DEATH THE LEVELLER – Ai confini del tempo

Pubblicato il 20/06/2020 da

Domande di Lorenzo Ottolenghi
Traduzione di Luca Pessina

Il nuovo album dei Death The Leveller, “II”, riesce spesso a trascendere la pura esperienza sensoriale, proiettando l’ascoltatore nell’universo umano e percettivo della doom metal band irlandese, abile a condurci, verso dopo verso, riff dopo riff, lungo un sentiero emozionale pregno di quella malinconia che solo certi gruppi provenienti da quell’affascinante paese sanno esprimere con tale vigore e autenticità. Con un suono che parte dalla tradizione Candlemass per poi svilupparsi lungo coordinate più personali, i Death The Leveller hanno confezionato un’opera altamente struggente ed allo stesso tempo lucida e dura, simile ad un grido di verità e speranza laddove il più delle volte speranza non c’è. Ne parliamo con il gruppo al completo nell’intervista che segue.

QUANTO VI SENTITE SODDISFATTI DI “II” ORA CHE È STATO COMPLETATO E PUBBLICATO?
– Direi che siamo soddisfatti, sì. Lavorare a questo album è stato un viaggio interessante: durante il processo non sai mai dove andrai a parare, ma al termine dei lavori ci siamo resi conto di avere in mano qualcosa di unico. E il feedback ottenuto finora dimostra che non siamo gli unici a pensarlo. Durante le registrazioni è sempre difficile dire ‘basta’: puoi cedere alla tentazione di tornare indietro e rivedere qualcosa, aggiungere nuovi dettagli, ecc, ma questa volta credo che ci siamo fermati al momento giusto. Le canzoni vanno dritte al punto e comunicano tutto quello che avevamo da dire, senza abbellimenti inutili che ne offuschino il messaggio.

IL VOSTRO DEBUT SI ERA RIVELATO UN OTTIMO LAVORO, MA CREDO CHE CON “II” ABBIATE ALZATO ULTERIORMENTE L’ASTICELLA. GLI ARRANGIAMENTI SONO PIÙ FLUIDI E CURATI E LA MUSICA SUONA ANCHE PIÙ SPONTANEA. VI SIETE APPROCCIATI ALLA COMPOSIZIONE IN MANIERA DIVERSA?
– Come gruppo volevamo compiere un altro passo in avanti: era nostra intenzione dare il massimo in ogni performance e crediamo di avere raggiunto questo obiettivo. Inoltre, “I’ era stato composto prima dell’arrivo di Den (il cantante, ndR): questa volta invece la band al completo ha partecipato alla stesura delle canzoni. Il nostro approccio alla composizione è molto organico e naturale: lasciamo che la musica vada dove vuole, senza porci limiti, quindi credo sia per questo che essa ti sia sembrata più spontanea. Come ho già accennato nella prima risposta, non volevamo aggiungere troppi strati e snaturare i brani: penso che sia possibile sentire il tocco di ognuno di noi e la nostra genuina interazione in sede di arrangiamento.

IL DISCO APPARE MOLTO BEN BILANCIATO. NON VI SONO BRANI CHE SPICCANO FRA GLI ALTRI. AVETE SELEZIONATO LE QUATTRO TRACCE DA UNA LISTA PIÙ AMPIA O SEMPLICEMENTE QUESTE SONO LE UNICHE A CUI AVETE LAVORATO PER L’ALBUM?
– Vi è molto materiale al quale abbiamo lavorato negli ultimi anni, ma ad un certo punto ci siamo resi conto che queste quattro canzoni erano quelle che avremmo voluto includere nell’album. Quindi si può dire che esse siano le uniche su cui abbiamo lavorato veramente da un certo punto in poi. Con il nostro modo di comporre e registrare, dobbiamo avere in mente una precisa idea musicale a lungo per riuscire a sviluppare una canzone e per arrangiarla a dovere. Quando abbiamo scelto questi quattro pezzi, abbiamo lavorato solo su di essi, anche se nel tempo sono uscite altre idee che verranno esplorate in futuro.

TRE DI VOI FANNO ANCHE PARTE DEI MAEL MORDHA, UNA BAND CHE HA REALIZZATO ALCUNI OTTIMI LAVORI. PENSI CHE VI SIA UN COLLEGAMENTO TRA I DEATH THE LEVELLER E I MAEL MORDHA, OLTRE OVVIAMENTE A PARTE DELLA LINE-UP?
– Grazie per le belle parole sui Male Mordha, siamo orgogliosi di quanto fatto con quella band. Non vi è una relazione fra le due realtà, a parte il coinvolgimento di certi musicisti. I Death The Leveller sono nati essenzialmente per dare l’opportunità a tre di noi di continuare a suonare insieme. I Mael Mordha come gruppo ruotavano attorno ad uno specifico concept sulla storia e la mitologia irlandese, mentre i Death The Leveller non hanno un simile approccio: qui suoniamo semplicemente la musica che ci va di proporre. I fan dei Mael Mordha dovrebbero dare un ascolto ai Uaigneas, la nuova band guidata da Rob, il cantante e membro fondatore dei MM.

DOBBIAMO CONSIDERARE L’AVVENTURA DEI MAEL MORDHA CONCLUSA?
– Si può dire che la band non sia attualmente attiva. Siamo tornati per un concerto e non escludiamo di farlo ancora se dovessero esserci le giuste basi (€50,000, cocaina e puttane), ma non registreremo nulla di nuovo. La nostra creatività è esclusivamente concentrata sui Death The Leveller al momento.

TORNANDO A “II”, DURANTE L’ASCOLTO DEL DISCO MI SONO RITROVATO A VAGARE FRA LA MUSICA E I MIEI PENSIERI, QUASI COME IN UNO STATO DI TRANCE. AVETE MAI PENSATO AD UNA SIMILE REAZIONE?
– Quanto dici è interessante perché quella reazione non è del tutto accidentale. All’interno delle canzoni, le parole e i versi sono posti in un modo tale che l’ascoltatore sia incentivato a perdersi nei propri pensieri, quindi quando allarghi il discorso all’intero disco, il tutto assume connotati ancora più forti. Ogni brano è indipendente, ma vi sono atmosfere e idee che vengono riprese lungo il disco e che si prestano ad essere ascoltate e interpretate a piacimento. Aprite una buona bottiglia di vino italiano e mettetevi all’ascolto: il doom metal è fatto per questo.

DI COSA PARLA IL DISCO? CHE ARGOMENTI AVETE AFFRONTATO NEI TESTI?
–  I testi non ruotano attorno ad un concept in particolare. Come accennato in precedenza, vi sono delle idee e dei motivi che riaffiorano di tanto in tanto e che possono portare l’ascoltatore a perdersi nei propri pensieri. Alcuni dei nostri testi sono stati inclusi in una tesi sulla poesia moderna in un liceo norvegese e gli studenti hanno interpretato le parole della canzone “Gone Forever” in modi del tutto inaspettati.

CERTE ATMOSFERE MI HANNO RICORDATO I PRIMORDIAL, ANCHE SE IL GENERE CHE SUONATE È DIVERSO. PENSO VI SIA UNA DRAMMATICITÀ CHE ACCUMUNA MOLTE BAND IRLANDESI…
– Sì, è qualcosa che ci è già stato riferito. Del resto, è da secoli che si sostiene che vi sia una forte componente malinconica e tragica nella mentalità irlandese e nell’arte che arriva da qui. È una teoria che mi trova d’accordo. Non crediamo di avere molto in comune con i Primordial a livello di sonorità e di estetica, ma sicuramente ci sono delle affinità nel modo in cui esprimiamo quel sentimento tragico. Sono una grande band e nostri buoni amici, quindi probabilmente nel corso degli anni abbiamo assorbito una loro influenza.

ALTRE BAND IRLANDESI CON CUI HO AVUTO IL PIACERE DI PARLARE MI HANNO RIFERITO CHE NON VI È UNA VERA E PROPRIA SCENA METAL IN IRLANDA. TUTTAVIA HO ASSISTITO AD ALCUNI CONCERTI A DUBLINO E HO PERCEPITO UNA GRANDE ATMOSFERA FRA IL PUBBLICO. QUAL È LA VOSTRA OPINIONE A RIGUARDO?
– Trovo che la scena irlandese se la stia passando piuttosto bene. Certamente ha vissuto periodi peggiori. A Dublino il panorama è un po’ frammentato, ma vi sono band, locali e promoter che si danno molto da fare. Quando la scena ha modo di riunirsi, i risultati possono essere meravigliosi. Ad esempio, l’ultimo concerto dei Grand Magus ha fatto registrare il sold-out qui a Dublino. In Irlanda in generale stanno spuntando nuovi gruppi e promoter, soprattutto a Cork e Limerick. La Bad Reputation organizza da tempo il festival Siege of Limerick e il responso è molto incoraggiante. Per quanto riguarda i Death the Leveller, stiamo attirando ascoltatori da vari generi metal e anche dal panorama goth, quindi per ora non possiamo che ritenerci soddisfatti.

IL DOOM E GENERI AFFINI GODONO DI OTTIMA SALUTE DA QUALCHE ANNO A QUESTA PARTE. PENSATE CHE SI TRATTI DI UNA MODA COME UN’ALTRA O VI È SPERANZA CHE IL MOMENTO FAVOREVOLE DURI ANCORA A LUNGO?
– Penso che la scena doom, così come altre scene underground, stiano vivendo questo momento perché la cultura mainstream continua a dimostrare di essere superficiale e ‘usa e getta’. Certe persone desiderano autenticità e integrità, tratti che rientrano fra le fondamenta della cultura doom metal da anni. Se pensi a gruppi come Warning e While Heaven Wept, non puoi che apprezzare la loro sincerità. Detto questo, noi come band non siamo alla ricerca del ‘successo’, non vogliamo ‘arrivare’ e, di conseguenza, da qui deriva la nostra spontaneità. Continueremo a fare ciò che stiamo facendo indipendentemente dal contorno.

IMMAGINO CHE LA VOSTRA ATTIVITÀ CONCERTISTICA ABBIA SUBITO UN BRUSCO STOP PER COLPA DELL’EMERGENZA SANITARIA. AVEVATE MOLTO IN PROGRAMMA PER QUESTI MESI?
– Abbiamo dovuto annullare un tour europeo e il release party del disco a causa di questo maledetto virus. Certamente però vi sono cose più importanti a cui pensare di questi tempi. Stiamo pianificando un nuovo tour verso la fine dell’anno, il quale comprenderà la partecipazione all’Hammer of Doom festival. Resteremo poi al lavoro su altri progetti, con la speranza che tutto torni alla normalità prossimamente.

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