DARKANE – By darkness designed

Pubblicato il 19/08/2013 da

Negli ultimi cinque anni si erano un po’ perse le tracce dei Darkane e quindi siamo stati estremamente contenti di averli ritrovati oggi in gran spolvero con il nuovo “The Sinister Supremacy”, anche in virtù del fatto che il precedente “Demonic Art” non era stato un lavoro particolarmente convincente. Inoltre, la band si é ripresentata all’appuntamento con il full length in formazione originale, in quanto il singer Jens Broman é stato sostituito dal cavallo di ritorno Lawrence Mackrory, indimenticata voce del clamoroso debut album “Rusted Angel”. Consci del fatto che con il nuovo/vecchio cantante le aspettative dei fan erano salite alle stelle, i Nostri non hanno tradito le attese sfornando un platter coeso e vincente, che ancora una volta si muove su quelle coordinate death-thrash delle quali gli svedesi sono indiscussi maestri. E’ un piacere infatti ascoltare musicisti mostruosi suonare del materiale scritto ottimamente e che quasi mai ricicla il passato, pur continuando a trarne spunti interessanti. Nostro interlocutore nell’intervista é stato Christofer Malmström, che come sempre si é dimostrato una persona disponibile e cordiale, rispondendo con accuratezza alle nostre domande e dando modo così ai lettori di capire appieno cosa si celi dietro al Darkane sound.

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SONO INTERCORSI CINQUE ANNI DALL’ USCITA DEL VOSTRO ULTIMO ALBUM AD OGGI. COSA E’ CAMBIATO NEL FRATTEMPO NELLA VOSTRA VITA?
“Personalmente ho divorziato e successivamente mi sono risposato con la stessa donna. Abbiamo costruito il nostro studio personale: ci abbiamo messo due anni ed é li che é stato registrato ‘The Sinister Supremacy’. Per ciò che concerne l’alchimia interna alla band, credo che ora siamo consapevoli del fatto che é importante divertirsi e godere di quello che si sta facendo piuttosto che essere estremamente seri su tutto, senza che questo ovviamente incida negativamente sulla qualità della musica. Nel frattempo anche il music business é cambiato e quando si deve pubblicare un album si seguono procedure differenti. Ora é prassi quasi comune quella di mettere in streaming il lavoro, mentre cinque anni fa ogni giorno passato senza che l’album fosse messo online abusivamente potevi tirare un sospiro di sollievo”.

AVETE COSTRUITO UNO STUDIO TUTTO VOSTRO, QUINDI. DA COSA E’ DIPESA QUESTA ESIGENZA?
“In realtà, avevamo già uno studio sin dal 2000 e abbiamo registrato in proprio da ‘Expanding Senses’ in avanti. Per una serie di motivi però siamo stati costretti a traslocare diverse volte. Stavolta invece abbiamo trovato uno spazio perfetto, che ci ha permesso di attrezzarlo secondo le nostre esigenze e con la speranza di rimanere qui a lungo. Ci sono molti motivi per i quali avere uno studio proprio é una gran cosa, prima tra tutte la possibilità di non avere limiti di tempo e di non pagare onerosi extra per gli sforamenti. Abbiamo una sala di registrazione e una sala di controllo. Per ora ci siamo attrezzati con Pro Tools e i pre amplificatori della Focusrite, oltre ad una vasta gamma di microfoni, principalmente della Milab”.

PARLIAMO UN PO’ DEL NUOVO ALBUM. QUANDO AVETE SCRITTO LE CANZONI E COME FUNZIONA LA FASE DI SONGWRITING?
“I primi brani furono scritti addirittura nel 2008-2009, ma sono stati pesantemente modificati nel 2012. Credo che ‘In The Absence Of Pain’ risalga a quelle session. Abbiamo buttato giù delle canzoni nel 2009-10, ma abbiamo avuto difficoltà a gestirle. Successivamente ci siamo concentrati sulla costruzione dello studio, evitando di scrivere nei ritagli di tempo. La maggior parte dei brani é stata terminata nella primavera del 2012. Ho scritto canzoni a casa ed altre in studio insieme a Peter. Klas ha buttato giù il materiale quasi completamente da solo. Infine Lawrence ha scritto quasi tutti i testi ed ha arrangiato le parti vocali a casa sua”.

ORA CHE AVETE ASCOLTATO L’ALBUM ATTENTAMENTE, C’E’ QUALCOSA CHE VORRESTE CAMBIARE?
“Si può sempre fare meglio di ciò che si é fatto e ci sono dei dettagli minori che vorrei cambiare se ne avessi l’opportunità, ma nel complesso sono molto soddisfatto. Ho sempre voluto che i miei assoli spiccassero maggiormente nel mixing, ma so che chi si occupa della cosa ha le proprie idee a riguardo e non necessariamente devono coincidere con le mie. Comunque, Daniel Bergstrand ha svolto un ottimo lavoro”.

CI E’ PIACIUTA IN MODO PARTICOLARE “INSURRECTION IS IMMINENT”, UNA DELLE VOSTRE MIGLIORI TRACCE DI SEMPRE. CI PUOI DIRE QUALCOSA IN PIU’ SUL BRANO?
“Grazie. La traccia é stata revisionata più volte prima della versione finale. Inizialmente suonava in maniera completamente diversa. L’intro con le note lunghe é stato scritto prima delle registrazioni, mentre gli altri riff risalgono a due o tre anni prima. Ho buttato giù il riff melodic thrash che potete sentire prima dell’assolo (al minuto 2:25) nella mia macchina. L’ho sentito nella mia testa e l’ho subito registrato cantando sul mio telefono. Non é uscito granché bene, ma almeno l’ho tenuto in memoria fino a che non sono arrivato a casa e ci ho lavorato con la chitarra. Ricordo anche che era un bel po’ di tempo che non scrivevo niente, quindi un mio collega di lavoro mi ha dato un compito ben preciso per il giorno dopo: ‘non farti vedere in giro se non hai un nuovo riff’. Il giorno successivo arrivai con il riff veloce che potete sentire al minuto 1:36 del brano. Nell’outro suono una figura ripetitiva mentre Jörgen spinge il tremolo dello strumento su e giù per creare l’effetto dissonante”.

COSA CI PUOI DIRE DI “COLLAPSE OF ILLUSIONS”, INVECE? ALL’INIZIO DEL BRANO AVETE INSERITO DELLE PARTITURE NOISE PIUTTOSTO INUSUALI PER VOI…
“Il brano é stato scritto da Klas. Quello che senti é un loop di due note suonato sulla chitarra, con un effetto quasi industriale. Non so da dove abbia tratto ispirazione ma ci é piaciuto da subito”.

POTRESTI PARLARCI DEI TESTI DEL LAVORO?
“Secondo Lawrence, che ha scritto la quasi totalità delle liriche, ‘The Sinister Supremacy’ é una metafora che sta ad indicare il male che ci controlla. E’ la parte oscura delle nostre menti e fa parte di ognuno di noi. E’ quello che ti convince a fare cose malvage, a fare del male agli altri ed anche a noi stessi. Ci guida verso il caos, facendoci fare scelte basate solo sull’egoismo ed é fonte di odio. E’ il nero delle nostre anime. Tutti i brani hanno a che fare con questo argomento. Io ho scritto ‘Humanity Defined’, che parla di una persona che sono stato costretto a frequentare per un certo periodo. Aveva un disturbo della personalità narcisistico ed un sacco di problemi, sia con la legge che con le persone che lo frequentavano. Viveva in un mondo tutto suo, immaginario, dove lui era stimato ed ammirato da tutti. E tutta la merda che gli cadeva addosso non era colpa sua, ma solo sfortuna. Un buon soggetto per un testo, ma una pessima persona da frequentare”.

NEL 2011 LAWRENCE MACKRORY E’ RIENTRATO NELLA BAND. COME MAI AVETE PENSATO A LUI DOPO LO SPLIT CON JENS BROMAN?
“Jens non voleva più venire in tour e noi avevano delle date europee fissate per settembre 2011. Sapevamo già che Lawrence era interessato a rientrare nella band, quindi quando lo abbiamo detto a Jens lui si é fatto da parte. Aveva altre priorità nella vita e così ci é venuto naturale richiamare Lawrence. Siamo molto contenti di riaverlo con noi ed é bello suonare con la line up originale dopo così tanti anni”.

SIETE CONSCI DEL FATTO CHE PROBABILMENTE LAWRENCE E’ IL CANTANTE PIU’ AMATO CHE I DARKANE ABBIANO MAI AVUTO E CHE LE ASPETTATIVE DEI FAN NON SONO MAI STATE COSI’ ALTE COME ORA?
“Ci siamo accorti di questa cosa leggendo i commenti in rete. Le reazioni sono state tutte più che positive. Ora vogliamo solamente suonare dal vivo i nuovi brani e riuscire ad incontrare i fan ancora una volta”.

QUALE INFLUENZA VORRESTI CHE AVESSERO I DARKANE SULLE NUOVE LEVE NEL MONDO DELLA MUSICA ESTREMA?
“Vorremmo che i ragazzi imparassero a suonare davvero bene i propri strumenti, facendo molta pratica. E’ anche importante divertirsi e spero che chiunque veda i nostri filmati amatoriali capisca che noi lavoriamo divertendoci”.

A QUESTO PUNTO DELLA VOSTRA CARRIERA PER VOI E’ PIU’ IMPORTANTE CREARE UN SOUND DIFFERENTE DAL PASSATO O CERCARE DI FARE IL MEGLIO POSSIBILE ALL’INTERNO DI PARAMETRI CONSOLIDATI?
“Credo che entrambe le cose siano importanti. La nostra ambizione é quella di rimanere all’interno del Darkane style, cercando nel contempo di svilupparlo e di farlo evolvere. Su alcune nuove tracce abbiamo sperimentato cose nuove, quindi non siamo interessati a scrivere lo stesso album all’infinito, ma cerchiamo comunque di seguire delle formule del passato, in modo che i fan possano riconoscere la band in qualsiasi momento”.

LA VITA DA MUSICISTA NON INCIDE NEGATIVAMENTE SUI VOSTRI RAPPORTI FAMILIARI E DI AMICIZIA? COME RIUSCITE A CONCILIARE LE COSE?
“Abbiamo delle famiglie molto comprensive. Certo, per mogli e figli non é divertente vederci partire e stare via per un mese intero, ma d’altra parte queste sono eventualità che non capitano spesso. Forse ora le cose cambieranno, chi lo sa? Abbiamo anche dei lavori extra musica, e questo é un problema. Vorremmo fare dei tour europei ed americani, così come suonare nei festival estivi, ma per farlo ci servono dei giorni di ferie. In più dobbiamo avere la certezza di riuscire a guadagnare abbastanza dai tour per poterci pagare le bollette una volta arrivati a casa. Oltre a questo, credo che la mia vita sia un buon bilanciamento tra i Darkane e la famiglia. E’ la vita che desidero”.

QUALI SONO STATI I TUOI PIU’ GRANDI RIMPIANTI E DI CONTRO LE COSE DELLE QUALI VAI PIU’ ORGOGLIOSO?
“Il più grande rimpianto é quello di avere lasciato trascorrere troppo tempo dall’ultima pubblicazione; così facendo il nostro nome si é affievolito ed é stato dimenticato da molti. Fortunatamente, Peter Wildoer ha contribuito con i suoi altri gruppi e con l’audizione per i Dream Theater a tenere alto il proprio nome e quello della band. Merita appieno la reputazione che si é fatto. E’ difficile trovare cose di cui essere particolarmente orgogliosi: tutti i viaggi che abbiamo fatto, i posti visitati, i fan incontrati… tutto questo mi rende orgoglioso. Personalmente sono fiero del mio solo album, ‘Non-Human Level’, uscito nel 2006 per la Listenable”.

DOMANDA DA UN MILIONE DI DOLLARI: COSA SAREBBE SUCCESSO AI DARKANE SE PETER WILDOER FOSSE DIVENTATO IL BATTERISTA DEI DREAM THEATER?
“I Darkane avrebbero continuato ad esistere, seppure in scala minore. Sarebbe stato fantastico se avesse ottenuto il posto, ma già partecipare alle audizioni é stato un grosso balzo in avanti per la carriera di Peter. Oltretutto, ora suona nella band solista di James LaBrie, ed é una grandissima cosa sia per lui che per i Darkane”.

GRAZIE MILLE PER L’INTERVISTA. VUOI AGGIUNGERE QUALCOSA?
“Grazie a voi. Spero davvero di venire in tour in Italia più avanti. Siamo stati da voi qualche volta in passato e siamo sempre stati accolti con calore. Ci vediamo là fuori, state bene e sostenete il metal”.

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