Qualche anno fa erano stati segnalati per aver prodotto un ottimo demo intitolato “Artes Moriendi”; ora i De Profvndis Clamavi ritornano con una proposta più matura, compatta ed estrema ribadendo uno stato di salute invidiabile e la voglia di continuare sul sentiero non troppo battuto ultimamente del black metal cupissimo di stampo sinfonico. Abbiamo raggiunto un disponibilissimo Count Glimmen, portavoce di una band che sembra avere le idee chiarissime…
DOPO UN PO’ DI SILENZIO ESCE LA VOSTRA SECONDA RELEASE, L’OTTIMO “OSSARIUM”. AVETE DEDICATO TUTTO QUESTO TEMPO AL NUOVO CD OPPURE E’ SUCCESSO QUALCOS’ALTRO?
Glimmen: “Sono stati anni di cambiamento e crescita, il nostro modo di suonare è diventato più freddo e tagliente portandoci ad una composizione più tirata e a mio modo di vedere più matura e solida; questa tendenza ci ha portato alla produzione di un nuovo repertorio musicale del quale solo una parte è stata inclusa in ‘Ossarivm’. E così il tempo è passato, la promozione fai-da-te di ‘Artes Moriendi’ ha richiesto molte energie ed il cambio del bassista non ha sicuramente snellito i tempi, ma ora siamo tornati in piena forma”.

“Ci siamo resi conto, conoscendo un po’ meglio questo ambiente, che il black metal è gia underground di suo e le risorse sono limitate a pochi gruppi emergenti e ben inquadrati; la nostra scelta è stata sfruttiamo e spremiamo tutte le nostre forze e capacità per far sì che la soddisfazione finale sia dovuta al solo impegno personale. Non abbiamo i mezzi per pagare prezzi stratosferici per una distribuzione come si deve o per suonare di spalla a qualcuno che conta, ecc. La soluzione è stata investire su noi stessi, tutti i risultati che otterremo saranno proporzionali al nostro impegno. Quindi, se la gente apprezzerà il nostro operato, benissimo, in caso contrario rimane comunque una profonda soddisfazione per la passione e dedizione impiegata. Un consiglio a tutte le band: non suonate pensando a dove vorreste arrivare con desiderio di emulazione per qualcuno che è già ‘arrivato’, esprimete la vostra arte nel modo che avete scelto dall’inizio e non fatevi condizionare”.
“ARTES MORIENDI” PRIMA E “OSSARIUM” POI. IL VOSTRO TEMA E’ LA MORTE, DIETRO A QUESTO CONCETTO PER VOI SI CELA ANCHE TUTTA LA SUA RITUALITA’ E FILOSOFIA?
“Fin da quando i De Profvndis Clamavi hanno preso forma, l’essenza insita nella musica è stato il concetto della Morte e della Natura, la bellezza ed il mistero di queste due forze ineluttabili continua ad affascinarci. Fin dall’antichità i popoli, pagani e non, si sono sempre confrontati con il tema dello sconosciuto, ‘ciò che all’uomo non è dato di vedere e capire, e spiegato e giustificato con l’arte’. L’arte è il rito che può condurre l’umano vicino al metafisico. La nostra ritualità è mettere in musica ciò che del concetto immenso della morte fisica e spirituale ci è dato di percepire, nelle notti passate ad ascoltare la natura che parla l’ispirazione si traduce nella nostra interpretazione di quelle voci”.
CREDO CHE LA DIFFERENZA SOSTANZIALE TRA I VOSTRI DUE LAVORI RISIEDA NELL’USO DELLE TASTIERE: PIU’ DINAMICO E VARIEGATO IN “OSSARIUM”. SEI D’ACCORDO?
“Tecnicamente parlando, essendo cambiata la tipologia del songwriting, sono mutati anche i suoni e l’utilizzo della tastiera, che a volte è più minimale e a volte un’esplosione di sonorità; ritengo che in ‘Ossarivm’ esso sia più amalgamato con le chitarre pur mantenendo un ruolo di canto fuori campo che personalizza l’interpretazione di alcuni brani, vedi ‘Queen Valsesia’. Una cosa che ho apprezzato nelle recensioni è che pochissimi questa volta hanno fatto quei discorsi noiosi e risentiti sull’uso delle tastiere nel black metal, cosa a cui ormai avevo fatto l’abitudine, forse sta cambiando qualcosa?”.
QUALI SONO LE TEMATICHE PRESENTI IN “OSSARIUM”?
“In breve: ‘Ossarivm’ racconta di una esperienza realmente successa ad alcuni membri del gruppo, di cui tra poco sarà disponibile il testo sul sito. Si tratta di un profondo contatto con la Natura che ha fatto capire quanto potente può essere soprattutto nei pressi di un ossario sconsacrato. ‘Queen Valsesia’ è un inno alle terre natali del tastierista e batterista, nel nord del Piemonte, alla magnificenza degli alberi e delle montagne e ai segreti che esse portano con sé. ‘My Sadism Has No Shame’ è un pezzo brutale nel concept e nei riff, parla di come si possa essere sadici e senza vergogna in un mondo già intriso da queste realtà. ‘Profectvm Iri’, ovvero coloro che si stanno preparando per dipartire, sposta il concept sul rapporto con la morte che prima dicevamo, è solo strumentale e lascia libera interpretazione a chi ascolta”.
NON MI STANCHERO’ MAI DI SOTTOLINEARE IL FATTO CHE SIETE UNA BAND CHE SI OPPONE ALLA VIOLENZA FATTA SUGLI ANIMALI, COSA CHE AVETE PIU’ VOLTE AFFERMATO IN MANIERA PIU’ CHE ESPLICITA. L’AMBITO BLACK METAL NON SEMBRA PERO’ TRA I PIU’ RICETTIVI SU QUESTO ARGOMENTO. COME COMBATTERE ALLORA TANTA IGNORANZA? PERCHE’ DI IGNORANZA E’ GIUSTO PARLARE, O DI IDIOZIA…
“Non penso che si possa estirpare l’ignoranza profondamente, ritengo invece che una presa di posizione e coscienza personale possa nascere da una sorta di illuminazione e riconoscimento che al giorno d’oggi un certo tipo di violenza su esseri che non possono difendersi è inutile. Non voglio dire di essere tutti vegetariani anche perché le popolazioni sono in un certo equilibrio ed un abbandono della predazione porterebbe ad un inevitabile tracollo, ma piuttosto di moderare alcune ‘violenze’ e abusi sostituendole con tecnologie meno invasive, ad esempio gli esperimenti scientifici possono essere comunque condotti al giorno d’oggi su semplici cellule staminali e non su interi organismi, il consumo di carne può essere orientato solo verso alcuni tipi di allevamento. L’uomo è nato onnivoro e va bene, ma nessuno ha detto che altri esseri debbano pagare i suoi vizi incondizionatamente. Il discorso potrebbe essere molto lungo quindi taglio…”.
ANCHE STAVOLTA IL VOSTRO CD CONTIENE ALCUNI RIFF DAVVERO ECCELLENTI. E’ OPERA DI UNO SOLO O SI TRATTA DI UN PROCESSO CHE COINVOLGE TUTTI I MEMBRI DELLA BAND?
“Noi da sempre componiamo musica d’ istinto e in poco tempo basandoci per lo più sull’ispirazione del momento o sulle esperienze fruite nel passato insieme. La composizione avviene partendo da una idea di uno e poi viene elaborata da tutti, ognuno mette la sua parte di sinfonia per concludere l’opera. C’è molta unità nel gruppo e questo, per fortuna, porta risvolti molto positivi nella composizione”.
COM’E’ CAMBIATA LA SCENA RISPETTO A QUANDO AVEVATE INIZIATO E QUANTO INVECE SIETE CAMBIATI VOI?
“La scena si sta dirigendo verso nuovi orizzonti musicali più ampi e forse è un bene per la massa, chi vuole investire su un gruppo, almeno in Italia da quello che abbiamo potuto constatare, cerca originalità e disponibilità nel mettersi in gioco proponendo cose tipo disco-black, elettronic-metal etc. Personalmente i De Profvndis Clamavi non hanno cambiato nulla nell’approcio alla propria musica, forse è per quello che non abbiamo ancora una label… Noi continuiamo ad esprimerci come sentiamo sia giusto, magari faremo anche noi true-elettronic-folk-jazz-fusion metal, ma lo faremo per noi e non per una label, che poi con quello che ti offrono è meglio perderle che trovarle…”.
STATE ANCHE PROGGETTANDO UN POSTO DOVE SUONARE E REGISTRARE LA VOSTRA MUSICA, SE NON ERRO. PERCHE’? GLI STUDI CHE CI SONO NON VI CONVINCONO?
“Con ‘Ossarivm’ abbiamo coronato il desiderio di registrare un album completamente da soli e in questa direzione andremo avanti migliorando sempre di più il risultato. Da qui è partita l’esigenza di avere una nostra sala prove insonorizzata per riuscire nell’intento di migliorarci tecnicamente come musicisti e fonici. Non ho niente da dire sugli studi italiani, anzi, della prima esperienza con ‘Artes Moriendi’ ho piacevolissimi ricordi… noi vogliamo solo renderci completamente indipendenti. Tutte queste attività di gruppo ci rendono sempre più uniti e le cose ci riescono abbastanza bene. E poi sapete quanto è bello decidere quando vuoi di cambiare una traccia che hai registrato e risuonarla o cambiarla…”.
A COSA NON RINUNCERETE MAI NELLA VOSTRA MUSICA E NEL MODO DI ESSERE?
“Penso alla nostra passione per quello che suoniamo e pensiamo, anche quando non potremo più farlo, non si sa mai nella vita. Una cosa a cui non rinunceremo mai è l’identità e la compattezza del gruppo. Per il resto le cose cambiano”.
PROGRAMMI FUTURI?
“Finire la sala prove, attrezzarla per registrare e suonare, fare un full length e magari riprendere a suonare dal vivo”.
GRAZIE PER LA CONSUETA DISPONIBILITA’, CHIUDI COME PREFERISCI L’INTERVISTA…
“E potrebbe passare infinito tempo che di dietro quella porta nessuno verrà a salvarmi”.
