CROWN OF AUTUMN – Sacre Vestigia Dissepolte

Pubblicato il 02/11/2011 da

Dopo varie e pericolose peripezie, eccovi infine a disposizione l’intervista ad uno dei gruppi heavy metal più di culto mai prodotti dalla nostra penisola negli ultimi vent’anni, i milanesi Crown Of Autumn. Sono passati ben quattordici anni da quando uscì il meraviglioso “The Treasures Arcane”, debutto folgorante della band rimasto per tempo immemore non bissato, fino a che, in questo sorprendente 2011, non ha fatto sfoggio di sé il bellissimo “Splendours From The Dark”, degno ma non equivalente seguito del primo vagito della Corona d’Autunno. Abbiamo contattato, tramite la lungimirante My Kingdom Music, i ragazzi dei Crown Of Autumn e proprio il loro leader, compositore principale, chitarrista, tastierista e screamer – all’anagrafe Emanuele Rastelli – ha risposto con gentilezza e loquacità alle nostre domande. Ecco a voi il corposo botta e risposta!

 

 

CIAO, EMANUELE! E’ DAVVERO UN PIACERE PER ME E PER METALITALIA.COM AVERE FINALMENTE I CROWN OF AUTUMN SULLE PAGINE DEL PORTALE! PER COMINCIARE, A BENEFICIO DI CHI NON CONOSCE IL GRUPPO, TI CHIEDEREI DI RIASSUMERE UN PO’ LA VOSTRA STORIA, NON PARTICOLARMENTE RICCA DI EVENTI MA PER TANTI VERSI SIGNIFICATIVA…
“Il piacere è tutto nostro! Ecco un breve riassunto di quanto accaduto dal 1996 ad oggi: nell’ottobre di quell’anno i Crown Of Autumn si formarono con l’intento di dare vita ad un progetto metal forse un po’ atipico, ma fedele alla tradizione ed allo spirito di questo genere musicale. Volevamo creare un sound che fosse epico e sacrale, senza però rinunciare ad un certo tocco ‘dark’. Il primo tentativo in questa direzione fu ‘Ruins’, nostro primo ed unico demotape, il quale riscosse un inaspettato successo in ambito underground, sia in Italia che all’estero. Questo lavoro ci portò alcune proposte discografiche, ma nel 1997 fondammo una nostra personale etichetta, la Elnor Productions, per la quale uscì il debut-album intitolato ‘The Treasures Arcane’. Il disco ampliò e consolidò il successo già riscosso da ‘Ruins’, ottenendo ottimi riscontri sia dalla critica che dai fan e riuscendo a vendere un numero considerevole di copie, pur potendo contare quasi esclusivamente sul passaparola. In seguito a quell’esperienza iniziammo a sentire il bisogno di cimentarci in qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto sino ad allora. Fu così che cominciammo a lavorare sul progetto Magnifiqat, che vedeva me e Mattia (Stancioiu, ex-Labyrinth, ex-Vision Divine, batteria, ndR) alle prese con un sound meno aggressivo e più intimo rispetto ai lavori dei Crown Of Autumn. ‘Il Più Antico Dei Giorni’, interamente cantato in lingua italiana, uscì ancora una volta per la nostra Elnor Productions. Questo album riuscì a bissare il successo di critica di ‘The Treasures Arcane’, ma soffrì di una diffusione assai limitata, forse a causa della scarsa promozione o forse perché si trattava di un’opera difficilmente collocabile ed etichettabile. Negli anni successivi all’uscita di quel disco (attualmente ridistribuito da Jolly Roger Records), le nostre vicissitudini personali ci tennero lontani dalla scena per un lungo lasso di tempo. Ora siamo ritornati con il nuovissimo ‘Splendours From The Dark’, platter che riprende il discorso interrotto con ‘The Treasures Arcane’, attualizzandolo e non dimenticando di fare tesoro dell’esperienza vissuta all’interno dei Magnifiqat”.

LASCIAMI PRIMA DEDICARE DUE DOMANDE AL CULT-ALBUM “THE TREASURES ARCANE” E ALLA SUA DOVEROSA RISTAMPA: SONO PASSATI 14 ANNI DALLA SUA PUBBLICAZIONE E COL TEMPO QUEL LAVORO (E VOI STESSI COME BAND) HA RAGGIUNTO LO STATUS DI CULTO UNDERGROUND. IN TUTTO QUESTO PERIODO VI SIETE MAI CHIESTI E SPIEGATI IL PERCHE’? E COME MAI LE ATTIVITA’ SI FERMARONO DOPO QUELLA RELEASE?
“Grazie per il ‘cult-album’! Come ho già accennato, l’attività dei Crown Of Autumn cedette il passo a quella dei Magnifiqat. In effetti a nessuno di noi venne mai in mente che i COA potessero essere realmente morti, soltanto addormentati. Non credo ci sia prova migliore di ‘Splendours From The Dark’ a testimonianza di ciò. Naturalmente il fatto che il nostro debut-album sia tuttora così apprezzato non può che riempirci di orgoglio. Ci piace pensare che ciò sia avvenuto perché l’opera in questione possedeva (e possiede tuttora) un elevato standard qualitativo, non tanto da un punto di vista della produzione, quanto da quello più puramente artistico. Abbiamo ritenuto doveroso ristampare questo full-length in versione ri-masterizzata, re-mixata e con un artwork totalmente rinnovato, per poter dare modo ai nuovi fan di comprendere il percorso stilistico intrapreso, e a quelli vecchi di poter fruire di una ‘chicca’ che in tanti ci richiedevano già da anni. Ad impreziosire ulteriormente questa ristampa, abbiamo inserito come bonus le quattro tracce del nostro demo ‘Ruins’. Ora la nostra discografia – breve ma intensa! – è disponibile per intero su CD”.

LA RISTAMPA MI PARE VENUTA MOLTO BENE: IO STESSO, CHE HO CONSUMATO L’ALBUM PER ANNI, SONO RIUSCITO A SCOPRIRE ARRANGIAMENTI CHE NELLA VERSIONE ORIGINALE ERANO QUASI INUDIBILI. COME AVETE LAVORATO SU QUESTA OPERA? AVETE ANCHE RI-REGISTRATO QUALCOSA O E’ SOLO FRUTTO DI REMIXAGGIO E REMASTER? ED ERA GIA’ IN PROGRAMMA QUESTA OPERAZIONE O L’IDEA VI E’ VENUTA A SEGUITO DELLA SCRITTURA DEL NUOVO MATERIALE?
“L’idea di ristampare ‘The Treasures Arcane’, nonostante fosse stata sfiorata altre volte in passato, prese una certa consistenza verso la fine delle registrazioni di ‘Splendours From The Dark’. Una volta siglato l’accordo con la My Kingdom Music, ne parlammo subito con Francesco Palumbo (boss dell’etichetta, ndR) e tutto avvenne con grande rapidità. Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto, sia dal punto di vista grafico che da quello sonoro. L’artwork è interamente a cura di Federico Rebusso, nostro amico fraterno e grafico di estremo talento, che aveva già realizzato i booklet di ‘Il Più Antico Dei Giorni’ dei Magnifiqat e del nuovo ‘Splendours From The Dark’. Il lavoro di restauro sonoro invece è stato portato avanti da Mattia nel suo Elnor Studio. La produzione originaria, pur non mancando di un evidente feeling ‘arcano’, rimaneva piuttosto confusionaria e non sempre di facile intelligibilità. Abbiamo cercato di ripristinare quell’impatto che fu parzialmente soffocato dai sovraarrangiamenti di tastiera presenti su tutta la durata del disco, stando però bene attenti a non snaturare in nessun modo il mood originario dell’opera. Ecco perché – per rispondere alla tua domanda – non abbiamo mai ri-registrato nulla, ma soltanto ri-mixato e ri-masterizzato. E’ stato un lavoro piuttosto faticoso, vista la moltitudine di tracce registrate, ma credo che ne sia davvero valsa la pena! Come immaginerai, ci sentiamo tuttora profondamente legati al nostro primogenito e non ti nascondo che in alcuni momenti, mentre ascoltavamo insieme il disco, non sono mancati gli occhi lucidi”.

VI SIETE DUNQUE ACCASATI PRESSO LA MY KINGDOM MUSIC, UNA DELLE PIU’ VALIDE E APPASSIONATE ETICHETTE ITALIANE. COME MAI NON AVETE SCELTO DI PUBBLICARE L’ALBUM ANCORA PER LA ELNOR? COSA VI HA FATTO SCEGLIERE LA MKM?
“La Elnor Productions ha cessato la sua attività qualche anno fa; non eravamo più intenzionati ad occuparci della parte produttiva/commerciale dei nostri dischi, bensì soltanto di quella musicale. Questo è il motivo per cui, una volta ultimate le registrazioni, abbiamo inviato ‘Splendours From The Dark’ a diverse etichette, ottenendo alcune proposte discografiche sia dall’Italia che dall’estero. La My Kingdom Music ci ha conquistati subito per la cura delle sue produzioni e per il non conformismo di un catalogo che denota un’indiscutibile apertura mentale in fatto di musica: esattamente ciò di cui hanno bisogno i Crown Of Autumn!”.

CONCENTRIAMOCI ORA SUL NUOVO LAVORO: QUANDO AVETE INIZIATO A DEFINIRE LE SUE IDEE DI BASE, QUANDO AVETE DECISO CON CERTEZZA DI RIESUMARE I COA E COME VI SIETE APPROCCIATI ALLA SUA COMPOSIZIONE, CONSIDERATO IL LUNGO SILENZIO ACCUMULATO?
“Come ho già accennato poco fa, nessuno di noi considerava Crown Of Autumn come un progetto morto, ma soltanto in stato di latenza. Avevamo ancora una certa quantità di materiale scritto nel periodo immediatamente successivo all’uscita del debutto che era rimasto irrealizzato. Un bel giorno, io e Mattia ci incontrammo in studio e cominciammo a lavorare su alcuni di quei brani senza averlo pianificato in precedenza. Il feeling sprigionato in quell’occasione ci riempì di entusiasmo e ci fece capire che l’ora del risveglio era finalmente giunta! In ‘Splendours From The Dark’ sono presenti brani interamente scritti tra il 1997 e il 1998, come ad esempio ‘Templeisen’, ‘At The Crystal Stairs Of Winter’ e ‘In The Garden Of The Wounded King’; naturalmente riveduti e corretti col senno di poi. Ci sono poi canzoni come ‘Aegis’ o ‘Ye Cloude Of Unknowing’ completamente nuove; altre invece che comprendono melodie scritte di recente accanto ad altre risalenti a parecchi anni orsono. Una delle conquiste più grandi di questo disco è stata quella di amalgamare diversi elementi stilistici in una sintesi che risulta del tutto spontanea. In un certo senso siamo riusciti ad annullare la distanza temporale tra vecchio e nuovo materiale, facendo confluire tutto in un mood sonoro che attualizza il nostro sound in modo piuttosto evidente, senza però mai tradire le nostre radici più profonde. Per questo, nonostante i quattordici anni passati, io vedo nel nuovo nato la logica e naturale prosecuzione del discorso portato avanti tra il 1996 e il 1997”.

COSA TI ASPETTI DALLA PUBBLICAZIONE DEL NUOVO LAVORO? LA SCENA METAL – E ANCHE QUELLE EPIC-POWER E BLACK – SONO MOLTO CAMBIATE IN QUESTI ANNI. SOPRATTUTTO A CAUSA DELL’AVVENTO DELLA RETE, DEL DOWNLOAD SELVAGGIO E DELLA FRUIZIONE USA-E-GETTA DEI GIOVANI METALLARI D’OGGI. PENSI CHE I CROWN OF AUTUMN RIUSCIRANNO A FARSI SPAZIO?
“Noi lo speriamo sinceramente! Il mercato di quindici anni fa era totalmente diverso da quello di oggi. A quel tempo, si vendevano dischi tramite il passaparola e le apparizioni (con recensioni e interviste) sulla stampa specializzata. Il Web consente di arrivare a molte più persone e soprattutto molto più velocemente di quanto non facessero i magazine cartacei. La visibilità che oggi la Rete consente ad una band non ha paragoni con quella delle fanzine di una volta. Un piccolo particolare: Internet consente anche di scaricare gratuitamente qualsiasi album stando comodamente seduti alla propria scrivania! Questo secondo fattore, ovviamente, è quello che sta uccidendo il mercato discografico poco a poco. Forse i fan più anziani sono ancora legati al possesso materiale del CD ed utilizzano il Web soltanto per ascoltare il lavoro di un musicista e decidere se acquistare o meno il suo album. Io, ad esempio, non rinuncerei mai al possesso del CD originale di una band che apprezzo (idem, ndR). Sfogliare il booklet, leggere i testi, consultare i credits ed indugiare sulle immagini dell’artwork è ancora il modo più completo di immergersi nel mondo creato da un artista. Alcuni ragazzi più giovani, cresciuti con il concetto usa-e-getta del downloading e degli mp3, rischiano di perdere contatto con uno degli aspetti più coinvolgenti dell’essere fan di questa musica. Tuttavia credo che queste cose verranno poco a poco sostituite da altre, come è nel corso naturale degli eventi. Quello che stiamo vivendo è un periodo di transizione, ma credo (e spero) che il mercato discografico riuscirà a trovare un modo, seppur completamente inaspettato, di sopravvivere e stabilizzarsi”.

“SPLENDOURS FROM THE DARK” RICALCA A GRANDI LINEE QUANTO COMPOSTO IN “THE TREASURES ARCANE”, MA ALLO STESSO TEMPO INTRODUCE TANTI NUOVI ELEMENTI, PARTENDO DALLE VOCI SOPRATTUTTO. MI PIACEREBBE SAPERE, SECONDO TE CHE LI HAI SCRITTI, LE PRINCIPALI DIFFERENZE FRA I DUE LAVORI…
“La differenza principale risiede nell’approccio che abbiamo tenuto nei confronti dell’arrangiamento. ‘TTA’ è un disco che insiste moltissimo sull’aspetto più etereo ed evanescente della nostra musicalità, privilegiando gli intrecci tastieristici, spesso a scapito dell’impatto più tipicamente metal. In ‘SFTD’ invece, i due aspetti principali della nostra proposta musicale – potenza ed atmosfera –  risultano molto più equilibrati e sinergici; con un linguaggio un po’ evocativo potremmo dire di aver ‘corporeizzato lo spirito’ e ‘spiritualizzato il corpo’. Anche da un punto di vista lirico non mancano le differenze: i testi del debut-album erano interamente scritti in inglese antico, scelta che conferiva un notevole fascino all’intero lavoro, ma che a tratti poteva risultare poco intelligibile, se non addirittura pretenziosa. Pur non avendo perduto l’amore per le forme più arcaiche della lingua inglese, abbiamo cercato di utilizzare queste ultime solamente laddove ciò non risultasse forzato”.

CREDO CHE UNA DELLE VOSTRE PECULIARITA’ FONDAMENTALI, OLTRE AL FATTO DI SCRIVERE OTTIMI BRANI, SIA LA CAPACITA’ DI CREARE UN’ATMOSFERA UNICA TRA MISTICISMO, SACRALITA’, RICHIAMI AL PASSATO ED EPICITA’ SUI GENERIS. ECCO, QUESTA PECULIARITA’ PERO’ IO LA RAVVISO PIU’ FORTE NEL DEBUTTO, MENTRE SUL NUOVO LAVORO MI SUONA PRESENTE MA ANCHE ABBASTANZA SMUSSATA. VOGLIO DIRE, LA POTENZA EVOCATIVA DI UN PEZZO QUALE “FORLORN ELVEN REALMS” SUL NUOVO DISCO IO NON LA SENTO. E’ SOLO UNA MIA IMPRESSIONE O STATE AVENDO ALTRI FEEDBACK IN QUESTA DIREZIONE?
“Mi rendo perfettamente conto che quando si ritorna sulla scena dopo quattordici anni, il paragone con i lavori precedenti è qualcosa di inevitabile… Fai riferimento ad un brano, ‘Forlorn Elven Realms’ che, con ‘Nocturnal Gold Pt. I: In Ageless Slumber’, era parte di una tradizione tipica delle release gothic/black di quell’epoca. Molto spesso infatti si utilizzavano lunghi intro, outro o intermezzi di tastiera tra un brano e l’altro; ovviamente in quelle due composizioni abbiamo cercato di dare la nostra personale versione di quella che in quegli anni era un’usanza piuttosto diffusa. Ogni disco esprime il suo tempo. Ogni opera è l’espressione di ciò che l’autore è nel momento in cui la concepisce, oltre che del contesto storico e culturale di quel determinato periodo. Detto questo, il gradire maggiormente un lavoro piuttosto che un altro rimane una questione assolutamente soggettiva. Personalmente credo che con ‘Splendours From The Dark’ ci siamo collocati in un territorio che sta idealmente in mezzo tra ‘The Treasures Arcane’ e ‘Il Più Antico Dei Giorni’ dei Magnifiqat, ovviamente rimanendo più metal-oriented rispetto a quest’ultimo. Credo che un brano come ‘Ultima Thule’ non abbia affatto una minore intensità rispetto alla traccia da te citata, è soltanto un altro tipo di impostazione e di arrangiamento. Credo che sia salutare per una band non ripetere eternamente lo stesso disco. La vera sfida è quella di evolversi senza tradire lo spirito originario. Pensa per esempio ai primi tre dischi degli Ulver, totalmente diversi tra di loro dal punto di vista dell’arrangiamento, ma tutti assolutamente in linea con lo stesso concept di fondo e, a mio parere, uno più affascinante dell’altro!”.

PARECCHIO LAVORO E’ STATO FATTO SULL’IMPIANTO VOCALE, CON L’INGRESSO IN FORMAZIONE DI GIANLUIGI GIRARDI, UN CANTANTE PIU’ CLASSIC-POWER ORIENTED, E CON L’APPORTO DELLE FEMALE VOCALS DI MILENA. CI DICI QUALCOSA IN PIU’ SU QUESTI DUE NUOVI INNESTI?
“Iniziamo da Gianluigi, il nuovo lead singer dei Crown Of Autumn. Federico Rebusso, mio amico fraterno già citato in precedenza per la questione artwork, si era occupato delle grafiche di un album degli Event Horizon in cui cantava Gianluigi. Quando Federico mi fece sentire quel lavoro, fui subito colpito dalla voce potente e graffiante, ma al tempo stesso molto godibile, di Gianluigi. Così quando venne il momento di mettersi alla ricerca della nuova voce guida dei COA, contattai proprio Gianluigi, il quale mi disse che aveva seguito e apprezzato la band sin dalle origini. A quel punto il gioco era fatto! Per quanto concerne Milena, avvenne più o meno la stessa cosa. Avevo sentito la sua voce in veste di cantante solista all’interno di un coro gospel diretto da alcuni miei cari amici e mi accorsi immediatamente della sua naturalezza. Milena possiede un’attitudine canora che rende il suo cantato molto personale, senza che abbia bisogno di sembrare forzatamente ‘strana’ o eccessivamente teatrale. Gianluigi e Milena sono due vocalist straordinari che hanno impreziosito non poco il sound dei Crown Of Autumn, cosa di cui sono profondamente grato ad entrambi”.

 

 

PASSIAMO AI TESTI, DA SEMPRE CONNUBIO PERFETTO ALLA VOSTRA MUSICA: COME DETTO PRIMA, AVETE LASCIATO PERDERE LE COSTRUZIONI IN INGLESE ANTICO E ANCHE I PASSAGGI IN ITALIANO, PER OPTARE PER UN INGLESE PIU’ CLASSICO E PROBABILMENTE PIU’ FRUIBILE DA TUTTI. COME MAI QUESTA SCELTA?
“Be’, il fatto di essere maturati sia come uomini che come musicisti ci ha portati a scelte più ponderate rispetto al passato. Al tempo di ‘The Treasures Arcane’ ero immerso nello studio dell’old english e desideravo che le liriche dei Crown Of Autumn seguissero questo stile linguistico, cosa che è stata fatta secondo il criterio del ‘comunque e dovunque’. Lo stesso criterio che, per esempio, ha fatto sì che in ogni canzone dell’album suonassero innumerevoli tracce di tastiera, aventi il compito di creare un’atmosfera mistica ed arcana sempre, comunque e dovunque. Credo che sia un approccio naturale quando si hanno diciotto o diciannove anni e si è poco più che adolescenti. Col tempo ci si rende conto che esiste un momento e un luogo per ogni cosa e che non sempre l’assolutismo porta buoni frutti. Sicuramente l’autentica e sincera passione che ha dato vita al nostro primo full-length non è passata inosservata ai fan di questo genere musicale, i quali ci hanno premiato facendo diventare la nostra band una sorta di culto underground. Ecco: i Crown Of Autumn di oggi hanno la stessa sincerità e la stessa passione ma – grazie a Dio – molta più esperienza e maturità. Ecco il motivo per cui, tornando alla tua domanda, abbiamo scelto di inserire solo alcune espressioni in inglese arcaico, scegliendo accuratamente i momenti più adatti a questo genere di espressione linguistica. Per quanto riguarda la lingua italiana, si tratta di qualcosa che avevamo sperimentato nell’opener di ‘TTA’, e che in seguito abbiamo ripreso in maniera molto più completa all’interno dei Magnifiqat. Il fatto che nel nuovo disco non ci siano parti in italiano non è stata una scelta fatta a tavolino; l’album è semplicemente nato così. Ti posso anticipare però che nelle future composizioni dei Crown Of Autumn (in gran parte già impostate) saranno presenti non pochi passaggi nella nostra lingua madre”.

ED INVECE ENTRANDO NEI TESTI NEL DETTAGLIO? A ME PARE DI INTRAVEDERE UN CONCEPT E A TRATTI CI VEDO RAPPRESENTATA LA FIGURA DI GESU’ CRISTO O COMUNQUE UN SUO EPIGONO. CE NE PARLI UN PO’?
“Con molto piacere. Il Cristo non è mai nominato direttamente ma la sua presenza è esplicitata per mezzo di immagini simboliche che pongono costantemente l’accento sul senso più profondo e metafisico di questa figura. ‘In The Garden Of The Wounded King’ ne è l’esempio più lampante: questo brano è ispirato all’affascinante studio di Louis Charbonneau-Lassay sulla simbolica delle cinque piaghe di Gesù, studio intitolato ‘Nel Giardino Del Cristo Ferito’, opera imperdibile per chi fosse interessato ad un approccio autenticamente sacrale e contemplativo verso la tradizione cattolica. In generale, direi che l’immagine di un Re-Sacerdote solare emerge molto frequentemente nei testi di ‘Splendours From The Dark’, e non soltanto in termini cristiani. Parliamo piuttosto della raffigurazione di un principio trascendente che, in quanto tale, sa adattarsi perfettamente alle più svariate forme tradizionali che si ricolleghino ad esso. Pertanto l’ispirazione può venire dalla lettura di un testo vedico, dall’osservazione di un’architettura romana, di un fregio ellenico o di un affresco medievale. I temi trattati nei nostri testi, sin dal demo ‘Ruins’, hanno a che fare con virtù riconducibili all’etica cavalleresca propria dell’aristocrazia guerriera indo-europea. Amore per la Bellezza, la Verità, la Giustizia e la Saggezza. Disprezzo per la Violenza, la Grettezza, la Viltà e la Menzogna. Soprattutto la naturale tendenza a vivere in ossequio alle leggi non scritte del Cosmo, liberi e sempre fedeli agli Dèi (o a Dio). Non c’è bisogno di sottolineare le differenze che intercorrono tra questa visione del mondo e quella proposta (o imposta?) dalla cosiddetta ‘cultura moderna’”.

EMANUELE, TI FACCIO UNA DOMANDA ANCHE SUI MAGNIFIQAT: E’ UN PROGETTO ANCORA IN VITA OPPURE QUELLO STUPENDO DISCO INTITOLATO “IL PIU’ ANTICO DEI GIORNI” RESTERA’ UNA PERLA SOLITARIA?
“Per il momento non è in programma un nuovo disco dei Magnifiqat, almeno non nel prossimo futuro. ‘Il Più Antico Dei Giorni’ è stata un’esperienza artistica la cui eredità è stata parzialmente raccolta da ‘Splendours From The Dark’, e che probabilmente continuerà ad influenzare i Crown Of Autumn in maniera ancor maggiore con l’andare del tempo. Brani come ‘Aegis’ e ‘Ultima Thule’ sono un ottimo esempio di quello che intendo dire”.

LA MIA ULTIMA DOMANDA E’ PIUTTOSTO SCONTATA MA DOVEROSA: AVETE INTENZIONE DI PORTARE I CROWN OF AUTUMN SU PALCO OPPURE IL PROGETTO RESTA DA STUDIO SOLAMENTE? CI STATE ALMENO PENSANDO?
“Il fatto che i Crown Of Autumn attualmente consistano di sole tre persone (più una session-vocalist) impedisce alla band di affrontare una situazione live. Per ora rimaniamo concentrati sulla promozione del nuovo album tramite la stampa specializzata, la radio e naturalmente il Web. Tra settembre ed ottobre (l’intervista si è svolta durante l’estate, ndR) faremo un punto della situazione e sicuramente discuteremo anche di un eventuale live set”.

BENE, SIAMO GIUNTI ALLA FINE. TI RINGRAZIO MOLTO PER LA DISPONIBILITA’ E TI LASCIO LA CHIUSURA DELL’INTERVISTA A PIACIMENTO…
“Ringraziamo di cuore te e tutti i lettori di Metalitalia.com per il vostro caloroso supporto”.

 

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