DE PROFUNDIS – Influenzati dal vuoto

Pubblicato il 27/04/2010 da

E’ proprio il caso di dirlo ragazzi: prendetevi del tempo, sedetevi sul divano con popcorn ed una buona birretta e leggetevi questa mega intervista agli inglesi De Profundis. Solitamente le interviste per email si risolvono in tre modi differenti: tutto tace e nessuno risponde, l’artista risponde con il minimo sindacale, l’artista fa contento l’intervistatore di turno fornendo delle risposte soddisfacenti. Come avrete intuito dalla lunghezza dell’intervista ci troviamo di fronte ad un quarto caso, più unico che raro, in cui tutta la band risponde ad ogni singola domanda posta dall’intervistatore. “A Bleak Reflection”, nuovo album del quintetto inglese, è sul mercato da un paio di mesi e a conti fatti dopo numerosi ascolti post-recensione si conferma come un album dotato di spessore che sa miscelare con maestria il doom/death inglese degli anni novanta con una miscela progressive dotata di spiccata personalità per una band arrivata da poco al traguardo del secondo album. Speriamo che la quantità di informazioni elargite dalla band vi stimolino a dare una possibilità ad una formazione relativamente giovane ma che ha già vissuto traguardi importanti come dimostra il supporto agli Iron Maiden al Rock In India: non vi tratteniamo oltre, lasciamo la parola al quintetto inglese!

CIAO RAGAZZI, COME VE LA PASSATE A LONDRA?
Shoi: "Fa terribilmente freddo! Questo inverno non sembra finire più ma la cosa più triste, malgrado la neve, è che ogni anno il paese sembra non farcela".
Roman: "Il cielo è grigio e c’è una leggera pioggerellina. Niente di nuovo, insomma…".

PARTIAMO CON IL NOME DELLA BAND: PERCHÉ L’AVETE SCELTO E QUALE SCOPO AVEVATE IN MENTE QUANDO AVETE CREATO I DE PROFUNDIS?
Craig: "Per il nome della band abbiamo preso ispirazione dalla canzone degli Abruptum ‘De Profundis Vas Mors Cousumet’ che allo stesso tempo è una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi. Oltre al nome anche lo stile di quella canzone mi ha sempre colpito, tanto da decidere di svilupparlo al meglio con la mia band. Cercando di approfondire meglio il significato ho scoperto che contiene qualcosa di mistico e che può essere utilizzato in molti contesti: a quel punto ero certo che sarebbe stato perfetto come moniker. Ho avuto la meglio sugli altri ragazzi della band quando ho spiegato loro le ragioni che stavano dietro al nome e la sua idoneità: a parte il nome non è mai stato nei nostri intenti di seguire la strada intrapresa dagli Abruptum".
Roman: "Pensa che Craig aveva in mente questo nome prima che fondassimo la band. Mi piacque sin da subito dato che suonava in modo misterioso, ed essendo in latino non ti viene immediato pensare al suo significato. Mi piace molto anche per il fatto che pronunciandolo non lo puoi associare direttamente ad un genere specifico. Mi spiego meglio: se ti trovi dinanzi una band che si chiama Brutal Amputation risulta quasi scontato che ti aspetti di sentire del brutal death. Penso che la parte più sperimentale della nostra musica tragga vantaggio dal fatto che il nostro moniker non abbia nessuna logica associazione al genere che suoniamo".

COME VI SIETE MESSI IN CONTATTO CON CHRISTOPHE SZPAJDEL PER LA CREAZIONE DEL VOSTRO LOGO? CHRISTOPHE E’ UNA FIGURA DI SPICCO NELLA SCENA METAL PER LA CREAZIONE DI LOGHI (AUTORE DEI LOGHI DI EMPEROR, ENTHRONED, ABIGAIL WILLIAMS TRA I TANTI… NDR)
Craig: "Christophe vive in Inghilterra: semplicemente gli ho spedito una mail chiedendogli se era interessato a disegnare il nostro logo. Gli abbiamo spedito alcune nostre tracce registrate in sala prove: gli sono piaciute e dopo averne catturato l’atmosfera l’ha trasferita nel nostro attuale logo".
Roman: "Provando ammirazione verso molti dei suoi loghi e così ci siamo messi in contatto con lui. Ha ascoltato qualcosa dei nostri primissimi demo e ha sviluppato il logo. L’abbiamo seguito durante il processo di creazione del logo: possiamo dirti che quindi la creazione è stato un vero e proprio lavoro di squadra. Posso dirti inoltre che il logo ottenuto da Christophe è stato migliorato e modificato digitalmente da un altro artista chiamato Achilleas Gatsopolous: purtroppo abbiamo avuto qualche piccolo problema con il file che Christophe ci aveva mandato in origine".

QUALI SONO I VOSTRI SENTIMENTI RIGUARDO A "BEYOND REDEMPTION" DOPO TRE ANNI DALLA SUA PUBBLICAZIONE?
Shoi: "Penso che sia stato un passo importante. Non abbiamo registrato alcun demo o suonato alcuna data live prima di questo album. Abbiamo messo insieme la line-up della band, scritto l’album e siamo andati a registrarlo. Non si è trattato di un passo risoluto ma ci è sembrato il momento giusto per mettere insieme un po’ del materiale che aveva pronto da parecchio tempo. Sicuramente ci sono cose che avremmo potuto fare meglio, abbiamo avuto qualche problema con il batterista prima di registrare e alla fine ci siamo dovuti affidare ad un turnista. A parte ciò, quando lo ascolto mi sento molto fiero del risultato ottenuto e di aver definito gli elementi chiave del suono dei De Profundis. Alla critica è piaciuto il nostro modo fresco di approcciarci alla musica e i buoni responsi hanno fatto sì che ottenessimo delle date nel circuito live".
Craig: "Sono anche io molto orgoglioso del debutto, penso che sia stato un passo molto importante nello sviluppo del nostro suono. Oltre a questo, penso che comunque l’evoluzione avvenuta tra ‘Beyond Redemption’ ed il nuovo album sia notevole".
Roman: "Tutt’oggi sono ancora molto soddisfatto del nostro debut anche se contiene qualche errore di gioventù. Sicuramente le parti di batteria avrebbero potuto essere migliori: a colui che le ha registrate non piaceva molto sperimentare ed aggiungere fill ai pezzi, il che ha fatto sì che alcune parti suonassero eccessivamente disgiunte. Eravamo molto giovani ed ingenui da quel punto di vista: non avevamo esattamente idea o profonda conoscenza del processo di registrazione in studio. Alcune scelte di produzione e di arrangiamento sono state eseguite in modo circostanziale e avrebbero potuto essere migliori, con il senno di poi. Sono molto critico nei confronti dei nostri lavori e cerco sempre di metterne alla luce gli elementi migliori: fortunatamente è piaciuto a molte persone che ci hanno fatto arrivare dove siamo ora. Musicalmente è definibile come più grezzo ed ancorato al death/doom rispetto a quello che siamo oggigiorno".

FINALMENTE "A BLEAK REFLECTION" E’ STATO PUBBLICATO: DAL VOSTRO PUNTO DI VISTA QUALI SONO STATI I PRINCIPALI MIGLIORAMENTI RISPETTO AL VOSTRO DEBUT? SU QUALI ASPETTI AVETE LAVORATO PIÙ DURAMENTE?

Shoi: "Il processo di scrittura è migliorato moltissimo dato che come persone ci conosciamo molto meglio. Abbiamo deciso di non mettere limiti o paletti alla composizione della nostra musica e di prendere le distanze da qualsiasi genere specifico lasciando che la nostra creatività scorresse libera. La nuova sezione ritmica è uno degli aspetti più importanti del nuovo lavoro. Sia Nick (Tingle, il batterista, ndR) che Arran (McSporran, il bassista, ndR) sono dei musicisti sensazionali e che inevitabilmente hanno innalzato il livello tecnico del nostro secondo album. Inoltre il suonare dal vivo ci ha aiutati a capire che alcune cose funzionavano meglio di altre tanto da introdurre dei cambiamenti nel nostro processo di scrittura delle nuove composizioni".
Craig: "Penso che non esista un singolo aspetto del nuovo album che non possa risultare come un grosso passo in avanti rispetto al nostro debut: abbiamo lavorato duramente su ogni aspetto per raggiungere questo risultato. Musicalmente siamo migliorati molto come esecutori e l’avere una nuova sezione ritmica ha contribuito a creare un divario sostanziale rispetto alla musica registrata nel nostro debut. Con Nick nella band abbiamo avuto più flessibilità nel comporre materiale più complesso sapendo che non avrebbe avuto alcun problema dal punto di vista tecnico. Ci siamo sentiti più liberi da questo punto di vista, abbiamo potuto sperimentare di più, sia in termini musicali che di arrangiamenti. Anche il processo di registrazione si è rivelato più semplice questa volta: abbiamo imparato molto dalla nostra prima esperienza in studio. L’aver registrato molto materiale a casa ha fatto sì che fossimo più rilassati e meno pensierosi sull’aspetto del tempo e del denaro. Infine abbiamo migliorato anche l’impatto visivo del nostro lavoro dato che la Kolony Recods ci ha messi sotto contratto e ha contributo finanziariamente alla realizzazione della grafica che è realmente stupenda".
Roman: "Da ogni punto lo si guardi ‘A Bleak Reflection’ è migliore sotto ogni punto di vista. Abbiamo una line-up solida, un songwriting ed una produzione migliore e, non ultimo, canzoni di un livello superiore! Cerchiamo sempre di migliorarci come band cercando di lavorare sodo per ottenere i migliori risultati possibili. L’avere più esperienza ed una nuova sezione ritmica ha contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione del nuovo album anche se puoi sempre dire che siamo noi ascoltando i due lavori che abbiamo composto. Il primo album è più grezzo e diretto, il secondo è più progressivo ed intelligente. Siamo una band in continua evoluzione: mi aspetto che il nostro terzo album porti delle differenze tanto quanto ne ha portate ‘A Bleak Reflection’ se comparato al nostro precedente ‘Beyond Redemption’".

IL VOSTRO SUONO RIPROPONE IN MANIERA PERSONALE UN MIX DELLE SONORITÀ INGLESI DOOM/DEATH DEGLI ANNI NOVANTA CON ELEMENTI PROGRESSIVI: QUALI SONO LE VOSTRE PRINCIPALI FONTI DI ISPIRAZIONE? QUANTO E’ IMPORTANTE L’ABILITA’ STRUMENTALE NELLA VOSTRA MUSICA?
Shoi: "Rispondo prima alla tua seconda domanda: l’abilità strumentale è molto importante per tutti noi. Non importa quale tipo di musica suoni, pensiamo che sia importante conoscere e studiare lo strumento che si imbraccia. Tutti noi siamo musicisti navigati e alcuni di noi sono maestri di musica. Ovviamente le canzoni vengono prima di tutto: non ha senso fare mille assoli di chitarra con migliaia di note se nessuna di loro ha un significato. Tonnellate di effetti speciali non creano un buon film a differenza di una bella storia. Per la musica il ragionamento è lo stesso, cerchiamo di mettere in secondo piano il nostro ego di musicisti mettendo al primo posto le canzoni. Se una canzone non richiede un assolo non lo mettiamo. Ora rispondo alla tua prima domanda: ascolto metal da oltre vent’anni e, come puoi immaginare, molta della musica che ho ascoltato ha contribuito a creare influenze per la musica che compongo. Come compositori cerchiamo realmente di stare lontani da uno specifico genere: ci piace suonare lenti, medi, veloci ed introdurre elementi acustici alle nostre canzoni. Anche se siamo spesso classificati come death/doom non ci sentiamo realmente parte di questa scena".
Craig: "Penso che la tua definizione sia corretta, ma cerchiamo di stare alla larga da certe comparazioni che qualcuno ha voluto fare con noi sin dal primo album. La mia idea iniziale con i De Profundis è stata quella di suonare del doom metal estremo, ma da quando la mia idea è diventata una band in carne ed ossa ed io sono maturato l’idea iniziale è mutata con me. Non vogliamo che ci vengano imposti limiti, non ci interessa un genere specifico a patto ovviamente che si tratti di musica pesante. Siamo essenzialmente dei metalhead ma ascoltiamo anche cose molto differenti e penso che anche ciò contribuisca al nostro processo creativo. Cerchiamo di ignorare l’influenza di band specifiche cercando di focalizzarci sull’atmosfera delle composizioni. Anche se sono l’unico membro della band che non suona uno strumento sono un grande fan di tutti gli artisti che hanno padronanza del loro strumento. Con un’abilità tecnica maggiore ci sono meno limiti nell’esporre il proprio potenziale".
Arran: "Personalmente sono più influenzato da band progressive e sento di aver portato questo aspetto nella nostra musica sin dal momento in cui ho fatto parte della band: purtroppo ho potuto contribuire solo con le parti di basso dato che il resto dell’album era già stato composto. Per noi, la musica dei De Profundis, non è una questione di quante note al secondo riesci a suonare, ma è come e quanto bene riesci a trasferire la tua idea musicale nel mondo reale".
Roman: "Sono un grande fan della musica intelligente e progressiva. Questa musica trascende da ogni genere: i miei artisti preferiti sono Anathema, Opeth, Steve Vai, Rush, Emperor, Santana e ovviamente molti altri. Il mio sapere musicale è stato influenzato da artisti di qualsiasi genere, facendo sì che la musica che voglio creare scorra tra stili e stati d’animo differenti. Mi piace creare contrasti come passare da qualcosa di aggressivo e veloce verso qualcosa di lento e delicato: ciò accentua la potenza di entrambe le sezioni. Al genere umano serve sempre un punto di riferimento: più grande contrasto di emozioni che sei in grado di creare più sarà forte il sentimento che sarai in grado di evocare. L’abilità strumentale è molto importante, questo album ci ha spinto verso alcuni arrangiamenti molto complessi: alcuni riff ed assoli si sono dimostrati una bella sfida questa volta! Non vogliamo però che la tecnica ed i nostri album diventino semplicemente un’esposizione di esercizi di tecnica".

QUANTO TEMPO AVETE SPESO A COMPORRE IL NUOVO MATERIALE? COSA VI HA INFLUENZATO MAGGIORMENTE DURANTE IL PROCESSO CREATIVO (MUSICA, LIBRI, FILM)?
Shoi: "Ci abbiamo messo un po’ a scrivere il materiale ma quando siamo entrati in simbiosi con il mood dei pezzi tutto ha iniziato a procedere abbastanza spedito. L’arrivo di Nick ha fatto sì che potessimo lavorare più tranquillamente dato che sapevamo di aver trovato un batterista che capiva cosa volevamo e aveva l’abilità tecnica per donare qualcosa di personale ai pezzi".
Craig: "Abbiamo lavorato con calma, senza imporci un limite temporale. Sono passati circa due anni dalla registrazione del primo album al nostro ritorno in studio per ‘A Bleak Reflection’: in tutto questo tempo abbiamo suonato dal vivo e abbiamo dovuto risolvere il grosso problema di sostituire due batteristi. Quando ci trovavamo per provare in vista delle date dal vivo non abbiamo mai composto nuovo materiale. Sembra difficile da credere ma questa volta le canzoni sono venute alla luce in maniera più veloce e semplice rispetto al debut. Tutto è stato creato in sala prove con tutti noi a lavorare insieme, mettendo sul piatto varie idee e confrontandoci. Parlando personalmente, dal punto di vista dei testi, ho voluto parlare di esperienze personali e di miei pensieri. Penso di essere influenzato maggiormente dall’atmosfera evocata da certe band piuttosto che da libri, che non ho mai tempo di leggere, o film, che generalmente mi annoiano".

CI E’ MOLTO PIACIUTA LA PRODUZIONE DELL’ALBUM CON UN SUONO DISTINTIVO PER LE LINEE DI BASSO. ARRAN HA VERAMENTE FATTO UN LAVORO ECCELLENTE CON DELLE PARTI DI BASSO VERAMENTE STUPENDE. QUESTE ULTIME ERANO GIÀ STATE SCRITTE O E’ EFFETTIVAMENTE TUTTA FARINA DEL SUO SACCO?
Shoi: "Grazie mille, noi stessi siamo molto soddisfatti della produzione. Il basso effettivamente ha un suono splendido, ma penso che il grande merito sia effettivamente di Arran e del suo arrivo nella band. Molte persone hanno sottolineato il fatto che il basso in ‘Beyond Redemption’ non suonasse così ‘personale’, così quando ci siamo lasciati con Aleksey abbiamo dovuto trovare qualcuno che portasse qualche elemento interessante. Penso che Arran abbia dato qualcosa in più alla nostra musica e, sapendo che è riuscito a fare tutto mentre stavamo registrando l’album, ha dell’eccezionale".
Craig: "Arran è stato letteralmente una rivelazione e sappiamo che la sua presenza ha contribuito in maniera determinante al salto di qualità che abbiamo fatto con questo album. Il nostro precedente bassista aveva già composto la maggior parte delle linee di basso ma Arran ha voluto avere l’opportunità di dare il proprio contributo riscrivendole. Ci è sempre piaciuto il suono pronunciato del basso, tanto che nel debut Aleksey aveva incluso molte parti di slapping. Questa volta è stato quasi totalmente utilizzato un basso fretless: inutile dirvi che lo amo alla follia".
Arran: "Grazie, mi fa molto piacere sentire che hai apprezzato il mio lavoro. Come ha detto Craig, alcune delle linee di basso erano già state scritte ma ho voluto partire da zero. Ci sono alcune parti che gli altri ragazzi della band hanno voluto mantenere ma la maggioranza di quello che hai sentito nel disco viene da me. La produzione dell’album è molto buona, sono contento del risultato che siamo riusciti ad ottenere!".
Roman: "Arran ha completamente riscritto tutte le linee di basso dell’album. Ha preso come linea guida ciò che il nostro precedente bassista ha scritto nei demo pre-produzione ma tutto ciò o quasi di quello che senti su disco è opera sua. E’ stato difficile introdurlo nel nostro contesto musicale in così poco tempo ma, come hai detto tu stesso, il risultato finale è eccellente. In molti modi Arran completa il suono della band donando qualcosa che prima del suo arrivo mancava. Come musicista lo conoscevamo già da tempo, sapevamo esattamente come avrebbe potuto suonare sulle nostre canzoni prima ancora che gli chiedessimo di far parte della squadra: questo sicuramente ha contribuito al breve lasso di tempo impiegato per ambientarsi ed iniziare a lavorare con noi. E’ sempre stato la nostra prima scelta e siamo stati onorati che abbia accettato di unirsi ai De Profundis".

COME SIETE SOLITI COMPORRE LA MUSICA DEI DE PROFUNDIS? QUALE ITER SEGUITE PER METTERE IN PIEDI UNA COMPOSIZIONE?
Shoi: "E’ un’unione di idee da parte di tutti. Io o Roman partiamo da qualche riff e poi in squadra ci lavoriamo sopra vedendo fin dove riusciamo ad arrivare. Alcune volte abbiamo già pronte alcune parti di una canzone e cerchiamo di fonderle insieme: è un lavoro di squadra, insomma".
Craig: "Ci lavoriamo tutti insieme attivamente. Se un riff ha del potenziale cerchiamo di lavorarci sopra mentre ci troviamo in sala prove, magari jammando insieme: la maggioranza delle nostre canzoni nasce così, lavorando su delle buone idee e stravolgendone altre vedendo come si evolve la situazione. Siamo soliti anche commentare le parti degli altri: nulla è sacro, insomma".
Roman: "Il nostro processo creativo è molto organico: non siamo una di quelle band in cui una persona o due compongono tutto. Spesso durante le prove un riff proposto da qualcuno viene letteralmente stravolto tanto da non assomigliare per nulla a quanto era originariamente. Penso che sia realmente qualcosa di unico tanto che condividiamo totalmente i credit di ogni canzone: ognuno di noi svolge un compito importante nella stesura di ogni pezzo. C’è una reale alchimia nella band ora e penso che ciò si possa sentire chiaramente nel nuovo album. Molte delle idee che proponiamo, anche se sono buone, spesso vengono scartate: utilizziamo solo materiale veramente selezionato. Ti faccio un esempio: avevamo un riff doom di tre o quattro anni fa che suonava più Candlemass dei Candlemass stessi, molto oscuro e melodico, tanto che io stesso pensavo che fosse uno dei migliori riff che avessi mai composto! Purtroppo non si adattava a nessun’altra parte composta e così non l’abbiamo più utilizzato… e magari non lo utilizzeremo mai. Alcune band mettono insieme album con quello che hanno pronto al momento: spesso e volentieri senti che le parti non si uniscono così bene e hanno un feeling slegato. Siamo molto scrupolosi da questo punto di vista: ogni arrangiamento ed ogni sezione nelle nostre composizioni è lì per una ragione, ha un significato".

L’UNICA PARTE CHE ABBIAMO TROVATO LEGGERMENTE FUORI LUOGO E’ L’INIZIO DI "LONGING" CON LE SUE PARTI ACUSTICHE E MELODICHE CHE SI DIFFERENZIANO PARECCHIO DALLE ATMOSFERE TETRE DEL RESTO DELL’ALBUM: COME E’ NATA QUESTA TRACCIA?
Shoi: "’Longing’ è una traccia differente ma ha il suo perché. Abbiamo discusso parecchio tra di noi su cosa farne. Roman aveva questa splendida melodia ed abbiamo pensato di integrarla con delle parti jazz e latine. Sapevamo che si trattava di una traccia che sarebbe tranquillamente potuta piacere o che avrebbe generato confusione. Penso che si integri alla perfezione con il mood dell’album e tutt’ora la considero una traccia entusiasmante con un finale epico. Siamo molto orgogliosi del risultato finale, si è trattato di un passo arduo ma sono contento di averlo superato".
Craig: "Dipende in quale contesto cerchi di vederla. Come musicisti non ci importa che qualcuno non condivida le nostre opinioni: è la nostra arte ed è importante che ci soddisfi. Per me suona perfettamente ed è una delle mie canzoni preferite dell’album. Penso che in futuro faremo molte più cose su questo stile: ci piace comporre e suonare questo tipo di materiale ed è una bella sfida per noi, anche se capisco che l’ascoltatore medio possa trovare la nostra proposta poco immediata".
Arran: "Inizialmente ero scettico: successivamente ho realizzato che era un buon pezzo e che aggiungeva una dimensione extra al resto dell’album. Il break centrale è forse uno dei miei pezzi preferiti dell’album ed il modo in cui è stato sviluppato è opera mia. La traccia era probabilmente una di quelle più abbozzate e meno finite quando mi sono unito alla band, e penso di aver contribuito attivamente al suo sviluppo".
Roman: "Ho scritto la parte iniziale della melodia con un feeling jazz nella mente. Gli altri ragazzi l’hanno sentita ed è piaciuta: dato che a nessuno dispiaceva sperimentarci un po’ sopra abbiamo aggiunto un feeling jazz/latino che si adattava alla grande. Amo il modo in cui progredisce dal jazz al prog-rock emotivo fino a diventare una classica canzone progressive metal. Penso che contenga ottime parti strumentali, il classico esempio di band competente dal punto di vista musicale: ogni strumentista ha la sua parte solista con il basso e batteria che eseguono contemporaneamente le loro parti. E’ una traccia a mio avviso molto triste e che cattura perfettamente la nostalgia di qualcuno caro… tutta la tristezza, malinconia, i bei ricordi per poi realizzare successivamente che non c’è più nulla di quei momenti".

PARLIAMO DELLA COVER DELL’ALBUM: CHI L’HA REALIZZATA?
Craig: "Un mio amico, Darryll Jones, ha visto l’immagine che volevamo utilizzare come copertina e ci ha chiesto di dargli la possibilità di fare qualcosa di ancora migliore. E’ un grafico pieno talento, così gli abbiamo dato una chance per dimostrarci cosa sapeva fare. Ci è piaciuto sin dall’inizio quello che ci ha mostrato anche se le immagini attuali sono cambiate sostanzialmente da quando abbiamo iniziato a lavorare da vicino con lui per arrivare ad un risultato definitivo. Pensiamo che l’immagine che abbiamo utilizzato catturi ala perfezione la musica e i testi: siamo molto soddisfatti del risultato conseguito".
Arran: "Si è trattato di un processo molto bilanciato tra noi e Darryll: abbiamo lavorato insieme per arrivare al prodotto finale facendo sì che il risultato soddisfacesse tutti. La parte che mi piace di più dell’artwork è inclusa all’interno del booklet, non vedo l’ora che che le persone la possano vedere!".
Roman: "Abbiamo contattato parecchi artisti che apprezzavamo e che sono intervenuti con delle loro proposte, ma quello di Darryll è quello che ci ha colpito maggiormente. Tutti abbiamo contribuito attivamente con idee per arrivare al prodotto finito: penso che il risultato finale contribuisca a creare insieme alla musica e ai testi un effetto quasi cinematografico".

IMMERSI NELL’INFINITO DEL NULLA, NON C’È ALTRO SE NON UN VASTO VUOTO: IL VOSTRO SITO PERSONALE INIZIA CON QUESTE PAROLE… COSA VORRESTE TRASMETTERE?
Craig: "E’ il testo della canzone ‘In Contemplation Of Existence’ del nostro primo album. Penso che riassuma perfettamente il tema lirico della maggior parte della nostra musica e rappresenti il punto focale della mia visione nichilistica del mondo".
Roman: "La frase è legata al tema del vuoto che sembra essere un tema ricorrente legato al nostro lavoro. Il sito è una creazione a se stante e non particolarmente legata ad una canzone o ad un album che abbiamo creato ma che completa e sviluppa ulteriormente le nostre idee".

SIETE UNA BAND MULTIETNICA: AVETE COMPONENTI INGLESI, AFRICANI, FRANCESI E RUSSI. QUALI PENSATE SIANO GLI ASPETTI POSITIVI ED EVENTUALMENTE NEGATIVI DI TALE VARIETÀ CULTURALE ALL’INTERNO DELLA BAND?
Shoi: "In tutta onestà vedo solo aspetti positivi dell’essere parte di una band multiculturale. Sono nato in Francia e sono andato ad una scuola internazionale per poi trasferirmi in Inghilterra quando avevo diciotto anni. Ho sempre vissuto vicino a persone di tutte le parti del mondo. Odio letteralmente essere circondato da persone dello stesso paese o dalle stesse origini. Penso che una band come i De Profundis rappresenti alla perfezione quello che è Londra al giorno d’oggi e più generalmente l’ovest del mondo, dove tutti i paesi e cultura sono mischiate insieme. Penso che sviluppi profondamente la percezione della vita e nel nostro caso specifico della musica".
Craig: "La band è sempre stata multiculturale ma penso che sia la logica conseguenza del vivere in una città cosmopolita come Londra. Arriviamo probabilmente da regioni differenti ma abbiamo idee e punti di vista comuni che mi legano in maniera forte agli altri membri della band piuttosto che alla maggioranza delle persone nate nel mio paese. Il metal è ascoltato in ogni paese al mondo: penso che le persone che lo ascoltano abbiano qualcosa in comune che li unisce in maniera più forte dell’appartenenza ad una razza, religione o paese".
Arran: "Immagino che tu possa pensare: ‘Chissà quali accenti oltraggiosi potranno avere persone che arrivano da paesi differenti!’. Non è il nostro caso dato che ognuno di noi parla fluentemente inglese, per mia fortuna, dato che non so praticamente spiccicare una parola di africano e russo! Siamo tutti nati ascoltando metal e il fatto di provenire da paesi differenti dove ci sono band più o meno famose penso abbia influito positivamente sulla nostra crescita musicale. Questo ha fatto sì che il nostro suono risultasse ricco di influenze provenienti da vari paesi e che la nostra musica fosse difficilmente inquadrabile in un genere specifico".
Roman: "Arrivare da posti e realtà differenti significa combinare visioni differenti in qualcosa di bizzarro e ovviamente ha fatto sì che anche la musica da noi composta suoni inusuale. Molte delle domande poste ai singoli membri della band produrranno cinque risposte differenti: allo stesso modo quando creiamo qualcosa insieme – anche attraverso dei compromessi – riusciamo a produrre delle trame spesso innovative mentre altre volte completamente bizzarre. Tutto questo plasma il nostro suono: è ciò che ci rende differenti".

AVETE LAVORATO CON IL PRODUTTORE FRANCESE FERNANDO PEREIRA LOPES. QUALI MOTIVAZIONI VI HANNO SPINTO A SCEGLIERLO? COME VI SIETE TROVATO A LAVORARE CON LUI?
Shoi: "Siamo stati introdotti a lui dai nostri amici Misanthrope: Fernando ha prodotto il loro ultimo lavoro che, come puoi immaginare, ci è piaciuto molto. E’ venuto a farci visita a Londra per discutere la possibilità di lavorare insieme. La registrazioni con Fernando sono andate splendidamente: è stato semplice lavorare insieme, Fernando è una persona molto paziente ed una guida eccellente. Per alcuni di noi il nostro debut rappresentava la prima esperienza in studio e si è trattato di una situazione veramente stressante. Inoltre questa volta abbiamo fatto molte più prove prima di arrivare in studio. Abbiamo comunque mantenuto degli ottimi rapporti con il nostro precedente produttore Steve Watkins, che tutt’oggi è il nostro ingegnere del suono quando suoniamo dal vivo!".
Craig: "Fernando ci è stato consigliato dai ragazzi dei Misanthrope. E’ venuto in Inghilterra sei mesi prima dell’inizio delle registrazioni per vederci suonare dal vivo e in quell’occasione abbiamo parlato con lui spiegandogli le nostre visioni sul nuovo album. Ha capito esattamente cosa volevamo ottenere dicendoci che sapeva come ottenerlo. Ci siamo immersi in questo ambiente molto rilassato che ci ha aiutati ad ottenere il massimo durante le sessioni di registrazione. Fernando è letteralmente una macchina. Durante le registrazioni l’abbiamo soprannominato ‘Il Terminator’ per il fatto che dorme a malapena quattro ore di fila riuscendo comunque a rimanere focalizzato sul suo lavoro. Fernando si è dimostrato un professionista oltre che una persona simpatica, e spero di poter lavorare ancora con lui in futuro".
Arran: "E’ stato entusiasmante lavorare con Fernando. Anche se ti sentivi stanco lui cercava sempre di spronarti a continuare e a cercare di superarlo stando sveglio! Ha avuto delle ottime idee ed un forte senso dello humor: ha fatto sì che le sessioni di registrazione e di missaggio si rivelassero un vero piacere".
Roman: "Durante la fase di missaggio io e Fernando abbiamo passato moltissimo tempo sperimentando varie soluzioni ma penso che lui avesse già in mente il risultato finale che volevamo ottenere: il tutto, insomma, si è limitato ad avere un po’ di pazienza per raggiungere l’effetto desiderato. Ai tempi del nostro primo album è stato quasi come dire: ‘Ah, quindi suoniamo così?’, mentre il nostro nuovo lavoro suona esattamente come avevamo in mente".

VIVETE A LONDRA: QUALI SONO I LUOGHI CHE UN FAN DELLA MUSICA DEVE ASSOLUTAMENTE VISITARE? PARLO DI MUSICA DAL VIVO, CD/VINILI E NEGOZI DELL’USATO…
Craig: "Prima di arrivare a Londra ho sempre pensato che fosse la vera panacea del metal. Decisamente non lo è e sta anche peggiorando, ma puoi ancora trovare qualche negozio decente e qualche posto dove si suona dal vivo se cerchi abbastanza a fondo. Non ci sono club o bar in cui si suona esclusivamente metal. La maggioranza dei concerti si svolge a Camden Town, a nord di Londra, nei locali ‘The Underworld’ e ‘Purple Turtle’. C’è anche un negozio che si chiama ‘Resurrection Records’ che ha una buona selezione di metal estremo e gotico oltre che una discreta quantità di album usati. Molti dei CD che compro sono di seconda mano, ma ovviamente trovare qualcosa è solo questione di fortuna. Il miglior posto dove comprare musica ovviamente è internet: puoi trovare qualsiasi cosa e a prezzi inferiori rispetto ai negozi".
Roman: "Il luogo dove suoneremo il prossimo mese, ‘The Underworld’, è considerato IL locale metal per eccellenza a Londra. Inutile dire che siamo estremamente felici di lanciare qui il nostro nuovo album".

AVETE FATTO DA SUPPORTO AGLI IRON MAIDEN AL ROCK IN INDIA FESTIVAL A BANGALORE: COSA RICORDATE DI QUEL CONCERTO? QUALCHE BEL MOMENTO DA CONDIVIDERE CON NOI?
Shoi: "Tanto caldo, pessima organizzazione e belle ragazze tra le prime file! E’ stata un’esperienza fantastica suonare di fronte a 20.000 persone che andavano letteralmente fuori di testa mentre suonavamo. Abbiamo lavorato duramente per suonare trenta minuti in quelle condizioni, considerando il caldo insopportabile e il pessimo soundcheck che ci è stato dedicato. Ho una bella storia da raccontarvi. Alekesej, il nostro precedente bassista, ha la capacità di mettersi sempre nei guai. E’ arrivato in India un giorno dopo di noi: non appena è entrato nell’ufficio immigrazione ha iniziato a flirtare con l’ufficiale femminile dell’immigrazione che, evidentemente infatuata di Aleksej, si è dimenticata di mettere il timbro sul suo permesso di soggiorno! Mentre stavamo per tornare a casa siamo passati tutti dall’ufficio immigrazione e da quel punto non abbiamo più visto Aleksej. E’ stato fermato dalla sicurezza aeroportuale dato che non aveva il timbro sul permesso di soggiorno. Tutto ciò è successo subito dopo un attacco a Mumbai e, come puoi immaginare, il livello di sicurezza in quel momento era altissimo. Aleksej è stato trattenuto ed interrogato, e dopo circa due ore è magicamente ricomparso: eravamo ovviamente preoccupati, dato che il volo stava per partire. E’ arrivato con un grosso sorriso stampato sulla faccia dicendoci che per due ore si è sentito una vera rockstar: quando le persone che dovevano interrogarlo hanno capito che era veramente un musicista hanno iniziato a fargli domande e la dirigenza della sicurezza dell’aeroporto ha voluto anche fare una foto con lui ed il suo basso. Insomma, i De Profundis sono riusciti a creare un mini-incidente diplomatico e forse hanno causato il licenziamento di una bella ragazza all’ufficio immigrazione. Un buon momento metal, non credete?".
Craig: "E’ stato pazzesco! Ho quasi rischiato di non poter partecipare, per via dei problemi con il mio passaporto. Fortunatamente abbiamo risolto tutti i problemi tramite il coinvolgimento di alcune persone ai piani alti della commissione indiana. Siamo stati in India per un week-end e abbiamo cercato di organizzarci al meglio, considerato il breve tempo di permanenza. Siamo partiti in febbraio, pieno inverno qui a Londra, e siamo arrivati in India con trentacinque gradi, senza considerare il cambio di fuso e il cibo totalmente differente. Abbiamo cercato di provare il più possibile dato che il suono sul palco e delle spie era terribile. Non riuscivamo a sentirci e avevamo continuamente problemi tecnici con i nostri strumenti ma siamo riusciti a fare del nostro meglio. A causa dei tanti problemi tecnici non siamo riusciti a godere molto della permanenza. Comunque la folla ha risposto bene anche pogando in alcuni pezzi delle nostre canzoni, cosa ovviamente inattesa ma che ci ha fatto naturalmente molto piacere. Eravamo molto depressi quando siamo scesi dal palco, ma dopo poco abbiamo smesso di pensarci e abbiamo deciso di divertirci. Le persone del luogo sono state molto generose ed i loro incoraggiamenti ci hanno fatto sentire meglio. Spero ovviamente di poter suonare ancora in futuro davanti a così tanta gente, magari in circostanze migliori. Abbiamo firmato un accordo per il nostro debut con la Sony BMG India e ora vorremmo rilasciare lì anche ‘A Bleak Reflection’. Tutto sommato si è trattato di una bella esperienza".
Roman: "Oh, è stato tutto totalmente surreale! A parte il suonare davanti a 20.000 persone, i migliori ricordi che ho di quel concerto sono quando siamo stati invitati per cena ed io e Shoi ci siamo scolati due bottiglie e mezzo di whisky costosissimo, abbiamo fatto un’interpretazione a cappella dei classici dei Queen mentre Craig giocava a ping pong. La sera si è conclusa cercando di eseguire mosse di wrestling sugli altri membri della band e addormentandomi nel corridoio esattamente fuori dalla mia stanza".

COSA CI POTETE DIRE DELLE DATE DAL VIVO? AVETE QUALCHE PROPOSTA PER QUALCHE TOUR?
Shoi: "Stiamo cercando di programmare un tour per la primavera o l’autunno. Sia noi che la Kolony Records stiamo lavorando duramente per mettere in piedi un buon tour ma non è così semplice come puoi immaginare. Incrociamo le dita e speriamo di riuscire ad andare in tour a promuovere il nostro nuovo album!".
Craig: "Ci piacerebbe molto andare in tour e stiamo lavorando duramente per ottenere un posto nel tour di qualche band più grossa e famosa ma non è così semplice. Le offerte che ci sono arrivate sino ad ora eccedono dal nostro budget. Da questo punto di vista la Kolony Records è disposta a supportarci ma l’ok deve arrivare anche dalla band. Sappiamo che un tour ci aiuterebbe ad arrivare ad un livello superiore ma siamo anche consapevoli del fatto che deve essere fatto nel migliore dei modi per non rivelarsi un’arma a doppio taglio. Nel frattempo continueremo ad occuparci noi stessi delle date dal vivo cercando di fare qualche data in Europa nei week-end".

L’INTERVISTA E’ FINITA, GRAZIE PER LA VOSTRA PAZIENZA E PER IL VOSTRO TEMPO, POTETE CONCLUDERE COME MEGLIO CREDETE.
Shoi: "Grazie a voi per il tempo che ci avete dedicato. Spendete un attimo del vostro tempo e godetevi ‘A Bleak Reflection’! Saremo in Italia molto presto: è il paese della nostra label e ovviamente sfrutteremo a nostro vantaggio questa cosa!".
Craig: "Grazie mille a voi e a tutti i lettori che hanno letto quest’intervista fino alla fine. Comprate il nostro nuovo album o veniteci a vedere in qualche nostra data dal vivo!".
Arran: "Grazie a tutti per aver letto l’intervista e a tutti quelli a cui è piaciuto ‘A Bleak Reflection’! Speriamo di incontrarvi al più presto!".
Roman: "Speriamo che vi siate divertiti leggendo l’intervista! Dateci una chance, il nostro album ‘A Bleak Reflection’ uscirà il primo febbraio per la Kolony Records!".

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