DARKHER – Tristezza, dolore e speranza

Pubblicato il 17/11/2016 da

L’uscita di “Realms” dei Darkher è stata per il sottoscritto una bellissima sorpresa: la proposta ancestrale, intensa e apocalittica del trio inglese risulta come un vero e proprio pugno nello stomaco per l’ascoltatore, che si ritrova proiettato in un mondo dove c’è tanto dolore e sofferenza, ma al tempo stesso tanta speranza. La musica ha quel potere di cullare e consolare che i Darkher sfruttano al meglio, regalandoci uno tra i lavori più interessanti di questo 2016. Ne approfittiamo, quindi, per fare qualche domanda a Jayn Wissenberg, carismatica artista che ha dato vita a questo progetto e che si rivela un’interlocutrice eterea, quasi distante, proprio come ci aspetteremmo da una sacerdotessa, che vive il suo contatto con la Natura in maniera istintiva e viscerale, poco avvezza a descrivere a parole il suo mondo.

Darkher - Band - 2016
CIAO JAYN, BENVENUTA SU METALITALIA.COM E COMPLIMENTI PER IL VOSTRO NUOVO LAVORO, TI VA DI PRESENTARTI AI NOSTRI LETTORI?
“Ciao, grazie, sono contenta che vi sia piaciuto l’album. I Darkher sono iniziati come un mio progetto solista per dare sfogo alla mia creatività. Ne sono stata la produttrice e la Visionaria all’inizio, ma poi si è evoluto in una band vera e propria, sia per lo studio che per i live”.

E’ STATO PIUTTOSTO DIFFICILE IN SEDE DI RECENSIONE DESCRIVERE A PAROLE LA VOSTRA MUSICA, PERCHE’ CI SONO TANTISSIME INFLUENZE IN GIOCO. SE VOLESSI DESCRIVERE I DARKHER A QUALCUNO CHE NON VI ABBIA MAI ASCOLTATI, COSA DIRESTI?
“Anche io lo trovo molto difficile, ma soprattutto perché ne sono talmente coinvolta. Per me è una musica molto emotiva e intensa da creare. Alcune influenze, tra le varie presenti, hanno radici nella vecchia scena gothic, quindi so che ci sarà un elemento di questo tipo in ciò che facciamo, ma penso che l’ispirazione maggiore venga proprio dalle emozioni e dai paesaggi naturalistici, che fanno un po’ da sfondo alla musica”.

INVECE PER QUANTO RIGUARDA I TESTI?
“I testi sono molto personali. Sono stati scritti partendo da eventi di vita vissuta e domande che nascono da emozioni come perdita, tristezza, dolore e speranza. Direi che tutte le canzoni sono interconnesse tra loro e comporre quest’album è stato per me come scrivere un libro”.

LA TUA MUSICA HA LA FORZA DEL MINIMALISMO. INTENDO DIRE CHE OGNI SINGOLA NOTA CHE SUONATE RISULTA ASSOLUTAMENTE NECESSARIA PER L’ECONOMIA DEL BRANO. SI RIESCE A PERCEPIRE OGNI SINGOLA NOTA DIRETTAMENTE NELL’ANIMO. CI SONO INVECE MOLTI MUSICISTI CHE SEMBRANO PREOCCUPATI DI VOLER RIEMPIRE OGNI SPAZIO VUOTO NELLA LORO MUSICA, COL RISULTATO CHE SI FINISCE PER PERDERE CIO’ CHE DAVVERO CONTA, FORSE PERCHE’ C’E’ TROPPA CONFUSIONE.
“Quando mi avvicino, in fase di produzione, ad una canzone, può succedere che tutto inizi con più elementi nella strumentazione, ma nella maggior parte dei casi, mi trovo poi a spogliarla, per esporre le parti che contano davvero per il sound generale. Vengo guidata dalle sensazioni lungo tutto il processo. Se funziona, rimane così, altrimenti viene cambiata. Sono sicura che questo venga percepito in maniera diversa da ciascuno e nella musica non c’è un giusto o sbagliato, dipende tutto dal gusto personale di ciascuno”.

LA TUA VOCE SEMBRA ANDARE IN CONTRASTO CON LE PARTI PIU’ HEAVY DELLA MUSICA, MA ALLA FINE IL RISULTATO E’ ECCELSO.
“Ho bisogno che ci sia questo contrasto a volte tra la musica e la vita in essa riflessa. La pesantezza della batteria e delle chitarre mi dà quel senso di liberazione emotiva che voglio sentire, ma al tempo stesso ho bisogno di calma, quindi anche se non si tratta di un processo intenzionale, penso che sia questo il motivo per cui alla fine risulti così”.

IL METAL E’ ORMAI PIENO DI BAND GUIDATE DA DONNE CON UNA VOCE POTENTE E LIRICA, MENTRE TU PREDILIGI UNO STILE DELICATO, QUASI UN SUSSURRO, CHE PERO’ SA ESSERE ALTRETTANTO POTENTE QUANTO LA VOCE DI UN SOPRANO. QUALI SONO LE TUE INFLUENZE NEL CANTO?
“La mia voce ha sempre avuto un tono caldo e penso di aver imparato a lavorare a favore di questo piuttosto che remarvi contro. Quando scrivo canzoni cerco di far convivere questi aspetti in maniera complementare. Sono stata influenzata da cantanti come Kate Bush, Elizabeth Frazer, Siouxsie Sioux e Ian Astbury, anche se non so se ci siano delle vere e proprie somiglianze con il loro modo di cantare. Semplicemente amo il loro spirito e la loro originalità”.

LA VOSTRA MUSICA SA ESSERE DISPERATA, APOCALITTICA, MA ALLO STESSO TEMPO SIETE IN GRADO DI ‘CALMARE IL DOLORE’, DI CULLARE L’ASCOLTATORE, IN UN CERTO SENSO.
“Mi fa piacere che la nostra musica porti alla luce queste emozioni, così come le abbiamo intese noi”.

VUOI PRESENTARCI ANCHE GLI ALTRI MEMBRI DEL GRUPPO?
“Mio marito e collaboratore Martin T. Wissenberg suona la chitarra solista e alcune parti di basso dell’album, Shaun ‘Winter’ Taylor-Steels suona la batteria. Dal vivo ci esibiamo come trio e, per la maggior parte dell’album, abbiamo agito allo stesso modo nelle registrazioni, con l’aggiunta di un violoncello in alcune tracce, suonato da Melanie Chaplin”.

SONO DA SEMPRE UN GRANDE ESTIMATORE DELLA VOSTRA ETICHETTA, PROPHECY PRODUCTIONS. CONOSCI QUALCHE VOSTRO COMPAGNO DI LABEL CHE VORRESTI CONSIGLIARCI?
“La Prophecy ha un vasto catalogo di artisti incredibili e non sono ancora riuscita ad esplorarlo al meglio. Vorrei vedere i Dool live al Void Festival questo mese, così come gli A Forest Of Stars, ma ce ne sono tantissimi altri che non vedo l’ora di ascoltare”.

COSA POSSIAMO ASPETTARCI INVECE DA UN LIVE DEI DARKHER?
“I nostri show sono piuttosto minimali e grezzi essendo un trio, ma non mancano di energia. Credo che la cosa più importante sia attraversare le emozioni dei brani e trovare quel luogo spirituale che la musica riesce ad evocare”.

ALTRE NOVITA’ IN VISTA, PRIMA DI CONCLUDERE?
“Al momento stiamo facendo alcune date, suonando di supporto ai SubRosa in UK e abbiamo anche in programma alcuni festival. A parte questo sto raccogliendo l’ispirazione per iniziare il prossimo viaggio creativo, dovunque mi porterà!”.

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