Le commistioni tra metal estremo, hardcore, post-metal hanno trovato da diversi anni terreno fertile in Germania e i Cranial ne rappresentano una creatura che ben si colloca in questo frastagliato filone. Discendenti del post-metal/sludge strumentale degli Omega Massif, band del chitarrista Michael Melchers autrice di due interessanti album tra 2007 e 2011, i quattro di Würzburg portano avanti dall’EP d’esordio “Dead Ends” un discorso sfaccettato e rigoroso.
Il loro modo di interpretare il filone post-metal è più affini ai suoni duri e ruvidi dei primi anni 2000, che non alle progressioni melodicamente raffinate e gentili di molti interpreti di oggi: un’essenzialità hardcore che ancora permea il loro operato, anche oggi che si va a connotare, in “Structures”, per prolungate, grigiastre, derive atmosferiche.
L’ultimo album arriva dopo un periodo tremendo per il gruppo, che ha dovuto piangere la perdita del suo batterista originario, Cornelius Merlin, deceduto nel 2024 per sclerosi laterale amiotrofica. Un accadimento che ha segnato profondamente il percorso di avvicinamento al terzo disco dei Cranial, come ci raccontano il cantante/bassista Julian Weidhaus e il chitarrista/seconda voce Bastian Krockel, oggi felici di essere riusciti comunque ad andare avanti, elaborare il lutto e proseguire nell’avventura-Cranial, realizzando quello che riteniamo essere il loro miglior lavoro fino ad oggi.
“STRUCTURES” È UN ALBUM CHE ARRIVA DOPO UN PERIODO MOLTO TRAVAGLIATO PER VOI, A CAUSA DI ALCUNE DIFFICILI ESPERIENZE PERSONALI CHE AVETE DOVUTO AFFRONTARE. POTETE DIRCI COME LE AVETE AFFRONTATE, E COME ABBIANO INFLUITO SULLA CREAZIONE DEL VOSTRO TERZO ALBUM?
Julian: – Come cantante della band, ho messo molte delle mie sensazioni e delle mie riflessioni nel disco. Mi ha richiesto tantissimo sforzo, in tutto il tempo che ha preceduto il nostro ingresso in studio di registrazione. Volevo accogliere quei frammenti di pensiero, quelle emozioni tranquille e spaventate che scaturivano dentro di me e accompagnarle, in modo che trovassero una loro voce e potessi incoraggiarle a raggiungere qualcosa di grande.
In una seconda fase, abbiamo processato queste esperienze, aprendoci a diverse possibilità. Specialmente quando siamo tornati a suonare dal vivo per la prima volta, è stato per noi un momento particolarmente delicato. Sapevamo che stavamo raccontando una storia importante questa volta. Una storia di perdita di connessioni e di come abbiamo trovato la nostra strada per tornare indietro.
Bastian: – Cornelius, il nostro primo batterista, si è ammalato gravemente, sclerosi laterale amiotrofica, e ovviamente non è più stato in grado di suonare. Ci ha incoraggiato ad andare avanti con la band. Abbiamo trovato un sostituto, Felix. Non è stato facile per lui occupare il posto di Cornerlius, ma penso che stia facendo un ottimo lavoro.
SE CONFRONTATO CON I VOSTRI DISCHI PRECEDENTI, HO L’IMPRESSIONE CHE “STRUCTURES” PONGA MAGGIORMENTE L’ACCENTO SUL LATO ATMOSFERICO DELLA VOSTRA MUSICA. NON È QUALCOSA DI COMPLETAMENTE INEDITO PER VOI, IN “ALTERNATE ENDINGS” GIÀ AVEVATE INIZIATO A ESPLORARE QUESTO LATO STILISTICO, MA STAVOLTA SI PERCEPISCE UNA SPECIE DI TOCCO CINEMATOGRAFICO, DI FLUIRE QUASI FILMICO DELLA MUSICA.
COME AVETE LAVORATO PER EVOLVERE LA VOSTRA PROPOSTA IN QUESTO SENSO?
Bastian: – CI è venuto naturale, senza grosse pianificazioni. Proviamo sempre nuove soluzioni, così quello che senti nel disco è semplicemente quanto è scaturito dalle nostre prove assieme. Abbiamo cercato di integrare molte atmosfere diverse e le idee migliori sono confluite nelle tracce di “Structures”.
Julian: – Siamo felici che l’album dia un’immagine autentica di come ci sentivamo nel periodo della sua realizzazione, e allo stesso tempo esprima il nostro stato d’animo quando lo abbiamo concluso. Ciò rende abbastanza appropriato affermare che la musica ha trovato un tocco cinematografico.
IN ANALOGIA AI DUE ALBUM PRECEDENTI, ANCHE IN QUESTA OCCASIONE LA TRACKLIST È FORMATA DA QUATTRO LUNGHE CANZONI. VORREI SAPERE SE C’È UNO SPECIFICO MOTIVO PER CUI FINORA I VOSTRI DISCHI HANNO AVUTO QUESTO NUMERO DI TRACCE, OPPURE È ACCADUTO CASUALMENTE E NON L’AVEVATE PIANIFICATO IN PARTENZA.
Bastian: – Credo sia avvenuto per caso. Tendiamo sempre a scrivere canzoni piuttosto lunghe. Quattro brani in totale ci stanno perfettamente in un LP, due per lato.
Julian: – Esatto, come ha detto Bastian, è per ragioni pratiche che abbiamo avuto finora quattro canzoni su ciascun disco. Quando le canzoni sono ancora in preparazione e non ultimate, ci capita che siano addirittura più lunghe della loro versione definitiva, subiscono diversi arrangiamenti, modifiche secondo le nostre idee e preferenze. Alla fine, quando pensiamo di averle ultimate, decidiamo come disporle su disco, in quale ordine metterle.
Per “Structures”, a dire il vero, abbiamo collocato le tracce secondo uno schema differente. Abbiamo intervallato una traccia lunga e dilatata, con un’altra più corta e diretta. Ci è sembrato che così la nostra musica potesse fluire meglio e riascoltando “Structures” ci pare che la scelta sia stata giusta.
IN MODO NON COSÌ COMUNE ALLA GRAN PARTE DELLE USCITE POST-METAL ODIERNE, IL VOSTRO SUONO È RUVIDO, SCABRO, CONNESSO A UNA DIMENSIONE DEL POST-METAL/HARDCORE PIÙ AFFINI AI PRIMI ANNI 2000 CHE A QUELLA ODIERNA.
PERCHÉ AVETE SCELTO UN SUONO COSÌ RUVIDO E PERCHÉ PENSIATE SIA COSÌ ADATTO AL VOSTRO MESSAGGIO MUSICALE?
Julian: – Senza pensare in termini di uno specifico periodo musicale o di genere, quello che mi colpisce è quanto il nostro suono sia così fisico. Ecco perché ne sono così attratto e lo trovo perfetto per esprimere quello che sentiamo. È anche divertente e appagante cercare di perfezionarlo, utilizzare nuova attrezzatura e imparare a usarla per ottenere un risultato ancora migliore.
COME PRINCIPALI FONTI DI ISPIRAZIONE, SI PERCEPISCE UNA FORTE CONNESSIONE CON BAND COME ISIS E KNUT. IN PARTICOLARE IL GRUPPO SVIZZERO, CHE HA REALIZZATO ALCUNI OTTIMI ALBUM GIÀ PARECCHI ANNI FA, MISCHIANDO POST-HARDCORE, SLUDGE E SPERIMENTAZIONE CON SUONI PIÙ ATMOSFERICI E DILATATI, SENZA PERDERE IMPATTO E URGENZA. PER VOI, QUALI SONO I GRUPPI PIÙ VICINI AL SUONO DEI CRANIAL?
Bastian: – Isis e Knut sono sicuramente tra i gruppi che ci hanno ispirato, poi aggiungerei Neurosis, Botch, Buried Inside, Yob, Buried At Sea e Eyehategod.
Julian: – Ultimamente, mi hanno appassionato le ultime uscite di TESA e The Canyon Observer.
“STRUCTURES” NELLA SUA INTEREZZA SEMBRA ESSERE UN LUNGO, TORMENTATO VIAGGIO NELLA MENTE DEI SUOI AUTORI. COME COLLEGATE MUSICA E LIRICHE PER ESPRIMERE LE EMOZIONI CHE AVETE DENTRO DI VOI?
Julian: – Sì, vero, per noi scrivere “Structures” è stato un lungo e difficoltoso viaggio. Quando componiamo, le idee strumentali vengono per prime. Le liriche e il flusso narrativo arrivano in seguito. Siamo attratti da questa musica per ragioni ben precise e queste plasmano il nostro suono. Tutte le esperienze vissute confluiscono nella musica e trovano infine espressione nelle liriche.
NONOSTANTE LA LUNGHEZZA DELLE TRACCE, I TESTI SONO MOLTO BREVI, FORMATI DA POCHISSIME FRASI. QUAL È IL SIGNIFICATO DI QUESTA SCELTA?
Julian: – Ho sempre preferito testi brevi e dritti al punto, senza perdere in significato o in chiarezza. Siamo stati tutti d’accordo nella band di inserire le parti vocali all’interno di quelle specifiche sezioni, quelle dove ci sembrava avessero reso meglio.
AMMETTO DI NON AVER CAPITO COSA VENGA RAPPRESENTATO NELL’IMMAGINE DI COPERTINA E QUALE SIGNIFICATO ABBIA. POTETE SPIEGARCI IL PERCHÉ DI QUESTA COVER E COME SI CONNETTA AI CONTENUTI SONORI E TESTUALI DEL DISCO?
Julian: – La copertina vuole mostrare come l’ignoto ci destabilizzi. Il cambiamento ci prende alla sprovvista, ci mette a disagio, ci tormenta finché non troviamo il coraggio di accettarlo. Visivamente, l’immagine in copertina passa dalla sfocatura alla forma, dal disorientamento al contorno. Ecco perché si collega così strettamente a “Structures”.
La title-track ti fa vivere un’esperienza simile. Con essa forniamo solo il linguaggio necessario per mantenere un contatto, senza dare spiegazioni nette e definitive. In questo senso, l’opera d’arte, la musica e le parole compiono lo stesso gesto: dare spazio a ciò che ci spaventa, finché non sentiamo che ci appartiene.
PRIMA DEI CRANIAL CI SONO STATI GLI OMEGA MASSIF, LA BAND DEL VOSTRO CHITARRISTA MICHAEL MELCHERS. COSA È RIMASTO DI QUELLA ESPERIENZA NEI CRANIAL, COME HA INFLUENZATO QUELLO CHE FATE OGGI?
Bastian: – Michael ha scritto tantissimi riff per gli Omega Massif ed è anche il principale songwriter dei Cranial, per cui è inevitabile che i suoi lavori precedenti si riflettano in quanto suoniamo noi oggi. Ma quando io e Michael abbiamo fondato i Cranial, abbiamo subito deciso di fare anche qualcosa di diverso con questa band, come inserire parti più veloci e avere una voce principale, mentre gli Omega Massif erano interamente strumentali.
I CRANIAL ESISTONO ORMAI DA DIECI ANNI. COME GIUDICHERESTI QUELLO CHE AVETE PRODOTTO FINO AD OGGI?
Bastian: –È sempre difficile giudicare la propria musica. Personalmente sono contento di tutte le nostre uscite. Non cambierei nulla di esse. Ogni canzone è il risultato del contributo di ogni singolo musicista, qualcosa di prezioso.
DOPO AVER REALIZZATO UN DISCO COME “STRUCTURES”, CHE VI HA RICHIESTO UN FORTE DISPENDIO DI ENERGIE, EMOTIVE SOPRATTUTTO, QUALI SONO LE VOSTRE SENSAZIONI E COSA VEDETE NEL FUTURO PER I CRANIAL?
Bastian: – Sono semplicemente soddisfatto di “Structures” e, dati appunto gli sforzi profusi, aver terminato tutto il lavoro è motivo di sollievo. Per quanto riguarda il futuro, spero soltanto che potremo continuare a suonare dal vivo e scrivere nuova musica.
Julian: – Pure io sono contentissimo di come “Structures” è venuto e, allo stesso tempo, sollevato di aver concluso tutto questo ciclo di lavoro. È bello poter condividere con chiunque il frutto dei nostri sforzi. Come ha già detto Bastian, completare un nuovo album richiede tantissimo lavoro. Ora sono solo eccitato dal potermi connettere ad altre persone tramite la nostra musica.


