CRYPTIC SHIFT – Lassù qualcuno ci chiama

Pubblicato il 24/03/2026 da

Nel panorama contemporaneo, poche realtà incarnano un’idea di ambizione compositiva tanto radicale quanto i progressive death-thrasher Cryptic Shift. Spesso molto lontano dalle logiche della forma-canzone tradizionale, il quartetto britannico sta costruendo un linguaggio che guarda tanto alla narrativa fantascientifica quanto alla struttura cinematografica, dando vita a composizioni che si sviluppano come veri e propri flussi di coscienza, più che semplici brani.
Con il nuovo album “Overspace & Supertime”, la band spinge ulteriormente i confini del suo cosiddetto ‘Astrodeath’, intrecciando tecnica, immaginazione e senso della forma in un vortice che cambia continuamente forma.

Al centro di questo processo c’è il chitarrista/cantante Xander Bradley, mente compositiva e principale architetto di un universo sonoro in cui molteplici riff, variazioni tematiche e sviluppo narrativo cercano di convivere in modo organico.
Il risultato è una musica che sì richiede attenzione, ma che può ripagare, almeno a tratti, con una profondità rara, capace di trasformare ogni ascolto in un’esperienza immersiva.

In questa intervista, Bradley ci accompagna all’interno del processo creativo della band, esplorando il rapporto tra struttura e istinto, tra scrittura meticolosa e intuizione, riflettendo sulle influenze – musicali e non – che hanno contribuito a definire l’identità dei Cryptic Shift.

LE VOSTRE COMPOSIZIONI SI SVILUPPANO SPESSO SU UNA SCALA PIÙ VICINA ALLA LETTERATURA O AL CINEMA CHE ALLA FORMA CANZONE CONVENZIONALE. QUANDO INIZIATE UN BRANO DI VENTICINQUE-TRENTA MINUTI, PARTITE DA UN ARCO NARRATIVO, DA UNA STRUTTURA MUSICALE O DA UNA SINGOLA IDEA ‘GRAVITAZIONALE’ ATTORNO A CUI TUTTO IL RESTO FINISCE PER ORBITARE?
– È leggermente diverso per ogni brano, ma in generale partiamo prima da un’idea narrativa. Da dove inizia il personaggio, quali pianeti visita o quali incontri affronta, e poi dove arriva prima della canzone successiva.
Per un pezzo come “Stratocumulus Evergaol”, il fulcro principale – che avevo in mente già dal 2016 – era che avrebbe esplorato le atmosfere di un gigante gassoso. I primi elementi della storia erano che sarebbe iniziato con The Recaller che discende su un pianeta-metropoli, un luogo totalmente strano e completamente alieno; poi ci saremmo ricollegati alla battaglia spaziale orbitale che compare anche in “Moonbelt Immolator”; quindi il personaggio avrebbe trovato un modo per scendere nelle nubi del pianeta HD10180 h, dove incontra la fauna autoctona nei paesaggi nuvolosi e infine incontra The Alien Sorceress, come si vede anche nella copertina.
Avevo inoltre già un buon numero di riff, alcuni avanzati da “Moonbelt Immolator” e tematicamente adatti, altri nuovi ma che sapevo si sarebbero inseriti bene in questo brano.

IN UN’EPOCA DEFINITA DA ALGORITMI, PLAYLIST E SOGLIE DI ATTENZIONE SEMPRE PIÙ RIDOTTE, SENTITE CHE SCRIVERE COMPOSIZIONI DI MEZZ’ORA SIA UNA FORMA DI RESISTENZA SILENZIOSA, OPPURE SEMPLICEMENTE IL MODO PIÙ ONESTO IN CUI LE VOSTRE IDEE POSSONO ESISTERE?
– Non mi sento così vincolato agli stili di canzone ‘tradizionali’ da poterlo considerare una forma di resistenza. È semplicemente ciò che mi viene naturale: non posso davvero farci nulla se mi vengono in mente idee per questi brani enormi, e mi sento spinto a seguire il mio istinto per creare qualcosa di strano e coinvolgente.

QUANDO ASSEMBLATE COMPOSIZIONI DI QUESTA LUNGHEZZA, QUANTO DEL PROCESSO È PIANIFICATO METICOLOSAMENTE IN ANTICIPO E QUANTO INVECE EMERGE DA UN’INTERAZIONE PIÙ ESTESA, QUASI ‘IMPROVVISATA’, TRA I MEMBRI DELLA BAND IN SALA PROVE?
– Direi che circa l’85% è pianificato con grande precisione in anticipo, con le parti già scritte e presentate alla band. Da lì, generalmente ci atteniamo a quella struttura, modificando eventuali elementi in base a ciò che viene prima o dopo, mentre ciascuno costruisce la propria interpretazione per quella determinata sezione nel modo che ritiene più adatto. C’è comunque una buona quantità di materiale che nasce semplicemente suonando insieme in sala.
Ora che viviamo tutti nella stessa città e abbiamo una sala prove, ci vediamo molto spesso e abbiamo la possibilità di lavorare insieme su queste cose con grande continuità. I lavori dei Cryptic Shift sono però molto attentamente valutati: anche quando nasce qualcosa spontaneamente, mi piace comunque registrarlo e poi modellarlo finché non si inserisce perfettamente.

QUANDO SCRIVETE QUALCOSA DI VASTO COME “STRATOCUMULUS EVERGAOL”, COME CAPITE QUANDO UN BRANO È DAVVERO ‘COMPLETO’, INVECE DI ESSERE SEMPLICEMENTE QUALCOSA CHE POTREBBE ESPANDERSI ALL’INFINITO?
– Quando abbiamo spuntato tutte le cose che volevamo fare all’interno del brano e ogni parte è ben collegata alle altre. Quando non c’è più nulla che voglio ottenere da quella canzone e non ci sono vicoli ciechi. A volte un evento narrativo nel concept può sembrare enorme, ma nella musica o nei testi finisce per essere solo un momento o un dettaglio di passaggio. Altre volte restiamo bloccati per mesi cercando la chiave per collegare due sezioni, e quella soluzione finisce per diventare una deviazione musicale molto significativa.

LA VOSTRA MUSICA BILANCIA TECNICA E UNA SORTA DI RESPIRO CINEMATOGRAFICO. COME EVITATE CHE LA DENSITÀ SI TRASFORMI IN FATICA, SIA PER VOI COME COMPOSITORI SIA PER L’ASCOLTATORE CHE SI MUOVE IN UN PAESAGGIO SONORO COSÌ VASTO?
– Non sto componendo in modo casuale, come se stessi vomitando una sezione lineare dopo l’altra. Se si ascolta con attenzione, si può sentire la struttura del brano costruita con estrema cura. È un processo naturale: rendere la canzone effettivamente valida.
Non c’è alcuna possibilità che io lasci una parte inutile o densa solo per il gusto di farlo. Ogni singola nota dell’album ha uno scopo, ed è probabile che sia composta da accordi o riff che compaiono altrove nel brano in un’altra forma, così da creare un collegamento coeso.

I CONCETTI FANTASCIENTIFICI SEMBRANO INSEPARABILI DAL MODO IN CUI LA VOSTRA MUSICA RESPIRA ED EVOLVE. GLI SVILUPPI LIRICI E NARRATIVI VI PORTANO MAI A RISCRIVERE SEZIONI MUSICALI, OPPURE È LA MUSICA A DETERMINARE DOVE PUÒ ANDARE LA STORIA?
– Come dicevo prima, è un po’ una combinazione di entrambe le cose, ma utilizziamo la struttura generale della storia come guida. In “Stratocumulus Evergaol” c’è un’intera sezione in cui la tonalità cambia diventando piuttosto luminosa e maggiore, intorno ai diciotto minuti.
Quando ho scritto quei riff li ho immediatamente assegnati a questo brano: Mi davano la sensazione di trovarmi all’interno delle nubi arancioni di HD10180 h, e quel riff mi ha spinto a scrivere testi basati sull’impatto contro una nube, sull’uscita dal veicolo e sull’esplorazione di questi paesaggi di nubi bizzarre, sulle quali si può camminare perché fatte di cristalli o ammonio solidificato. Poi si vedono enormi creature simili a mante che si muovono nel cielo e si arriva persino a essere inspirati da una di esse, attraversandone gli strani organi alieni.

NELLA VOSTRA SCRITTURA SI PERCEPISCE UNA FORTE EREDITÀ CHE VA DAL THRASH TECNICO E DEATH METAL FINO ALLA JAZZ FUSION E AL PROG. QUALI INFLUENZE NON METAL HANNO INCISO PIÙ DIRETTAMENTE SUL VOSTRO MODO DI PENSARE LA COMPOSIZIONE SU LARGA SCALA?
– Farei un passo ulteriore e direi influenze non musicali: credo che molto derivi da “Star Wars”. La natura simmetrica della struttura complessiva. Il fatto che ci siano due trilogie che procedono in modo simile, ma in cui il primo e l’ultimo episodio si richiamano tra loro, così come il terzo e il quarto: è quasi un palindromo cinematografico, che funziona in modo soddisfacente da qualsiasi prospettiva lo si guardi.
Ma, restando sulla musica, direi che a questo punto una grande influenza viene anche dal nostro album precedente. Volevamo davvero espandere quelle idee e non ci sono molte influenze non metal specifiche per i brani più lunghi. La Mahavishnu Orchestra ha diversi pezzi estesi e la jazz fusion in generale, soprattutto dal vivo, può diventare molto intensa. Ma lì si tratta di improvvisazione totale e può sfociare in un caos in cui non conta più la composizione.
Se devo indicare qualcosa, tornerei a “Star Wars” e al modo in cui la musica si sincronizza perfettamente e i temi ritornano nei momenti cruciali della saga. In questo senso anche la musica classica funziona allo stesso modo: le sinfonie possono essere molto lunghe e articolate in più movimenti.
Sono un grande fan del compositore russo Alexander Scriabin, che aveva ideato un’opera musicale della durata di quattro giorni chiamata “The Mysterium”, da eseguire sull’Himalaya e accompagnata dai colori reali dell’aurora. Morì prima di poter realizzare questo progetto ambizioso, ma un suo seguace, Nemtin, lo completò e il risultato dura alcune ore.

LA PRESENZA DI MIKE BROWNING DEI NOCTURNUS NELLA TITLE-TRACK SEMBRA UN PONTE SIMBOLICO TRA LA VISIONE FANTASCIENTIFICA DELLE ORIGINI DEL GENERE E IL VOSTRO MODERNO UNIVERSO ‘ASTRODEATH’. LA SUA PARTECIPAZIONE È NATA PIÙ DA UN’AFFINITÀ MUSICALE, DA UNA RISONANZA CONCETTUALE O DAL DESIDERIO DI COLLEGARE CONSAPEVOLMENTE GENERAZIONI DIVERSE DI EXTREME METAL COSMICO?
– È stata decisamente una risonanza concettuale, ma poi è diventato anche tutto il resto. È iniziato durante le registrazioni, quando abbiamo immaginato un effetto sonoro sopra due parti della title-track. Abbiamo pensato a un assolo di chitarra completo, ma sarebbe stato troppo. Abbiamo pensato a un effetto sintetico, ma sarebbe stato inutile perché sembrava qualcosa di più musicale di così. Poi ci è venuta l’idea del theremin, e chi conosciamo che suona il theremin? Mike Browning.

BAND COME CYNIC, NOCTURNUS E PESTILENCE INCOMBONO SUL LATO TECNICO E PROGRESSIVO DEL VOSTRO SUONO. COME PERCEPITE OGGI LA LORO EREDITÀ: SONO ANCORA VOCI PIONIERISTICHE CON NUOVI TERRITORI DA ESPLORARE O SONO DIVENTATE PIÙ SIMILI A COSTELLAZIONI FISSE CHE GUIDANO LE NUOVE BAND ATTRAVERSO IL COSMO IN ESPANSIONE DEL GENERE?
– I Nocturnus stanno ancora innovando con i loro nuovi album, continuando la storia di “The Key” e realizzando nel frattempo un death metal fantascientifico davvero interessante.
Credo che i Cynic siano diventati qualcosa di diverso rispetto a ciò che erano agli inizi con “Focus” e i demo: hanno gettato in modo incredibile le basi per un suono completamente nuovo, che è stato poi adottato dal tech metal più moderno. L’atmosfera che aveva “Focus”, in particolare, è una delle esperienze sonore più uniche che si possano avere. Direi che è una delle pochissime band formative del death metal tecnico ad avere davvero quell’influenza ‘jazz’, termine che spesso viene usato un po’ a caso. E i Pestilence devono ancora fare un tour completo su “Spheres”… quindi da loro mi aspetto almeno quello!

CON L’UNDERGROUND DELL’EXTREME METAL SEMPRE PIÙ AMPIO E FRAMMENTATO, PENSI CHE IL FUTURO DEL DEATH/THRASH TECNICO E PROGRESSIVO RISIEDA IN QUESTE MICRO-SCENE SEMPRE PIÙ DIVERSIFICATE, PIUTTOSTO CHE IN POCHI GRANDI NOMI CENTRALI CHE DEFINISCONO IL GENERE?
– Penso che l’extreme metal sia ancora ancorato ai tre pilastri principali: thrash, death e black metal. E sì, ci sono diramazioni da questi, ma non mi dispiace vedere una band tecnica in tour con una band di death metal più diretto, purché sia valida. Voglio semplicemente grandi dischi, pieni di passione e realizzati a un livello alto. E quando è fatto bene, si sente.

CONSIDERANDO I FREQUENTI PARAGONI, AVETE MAI RIFLETTUTO SUL PARALLELO TRA CRYPTIC SHIFT E BLOOD INCANTATION, IN PARTICOLARE NEL MODO IN CUI ENTRAMBE LE BAND MANTENGONO UN ALTER EGO PIÙ OSCURO E TORBIDO ATTRAVERSO PROGETTI COME SLIMELORD E SPECTRAL VOICE, RISPETTIVAMENTE? VEDETE QUESTE ESPRESSIONI PIÙ CUPE COME UN CONTRAPPESO NECESSARIO ALLA COMPONENTE IPER-TECNICA E COSMICA DEL VOSTRO LAVORO PRINCIPALE NEI CRYPTIC SHIFT?
– In effetti, dobbiamo essere entrambi sulla strada giusta! Gli Slimelord sono nati dal desiderio di suonare musica con il nostro amico Andy, e facendo così è diventato qualcosa di davvero unico che meritava la giusta attenzione per essere realizzato come si deve.
È solo uno dei tanti sbocchi, però. Ho un sacco di altri progetti che voglio avviare, ma è piuttosto difficile portare un nuovo progetto allo stesso livello qualitativo di Slimelord e Cryptic Shift.
Non riesco a fare a meno di avere idee musicali: è come una maledizione che invade costantemente la mia vita. Il prossimo progetto sarà qualcosa di black metal dissonante e super brutale, che intendo portare avanti con grande decisione e far diventare un altro punto fermo della scena metal britannica. Si basa su materiale che ho scritto durante il mio periodo nei Defacement. Ma, ancora una volta, voglio farlo nel modo giusto, con dedizione totale, furia e potenza.

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