ma con noi, oltre a occuparsi di registrare e mixare, ha anche avuto modo di contribuire alla lavorazione della musica. Puoi insomma sentire molte sue idee su questo disco. A volte siamo anche stati costretti a frenarlo, tanto era entusiasta.

CI SONO BRANI SU “THE WILL” CHE ERANO A TUTTI GLI EFFETTI PRONTI PER I RAPTURE?
Jarno: – Ci sono dei brani che erano stati pensati per i Rapture, ma che non erano stati completati quando ancora facevo parte della band. Si tratta di bozze che hanno preso una piega molto diversa una volta rielaborate per i Counting Hours. Nel tempo le persone cambiano e, assieme a loro, cambiano anche i gusti nella scrittura e nell’arrangiamento. Anche avere un cantante diverso ha portato le canzoni su un livello completamente nuovo. Devo dire che gli anni trascorsi hanno solamente giovato a quel materiale.

LA PROPOSTA DEI COUNTING HOURS È RADICATA IN UN PRECISO MODO DI INTENDERE IL DARK METAL E IL DEATH-DOOM MELODICO. È FORTE L’INFLUENZA DEGLI ANNI NOVANTA NELLE MELODIE E NELLE DINAMICHE DEI PEZZI. TANTE BAND DI GENERE DEATH-DOOM OGGIGIORNO PUNTANO INVECE A RISULTARE PIÙ ESTREME E PESANTI POSSIBILE. IMMAGINO CHE PER VOI SIA IMPORTANTE CHE LA CANZONE ABBIA UNO SVILUPPO CHIARO E COERENTE, A DISPETTO DELLE SUE ATMOSFERE DRAMMATICHE…
Jarno: – Credo che molti gruppi di oggi si concentrino troppo sulla pesantezza o cerchino di restare heavy a ogni costo, anche quando magari vorrebbero esprimere sentimenti diversi. Noi abbiamo adottato un approccio più libero, ma non so dirti se sia migliore: alla fine dei conti, ognuno ha tutto il diritto di fare ciò che vuole con la propria musica. Per quanto riguarda i brani di questo disco, quelli composti di recente sono nati molto velocemente, sull’ispirazione del momento. Ho trovato importante non rimandare il loro completamento ed evitare di rimuginare su certe soluzioni, proprio per mantenere un feeling spontaneo e diretto. A volta la musica necessita di molto tempo per maturare nella tua testa – è il caso egli Shape Of Despair, ad esempio – ma per questa band le cose vanno diversamente. Dipende senz’altro anche dall’umore del momento e da altri fattori. Senza l’apporto di Jussi come produttore, penso che alcuni pezzi sarebbero stati più lunghi: su questo punto abbiamo in effetti discusso un. Bel po’. Per me è stato istruttivo, non ero mai stato abituato a dare peso alle critiche e alle opinioni di una persona esterna in sala prove o in studio.

ESISTONO DEI DISCHI DEL VOSTRO GENERE CHE REPUTATE UNA SORTA DI PERSONALE ARCHETIPO? IL COSIDDETTO ‘DISCO PERFETTO’? RESTANDO IN TEMA, CHE COSA RENDE QUESTO GENERE DI DARK/DOOM METAL SEMPRE DEGNO DI ATTENZIONE PER VOI? SI TRATTA DI UN VECCHIO AMORE NOSTALGICO O DI UNA TAVOLOZZA CHE DEVE ANCORA ESSERE PORTATA AL MASSIMO DEL PROPRIO POTENZIALE?
Ilpo: – Come album influenti, non posso fare a meno di citare “Rain Without End”, “Discouraged Ones”, “Icon” e “October Rust”. La musica su quei dischi è piuttosto semplice da descrivere, ma non posso dire lo stesso delle emozioni che mi fa provare. Credo che l’unico modo per capirla davvero sia limitarsi ad ascoltarla e lasciarsi andare. L’aspetto più importante di questi dischi è la loro libertà espressiva: mi aprirono un mondo quando li ascoltai per la prima volta più o meno venticinque anni fa e ancora oggi l’effetto è il medesimo.

COME ABBIAMO GIÀ ACCENNATO, TUTTI VOI SIETE DA SEMPRE COINVOLTI IN MOLTE BAND E COLLABORAZIONI. PENSATE CHE CIÒ SIA IMPORTANTE PER LA CRESCITA DI UN MUSICISTA?
Sameli: – L’esperienza migliora le proprie capacità e l’autostima. Ciò può portarti a creare musica più personale e riconoscibile. Senza contare che suonando con altre persone puoi accrescere il tuo bagaglio a livello tecnico e imparare tante cose pratiche su come tenere uno show o gestire un gruppo.

PARLIAMO ORA DEI TESTI: VI È UN TEMA SPECIFICO O UN CONCEPT ALLA BASE DI “THE WILL”?
Ilpo: – Il messaggio alla base dei testi di “The Will” è il rispetto per la decisione di qualcuno. Anche che questa significhi togliersi la vita o fuggire dalla realtà, non si dovrebbe interferire con il libero arbitrio. Ogni tanto capita di prendere una scorciatoia e di chiamare certe scelte ‘malattia mentale’, ma dovremmo cercare di non porci certe domande e di trarre simili conclusioni. Ciò che è vero per ognuno di noi è quello che conta veramente. Dovremmo accettare che qualcuno si senta di fare certe cose, la scelta di ognuno è personale e intoccabile.

NON A CASO, LA MUSICA DEI COUNTING HOURS È DECISAMENTE MALINCONICA. RESTANDO IN TEMA, QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE CHE AVETE MAI SENTITO?
Sameli: – Non posso che citare “Watching From A Distance” dei Warning, l’intero album. Iniziate con il brano che da il titolo al disco e cercate di non deprimervi prima di essere giunti alla fine. È un disco meraviglioso, ma estremamente triste.

CONTINUANDO A PARLARE DI COSE TRISTI, IL VOSTRO DISCO ESCE IN UN PERIODO MOLTO DIFFICILE, CON UNA PANDEMIA ANCORA DA DEBELLARE. CHE TIPO DI ASPETTATIVE AVETE PER “THE WILL”?
Sameli: – Questa pandemia ha dato vita a un momento storico molto triste e strano. Tuttavia, parlando di musica, pare che stiano uscendo più dischi che mai. Forse ciò è la conseguenza del non potere suonare dal vivo: i musicisti sono costretti a stare a casa e stanno componendo e registrando moltissima nuova musica. Con “The Will” vogliamo semplicemente fare sapere al mondo che esistiamo e speriamo che coloro che amano questo genere di musica troveranno un momento per ascoltarci. A essere onesti, volevamo soltanto pubblicare un album di cui essere orgogliosi: questo è già un grosso traguardo e non credo che vi sia bisogno di avere altre aspettative.
Jarno: – Sono d’accordo con quanto dichiarato da Sameli. Purtroppo la pubblicazione del disco è coincisa con questo periodo particolare, ma d’altronde avevamo già fatto programmi molto tempo prima. Dispiace solo non potere tenere concerti per promuovere la nostra musica.

NON POTENDO APPUNTO FARE GRANDI COSE DI QUESTI TEMPI, STATE GIÀ COMPONENDO NUOVA MUSICA PER I COUNTING HOURS?
Sameli: – Sì, continueremo a comporre e aperture avanti il nostro discorso. Poi vedremo quale sarà il risultato finale. Personalmente mi piacerebbe mettere in primo piano il lato più cupo e aggressivo, ma è troppo presto per tirare conclusioni. Cerco sempre anche personalità e orecchiabilità nella musica, quindi fondendo tutti questi aspetti potremmo ritrovarci con qualcosa di interessante.
Jarno: – Sì, alcune canzoni sono già pronte, ma si tratta solo di demo. Ho una visione di come voglio sviluppare il nostro sound, ma queste cose tendono a cambiare con il passare del tempo, quindi sarà interessante vedere dove saremo approdati una volta che saremo vicini al completamento dell’opera.

PER CONCLUDERE, AVETE AGGIORNAMENTI SU SHAPE OF DESPAIR, IMPALED NAZARENE E THE CHANT?
Sameli: – Gli Impaled Nazarene pubblicheranno un nuovo album nei prossimi mesi. Sul fronte The Chant non ci sono news al momento. I Cynabare Urne, una death metal band in cui suono, hanno da poco pubblicato un album intitolato “Obsidian Daggers and Cinnabar Skulls”. Ve lo raccomando se amate il death metal vecchio stampo.
Jarno: – Presto ci saranno novità sugli Shape Of Despair. Di recente abbiamo aggiornato la nostra pagina Bandcamp, che potete trovare all’indirizzo shapeofdespairofficial.bandcamp.com.

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