CRIPPLE BASTARDS – Retrospettiva di odio

Pubblicato il 09/02/2018 da

Dopo lo speciale di qualche giorno fa, primo appuntamento della rubrica “Le Introspettive di Metalitalia.com”, torniamo ad ospitare sulle nostre pagine i Cripple Bastards, come sempre rappresentati dalla voce e dalle parole del leader Giulio The Bastard. Con trent’anni di carriera da festeggiare, un box set enorme e curatissimo da promuovere e un full-length in procinto di essere pubblicato su Relapse Records, gli argomenti per una chiacchierata a trecentosessanta gradi non sono certo mancati, a conferma dell’incredibile periodo di forma della storica grindcore band astigiana…

DOPO IL DVD “BLACKMAILS & ASSHOLISM” (2007) E LA RACCOLTA “AGE OF VANDALISM” (2009), CON “THE OUTSIDE WORLD” TORNIAMO A FARE UN’AMPIA RETROSPETTIVA DELLA CARRIERA DEI CRIPPLE BASTARDS, QUESTA VOLTA CONCENTRANDOCI SULLE VOSTRE PARTECIPAZIONI A SINGOLI E COMPILATION. COM’E’ NATO E COME SI E’ SVILUPPATO IL PROGETTO? SAPPIAMO CHE VI HA TENUTO IMPEGNATI PER DIVERSI ANNI…
– L’idea ha iniziato a prendere forma diversi anni fa, dettata da diversi motivi. Con il tempo i vecchi singoli sono diventati abbastanza costosi e difficili da reperire, e volevamo dare la possibilità agli ascoltatori (soprattutto a quelli che ci seguono da meno tempo) di completare la sconfinata discografia Cripple Bastards senza impazzire nella ricerca di ogni titolo. Così abbiamo deciso di metterli insieme in un’unica raccoltona, ripartendo dai master e facendo un lavoro maniacale di recupero e restauro del suono. Un’altra ragione è che all’epoca una parte di quegli EP era uscita con una stampa che non rispecchiava la nostra idea originaria, soprattutto per via di un cutting che andava a tagliare eccessivamente le frequenze medio/acute penalizzando l’impatto ultra distorto della chitarra di Alberto The Crippler. Con l’esperienza acquisita attraverso le uscite F.O.A.D., il lavoro di squadra con il Toxic Basement Studio e la fabbrica che ci stampa i dischi, sapevo che saremmo finalmente riusciti a proporre il suono di quelle vecchie registrazioni nella sua forma più pura, e questo è stato uno stimolo ulteriore per affrontare l’impresa. Da quando abbiamo iniziato i lavori all’uscita sono passati 4-5 anni. Considera che abbiamo voluto recuperare tutte le bobine e i master di primissima generazione, e alcuni erano rimasti alle etichette che li avevano prodotti 20-25 anni fa, quindi per rintracciarli e farseli mandare ci è voluto un po’ di tempo.

TRA TUTTI GLI SPLIT REGISTRATI DAL ’92 AL 2012, CE NE SONO ALCUNI CHE RITIENI PARTICOLARMENTE RIUSCITI O A CUI TI SENTI PIU’ LEGATO? PER QUALE MOTIVO? CHE COSA TI AFFASCINA MAGGIORMENTE DI QUESTO FORMATO?
– Tra tutti, sicuramente quelli registrati ad Asti nel biennio 1993-1994, come “Life’s Built on Thoughts” e gli split con Patareni, Psychotic Noise e Senseless Apocalypse, perchè erano frutto di un lavoro totalmente ‘fai da te’ e perchè diedero un’identità a quello che poi divenne il nostro modo di fare grind. Vennero realizzati nella sala prove del batterista Michele con mezzi da combattimento (un vecchio mixer e pochi microfoni), ma ancora oggi riascoltandoli credo possano vantare un suono irripetibile, in particolare la distorsione di chitarra di Alberto e quel feeling da presa diretta tutto improntato sull’aggressività e sul nichilismo sonoro. Passando invece agli EP realizzati in tempi più recenti, è sicuramente degna di nota la session “Slimewave” uscita per Relapse nel 2006. E’ stata la nostra prima volta allo Studio Fredman in Svezia, e la vedo tutt’ora come una ‘collisione’ tra due mondi che non si erano mai incrociati: da un lato il death/grind glaciale di marca scandinava, che sta alla base di tante produzioni uscite da studi come quello, e dall’altra un gruppo con un modo di comporre e suonare radicato nella rabbia e nella velocità della scuola hardcore italiana degli anni ‘80… il risultato che ne è scaturito è interessante e abbastanza fuori dai canoni. Venendo all’ultima parte della tua domanda, il formato 7″ EP mi è sempre stato a cuore perchè da collezionista accanito ci sono cresciuto insieme e perchè nel nostro genere (se escludi i primi classiconi su Earache Records) una miriade di band ed etichette si sono sviluppate attraverso uscite di questo tipo, vuoi per i costi contenuti, vuoi per la breve durata che permetteva a gruppi squattrinati come il nostro di tirare fuori 5-6 minuti di materiale senza svenarsi in studio.

QUANDO TU E ALBERTO FONDASTE I CRIPPLE BASTARDS, ORMAI TRENT’ANNI FA, QUALI ERANO LE VOSTRE MIRE E I VOSTRI OBIETTIVI? QUANTO ERAVATE MOSSI DALLA CONSAPEVOLEZZA E QUANTO INVECE DALL’INCOSCIENZA? ALL’EPOCA IN ITALIA (E PER CERTI VERSI ANCHE IN EUROPA) NON SI ERA MAI SENTITO NULLA DI SIMILE…
– Quando abbiamo fondato i Cripple Bastards non c’erano assolutamente mire o progetti, volevamo soltanto suonare al massimo della velocità e dell’estremismo per avere qualcosa del genere da riascoltare a casa. A dirlo adesso sembra assurdo, ma in quegli anni c’era ben poco di quello che si è poi sviluppato con il grindcore, quindi il primo impulso fu di creare con i nostri mezzi qualcosa di tirato e violentissimo per appagare il nostro gusto e la nostra sete di ascolto. All’inizio quello che registravamo non circolava proprio, restava a noi e ad una ristrettissima cerchia di amici. Con il passare del tempo, tra i primi contatti con fanzine e altre band, il tape trading e i miei costanti viaggi nell’ex-Jugoslavia (dove avevo tanti amici che ascoltavano roba simile), ha poi preso piede l’idea di ampliare il raggio di circolazione dei demo. A quel punto ci mettevamo davanti a posti come l’El Paso a Torino o il Subbuglio ad Alessandria e regalavamo le cassette a chi entrava. O le portavamo in negozi di dischi come il Rock’n’Folk a Torino o il Zabriskie Point a Milano e le scambiavamo con gente di altri gruppi che passava di lì, poi qualcosa per posta… non ci interessava per niente suonare dal vivo o farci strada chissà dove, era un semplice impulso dettato dalla voglia di creare qualcosa di violento, esasperato e distruttivo.

L’UNICO ELEMENTO DI CONTINUITA’ CON LA LINE-UP DEGLI ESORDI SEI TU, GIULIO. IN CHE RAPPORTI SEI RIMASTO CON GLI EX MEMBRI? TI CAPITA MAI DI RIVEDERLI O DI SENTIRLI?
– Sono rimasto in buoni rapporti con quasi tutti gli ex membri dei Cripple Bastards. Di recente ho incontrato sia Alberto The Crippler che il primo batterista Michele Hoffman e abbiamo festeggiato insieme questi 30 anni e l’uscita del boxset. Con altri ci siamo persi di vista, mentre è inevitabile che tra gli innumerevoli cambi di line-up che ci sia stato qualcuno con cui sono rimasto ai ferri corti (parlo di musicisti del primo decennio).

AVRESTI MAI PENSATO DI RAGGIUNGERE IL TRAGUARDO DEI TRENT’ANNI CON I CRIPPLE BASTARDS? GUARDANDOTI INDIETRO, QUALI SONO STATI I MOMENTI PIU’ ALTI E QUALI INVECE QUELLI PIU’ BASSI LEGATI ALLA CARRIERA DELLA BAND?
– Quando abbiamo formato la band non immaginavamo minimamente che le cose sarebbero andate avanti per tutto questo tempo, ma considera anche che avevamo dai 13 ai 16 anni, e a quell’età è già tanto se pensi a cosa farai domani. Tra i momenti più alti citerei svariati tour particolarmente riusciti, festival che hanno segnato la storia del nostro genere, l’aver realizzato dischi che riascoltati oggi sono invecchiati bene. Tra quelli più bassi, invece, tante diatribe e polemiche che non hanno portato a nulla di concreto e che non sono certo partite da noi.

I CRIPPLE BASTARDS HANNO SEMPRE GIOCATO CON L’IMMAGINARIO NOIR E POLIZIESCO DEGLI ANNI ’70, BASTI PENSARE AI SAMPLE DI “GIORNATA NERA PER L’ARIETE” O DI “FRENZY” NEL FINALE DI “94X FLASHBACK DI UN MASSACRO”. DA FAN DEL GENERE, QUALI SONO LE TUE PELLICOLE PREFERITE? E’ MAI CAPITATO CHE LA VISIONE DI UN FILM FUNGESSE DA SPUNTO PER UN TESTO?
– Sì, ad esempio “Pete the Ripper” era basata totalmente su “Lo squartatore di New York” di Lucio Fulci, e oltre a questo ci sono stati un mucchio di riferimenti e citazioni a film di genere nell’arco della nostra discografia. E’ impossibile fare una lista dei preferiti perchè sono troppi e soprattutto perchè vado a periodi; magari c’è l’anno in cui guardo quasi solo spaghetti western, quello in cui mi concentro su gialli e polizieschi, e così via. I registi su cui certamente mi sono focalizzato a livelli quasi maniacali sono stati Ruggero Deodato, Umberto Lenzi, Fernando Di Leo, Lucio Fulci, Sergio Martino, Bruno Corbucci e alcuni stranieri…

PER RIMANERE IN TEMA, I TESTI SONO UNO DEGLI ELEMENTI PIU’ RAPPRESENTATIVI DELL’UNIVERSO CRIPPLE BASTARDS. COME CREDI SI SIANO EVOLUTE LE TUE DOTI DI PAROLIERE DAGLI ESORDI AD OGGI? QUALI SONO I VERSI DI CUI TI SENTI PIU’ FIERO O CHE NEL CORSO DEGLI ANNI HANNO CREATO PIU’ PROBLEMI ALLA BAND?
– I testi del primo periodo erano molto brevi e sintetici perchè accompagnavano pezzi noisecore da una manciata di secondi, e quindi giocavano sull’effetto ‘botta e risposta’ tra il titolo e una frase che desse un senso al tutto. Nel corso degli anni hanno attraversato diverse fasi, da una struttura che attingeva dall’hardcore italiano nel quale sono cresciuto (specie la scena torinese di Kollettivo, Negazione, Declino e Nerorgasmo) ad uno stile più personale fatto di sbalzi costanti tra introspezione e aggressività verso l’esterno. Ho sempre attinto da esperienze di vita quotidiana, cercando di lasciare un vasto margine di interpretazione e di dubbio. Muovendosi di pari passo con i tempi, i testi si adattano e cambiano in base a quello che mi succede intorno. Il boxset “The Outside World” contiene un libro che raccoglie quasi tutti quelli scritti dagli esordi al 2012. Al momento sto completando quelli per l’imminente nuovo album. Le frasi che preferisco: “Tu hai il doppio del mio tempo ma neanche un quarto della mia vita“, “Quel che ti resta da trascorrere riflette il buio che ti sei lasciato dietro“, “Niente stelle nel mio cielo solo un occhio avvelenato che punta verso te” e tante altre… d’altronde in 30 anni ne ho scritti un’infinità! Quelli che più ci hanno creato problemi sono stati il titolo “Almost Human” abbinato a quell’immagine, il testo di “I Hate Her” compreso in modo distorto, “Quasi Donna, Femminista” e altri, specie dagli ultimi 3-4 album.

TENSIONI, POLEMICHE E CONTROVERSIE HANNO SEMPRE ACCOMPAGNATO IL MONICKER CRIPPLE BASTARDS, TANTO DA SFOCIARE IN DIVERSI EPISODI DI INTOLLERENZA E VIOLENZA. UNO SU TUTTI, L’ORMAI FAMIGERATO CONCERTO DI ROVERETO DEL 2005… CHE RICORDI HAI DI QUELLA SERATA? PENSI SIA POSSIBILE IMPARARE QUALCOSA DA CERTE ESPERIENZE?
– Sai, non mi piace granchè parlare di questi argomenti. Mi hanno talmente rotto i coglioni quando li ho vissuti che voglio soltanto lasciarmeli alle spalle e, forse, riuscire a dimenticarli del tutto. Con il tempo ho sempre e solo visto sparire la gente che scatenava certe polemiche e boicottaggi. Ti entrano nella vita, ti cagano in casa e poi si dileguano, il succo è quello. E allora ti chiedi perché mai siano passati, per quale motivo, in nome di cosa se tanto poi si parla di ragioni o ideali fatti per essere accantonati. Cosa c’è da imparare? Niente. Forse ad accanirsi il più possibile la prima volta che ti capitano tra le mani, così da non rivederli mai più.

IL 2018 SARA’ UN ANNO DI FESTEGGIAMENTI ANCHE E SOPRATTUTTO SUL PALCO, E NON E’ UN CASO CHE SIATE GIA’ STATI CONFERMATI A FESTIVAL COME IL MARYLAND DEATHFEST O L’OBSCENE EXTREME. VISTA L’IMPORTANZA DELL’ANNIVERSARIO, PENSATE DI PROPORRE UNA SCALETTA SPECIALE O DI RIPESCARE QUALCHE CHICCA DAL PASSATO?
– Penso di sì, ma non anticipo nulla perché ci sono un po’ di idee in cantiere al riguardo. Vediamo cosa succede: forse ci sarà qualche grossa sorpresa, forse solo un po’ di vecchie mostruosità riesumate in scaletta!

SUONARE IN QUESTA BAND TI HA PERMESSO DI VISITARE DIVERSE PARTI DEL MONDO. QUALE LUOGO TI HA SEGNATO MAGGIORMENTE DA UN PUNTO DI VISTA UMANO? E QUAL E’ LA LOCATION PIU’ ASSURDA IN CUI TI SEI ESIBITO?
– Sicuramente il luogo che più mi ha segnato è stato il Giappone. Fin da quando ho iniziato ad ascoltare hardcore, metal e noise, sono sempre stato attratto dalla loro scena, dalle loro band e dal loro immaginario. Quando poi ci sono andato in tour per la prima volta sono rimasto folgorato, tant’è che da allora continuo a tornarci almeno 1-2 volte all’anno. L’avvicinarmi al loro mondo, l’approccio che hanno verso la musica estrema e il loro modo di suonare, uniti a tanti altri fattori, hanno scatenato in me una mania che, se prima era già abbastanza grave, dopo il primo viaggio è salita a livelli patologici! Location più assurde dove abbiamo suonato… mah, ce ne sono state di ogni tipo: campi profughi, cantine, autorimesse, cortili in quartieri di periferia, addirittura un night club con tanto di divanetti e separè che per breve tempo inspiegabilmente ha fatto anche concerti.

SAPPIAMO CHE IL SUCCESSORE DI “NERO IN METASTASI” USCIRA’ NEL CORSO DEL 2018. PUOI ANTICIPARCI QUALCOSA SULLA DIREZIONE STILISTICA DEL DISCO?
– Al momento stiamo completando le registrazioni, e a fine marzo andremo a mixarlo allo Studio Fredman in Svezia. Il disco riprende lo stile di “Nero in Metastasi” e “Variante alla Morte” con un approccio ancora più solido e rabbioso, un martellamento costante di blast beat (primo album con Raphael Saini alle pelli) e un passo avanti nel lavoro compositivo delle due chitarre. A breve annunceremo il titolo e altre informazioni a riguardo. Uscirà per Relapse Records nel corso del 2018.

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