DEAD LORD – A testa alta

Pubblicato il 31/12/2015 da

Di recente vincitori del prestigioso ‘German Record Critics Award’, la strada dei Dead Lord appare in progressiva e costante ascesa, anche per merito di un tour esteso in compagnia dei celebri Danko Jones. Il nuovo album “Heads Held High” ha innescato un rilevante entusiasmo tra gli appassionati del ‘classic rock’ e di conseguenza non ci siamo fatti sfuggire l’opportunità di fare il punto della situazione con il carismatico leader Hakim Krim. Dotato di uno straordinario spirito critico, il musicista svedese si presenta come un fiume in piena, intento ad analizzare con il suo stile verboso ed ironico i mali che affliggono l’uomo del XXI Secolo. Tutto questo senza lasciare in secondo piano il nostro argomento principale: la musica. Quella suonata con il cuore e con le palle. 

Dead Lord - Band - 2015

DEVO PROPRIO AMMETTERE CHE IL VOSTRO NUOVO ALBUM “HEADS HELD HIGH” CONTIENE ALCUNI OTTIMI EPISODI. DA QUALI TEMATICHE HAI TRATTO ISPIRAZIONE PER LE COMPOSIZIONI DEI BRANI?
“Beh, ti ringrazio molto! Il nostro obiettivo principale è quello di scrivere un pugno di brani in grado di spazzare via la faccia delle persone che li ascoltano. Al tempo stesso diamo molta importanza agli accurati intrecci chitarristici forgiati dalle due chitarre soliste. Le tematiche sono principalmente incentrate sull’attualità, sull’ingiustizia e su come il mondo stia andando sempre peggio”.

SEI COMPLETAMENTE SODDISFATTO DI COME SUONA IL DISCO? A POSTERIORI, AVRESTI VOLUTO MODIFICARE QUALCHE DETTAGLIO?
“No, assolutamente. Non puoi permetterti di pentirti una volta che hai ultimato il tuo lavoro, altrimenti rischieresti di riscrivere tutto da capo ed andresti fuori di testa. Siamo veramente felici di come sono andate le cose e sul prossimo album probabilmente mi impegnerò a suonare degli assoli ancora più complessi, chi lo sa”.

SONO RIMASTO MOLTO COLPITO DAL BRANO “COLD HEARTED MADNESS”. MI PUOI FORNIRE QUALCHE DETTAGLIO IN PIU’ SULLA SUA GENESI?
“Come di consueto, ho dato un’occhiata alle ultime notizie su internet e sono rimasto molto colpito da alcuni movimenti politici razzisti, impegnati in una sorta di crociata contro gli immigrati. E’ stata la fatidica scintilla che ha dato il via alla composizione di questo brano. Trovo assurdo il punto di vista di alcune persone ricche o benestanti che, nonostante posseggano tutto ciò di cui si ha bisogno, inveiscono contro chi non ha più nulla e cerca semplicemente di ottenere una vita migliore. Molti di questi rifugiati sono costretti a lasciare la propria terra ed i propri cari, perché noi occidentali abbiamo abusato di gran parte delle loro risorse negli ultimi ottant’anni. La massa è stupida e ignorante, non si accorge che le banche e le potenti lobby stanno facendo il bello e il cattivo tempo, a proprio comodo. La politica non dovrebbe essere incentrata sugli interessi della singola persona, ma del benessere collettivo. Talvolta immagino di trovarmi all’interno di una Stazione Spaziale Internazionale e di osservare da una differente prospettiva i danni causati al pianeta dagli esseri umani. Non solo, spesso vengono approvate delle leggi stupide, come ad esempio costruire mura e confini tra Stati, dimenticandoci che il pianeta Terra è una piccola biglia posta all’interno di uno spazio potenzialmente infinito. Tutto ciò lo reputo veramente squallido e triste”.

QUALE PENSI SIANO GLI ELEMENTI PRINCIPALI CHE DEFINISCONO IL VOSTRO SOUND?
“Gli assoli intrecciati delle due chitarre ed una produzione reale, sincera: la batteria deve suonare come una batteria ed il basso deve suonare come un basso e via discorrendo. Gran parte delle produzioni odierne sono strane, perché non rispecchiano quello che poi una persona si ritrova ad ascoltare ad un concerto. Preferisco supportare i gruppi capaci di riprodurre dal vivo ciò che incidono in studio. Ad esempio, noi registriamo su nastro senza click o trucchi, il nostro obiettivo è quello di dar vita ad un disco ricco di groove”.

DIFATTI LA VOSTRA MUSICA SEMBRA PROVENIRE DIRETTAMENTE DAGLI ANNI SETTANTA. COSA TI ATTRAE DI QUELL’EPOCA?
“Attualmente, i giovani musicisti avrebbero la migliore strumentazione possibile per realizzare i propri dischi, ma la mentalità di gran parte dei produttori è orientata in maniera differente. Questi ‘professionisti’ si mettono davanti ad un computer e si limitano a fare ‘copia e incolla’, come se dovessero unire dei semplici puntini in una griglia. All’epoca eri costretto a tirare fuori le palle, tutto era incentrato sulla musica, punto”.

PERCHE’ HAI DECISO DI INTITOLARE IL DISCO IN QUESTO MODO? ESPRIME UN SIGNIFICATO SPECIALE PER TE?
“Ogni tanto scrivo dei testi incentrati su fatti stupidi, come quelli narrati sul brano ‘Don’t Give A Damn’, una canzone che esprime un sentimento condiviso da molte persone su vari fronti (ride ndR). Ma, come ti dicevo prima, gran parte delle liriche riguardano dei fatti di attualità molto più seri, che spaziano dal fanatismo religioso, all’avidità e alle guerre”.

QUALI SONO LE DIFFERENZE PRINCIPALI CHE RISCONTRI TRA “HEADS HELD HIGH” E LE VOSTRE OPERE PRECEDENTI?
“I testi denotano un approccio lievemente più politico ed il sound ha acquisito una consistenza più spessa e più ‘groovy’. Suonando insieme da tre anni abbiamo raggiunto un buon livello di coesione ed affiatamento. Ritengo che queste caratteristiche emergano in maniera lampante durante l’ascolto di ‘Heads Held High'”.

CHI SI E’ OCCUPATO DELL’ARTWORK?
“Pol Abran ai Branca Studio. E’ un artista spagnolo che ha collaborato con altre band molto talentuose e ha colto al volo il feeling che volevamo trasmettere visivamente. Personalmente credo che la copertina sembra essere stata conservata per quarant’anni all’interno di un contenitore o in una polverosa soffitta”.

PERCHE’ AVETE SCELTO DI CHIAMARVI DEAD LORD? COSA VI HA ISPIRATO PRINCIPALMENTE?
“Sono un ateo convinto, all’epoca pensavo di scegliere un nome in grado di rimarcare l’assenza di una divinità, ma al contempo possiede un impatto molto ‘catchy’. La denominazione di un gruppo assume un valore importante solo se i musicisti sono in grado di comporre buona musica. Pensi che The Rolling Stones sia attualmente una buona scelta? Meat Loaf? Metallica? A mio avviso questi gruppi hanno espresso pienamente ciò che volevano raccontare con le proprie canzoni, speriamo di poter trasmettere altrettanto ai nostri fan”.

QUALI SONO GLI ARTISTI CHE TI HANNO SPINTO AD ACQUISTARE UNA CHITARRA PER IMPARARE A SUONARE QUESTO MERAVIGLIOSO STRUMENTO?
“Mia sorella aveva comprato ‘Ride The Lightning’ dei Metallica, sono rimasto veramente impressionato da quel tremendo muro di suono. Quell’evento mi ha spinto a comprare una chitarra e con il tempo ho imparato a suonare ogni singola nota di quell’album. In seguito ho scoperto gli Slayer e tanti altri gruppi speed metal, prima di innamorarmi dei classici del rock e dei vecchi dischi soul che potrebbero piacere ad ogni bravo papà (ride, ndR)”.

HAI IMPARATO QUALCOSA DI SPECIALE DURANTE IL VOSTRO TOUR EUROPEO? QUAL E’ IL POSTO PREFERITO IN CUI ADORATE ESIBIRVI?
“Adoro andare in tour, incontri un sacco di persone e spesso finisci invischiato nelle situazioni più strane e surreali. Ti può capitare di distrugggere un’automobile nel bel mezzo del nulla o di lasciare un campione del tuo sangue alla polizia tedesca. Tutto ciò può sembrare poco piacevole, ma fa parte del fascino di far parte di una rock band. Solitamente riesci a fare un quadro chiaro della situazione nel giro di qualche mese, quando realizzi che anche in questa occasione l’hai scampata bella. Qualche sera fa abbiamo suonato al ‘Le Divan du Monde’ a Parigi e ti posso assicurare che quel posto è pazzesco. E’ un teatro ricavato da un vecchio bordello, ma ti assicuro che i suoni e le luci sono curate alla perfezione. Mi piacerebbe molto esibirmi ancora lì dentro”.

COME VEDI IL FUTURO DELLA BAND NEI PROSSIMI CINQUE ANNI?
“Saremo impegnati a comporre buona musica e spero di poter suonare in posti più grandi e di visitare città che non ho mai visto. Non chiedo altro, davvero”.

 

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