CROWN OF AUTUMN – Arcani, splendidi orizzonti

Pubblicato il 29/05/2019 da

Chiudiamo l’iter promozionale riservato a “Byzantine Horizons” dei Crown Of Autumn con una esauriente intervista al loro leader, fondatore, compositore principale, voce, chitarre, basso e tastiere Emanuele Rastelli, che ci ha introdotto nuovamente nel mondo tutto particolare ed unico di una band che, ogni volta che si ripresenta ai nastri di partenza con una pubblicazione di inediti, riesce ad attrarre la doverosa e giusta attenzione della totalità degli addetti ai lavori e a rafforzare una fanbase fedele negli anni, nonostante il centellinamento involontario di occasioni mediatiche per scoprirne le gesta. Con il terzo full foriero di più ampie vedute musicali, senza però distorcere l’anima stessa, esploratrice, profonda, sacrale e ‘di ricerca’, del gruppo, la Corona d’Autunno scolpisce ancor più nel marmo il proprio calco da formazione di culto dell’underground nostrano ed europeo. La parola ad Emanuele…

CIAO EMANUELE, BENTORNATO DOPO DIVERSI ANNI, COME DI CONSUETO, SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM! IL NOME CROWN OF AUTUMN, QUASI DECENNALMENTE, TORNA A RIECHEGGIARE SULLE SCENE METALLICHE IN OCCASIONE DI UN NUOVO DISCO. “BYZANTINE HORIZONS” HA AVUTO UNA GESTAZIONE ELEFANTIACA, SE NON ERRO. CI PUOI PARLARE DI COME E’ NATA ED E’ ANDATA SVILUPPANDOSI LA VOSTRA ULTIMA CREATURA?
– L’uscita di “Splendours From The Dark” (2011) dopo moltissimi anni di silenzio ci ha restituito nuovo entusiasmo e ha rinnovato la nostra voglia di dedicarci a questo progetto. Già dal periodo immediatamente successivo alla pubblicazione di quell’album iniziammo a comporre nuovo materiale con un approccio più maturo ed una visione più ampia rispetto al passato, complice il fatto che in “SFTD” più della metà del materiale registrato fu scritto tra il 1998 e il 1999. Quel disco, infatti, nacque con la precisa intenzione di dare finalmente vita a quei brani rimasti nell’ombra per lunghi anni, motivo per cui l’album in questione suona un po’ retrò. Anche in “Byzantine Horizons” ci sono alcuni passaggi scritti moltissimi anni fa, parliamo persino del 1991/92, ma si tratta solo di singoli riff o melodie vocali, non di intere composizioni. Quando iniziai a scrivere le musiche ed i testi per l’album nuovo avevo in mente un mondo da evocare; un universo di colori, profumi e paesaggi. Si tratta di quell’area geografica che va dall’Andalusia alla Cappadocia, passando ovviamente per Italia e Grecia. Volevo un sound sabbioso e desertico ma aperto a tinte vivide, tipicamente mediterranee. La produzione artistica di Mattia (Stancioiu, batterista del gruppo e producer, ndR) è stata determinante in questo.

VORREI PARTIRE, NELL’ANALISI DI “BYZANTINE HORIZONS”, DALLA QUASI-NOVITA’ IN SENO ALLA LINEUP DELLA BAND, OVVERO L’INGRESSO IN PIANTA STABILE DI MILENA SARACINO COME TERZA VOCE. GIA’ IN “SPLENDOURS FROM THE DARK” SI ERA MESSA IN EVIDENZA, MA COME SOTTOLINEATO IN SEDE DI TRACK-BY-TRACK E RECENSIONE, IN “BYZANTINE HORIZONS” IL CONNUBIO DELLE TRE VOCI E’ IL PUNTO DI FORZA AGGIUNTO DEL GRUPPO. VAI PURE A RUOTA LIBERA SULL’ARGOMENTO ‘VOCALE’…
– A mio modo di vedere, “Splendours From The Dark” è un album più cupo rispetto a “Byzantine Horizons”, ed è maggiormente influenzato da un immaginario più romantico e medievaleggiante, così come fu per “The Treasures Arcane”. La voce di Milena, in quel contesto, venne utilizzata soltanto in alcuni momenti, al fine di evocare atmosfere dal sapore celtico. Nel nuovo lavoro, invece, avevamo bisogno di un elemento sonoro preponderante che veicolasse quel senso di vitalità e freschezza tipicamente mediterraneo. La voce di Milena è leggera e cangiante, il suo timbro mi ha sempre dato l’idea di una piacevole brezza. Inoltre, il suo modo di cantare non è ancorato ad alcun genere musicale particolare; questa trasversalità è senz’altro una delle caratteristiche principali dell’intero album. La decisione di inserire Milena in pianta stabile ci vide subito tutti d’accordo fin dal periodo immediatamente successivo a “Splendours…”, pertanto la fase compositiva dei nuovi brani ha sempre tenuto conto di questo fondamentale elemento. Le canzoni sono nate spontaneamente, attribuendo a ciascuno dei tre vocalist le parti che più si confacevano ad ogni singolo momento. Non c’è stata nessuna suddivisione a tavolino delle parti: era la musica stessa a richiedere l’una o l’altra voce; un musicista saggio dovrebbe sempre mettersi a completa disposizione della musica, lasciandosi alle spalle eventuali voglie di protagonismo individuale. Tutti i membri dei COA lavorano con questo approccio e, anche quando emergono delle diatribe su come fare qualcosa (situazione a dire il vero molto rara), tutti hanno in mente principalmente il bene del brano ed il risultato finale. Io ho curato molto di più le mie parti in growl rispetto al passato, sia come timbro che come interpretazione, aiutato enormemente dall’eccellente lavoro di mix fatto da Mattia. Anche Gianluigi (Girardi, clean vocalist, ndR) ha dato il meglio di sé, con la sua vocalità sempre a cavallo tra potenza graffiante e pathos. Alcune sue interpretazioni, come ad esempio sul brano “Our Withering Will”, sono davvero memorabili.

A LIVELLO DI INFLUENZE, INVECE, E’ CHIARO COME LA MATURITA’ VOSTRA PERSONALE, CONSEGUITA CON LA NORMALE CRESCITA IN QUANTO INDIVIDUI DOTATI DI ACUME E SENNO, VADA DI PARI PASSO CON UN PIU’ AMPIO BAGAGLIO DI ISPIRAZIONI. LASCIANDO STARE LE FONTI VISIVE E TEMATICHE, QUALI ARTISTI OGGIGIORNO RIESCONO A DARVI QUALCOSA IN SEDE DI SONORITA’ E STILE?
– Essendo l’unico compositore del gruppo, rispondo solo per ciò che riguarda i miei ascolti. Rispetto al passato, la novità presente in “Byzantine Horizons” sono le varie influenze heavy-rock di stampo americano. Principalmente Tool, A Perfect Circle, System Of A Down. Poi ci sono ascolti più alternative come Tori Amos, Florence And The Machine o Bat For Lashes. Infine tutte le altre cose più metal, ethno-folk e cantautorali che già ascoltavo assiduamente in precedenza. Al giorno d’oggi, in ambito prettamente metal, trovo ci siano molti progetti davvero validi, partendo dal black e arrivando al metal con sfumature più moderne: Caladan Brood, Grà e Sarke hanno recentemente prodotto dei dischi straordinari. Anche Gojira e Mastodon, in un ambito totalmente differente, hanno dato un preziosissimo apporto. I Vektor e i Revocation nel thrash/death, oppure i Rivers Of Nihil e i Sulphur Aeon nel death metal. Ho apprezzato molto anche l’ultimo “Split” dei Peste Noire. Sul versante neo-folk, poi, sono recentemente usciti due veri capolavori: “Songs From The Fyrgen” dei Wolcensman e soprattutto “Le Ceneri Di Heliodoro” dei Rome. Sono moltissimi i progetti attuali che apprezzo. Per non parlare di quei dischi italiani, davvero eccellenti, usciti negli ultimi anni: Wake Arkane, Scuorn, Emyn Muil, Crimson Dawn, The Foreshadowing, Omnia Malis Est, Alchimia e moltissimi altri. Sono sempre più orgoglioso di fare parte di questa scena nostrana in costante crescita.

LE TEMATICHE, ORA: HO TROVATO MOLTO INTERESSANTI E STIMOLANTI, NELLE TUE PAROLE SCRITTE IN OCCASIONE DEL NOSTRO TRACK-BY-TRACK, GLI ACCENNI AD UNA META-CRITICA ALLA SOCIETA’ D’OGGIGIORNO. DA QUALI BASI SEI PARTITO PER UNIRE L’ATTUALITA’ AL TUO CLASSICO APPROCCIO LIRICO PIU’ INCENTRATO SU ‘VISIONI DEL PASSATO’?
– Tenterò di sintetizzare in poche parole un percorso lungo e complesso. Tutto è partito da intuizioni, tanto autentiche quanto disordinate, che ebbi in adolescenza. Si trattava più che altro di un certo gusto estetico e di una naturale tendenza verso valori che potremmo definire ‘cavallereschi’. Ciò produsse una fase lirica incentrata su suggestioni archetipiche che non venivano comprese appieno nemmeno da me. Varie letture, esperienze dirette ed incontri significativi hanno poi fatto sì che queste intuizioni venissero razionalizzate ed inquadrate in un contesto più preciso. L’incontro determinante, in tal senso, fu quello con l’opera del metafisico francese René Guénon. Da quel momento in poi iniziai ad ampliare il campo delle mie ricerche personali. Non si trattava più soltanto di indagare i princìpi trascendenti che stanno all’origine di tutte le cose (al pari delle Idee platoniche), ma anche il loro dispiegarsi nel tempo e nello spazio in cui viviamo, e quindi anche nella storia. Da lì il mio interesse per la politica, intesa sempre nel senso più ampio e interpretata alla luce dei suddetti princìpi. Le liriche di “Byzantine Horizons” includono tali elementi, accanto a quei momenti maggiormente poetici ed evocativi che hanno sempre caratterizzato le nostre composizioni fin dagli esordi.

TITOLO ED ARTWORK, ENTRAMBI MOLTO SUGGESTIVI: DA DOVE NASCONO E QUALI ELEMENTI GRAFICI E SIMBOLICI SI PORTANO DIETRO? COME SI LEGANO ALLA MUSICA E AI TESTI?
– Gli ‘orizzonti bizantini’ sono interpretabili essenzialmente in due modi. Il primo, di cui avevo già accennato nella nostra precedente chiacchierata in occasione del track-by-track, è quello più strettamente legato alla tradizione cristiana orientale, cosiddetta ‘bizantina’. Gran parte dei testi e delle musiche di questo nuovo lavoro ne riflettono l’arte, la mistica e la teologia. Anche le suggestioni cromatiche e paesaggistiche proprie di questo mondo sono state fondamentali per la creazione del concept alla base dell’album. Da un punto di vista un po’ meno elevato, anche se perfettamente complementare al primo, questi ‘orizzonti’ possono essere quelli geo-politici e culturali dell’Eurasia, ma anche di altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Inutile dire che, in questa weltanschauung, il paradigma di vita anglo-americano moderno, in particolare quello statunitense, non è esattamente protagonista; quantomeno non nella sua accezione materialistica-individualistica, oggi preponderante. Per quanto riguarda la copertina, si tratta del mio primo esperimento in tal senso. Ho raccolto molto materiale grafico e ho cercato di mettere insieme elementi antichi e moderni per evocare un luogo-non luogo; un paesaggio che sembrasse in qualche modo sospeso, sia nel tempo e nello spazio. Questo perché gli ‘orizzonti bizantini’ di cui parliamo sono soprattutto ideali. E come tali non sono soggetti a nessun tempo e nessuno spazio in particolare.

SICCOME IL TUO/VOSTRO ITER COMPOSITIVO E’ DECISAMENTE IN SLOWMOTION, TI RICORDI QUALI SONO LE TRACCE DEL NUOVO DISCO CHE HAI COMPLETATO PRIMA E QUELLE PIU’ RECENTI, INVECE? E, ANCORA, COME RIESCI A MANTENERE IL FIL ROUGE DI CIO’ CHE COMPONI SENZA CHE VENGA PERSO NEL TEMPO? AVRAI UN OTTIMO SISTEMA DI BACKUP, IMMAGINO…
– Direi che non ci sono state tracce completate molto prima o molto dopo altre. L’album è maturato nella sua interezza in diversi anni di lavoro. Ci sono alcune melodie molto vecchie, come accennavo prima, ma quasi tutte sono state composte o riarrangiate in tempi più recenti. Le canzoni sono nate tutte insieme e sono state sviluppate dai membri della band nel corso di un lunghissimo lavoro di pre-mix fatto in studio. Ho sempre lavorato imparando le melodie ed i riff a memoria, oppure registrandoli ‘alla buona’. La cosa divertente è che ogni tanto, mentre strimpello, mi torna in mente qualche passaggio interessante, magari composto tempo addietro, che per varie ragioni era andato nel dimenticatoio. E’ una bella sensazione, come quando trovi venti Euro nella tasca dei pantaloni che non indossi da mesi!

CONCENTRIAMOCI UN ATTIMO SULLA COPPIA DI CANZONI CHE AVETE SCELTO PER PROMUOVERE L’USCITA UFFICIALE DEL DISCO: “CYCLOPEAN” ED “EVERYTHING EVOKES”. TI VA DI SPIEGARE IL PERCHE’ DELLA SCELTA CADUTA SU TALI BRANI E RACCONTARCI UN PO’ COM’E’ STATA L’ESPERIENZA DI GIRARE UN VIDEO PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA BAND?
– Il primo video che abbiamo realizzato è “Everything Evokes” (l’ultimo pubblicato). Non avevamo mai girato un video prima di allora e, dal momento in cui volevamo tentare di farlo con i nostri mezzi, abbiamo pensato che la cosa più prudente da fare fosse provare, come prima esperienza, con il classico video in studio. Ci siamo recati all’Elnor Studio e abbiamo iniziato le riprese di quello che, a nostro parere, era il brano che avrebbe funzionato meglio in un contesto del genere. Energico, molto ‘suonato’ e dal ritornello alquanto catchy, “Everything Evokes” si presta molto bene ad un video informale come quello che volevamo realizzare. Una volta visto il risultato finale, siamo rimasti soddisfatti e abbiamo deciso di realizzare un secondo videoclip più descrittivo, da utilizzare come video principale per la promozione di “Byzantine Horizons”. Prima è stata scelta la location e poi il brano più adatto a quest’ultima, “Cyclopean” appunto. Facendo tutto per conto nostro, abbiamo dovuto fare di necessità virtù, cercando come prima cosa un contesto che fosse accessibile, disponibile e avente la giusta luce naturale. Per fortuna viviamo in Italia! Dopo aver guardato tre o quattro siti nella mia zona (provincia di Mantova), abbiamo trovato una situazione ideale nel Comune di Volta Mantovana, sui Colli Morenici. Si tratta di un bellissimo palazzo gonzaghesco, oggi sede del Municipio, che ci è stato gentilmente concesso per due giorni di riprese. Unire la mia passione per i Beni Culturali ed il Territorio a quella per la musica è stata un’esperienza unica e davvero appagante. Il tutto condito da pranzi consumati in loco, all’insegna del cibo tipico di quella zona. Anche lo stomaco vuole la sua parte!

DUE PEZZI CHE ESULANO IN PARTE DALLA TRACKLIST SONO, A MIO PARERE, “WHORES FOR ELEUSIS” E “LO SPOSO DELL’ORIZZONTE”. INFLUENZE E RISPETTIVI RIMANDI SONO GIA’ STATI ESPLICATI IN ALTRE SEDI (TRACK-BY-TRACK E RECENSIONE), ORA PUOI DESCRIVERCELI A PIU’ AMPIO RESPIRO?
– Il ritornello di “Whores For Eleusis”, testo escluso, risale ai primi anni Novanta. Ho sempre amato molto quell’andamento mid-tempo alla Megadeth di “Countdown To Exctintion”, ma non avevo mai trovato il contesto giusto per poterlo realizzare. Con “Byzantine Horizons” si è finalmente presentata l’occasione, visto che lo spirito di questo disco è molto più variegato e caleidoscopico rispetto agli album precedenti. Il resto del brano poi è stato composto di recente, dando alla strofa un taglio più moderno e groovy – ma allo stesso tempo darkeggiante – che a mio parere ben si sposava con l’apertura melodica del refrain. “Lo Sposo dell’Orizzonte” invece è, per così dire, un discendente diretto dei Magnifiqat: progetto rock-metal ‘sacrale’ cantato interamente in lingua italiana, che molti anni fa mi coinvolse accanto a Mattia. Le influenze sono da ricercarsi in alcune cose di Loreena McKennitt e Dead Can Dance, ma anche in un certo cantautorato italiano, Franco Battiato e Juri Camisasca su tutti.

TI FACCIO UNA DOMANDA PER META’ SERIA E PER META’ IRONICA: COME CI SI SENTE OGGIGIORNO AD ESSERE CONSIDERATI UNA UNDERGROUND CULT-BAND? NEL 1996-1997 COSA VI ASPETTAVATE ALL’INDOMANI DELLE RELEASE DEL DEMO “RUINS” E DEL DEBUTTO “THE TREASURES ARCANE”?
– Nel 1997 l’unica cosa che ci premeva era fare un disco nel miglior modo possibile, avendo il totale controllo su tutte le fasi della realizzazione, dalla registrazione all’artwork. Per questo motivo nacque la nostra etichetta Elnor Productions. Una volta realizzato il disco non facemmo granché per promuoverlo, se non i soliti flyers (chi è abbastanza vecchio se li ricorderà…), recensioni ed interviste sulla stampa specializzata e due o tre inserti pubblicitari sui magazine più importanti del settore. Nessun concerto e pochissime relazioni pubbliche, cosa per la quale non eravamo per nulla portati. Ero un nerd diciannovenne degli anni ’90! Stavo bene a casa con i miei pochissimi amici, ad ascoltare i dischi che ci piacevano, mangiando salumi e salatini, e giocando a Dungeons & Dragons. Onestamente, per alcuni mesi, mi sono illuso che qualche metal label importante potesse notare “The Treasures Arcane”; ma nessun contatto del genere arrivò e presto mi resi conto che, anche se hai fatto un buon lavoro, le cose non piovono dal cielo ma vanno volute, ricercate e sudate fino in fondo. Evidentemente non era il nostro caso. Eravamo (e siamo tutt’ora) totalmente innamorati della musica in sé, dedicati alla realizzazione dei nostri progetti artistici, ma non alla vera e propria carriera di musicista, che è tutta un’altra storia. Ho fatto una sola esperienza abbastanza importante a livello di tour, insieme allo stesso Mattia: come chitarrista ritmico dei Mandragora Scream, partii per una serie di date in Europa di supporto a Mortiis (ai tempi del suo “The Smell Of Rain”). La cosa in quel momento mi piacque, tuttavia non abbastanza da desiderarla con la necessaria intensità affinché potesse divenire una vera e propria prospettiva di vita. La nostra dimensione principale rimane lo studio di registrazione. Persino da fan, non sono mai stato un grande entusiasta dei live; ogni tanto ci andavo anch’io ovviamente, ma quello che mi davano i concerti non era nulla in confronto alla magia e al mistero di avere un CD tra le mani. Lì stava infatti il sommo godimento! Contemplare la copertina, leggere i titoli; poi aprirlo e sfogliarlo mentre lo ascolti, completamente immerso nel mondo dell’artista. Annusare l’odore della carta, leggere i testi, guardare le fotografie della band, controllare persino i credits fino all’ultima virgola. In altre parole: immergersi completamente nell’universo di quel particolare artista. Ecco ciò che volevo e amavo veramente, tutto il resto era secondario.

COME VI TROVATE, NEL 2019, VOI GRUPPO CHE ‘FATICA’ A STARE AL PASSO COI TEMPI, ALLE PRESE CON VIDEO PROMOZIONALI, CAMPAGNA STAMPA PIU’ MASSICCIA DEL SOLITO, CONDIVISIONI SU FACEBOOK, SOCIAL E COSE SIMILI? VI SEMBRA DI SNATURARVI O RIENTRA TUTTO NEL PROSEGUO STANDARD DELLA VITA DELLA BAND?
– Direi che non ci siamo minimamente posti il problema. Oggigiorno disponiamo di tecnologie e di canali gratuiti di comunicazione che nel 1997 semplicemente non esistevano. Ormai è scontato utilizzare i social network per fare promozione a costo zero alla propria band, esattamente come fanno anche aziende, professionisti, associazioni, movimenti politici. Inoltre, non suonando dal vivo, questo rimane l’unico modo in cui possiamo far conoscere il nostro lavoro al di fuori della nostra piccola cerchia di conoscenze dirette.

A VENTITRE’ ANNI DALLA NASCITA DEL GRUPPO, CREDO PROPRIO CHE TANTE PERSONE VORREBBERO VEDERVI SUONARE DAL VIVO. QUAL E’ IL VOSTRO PENSIERO IN MERITO? CI SONO POSSIBILITA’?
– Questa domanda ci viene rivolta spesso. Al tempo dei nostri esordi decidemmo di non esibirci dal vivo per due motivi: il primo è legato al fatto che, anche se avessimo eventualmente trovato gli elementi mancanti della band, con una sola tastiera non saremmo mai riusciti a rendere in un contesto live la complessità degli arrangiamenti stratificati di “The Treasures Arcane”, rischiando di non rendere nemmeno lontanamente le atmosfere del disco. In secondo luogo, a quel tempo non eravamo molto propensi alla dimensione live in generale. Personalmente, a diciannove anni mi ritrovavo molto in un certo tipo di attitudine alla Darkthrone-maniera, concependo i Crown Of Autumn più come un progetto che come un gruppo nel tradizionale senso rock del termine. Un progetto da ascolto concentrato e attento; una musica da contemplazione, adatta per sognare. Ora ovviamente la vedo in modo diverso, anche se ho mantenuto parte di quella attitudine di un tempo. Oggi i problemi sono altri: il tempo per le prove, l’organizzazione, la ricerca di altri musicisti per completare il set… Soprattutto non è nostro interesse salire su un palco, suonare le canzoni e chiuso il discorso. Vorremmo creare qualcosa di unico e a sé stante, cioè concepire il live come un’opera indipendente e con una propria coerenza, non come semplice susseguirsi di canzoni prese qua e là dei vari album. E questo rende il tutto ancora più difficoltoso, anche se non del tutto impossibile.

ULTIMA DOMANDA, FORSE LA PIU’ CLASSICA E NOIOSA, PRIMA DI UN CARO SALUTO: QUANTO DOVREMO ASPETTARE PER IL QUARTO ALBUM? LA SENILITA’ DELLA BAND OPPURE C’E’ SPAZIO PER UN ‘RISVEGLIO DI MEZZA ETA’’?
– Ti rispondo con una frase dettami di recente da un amico: “Tu sei cugino primo della cometa di Halley”.

 

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.