CRADLE OF FILTH – Il martello black metal

Pubblicato il 18/07/2015 da

Non è certo necessario presentare i Cradle Of Filth e non ci dilungheremo troppo in anticipazioni, per lasciarvi alla lunga chiacchierata telefonica che abbiamo avuto con il leader Dani Filth. Parlare con Dani è un piacere, non solo per l’intelligenza della persona, ma anche perché – partendo da discorsi sul nuovo “Hammer Of The Witches” – si arriva a spaziare sugli argomenti più disparati. Non è semplice rendere nella scrittura quella che il carisma del leader dei Cradle Of Filth ha trasformato in una chiacchierata tra amici, di quelle che si fanno davanti a una birra; speriamo di esserci riusciti. Buona lettura, dunque.

Cradle Of Filth - band - 2015


HO LETTO UNA TUA DICHIARAZIONE SUL NUOVO DISCO, HAI DETTO CHE AVREBBE SORPRESO MOLTE PERSONE…
“Sì, be’, in parte è per le reazioni che ho visto durante gli ascolti in anteprima; diciamo che il motivo principale è che questo disco suona molto nuovo per i Cradle Of Filth, ma con elementi distintivi del passato, di dischi tipo ‘Cruelty And The Beast’ e ‘Midian’; penso che le persone saranno sorprese da quanto è veloce, pesante e allo stesso tempo melodico. Tu l’hai sentito ? Che impressione ti ha fatto?”.

SI’, L’HO SENTITO ED IN EFFETTI È SICURAMENTE INNOVATIVO È PIUTTOSTO DIVERSO RISPETTO AI TUOI ULTIMI DISCHI. ANCHE LA TUA VOCE….
“Sì. Certo ci sono tante differenze… sai, tanta gente dice ‘Dani non ha più la voce di un tempo, non è più in grado di cantare’, ma non è questo il punto, c’è solo un modo differente di cantare. Ho quarantun anni ed è normale che voglia provare qualcosa di differente, anche quando uso lo scream voglio che le persone capiscano quello che sto dicendo. Io sono così: non basta solo la musica, voglio che le parole arrivino alla gente; questo non vuol dire non essere estremi o rinnegare quello che si è fatto in passato. Fare qualcosa di nuovo, in generale, non vuol dire allontanarsi da quello che hai suonato in precedenza o rinnegarlo”.

CI SONO TANTI ELEMENTI DI METAL ESTREMO, MA C’È ANCHE MOLTO CLASSIC METAL…
“Assolutamente! E penso che questa è un’altra cosa che sorprenderà le persone”.

COME “ENSHRINED IN CREMATORIA”, CHE MI È SEMBRATA MOLTO INFLUENZATA DALLA NWOBHM…
“Sì, è successo: è venuto in modo spontaneo, forse anche per la nuova line-up, e sicuramente può rappresentare qualcosa di particolare in un disco dei Cradle Of Filth”.

AVETE SCELTO UN TITOLO, “HAMMER OF THE WITCHES” (È LA COMUNE TRADUZIONE INGLESE DI MALLEUS MALEFICARUM, UN TRATTATO DEL 1486 SECOLO SUI PROCEDIMENTI DA ADOTTARE CONTRO LE STREGHE, NDR) MOLTO FORTE. SI TRATTA DI UNO DEI LIBRI CHE HA CAUSATO PIÙ MORTE E PERSECUZIONE NELLA STORIA…
“Sì, anche se non si tratta di un concept come si potrebbe pensare. Inizialmente il working title era differente… non ricordo esattamente come si sia arrivati al titolo definitivo, anche se conosco bene il libro e l’ho letto. Sono d’accordo con te e, nonostante sia un titolo forte ed immediato, ad un certo punto ho pensato che forse avremmo potuto cambiarlo, proprio per i motivi cui accennavi; ma molti hanno detto che era un buon titolo, che sarebbe rimasto impresso. Poi c’era già una concept art fantastica per la copertina e per il disco, basata su questo titolo. Sia per la copertina che per il libretto, Arthur Berznish, che è un artista fantastico, ha fatto un lavoro incredibile. E lui aveva usato il titolo per creare l’immagine grafica di tutto il disco, quindi…”.

OK. TORNIAMO ALLA MUSICA: PAUL NON FA PIÙ PARTE DELLA BAND. QUESTO HA INFLUENZATO, IN QUALCHE MODO, LA COMPOSIZIONE DEI PEZZI?
“In realtà non ha cambiato il modo in cui componiamo, scriviamo canzoni più o meno come abbiamo sempre fatto. In alcune occasioni Paul aveva il compito di comporre tutto. Ora ognuno prende parte al processo compositivo. Ed avere due chitarre che lavorano e scrivono insieme, be’… credo si possano vedere i risultati. Credo che anche questo sia un motivo per cui il disco, a molti, ricorda ‘Cruelty And The Beast’ o ‘Midian’, perché in entrambi i casi avevamo due chitarristi molto ‘prolifici’ che componevano insieme (Paul Allender è rientrato nella band proprio ai tempi di ‘Midian’). Voglio dire: siamo una band con due chitarre ed è così che le cose dovrebbero funzionare”.

ORA CHE LINDSAY SCHOOLCRAFT È A TUTTI GLI EFFETTI PARTE DELLA BAND, CHE RUOLO HA AVUTO NELLA COMPOSIZIONE DI QUESTO DISCO?
“Guarda, la gran parte delle orchestrazioni sono state curate da Martin (Škaroupka, cioè Marthus, batterista e precedente tastierista, ndR) ed è lui che ha messo insieme molti degli arrangiamenti tra tastiere e chitarre. Lindsay ha contribuito, comunque: ha composto alcune parti, per esempio quelle di arpa. Però, sai, è difficile sezionare il disco e dire che una singola parte è stata fatta da una persona… Ovviamente ci sono alcune canzoni che sono state composte esclusivamente da una o due persone, ma non sono rimaste per forza come erano all’inizio. Siamo entrati in studio con sedici pezzi e da subito Scott Atkins, il produttore, ci ha detto che non potevamo inciderle tutte e che dovevamo rinunciare a due o tre pezzi… e uno di questi era il mio preferito (ride, ndR)”.

E CI HAI RINUNCIATO ?
“Sì (ride, ndR). È stato un processo abbastanza democratico. Ognuno ha detto quali canzoni preferiva e quali riteneva più deboli, ed è toccato a quella canzone. Ma sono felice così: tre pezzi sono abbastanza per farci qualcosa in futuro e Scott aveva ragione: con sedici pezzi sarebbe stato un doppio album… e non so se ce l’avremmo fatta a concentrarci al meglio su così tanto materiale. Alla fine sono rimaste tredici canzoni, undici sull’edizione normale. Ma fino alla fine non sapevamo quale sarebbe stato il running order e quali sarebbero finite solo sull’edizione speciale. Non l’abbiamo deciso fino a circa una settimana prima di consegnare il disco all’etichetta. Devo dire che, se fosse stato per me, le avrei messe tutte e tredici nell’album… Alcuni potranno essere d’accordo con la scelta delle canzoni che abbiamo messo sull’edizione limitata, altri no. Comunque, direi che è stato decisamente un processo compositivo molto produttivo”.

E SE PENSI AGLI INIZI DELLA BAND, PIÙ DI VENT’ANNI FA, COME CREDI SIA CAMBIATO IL TUO MODO DI FARE MUSICA?
“Ovviamente è cambiato dal punto di vista tecnologico. Oggi abbiamo molte cose che allora non c’erano; nella band ci sono due persone che vivono nella Repubblica Ceca, due che vivono in Inghilterra, una che vive in Scozia e una che vive in Canada. Facciamo molti concerti e stiamo spesso insieme, quindi possiamo scambiarci nuove idee e spunti quando siamo insieme; poi ci sono cose come Dropbox, così ognuno può metterci le sue cose e gli altri le possono sentire. Sarebbe molto più difficile, se non impossibile, se non ci fosse una tecnologia di questo tipo. Ma, a parte questo, lo spirito della band e la musica che vogliamo fare sono cose che non sono davvero cambiate un granché; il modo in cui io scrivo è sempre lo stesso: di notte, quando non ci sono distrazioni…”.

UN ASPETTO FONDAMENTALE DELLA MUSICA DEI CRADLE OF FILTH È SEMPRE STATO RAPPRESENTATO DAI TESTI. USI UN LINGUAGGIO, PER COSÌ DIRE, MOLTO RAFFINATO E RICERCATO.
“Sì, assolutamente. Anche se devo dirti che non è qualcosa che riguarda i Cradle Of Filth solo come band, ma più come stile di vita. Un po’ come le copertine dei dischi: cerchiamo sempre grandi artisti e vogliamo lavorare solo con persone di alto livello, è tutto parte di un unico concetto e, naturalmente, l’aspetto lirico deve essere all’altezza della qualità della musica, della grafica, della produzione… È qualcosa che abbiamo sviluppato negli anni, qualcosa che vogliamo porti le persone a dire ‘questi sono i Cradle Of Filth, perché hanno tutte queste cose’, una specie di immagine che racchiuda tutti gli aspetti della band”.

ANCHE I MOLTI RIFERIMENTI LETTERARI CHE HAI SEMPRE USATO (DAI VAMPIRI A LOVECRAFT ED IN QUALCHE MODO ANCHE L’ULTIMO DISCO) FANNO PARTE DI QUESTO APPROCCIO?
“Sì. Ogni volta che abbiamo il budget per un nuovo disco, prendo alcune centinaia di euro e compro dei libri. Alcuni li leggo subito, altri restano sugli scaffali della mia libreria fino al prossimo disco, alcuni non li leggo proprio (ride, ndR). Credo che sia un po’ come un chewing-gum per il cervello”.

HAI FATTO DUE DISCHI, UNO SU ERZSÉBET BÁTHORY E UNO SU GILLES DE RAIS, DUE PERSONE CONSIDERATE L’ARCHETIPO DEI SERIAL KILLER. COSA PENSI DELL’IDEA DI UCCIDERE? DI UNA PERSONA CHE TOGLIE LA VITA AD UN’ALTRA PERSONA?
“Sai, oltre ai due personaggi c’è qualcosa anche della storia che si è creata intorno a loro o del modo di vedere le storie. Ed entrambi i personaggi hanno in qualche modo a che fare con le favole. E’ un po’ come ‘La Camera Di Sangue’ di Angela Carter, dove l’autrice rivede le favole Perrault… penso sia affascinante il modo in cui tutto questo inizia e come poi tutto si tramandi attraverso gli anni. Erzsébet Báthory faceva il bagno nel sangue, ha ucciso moltissime persone, ma in realtà c’erano anche delle motivazioni politiche dietro tutto questo. Al di là di ciò, quello che mi piace è l’aspetto un po’ fiabesco di entrambi i personaggi. Sono un grande appassionato di gothic, non posso dire che mi piacciano i serial killer, ma ne sono affascinato; proprio ora sto guardando una foto di John Wayne Gacy, una foto originale, che tengo appesa alla parete ed ha un’espressione che trovo davvero affascinante. Questo non significa che io approvi quello che queste persone hanno fatto, ma penso che sia una parte dell’umanità, non saprei come dire… per essere un serial killer non basta che ammazzi qualcuno, gli spezzi le ossa o cose del genere, è più come un’opera d’arte. E ti chiedi cosa abbia portato quelle persone a fare ciò che hanno fatto (segue un lungo silenzio, ndR). Sì, direi che questo è quello che penso sui serial killer”.

OK, TORNIAMO ALLA MUSICA. IL SINGOLO “RIGHT WING OF THE GARDEN TRIPTYCH” HA UNA STRANA INTRO ELETTRONICA, POI QUALCOSA CHE RICORDA UN PO’ “NYMPHETAMINE”, POI HA MOLTI RICHIAMI ALLE VOSTRE COSE PIÙ VECCHIE. C’È ADDIRITTURA UNA PARTE IN CUI DICI “QUEEN OF WINTER THRONED” (CANZONE PRESENTE SU “VEMPIRE”), EPPURE, ANCHE SE È MOLTO CRADLE OF FILTH, MI È SEMBRATA DIVERSA DAL RESTO DEL DISCO.
“Sì. E’ strano… quell’inizio elettronico continuavamo a metterlo e toglierlo. La prima volta che l’ho sentito mi ha fatto davvero incazzare e ho pensato: ‘no, che cazzo stanno facendo?’; poi è stato modificato ed il sound era sempre meglio ed alla fine mi sono detto che mi piaceva, che stava bene. Sai, quando sei una band che è in giro da vent’anni diventi una specie di istituzione e puoi rimaneggiare le cose, fare citazioni tra i tuoi dischi… E questo è il motivo di quel ‘Queen Of Winter Throned’, è in una parte mi ricordava davvero quella canzone ed ho pensato che fosse figo rendere esplicita questa cosa. E’ un po’ come molte band che vanno e vengono, gruppi che sembrano destinati a durare e spariscono, anche quando la stampa parla molto bene di loro e che magari tu vuoi in qualche modo ricordare con una tua canzone. Lo puoi fare con altri o con i tuoi stessi dischi. Tu hai colto quella citazione, ma non credo freghi molto a qualcuno del perché ci fosse o che molti se ne siano accorti e non è neanche così importante, ma è bello che qualcuno lo noti: è qualcosa che mi fa piacere. Voglio dire, apprezzo che tu te ne sia accorto”.

AL CONTRARIO, C’È UN’ALTRA CANZONE, “THE VAMPYRE AT MY SIDE”, CHE È MOLTO PIÙ FURIOSA E DIRETTA… QUALCOSA DI STRANO PER I CRADLE OF FILTH…
“Sì, hai ragione. E’ una canzone molto diretta e facile, anche se mantiene comunque molta melodia. È difficile da definire come ‘nera’ o ‘bianca’, se capisci cosa intendo… Ha un inizio acustico e non usavamo parti acustiche non saprei neanche io da quanto… da tantissimo, comunque. Sai, potrebbe in qualche modo rappresentare l’essenza di questo disco. ‘Hammer Of The Witches’ è fondamentalmente un disco heavy metal; è anche black metal, ovviamente, e noi lo saremo sempre per via di alcune melodie, dell’aspetto occulto, della musica e delle atmosfere cupe, il look e tutte le altre cose. C’è però anche tanta liricità e poesia, per esempio in ‘Yours Immortaly’, che suggerisce atmosfere cupe, di rituali oscuri, che è qualcosa di tipicamente heavy metal”.

INFATTI HO LETTO CHE HAI DEFINITO QUESTO DISCO HEAVY METAL, CHE CONSIDERI I CRADLE OF FILTH UNA BAND HEAVY METAL E IMMAGINO NON TI PIACCIA ESSERE ETICHETTATO COME BLACK METAL…
“Oh no. Mi piace, eccome. Certo, è limitante essere messo in una categoria, ma il black metal è una musica che ci piace, suoniamo con band black metal, conosciamo molte band black metal e va benissimo esserne parte. A volte ci sono cose che non condivido… Ma sai, comunque, se pensi che le prime band con cui i Cradle hanno suonato sono state Emperor, Immortal o Rotting Christ, è chiaro che, in qualche modo, facciamo parte della stessa cosa. Certo, noi siamo sempre sembrati qualcosa di strano e di differente e non credo che dobbiamo certo dei favori alla scena black metal… Quando abbiamo avuto un po’ di successo ed alcune nostre canzoni sono diventate molto popolari, alcuni hanno detto che non eravamo più black metal che è una cosa fottutamente ridicola. Pensa alle band che hanno avuto successo come Emperor o Immortal, non hanno certo avuto lo stesso trattamento…”.

PENSO CHE CERTI GIUDIZI, A VOLTE, VENGANO ANCHE DA PERSONE CHE HANNO UNA FRUIZIONE DELLA MUSICA SUPERFICIALE. CREDO CHE SIA DOVUTO AL DIFFONDERSI DEL DOWNLOAD ILLEGALE CHE PORTA A DARE GIUDIZI FRETTOLOSI, MAGARI DOPO UN SOLO ASCOLTO. QUESTO, ALLA FINE, HA ANCHE CAMBIATO IL MODO DI FARE MUSICA.
“Assolutamente; sono totalmente d’accordo con te. Molta è diventata musica di consumo, più che economica ed ha perso la sua magia. Se ripenso ai tempi di Napster e della loro disputa legale coi Metallica… allora quasi nessuno li prese seriamente, dicendo che i soldi che perdevano erano briciole rispetto ai milioni che guadagnavano coi dischi ed il tutto veniva visto come ‘non credete di aver già abbastanza sold ?’. Ecco, penso che quei ragionamenti fossero una stronzata già allora e risentirli oggi mi fa veramente incazzare. Io sono esattamente come chiunque altro… voglio dire: se hai un lavoro e magari risparmi un anno per andare in vacanza o per comprarti una macchina e qualcuno arrivasse e prendesse i tuoi risparmi come se fosse un suo diritto, tu ti incazzeresti. È esattamente quello che succede alle band. Vedi: noi abbiamo lavorato per più di un anno a questo disco, ci abbiamo messo letteralmente lacrime e sudore. Poi arriva qualcuno che scarica il disco, lo ascolta rapidamente senza troppo interesse, visto che non l’ha pagato, e lo reputa mediocre… Non è questo il modo in cui bisogna ascoltare un disco. Se io volessi vedere, per dire, ‘Jurassic World’ e ne avessi una copia pirata e me la guardassi in casa mia, sul mio divano, potrei essere arrestato. Se, invece, ho una copia pirata di un CD europeo, nessuno mi potrebbe dire nulla, me la caverei veramente con poco più che una predica. Penso davvero che dovrebbero esserci più investimenti per proteggere la musica e, più in generale, tutta l’arte. Molti dicono che tanto le band fanno soldi suonando live, ma tanti musicisti che suonano dal vivo, anche in grandi eventi o davanti a moltissime persone devono trovarsi un secondo lavoro, perché non riescono a vivere con quello che gli arriva dalle esibizioni live. E non riguarda solo le band, è lo stesso per i giornalisti, i programmi televisivi, le stazioni radio. Cazzo, le stazioni radio continuano a chiudere e c’è gente che lavora e lavora sodo per niente. Musicisti, DJ, giornalisti, tutte persone che lavorano in cambio di niente. Certo, è bello poter fare il musicista, ma anche un musicista deve portare il cibo a casa, deve pagare le bollette e deve pagare gli strumenti, uno studio… Ora, in Inghilterra, anche gli studi di registrazione stanno chiudendo, perché quale cazzo di musicista se li può più permettere?”.

È TRISTE…
“È triste, sì. Ed è terribile (durante tutto questo discorso, Dani si è ‘infervorato’ molto, sembrandoci veramente affranto e colpito dalla situazione di cui parlava, ndR)”.

TUTTA LA MUSICA NUOVA, SPECIE SE ESTREMA, DIFFICILMENTE VIENE ASSIMILATA E CAPITA AL PRIMO ASCOLTO. PROBABILMENTE, SE QUANDO UNA BAND COME LA TUA HA INIZIATO, CI FOSSE GIÀ STATA QUESTA DIFFUSIONE DEL DOWNLOAD ILLEGALE, NON CI SAREBBERO MAI STATI I CRADLE OF FILTH. ED IL DISCORSO POTREBBE VALERE PER TUTTA LA SCENA BLACK METAL…
“Esatto. Le persone della mia età o della tua spesso parlando di musica, si ricordano di quando dovevano risparmiare soldi per  comprare un disco e che tu vivessi a Londra o in una cittadina più piccola, ti ricordi di come passavi il pomeriggio al negozio di dischi, con i tuoi amici e di come, magari, tornavi due o tre volte a quel negozio, prima di scegliere l’unico disco che potevi permetterti coi soldi che avevi messo da parte. E se quando tornavi a casa e lo ascoltavi, non era quello che ti aspettavi o non ti entusiasmava subito, gli davi comunque una possibilità, magari ascoltandolo più volte o in momenti diversi. E anche avere un oggetto da guardare, un libretto con dei testi da leggere, tutto rendeva l’intero processo di ascoltare un disco molto più figo. Adesso puoi avere l’album immediatamente: su Amazon puoi fare ordini, pre-order ed avere l’album subito… ed i CD non sono mai stati così economici. Voglio dire, con 10 euro puoi avere un CD: vaffanculo, è il costo di una bottiglia di vino. Se puoi permetterti una cosa, puoi permetterti anche l’altra. D’altro canto, ci sono tante cose oggi e, forse, molti ragazzi preferiscono spendere i pochi soldi che hanno in tasca, magari, per un videogame. Ma, alla fine, anche questo mercato comincia ad avere gli stessi problemi…  Il tutto potrebbe essere accettabile in minima parte se le persone scaricassero un disco perché è più conveniente o più comodo e lo ascoltassero. Ma di solito queste persone sono quelle che poi giudicano un disco e non si ricordano neanche una canzone. E comunque essere un musicista non significa avere una specie di bacchetta magica che produce soldi in cambio di niente; io mi faccio il culo come tutti ed anche il mio è un fottuto lavoro, quindi perché tu rubi il frutto del mio lavoro?”.

SONO D’ACCORDO CON TE; È UN PROBLEMA CHE SPESSO VIENE SOTTOVALUTATO… ALLEGGERIAMO UN PO’ IL DISCORSO, ADESSO. SE DOVESSI DIRE QUAL È IL TUO ALBUM PREFERITO DEI CRADLE OF FILTH, A PARTE “HAMMER OF THE WITCHES”, QUALE SCEGLIERESTI?
“Ti direi ‘Hammer…’ perché è quello che sto ascoltando in questo momento, ma… vediamo … è difficile. Forse ‘Cruelty And The Beast’ o forse ‘Nymphetamine’. Mi piacciono tutti, questo è un dato. Altrimenti non sarebbero mai usciti dallo studio di registrazione. Certo, magari ci sono delle singole canzoni che mi piacciono più o meno delle altre… Ma sì, se proprio dovessi scegliere, direi o ‘Nymphetamine’ o ‘Cruelty And The Beast’. Certo che mi piace anche ‘Midian’… Non lo, davvero non saprei risponderti”.

E CE N’È UNO CHE AMI MENO DEGLI ALTRI ?
“Sinceramente, no. Non c’è nessun disco che non mi piace. Sarebbe come se mi chiedessi quale dei tuoi figli mi piace di meno”.

E ATTUALMENTE, A PARTE “HAMMER OF THE WITCHES” CHE MUSICA ASCOLTI ?
“Attualmente ascolto molte colonne sonore. Anche perché lavoro molto e quando lavoro cerco di non distrarmi con musica che catturerebbe troppo la mia attenzione. Ascolto molto black metal, vecchio hardcore americano, come Bad Brains, Circle Jerks, Bad Religion. Anche molto thrash anni Ottanta, sopratutto tedesco; sto ascoltando anche un po’ di darkwave, musica classica. Mi piacciono molti generi musicali”.

SE UNA PERSONA CHE VUOLE AVVICINARSI AL METAL TI CHIEDESSE UN DISCO IMPRESCINDIBILE?
“Gli direi che sicuramente non sbaglierebbe stando sui classici: Iron Maiden e Judas Priest. Probabilmente gli Iron Maiden, come band, rappresentano appieno l’heavy metal. Ma se dovessi dire un unico album, allora direi ‘Painkiller’ dei Judas Priest. È sicuramente il disco più heavy metal che sia mai stato inciso; subito dopo direi ‘Powerslave’ e ‘Seventh Son Of A Seventh Son’. Poi, sicuramente, ‘Master Of Puppets’ e ‘Reign In Blood’. E poi andare avanti con cose sempre più estreme. Almeno questo è quello che ho fatto io. E che, credo, abbiano fatto un po’ tutti. Magari, restando, sull’old school, aggiungerei ‘Bark At The Moon’ e ‘Don’t Break The Oath’. Direi che con questi dischi, uno può avere una buona idea di cosa sia l’heavy metal”.

OK. INVECE, SE ASCOLTI ADESSO IL NUOVO DISCO, C’È UNA PARTE CHE TI PIACE PARTICOLARMENTE; QUALCOSA CHE REPUTI SIA VENUTA DAVVERO BENE?
“La mia canzone preferita sul disco è ‘Blackest Magick In Practice’; parte cinematografica, in qualche modo, poi ha delle parti veloci e poi diventa più malinconica. Ha delle atmosfere molto cupe e oppressive che mi soddisfano”.

QUEST’ESTATE AVETE SUONATO ALL’HELLFEST E, A BREVE, SUONERETE A WACKEN, SICURAMENTE I DUE FESTIVAL PIÙ GRANDI D’EUROPA. PREFERISCI SUONARE IN QUESTI EVENTI O NEI LOCALI, MAGARI IN PICCOLI CLUB?
“Entrambe le cose, a dire la verità. Devo ammettere che alcuni dei più bei concerti, coi suoni migliori, li abbiamo fatti in posti veramente piccoli. Penso che i festival siano fantastici per gli headliner, dato che ci sono moltissime persone che sono lì per te ed anche chi lavora ai suoni ha avuto, magari, tutto il giorno per perfezionare il sound ed i tuoi tecnici hanno tempo di lavorare e non devono fare tutto di fretta, magari in quindici o venti minuti. Certo che tutta quella folla, a volte, può risultare soverchiante. Comunque mi piacciono entrambe le dimensioni”.

E RESTANDO AI LIVE, QUALI SONO LE BAND CON CUI TI SEI TROVATO MEGLIO IN TOUR ?
“Domanda interessante. Vediamo… Siamo stati in tour con tantissime band e con molti ci siamo trovati veramente bene. Però direi sicuramente i Moonspell: sono persone simpatiche e ci siamo sempre divertiti molto in tour insieme. Anche coi Nachtmystium in america ci siamo divertiti… e con i Godseed, la band di Ghaal.  Con loro ci siamo fatti veramente un sacco di risate; loro sono davvero degli amici. Poi direi coi Killswitch Engage…”.

COI KILLSWITCH ENGAGE?
“Sì. Siamo stati headliner insieme ad un festival nel 2003 e si suonava per un paio di giorni, poi c’erano giorni liberi e passavamo un sacco di tempo insieme. E loro sono abbastanza pazzi… E’ stato divertente. Adam (Dutkiewicz, ndR) è veramente una persona divertente”.

TORNANDO AL DISCO: ABBIAMO GIÀ PARLATO DEL TITOLO E DEL FATTO CHE UNO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI SIANO LE STREGHE. ED ANCHE DI COME QUEL LIBRO FOSSE UNO STRUMENTO DI PERSECUZIONE OLTRE AD UNA DELLE PEGGIORI ESPRESSIONI DELLA MISOGINIA DELLA CHIESA…
“È terribile come le donne siano sempre state, per la chiesa, il capro espiatorio di qualunque cosa; sono state trasformate nell’archetipo di tutto ciò che era considerato demoniaco; per la chiesa cattolica le donne sono sempre state la causa di ogni male così come la stessa idea di inferno è sempre stato un modo per  spaventare le persone e, quindi, tenerle sotto controllo. La base di ogni religione è portare le persona a credere in qualcosa attraverso la paura: lo trovo ridicolo. E così tutta la misoginia che pervade la religione; la stessa idea che le donne fossero portate ad entrare in contatto con forze demoniache. Ma sai tutto questo odio verso le donne non è poi così diverso da quello che c’era qua fino a 150 anni fa… Anche l’Inquisizione Spagnola, specialmente qua da noi, ha contribuito alla persecuzione delle donne, tramite la caccia alle streghe”.

MA TU PENSI CHE QUALCOSA COME LE STREGHE O LA STREGONERIA ESISTA O SIA MAI ESISTITO?
“Sì, certo. Qualcosa che deriva dall’età classica, indietro fino alla civiltà sumera e babilonese. Ci sono cose figure come il Codice di Diana o l’Aradia. Ci sono state ricerche molto approfondite sul codice delle streghe, da parte di Leland e di molti altri, nel diciannovesimo secolo. Ogni era ha le sue streghe, per così dire. Il modo in cui sono state rappresentate, per esempio, proprio dal Malleus Maleficarum aveva a che fare solo con il male, col nuocere al genere umano… La cristianità ha sempre cercato di rendere un’immagine distorta e malvagia della donna. La chiesa ha sempre voluto che le persone credessero a queste cose, per spaventarle e controllarle, così da diventare più ricca e più potente. C’è una canzone sul disco, ‘Onward Christian Soldiers’, che è molto vicina a ‘Dusk And Her Embrace’ e parla di questo. Dal punto di vista spirituale siamo ancora nella stessa merda in cui eravamo al tempo delle crociate, davvero poco è cambiato. Ancora a combattersi tra cristiani e musulmani, sempre perché qualcuno reclama una terra che qualcun’altro ha occupato. La canzone, per dire, rappresenta qualcosa che ancora accade al giorno d’oggi. Non è cambiato davvero niente.  E tutto questo è triste”.

 

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