CRYPT SERMON – Ossessionati dall’heavy metal

Pubblicato il 17/08/2015 da

Il doom metal classico è in fermento, nuove band si stanno affacciando sulla scena e nonostante a dominare il filone vi siano al momento correnti più estreme o imparentate con stoner e sludge, anche la versione tradizionale di queste sonorità, aventi in Candlemass e Solitude Aeturnus i padri putativi, sta mostrando un minimo di tonicità. Una delle sorprese dell’anno è rappresentata proprio dai Crypt Sermon, gruppo formato da gente esperta e sgamata, molto addentro all’underground statunitense, che ha confezionato il notevole esordio “Out Of The Garden”. In molti altri siti si sono lette lodi altisonanti per quest’album, mentre noi di Metalitalia.com ci siamo andati leggermente più cauti: non tanto per il valore dei pezzi, quanto per una certa derivatività della proposta. I numi tutelari a tratti vengono ricalcati in modo troppo calligrafico, ma le doti compositive del quintetto della Pennsylvania non sono in discussione. Ci è venuto quindi naturale andare a conoscere meglio questa stella nascente del panorama classic doom, andando a chiedere direttamente ai suoi membri cosa gli sia passato per la testa quando hanno dato vita ai Crypt Sermon. Eccovi quindi il resoconto della nostra chiacchierata con il cantante Brooks Wilson e il chitarrista Steve Jansson.

Crypt Sermon - immagine band - 2015

QUANDO È NATA L’IDEA DI FONDARE UNA BAND CLASSIC DOOM? PERCHÉ AVETE FORMATO I CRYPT SERMON?
Steve Jansson: “Il doom in questo periodo è abbastanza popolare negli Stati Uniti, ma si tratta nella maggior parte dei casi di stoner o sludge: allora noi abbiamo pensato fosse il momento di dar vita a un gruppo di epic/doom metal tradizionale, così avremmo aumentato la possibilità di scelta per gli ascoltatori”.

CHE COSA POSSIAMO TROVARE “FUORI DAL GIARDINO”, PARAFRASANDO IL TITOLO DEL VOSTRO ALBUM (“OUT OF THE GARDEN”)? CHE SIGNIFICATO HA QUESTO TITOLO?
Brooks Wilson: “La titletrack riguarda l’espulsione dell’uomo dal giardino dell’Eden. Qualcuno interpreta la cacciata dal Paradiso come il momento in cui l’uomo ha rifiutato la sua condizione selvaggia e ha abbracciato la civilizzazione. Dipende dai punti di vista se sia stata una cosa buona o cattiva”.

IL TIMBRO VOCALE È MOLTO SIMILE A QUELLO DI ROBERT LOWE DEI SOLITUDE AETURNUS, MA MI RICORDA ANCHE QUALCOSA DELLE TIPICHE VOCALS DI KORY CLARKE E DI JOHN BUSH. SAPPIAMO CHE TU NON NASCI PROPRIO COME VOCALIST, BROOKS. CI DESCRIVERESTI IL TUO PERCORSO PER DIVENTARE IL CANTANTE PRINCIPALE DEL GRUPPO? IN CHE MODO HAI SCOPERTO IL TUO TALENTO CANORO?
Brooks Wilson: “Guarda, non mi dispiace assolutamente essere paragonato ai cantanti che hai citato, sono tutti singer molto importanti nella storia dell’heavy metal. Non è proprio corretto dire che non ho mai cantato, è vero che è la prima volta che sono il frontman di un progetto heavy metal, ma in altre situazioni, in gruppi dediti al folk americano, al country, al punk o all’hardcore, mi sono spesso trovato a occuparmi delle vocals. Non sono quindi un novellino come singer! Nei Crypt Sermon ho iniziato suonando il basso poi, visto che non si presentava nessun cantante con le qualità adatte per la musica che suonavamo, ho pensato di provare io a occuparmi della voce. È qualcosa che ho sempre voluto fare, cantare in una band heavy metal, ma per un motivo o per l’altro non ho mai avuto una simile possibilità. Quando abbiamo aggregato Will Mellor al basso, mi sono potuto concentrare esclusivamente sulle linee vocali, sull’intonarle al meglio ed essere al contempo un migliore performer dal vivo”.

TUTTI QUANTI AVETE AVUTO ESPERIENZE PRECEDENTI IN ALTRI GRUPPI, DI GENERI ANCHE MOLTO DIVERSI DA QUELLO SUONATO ATTUALMENTE. COSA AVETE PORTATO DALLE VOSTRE BAND PASSATE NEI CRYPT SERMON?
Steve Jansson: “Sappiamo tutti quanti come si lavora e ci si rapporta l’uno con l’altro all’interno di una band. Abbiamo poi maturato una sufficiente esperienza come songwriter, così che una volta formati i Crypt Sermon non è passato molto tempo prima che iniziassimo a scrivere il materiale per ‘Out Of The Garden’”.

CHI È IL PRINCIPALE COMPOSITORE? COME VI DIVIDETE IL LAVORO DI SCRITTURA DI MUSICA E TESTI?
Steve Jansson: “Non c’è nessuno che compone più degli altri, anche se io e James (Lipczynski, l’altro chitarrista, ndR) prepariamo il grosso dei pezzi e poi ci mettiamo tutti insieme a provarli. L’unica canzone scritta da uno solo di noi è ‘Master’s Bouquet’, che è uscita interamente da Brooks, sia per la musica che per i testi”.

PER IL MIO GUSTO PERSONALE, LA MIGLIORE CANZONE DEL DISCO È “HEAVY RIDERS”, CHE MI RICORDA IN QUALCHE MODO GLI ARMORED SAINT E POTREBBE PASSARE PER UN ANTHEM DA BIKER. È LA TRACCIA PIÙ VELOCE DEL DISCO: PENSI CHE IN FUTURO VI SPOSTERETE MAGGIORMENTE VERSO QUESTA DIREZIONE, OPPURE RIMARRANNO MINORITARI BRANI DEL GENERE RISPETTO AL VOSTRO MATERIALE LENTO E TIPICAMENTE DOOM?
Steve Jansson: “Ci saranno più canzoni come ‘Heavy Riders’ in futuro. Vorremmo avere un maggior numero di pezzi a ritmi elevati, che spezzino la monotonia e siano anche adatti alla dimensione live”.

UN’ALTRA CANZONE CHE HO APPREZZATO MOLTO È “INTO THE HOLY OF HOLIES”. DI COSA PARLA? POTETE RACCONTARCI QUALCHE DETTAGLIO SULLA SUA GENESI?
Steve Jansson: “È stata scritta con l’intenzione di avere una vera e propria live song e movimentare un po’ l’album, evitando che fosse monodimensionale. ‘Out Of The Garden’ necessitava di qualcosa che fosse epico e pieno di energia”.
Brooks Wilson: “Siamo spesso etichettati come una band cristiana, questa canzone dovrebbe dissipare ogni dubbio al riguardo e far capire che non siamo assolutamente un gruppo christian metal”.

LA BAND CUI ASSOMIGLIATE MAGGIORMENTE SONO I SOLITUDE AETURNUS. CHE COSA VI AFFASCINA DI ROBERT LOWE E COMPAGNI? QUAL È IL LORO ALBUM MIGLIORE SECONDO VOI?
Steve Jansson: “Dipende dai giorni: di solito tendo a individuare quale miglior disco dei Solitude Aeturnus ‘Through The Darkest Hour’, ma altre volte vedo in ‘Into The Depths Of Sorrow’ il loro lavoro migliore”.

IL VOSTRO PRIMO ALBUM HA RICEVUTO FINORA MOLTE OTTIME RECENSIONI E RESPONSI ENTUSIASTICI DAI FAN. VI ASPETTAVATE QUESTO TIPO DI REAZIONE?
Steve Jansson: “Sapevamo di aver scritto un buon album, ma certamente non ci aspettavamo di ricevere tutta questa attenzione. Non c’è bisogno di dire che siamo scioccati e allo stesso tempo eccitati da questa situazione. Posso inoltre svelarti che io e James abbiamo già iniziato a mettere assieme un po’ di musica per il prossimo disco”.

RISENTENDO “OUT OF THE GARDEN”, VI ACCORGETE CHE QUALCOSA POTEVA ESSERE FATTO MEGLIO?
Steve Jansson: “Vorrei che avessimo speso più tempo sugli assoli di chitarra. Li ho suonati in una singola giornata e si sente: ci sono alcuni errori che rimpiango tutti i giorni di aver commesso”.
Brooks Wilson: “Qualcuno potrebbe affermare che un vero artista non può essere mai pienamente soddisfatto del proprio operato. Noi comunque abbiamo lavorato sodo per raggiungere certi risultati, ora vogliamo continuare a migliorare sotto ogni punto di vista”.

NELLA VOSTRA MUSICA, COSA È PIÙ IMPORTANTE TRA EMOZIONI, TECNICA, TALENTO E ORGANIZZAZIONE DELLE IDEE?
Steve Jansson: “C’è una linea sottile che unisce tutte le caratteristiche da te menzionate. Avere una buona tecnica ti aiuta ad esprimerti, ti toglie molti limiti. Puoi comunicare più liberamente con la tua musica e sei capace di aggiungere qualcosa quando è necessario. La tecnica è un’arma a doppio taglio, può succedere di farsi prendere troppo la mano dalla tecnica fine a se stessa, così che le canzoni perdono di forza e di intensità, perché il punto centrale diventa mettere assieme parti molto difficili e si perde di vista il significato del pezzo. Le doti strumentali sono importanti ma vanno sfruttate con cautela”.

DATECI LA VOSTRA PERSONALE DEFINIZIONE DI DOOM.
Steve Jansson: “Domanda ostica. Posso risponderti semplicemente ‘Candlemass’? Ahahah.
Brooks Wilson: “Il doom metal è probabilmente il genere fondante di tutto l’heavy metal. È intrinsecamente collegato ai vecchi maestri Black Sabbath. Da questo punto di vista, il doom è sacro”.

C’È QUALCHE ACT UNDERGROUND CHE VI HA INFLUENZATO IN MANIERA DECISIVA DI CUI VORRESTE PARLARCI?
Steve Jansson: “Non mi viene in mente nessun nome in particolare, ma posso dirti che siamo tutti quanti influenzati da un largo numero di ensemble heavy metal e appartenenti ad altre tipologie di musica che vanno molto al di là del doom. Ritengo che parecchi gruppi doom siano eccessivamente focalizzati sul genere di appartenenza e non pongano la necessaria attenzione al metal in generale”.

CHE COSA RAPPRESENTA L’HEAVY METAL NELLA VOSTRA VITA? SUONARE IN UNA BAND È PER VOI UN HOBBY, UN PIACERE, OPPURE UNA NECESSITÀ, UN BISOGNO INSOPPRIMIBILE?
Steve Jansson: “L’heavy metal ha consumato la mia vita sin da quando avevo dodici anni. Sono caduto sempre più in profondità nel gorgo del metal, e non ho alcuna intenzione di tornare indietro! Quando non sto suonando la chitarra o scrivendo musica, vado a caccia di dischi o parlo di musica coi miei amici. Può sembrare incredibilmente banale, ma è qualcosa che ho nel sangue, non ci posso fare nulla!”.

QUALI SONO I VOSTRI PROGRAMMI PER I PROSSIMI MESI?
Steve Jansson: “Abbiamo iniziato a scrivere musica per il prossimo album. Adesso dobbiamo metterci sotto e organizzarci per bene per completare il lavoro nel minor tempo possibile. Intanto io e Brooks stiamo preparando uno split con la nostra death metal band, i Trenchrot, che andremo a pubblicare, spero, entro l’anno. Non so esattamente quali siano i programmi degli altri ragazzi, ma siamo tutti molto impegnati!”.

 

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